I costi di ricerca e sviluppo sono le risorse impiegate per acquisire conoscenze e trasformarle in prodotti o processi nuovi o sostanzialmente migliorati. In bilancio la ricerca va a conto economico, mentre lo sviluppo può essere capitalizzato se rispetta i requisiti dell’OIC 24, poi ammortizzato lungo la vita utile. Per il credito d’imposta servono inoltre certificazione contabile e relazione tecnica.
Un progetto tecnico può impegnare ingegneri, laboratori e prototipi per due anni senza produrre ricavi. Quando arriva il bilancio, la domanda è sempre la stessa: quella spesa è un costo dell’esercizio oppure è un investimento che porterà benefici futuri? La risposta cambia il risultato, il patrimonio netto, la possibilità di distribuire dividendi e, talvolta, anche il rapporto con il revisore.
Questa guida parte dalla definizione dei costi di ricerca e sviluppo e costruisce un caso numerico unico, dalla fase di fattibilità fino all’ammortamento e al credito d’imposta. Il caso è originale e didattico: importi, ore, tariffe e durate sono ipotesi che servono a spiegare il metodo, non il risultato di un cliente né un benchmark. I valori sono al netto dell’IVA. Non è consulenza fiscale: le regole del credito cambiano nel tempo e vanno verificate sull’impresa e sull’anno d’imposta.
Per le imprese che applicano i principi contabili nazionali il riferimento è l’OIC 24; gli stessi temi, trattati in modo diverso, compaiono nello IAS 38 per chi usa gli IFRS. Il confronto si limita ai punti che un controller incontra più spesso.
Che cosa sono i costi di ricerca e sviluppo?
Sono i costi delle attività che cercano nuove conoscenze (ricerca) o le applicano a un progetto per ottenere prodotti, processi, sistemi o servizi nuovi o sostanzialmente migliorati prima dell’avvio della produzione commerciale (sviluppo). La definizione di sviluppo è nel paragrafo 46 dell’OIC 24, nell’edizione aggiornata a dicembre 2025.
Il nome dice poco sul trattamento. Un’impresa può sostenere gli stessi costi di personale in una fase esplorativa, in una fase di progetto e in una di industrializzazione, ma bilancio e credito d’imposta le leggono in modo diverso. Per questo, prima di classificare una fattura, bisogna capire a quale fase del progetto appartiene.
Nel mio servizio di analisi dei costi aziendali lavoro proprio su questo passaggio: collegare le risorse impiegate alle attività e ai progetti, in modo che costi, margini e decisioni siano leggibili con gli stessi criteri. Qui lo applico a un caso tecnico; il metodo generale vale anche per altre aree, ma la ricerca e sviluppo ha regole contabili e fiscali proprie.
| Attività | In sintesi | Bilancio civilistico (OIC 24) | Credito d’imposta |
|---|---|---|---|
| Ricerca di base | Indagine originale per nuove conoscenze, senza prodotto specifico | Costo dell’esercizio, a conto economico | Possibile, se rispetta i criteri di ammissibilità |
| Ricerca applicata | Indagine orientata a una finalità pratica | Costo dell’esercizio: non è capitalizzabile | Possibile, se rispetta i criteri di ammissibilità |
| Sviluppo | Applicazione dei risultati a un progetto definito, prima della produzione | Capitalizzabile se sono soddisfatti i requisiti | Possibile, se rispetta i criteri di ammissibilità |
| Attività ordinarie | Modifiche periodiche, copie, adattamenti di routine | Costo dell’esercizio | Escluse |
Il decreto legislativo 139/2015 ha eliminato il riferimento ai costi di ricerca dalla voce BI2 dell’attivo: la sintesi dell’ODCEC di Roma sul nuovo articolo 108 del TUIR ricorda che da allora ricerca e pubblicità non sono più capitalizzabili. L’OIC 24, al paragrafo 47, spiega che i costi di ricerca di base sono costi di periodo.
Quanto investono le imprese italiane in R&S?
Nel 2024 la spesa in R&S in Italia è cresciuta del 5,6% a prezzi correnti. Secondo il comunicato Istat del 24 settembre 2026, le imprese hanno speso circa 18 miliardi di euro (+2,4%), pari al 56,6% del totale. Il dato interessa chi gestisce una PMI perché la crescita è sostenuta dalle grandi imprese (+6,4%, 13,3 miliardi, il 76,0% della spesa delle imprese), mentre le piccole con meno di 50 addetti scendono del 13,7% e le medie del 5,2%.
Per il 2025 i dati preliminari indicano un calo del 2,6% della spesa delle imprese. Nella composizione nazionale della spesa, lo sviluppo sperimentale pesa il 34,0%, secondo il report Istat. Sono numeri di contesto, non una soglia da imitare: un’impresa piccola non dovrebbe misurare il proprio livello di spesa su una media nazionale, ma sulla capacità di ricondurre i costi a progetti con obiettivi e risultati verificabili.
Come distinguere ricerca, sviluppo e attività ordinarie?
La distinzione si fa guardando al progetto, non al reparto o al ruolo di chi lavora: serve un obiettivo definito, un’incertezza tecnica reale e una pianificazione che si possa ricostruire. Un ingegnere che modifica un disegno su richiesta di un cliente può svolgere lavoro tecnico ordinario; lo stesso ingegnere, impegnato a risolvere un’incertezza su un nuovo sistema di dosaggio, può svolgere sviluppo.
Per il credito d’imposta le linee guida del MIMIT del 4 luglio 2024 richiamano cinque criteri, che devono essere presenti insieme. Li metto in tabella perché sono anche un buon elenco di domande da fare al responsabile di progetto prima di aprire una commessa interna.
| Criterio | Domanda da porre al progetto | Evidenza utile |
|---|---|---|
| Novità | Il risultato cerca conoscenze nuove, non solo nuove per il cliente? | Stato dell’arte, ricerca di soluzioni esistenti |
| Creatività | Le ipotesi sono originali e non ovvie? | Alternative tecniche valutate e scartate |
| Incertezza | L’esito tecnico era davvero incerto in partenza? | Prove fallite, iterazioni, ipotesi di lavoro |
| Sistematicità | Il lavoro era pianificato e preventivato? | Obiettivi, risultati intermedi, cronoprogramma, budget |
| Trasferibilità o riproducibilità | Il risultato può essere riprodotto o trasferito? | Specifiche, documentazione tecnica, protocolli di prova |
Le linee guida precisano che la pianificazione deve poter essere ricostruita dopo il fatto e indicano come elementi minimi obiettivi, ipotesi, risultati intermedi, cronoprogramma e budget. Escludono invece, tra le altre cose, le modifiche ordinarie o periodiche, la copia o il reverse engineering e le fasi successive di messa a punto, aumento di scala e commercializzazione.
Attenzione a un errore frequente: i criteri per l’ammissibilità al credito non coincidono con i requisiti contabili di capitalizzazione. Un’attività può essere agevolabile e non essere capitalizzabile, perché per esempio manca la prospettiva di ricavi. Può accadere anche il contrario, in modo meno frequente: una spesa può rispettare i requisiti contabili senza superare la verifica tecnica richiesta per il credito.

Quali costi rientrano nel progetto?
Nel progetto entrano i costi direttamente riferibili all’attività: personale, materiali, servizi, ammortamento dei beni impiegati e costi indiretti diversi dalle spese generali e amministrative. L’OIC 24 li elenca al paragrafo 48 per lo sviluppo capitalizzato; il comma 200 della legge 160/2019 ne indica altre categorie per il credito, come illustra la pagina del MIMIT sul credito d’imposta.
Il perimetro del bilancio e quello del credito si somigliano, ma non coincidono. Il confronto che uso con i clienti è questo.
| Voce di costo | Sviluppo capitalizzato (OIC 24, par. 48) | Base del credito (L. 160/2019, c. 200) |
|---|---|---|
| Personale direttamente impiegato | Sì | Sì, per ricercatori e tecnici direttamente impiegati |
| Materiali e forniture | Sì | Sì, se impiegati nei progetti |
| Servizi e consulenze esterne | Sì | Sì, se inerenti alle attività ammissibili |
| Ammortamento di impianti e attrezzature impiegati | Sì, nella misura in cui sono usati nello sviluppo | Sì, per beni materiali mobili e software |
| Contratti di ricerca extra muros | Rientrano nei servizi | Sì, se hanno per oggetto il diretto svolgimento di attività ammissibili |
| Costi indiretti diversi dalle spese generali | Sì | Non compaiono tra le categorie elencate |
| Spese generali e amministrative | No | No |
Due conseguenze pratiche. La prima: una quota di costi indiretti può essere capitalizzata ma non entrare nella base del credito. La seconda: un costo che finisce nella base del credito perché sostenuto per una fase di fattibilità può, in bilancio, essere stato spesato. Conviene quindi tenere un’anagrafica di progetto in cui ogni costo porti due marcature: trattamento contabile e ammissibilità al credito.
Per la parte economica, il progetto va considerato come un centro di costo con budget, non come una somma di fatture. Se la contabilità analitica non lo consente, la capitalizzazione si regge su ricostruzioni a fine anno e la certificazione diventa più faticosa. Un buon punto di partenza è la classificazione dei costi, perché distingue natura, destinazione e riferimento al progetto.
Un caso: l’unità di dosaggio elettronica
Il caso riguarda un’impresa manifatturiera che sviluppa una nuova unità di dosaggio elettronica in tre fasi, tra gennaio 2026 e giugno 2027, con un costo complessivo di 323.000 euro. L’impresa è una società a responsabilità limitata con collegio sindacale e bilancio ordinario; il costo orario aziendale del personale tecnico è di 40 euro, già comprensivo degli oneri.
Le ipotesi sono dichiarate. Tutte le fasi sono attività di ricerca e sviluppo rispondenti ai cinque criteri; non ci sono altri contributi sulle stesse spese; il progetto ha un piano economico approvato prima di iniziare la fase di sviluppo. Il lancio commerciale, con 25.000 euro di campagna e materiali, resta fuori dal progetto e dal calcolo, perché non è sviluppo.
| Voce | Fase 1: fattibilità (gen-giu 2026) | Fase 2: sviluppo (lug-dic 2026) | Fase 3: sviluppo (gen-giu 2027) | Totale |
|---|---|---|---|---|
| Personale tecnico (ore × 40 euro) | 24.000 (600 h) | 96.000 (2.400 h) | 40.000 (1.000 h) | 160.000 |
| Materiali e prototipi | 6.000 | 34.000 | 12.000 | 52.000 |
| Servizi esterni e prove di laboratorio | 18.000 | 40.000 | 21.000 | 79.000 |
| Ammortamento attrezzature di prova | 0 | 10.000 | 8.000 | 18.000 |
| Costi indiretti riferibili al progetto | 0 | 10.000 | 4.000 | 14.000 |
| Totale | 48.000 | 190.000 | 85.000 | 323.000 |
Nella prima fase l’impresa verifica se la soluzione è tecnicamente realizzabile: il prodotto non è ancora ben definito, le prove sono esplorative e l’esito è incerto. Alla fine di giugno 2026 un prototipo supera i test, la direzione approva il piano economico e il collegio sindacale esprime il consenso. Da quel momento il lavoro riguarda un prodotto definito, con specifiche e costi identificabili.

Come funziona la capitalizzazione dei costi di ricerca e sviluppo?
I costi di sviluppo possono essere iscritti nell’attivo solo se il prodotto o processo è chiaramente definito, il progetto è tecnicamente fattibile con risorse disponibili e i ricavi attesi permettono di recuperare i costi. I tre requisiti sono nel paragrafo 49 dell’OIC 24, in aggiunta alle condizioni generali del paragrafo 40 sugli oneri pluriennali.
L’articolo 2426 del codice civile usa la parola “possono”: la capitalizzazione è una possibilità, non un obbligo, con il consenso del collegio sindacale quando esiste. L’OIC 24 aggiunge che l’utilità pluriennale deve risultare da un piano economico al momento della rilevazione iniziale e che la recuperabilità va stimata con prudenza. Nello IAS 38 la logica è diversa: la ricerca è un costo, mentre lo sviluppo che soddisfa i criteri viene rilevato come attività, come spiega la pagina dell’IFRS Foundation.
Per un controller la domanda utile è quale documento dimostri ciascun requisito. Il bilancio può essere letto anni dopo da un revisore, da un sindaco o da un’impresa che acquista la società.
| Requisito | Che cosa deve risultare | Evidenza da conservare nel caso |
|---|---|---|
| Prodotto o processo definito, costi identificabili e misurabili | Il costo ha inerenza diretta al progetto; nei casi dubbi si spesa | Codice progetto, specifiche, ore e fatture associate alle fasi |
| Fattibilità tecnica e risorse disponibili | Prove che il progetto si può completare e piano delle risorse | Esito dei test del prototipo, piano finanziario, conferme di finanziamento |
| Recuperabilità | Ricavi attesi sufficienti a coprire i costi di sviluppo, produzione e vendita | Business plan del prodotto con margini, volumi e costi di commercializzazione |
| Utilità pluriennale | Condizioni gestionali, produttive e di mercato documentate in un piano | Piano economico approvato prima della fase di sviluppo |
| Consenso del collegio sindacale | Parere espresso, ove il collegio esista | Verbale del collegio |
Nel caso, la fase di fattibilità non supera il primo requisito: il prodotto non è ancora definito e la realizzabilità tecnica è proprio ciò che si sta verificando. I 48.000 euro vanno quindi a conto economico del 2026. Le fasi 2 e 3 rispettano i requisiti e generano 275.000 euro di costi capitalizzabili.
Dove si iscrivono in bilancio
Finché il progetto non è completato, i costi vanno tra le immobilizzazioni in corso (voce BI6). Il paragrafo 59 stabilisce che restano lì fino al completamento del progetto o all’acquisizione del diritto, poi vengono riclassificati nelle voci di competenza, in questo caso BI2 costi di sviluppo. Il paragrafo 26 include tra i costi di sviluppo prototipi, impianti pilota e prove di prodotti o processi nuovi o migliorati.
Nel caso: alla fine del 2026 sono iscritti 190.000 euro in BI6. A giugno 2027 il progetto è completato, i costi arrivano a 275.000 euro e vengono riclassificati in BI2. Come descrive EC News, la contropartita è di solito la voce A4 “incrementi di immobilizzazioni per lavori interni” nel conto economico, che neutralizza i costi rilevati per natura.
Che cosa deve dire la nota integrativa
L’articolo 2427 del codice civile richiede di indicare composizione, ragioni dell’iscrizione e criteri di ammortamento dei costi di sviluppo. L’articolo 2428 prevede che la relazione sulla gestione, se redatta, indichi le attività di ricerca e sviluppo. In pratica la nota deve poter dire, per ogni progetto, perché è stato capitalizzato e con quale vita utile viene ammortizzato.
Capitalizzare o spesare: quanto cambia il risultato?
Capitalizzare sposta costi dagli esercizi di sostenimento a quelli in cui il prodotto produce benefici: migliora il risultato nei primi anni e lo grava poi con gli ammortamenti. Non crea valore da solo: cambia il momento in cui il costo entra nel conto economico.
Nel caso, calcolo l’effetto sui soli costi del progetto, prima delle imposte e senza considerare né ricavi né credito d’imposta.
| Anno | Capitalizzando: costi a conto economico | Spesando tutto: costi a conto economico | Differenza sul risultato |
|---|---|---|---|
| 2026 | 48.000 | 238.000 | +190.000 |
| 2027 | 27.500 | 85.000 | +57.500 |
| Cumulato a fine 2027 | 75.500 | 323.000 | +247.500 |
I 247.500 euro di differenza a fine 2027 coincidono con il valore residuo ancora da ammortizzare: è la parte di costo che l’impresa ha rinviato agli esercizi futuri. Lo stesso importo aumenta il patrimonio netto, prima delle imposte. Se il prodotto non genera i ricavi previsti, quel rinvio diventa una svalutazione.
La scelta non è un dettaglio di presentazione. Un risultato migliore può influire su covenant bancari, politiche di dividendo e valutazioni della società. Per questo il piano economico del prodotto deve essere prudente, coerente con il budget e riesaminato ogni anno. Se quel piano non regge, la capitalizzazione non regge.
Come si calcolano gli ammortamenti dei costi di ricerca e sviluppo?
I costi di sviluppo si ammortizzano a quote sistematiche lungo la vita utile, a partire da quando il prodotto è disponibile e pronto per l’uso; solo se la vita utile non è stimabile in modo attendibile si usa un tetto di cinque anni. La regola è nel paragrafo 65 dell’OIC 24, coerente con l’articolo 2426, numero 5, del codice civile.
Il passaggio più frainteso è proprio questo: i cinque anni non sono la durata ordinaria. Prima del decreto 139/2015 erano il limite per tutti i costi di sviluppo; oggi l’ammortamento segue la vita utile, e il limite opera solo nei casi eccezionali in cui la stima non è attendibile. Se un prodotto ha un ciclo tecnico di quattro anni, la quota si calcola su quattro. Se la stima è di otto, si calcola su otto, purché sia documentata.
Gli altri riferimenti utili, dallo stesso principio, sono questi. L’ammortamento decorre dal momento in cui il bene è disponibile e pronto per l’uso. Il valore residuo di un onere pluriennale è sempre zero. Sono ammessi quote costanti, quote decrescenti o quote per unità di prodotto; non sono ammesse quote crescenti, né quote commisurate ai ricavi o ai risultati. Un emendamento ai paragrafi 53A e 63, applicabile dal 2026, consente un legame con i ricavi solo se si applicano quote decrescenti e i ricavi approssimano lo sfruttamento del bene. Verifico sempre quale edizione del principio è applicabile al bilancio in esame.
Il piano di ammortamento del caso
Il progetto finisce il 30 giugno 2027; la direzione stima una vita utile di cinque anni, in base al ciclo di sostituzione dei componenti elettronici e alle generazioni di prodotto già pianificate. L’ammortamento a quote costanti parte il 1° luglio 2027 e vale 55.000 euro all’anno.
| Esercizio | Quota di ammortamento | Valore residuo a fine esercizio |
|---|---|---|
| 2027 (sei mesi) | 27.500 | 247.500 |
| 2028 | 55.000 | 192.500 |
| 2029 | 55.000 | 137.500 |
| 2030 | 55.000 | 82.500 |
| 2031 | 55.000 | 27.500 |
| 2032 (sei mesi) | 27.500 | 0 |


Quanto pesa la stima della vita utile
La vita utile è una stima di gestione, quindi va motivata e rivista. Con lo stesso costo di 275.000 euro, la quota annua cambia in modo sensibile.
| Vita utile stimata | Quota annua piena | Quota 2027 (sei mesi) | Fine ammortamento |
|---|---|---|---|
| 4 anni | 68.750 | 34.375 | 30 giugno 2031 |
| 5 anni | 55.000 | 27.500 | 30 giugno 2032 |
| 8 anni | 34.375 | 17.187,50 | 30 giugno 2035 |
Passare da cinque a otto anni riduce la quota annua di 20.625 euro. Per questo un revisore chiede come è stata stimata la durata, e per questo la stima va ancorata a dati: ciclo di vita del prodotto, obsolescenza tecnologica, contratti di fornitura, piano commerciale. Un numero scelto per alleggerire il conto economico espone l’impresa a una rettifica.
Dividendi, svalutazioni e fisco
Finché i costi di sviluppo non sono ammortizzati, l’OIC 24 permette di distribuire dividendi solo se restano riserve disponibili sufficienti a coprirne il valore residuo. Nel caso, a fine 2027 l’impresa dovrebbe avere riserve disponibili per almeno 247.500 euro prima di deliberare un dividendo. È un vincolo concreto per chi usa la capitalizzazione e poi vuole distribuire l’utile.
Se emergono indicatori di perdita durevole di valore, per esempio un prodotto ritirato o ricavi attesi molto inferiori, scatta la verifica del paragrafo 78 e il rinvio all’OIC 9. Un progetto abbandonato prima del completamento non lascia in bilancio i costi in BI6 solo perché sono stati sostenuti.
Sul fronte fiscale, l’articolo 108 del TUIR prevede che le spese relative a più esercizi siano deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio. Come spiega la presentazione dell’ODCEC di Roma, il fisco si allinea al trattamento civilistico: la quota che passa a conto economico determina quanto si deduce. L’effetto sulle imposte, che qui non quantifico, dipende dalla situazione dell’impresa.
Quanto vale il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo?
Per il 2026 il credito per la ricerca e sviluppo è pari al 10% della base di calcolo, con un massimo di 5 milioni di euro per periodo d’imposta, secondo la pagina del MIMIT aggiornata a luglio 2026. La base è al netto di altre sovvenzioni sulle stesse spese e comprende le categorie del comma 200 della legge 160/2019.
Il credito non è un risparmio automatico: si utilizza in compensazione, richiede documenti e può essere contestato. Ma incide sul costo reale del progetto e sul modo in cui il bilancio lo rappresenta, quindi rientra nell’analisi dei costi.
Nel caso la base è composta dai costi di personale, materiali, servizi e ammortamento delle attrezzature. Escludo i costi indiretti, che non compaiono tra le categorie elencate, e ipotizzo che tutte le fasi siano qualificabili.
| Voce | Base 2026 | Base 2027 |
|---|---|---|
| Personale tecnico | 120.000 | 40.000 |
| Materiali e prototipi | 40.000 | 12.000 |
| Servizi esterni e prove | 58.000 | 21.000 |
| Ammortamento attrezzature di prova | 10.000 | 8.000 |
| Base ammissibile stimata | 228.000 | 81.000 |
| Costi indiretti esclusi | 10.000 | 4.000 |
| Credito al 10% | 22.800 | 8.100 |
Il credito totale è di 30.900 euro. Secondo il testo originario del comma 204, il credito si usa esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, subordinatamente alla certificazione. Non è cedibile, non concorre al reddito e alla base IRAP e non rileva ai fini degli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR. Le aliquote del testo originario sono state modificate nel tempo: per quelle vigenti uso la pagina del MIMIT.
| Anno di utilizzo | Quota del credito 2026 | Quota del credito 2027 | Compensabile nell’anno |
|---|---|---|---|
| 2027 | 7.600 | – | 7.600 |
| 2028 | 7.600 | 2.700 | 10.300 |
| 2029 | 7.600 | 2.700 | 10.300 |
| 2030 | – | 2.700 | 2.700 |
| Totale | 22.800 | 8.100 | 30.900 |
Per la compensazione in F24 il codice tributo è il 6938 indicato dall’Agenzia delle Entrate. Il calendario conta per la tesoreria: il credito 2026 comincia a ridurre le imposte da pagare nel 2027, non nel 2026.
Come rilevare il credito in bilancio
Il credito è un contributo. Come ricostruisce EC News, per i costi di ricerca spesati funziona come contributo in conto esercizio, mentre per lo sviluppo capitalizzato è un contributo in conto impianti. In entrambi i casi il credito tributario compare in CII5-bis. I paragrafi 86 e 87 dell’OIC 24 richiedono una ragionevole certezza delle condizioni e prevedono due metodi: indiretto, con provento in A5 e risconto passivo, oppure diretto, a riduzione del costo capitalizzato.
Nel caso ipotizzo che la ragionevole certezza sussista alla chiusura di ciascun esercizio. La quota sulla fattibilità, 4.800 euro, va in A5 nel 2026 insieme ai costi spesati. La parte sullo sviluppo, 26.100 euro, segue l’immobilizzazione. Con il metodo indiretto si rilascia a conto economico lungo la vita utile; con il diretto, il costo capitalizzato scende a 248.900 euro e l’ammortamento si calcola su quel valore.
| Esercizio | Ammortamento lordo | Rilascio del contributo (A5) | Effetto netto a conto economico |
|---|---|---|---|
| 2027 | 27.500 | 2.610 | 24.890 |
| 2028-2031 (ogni anno) | 55.000 | 5.220 | 49.780 |
| 2032 | 27.500 | 2.610 | 24.890 |
Il totale degli effetti netti è 248.900 euro, cioè 275.000 meno 26.100. La scelta del metodo non cambia il totale, ma cambia la leggibilità: con il metodo indiretto l’ammortamento mostra il costo lordo del progetto, che è utile per il controllo di gestione.

Come funziona la certificazione dei costi di ricerca e sviluppo?
Esistono due certificazioni diverse: quella contabile del revisore, necessaria per utilizzare il credito, e quella di qualificazione delle attività, facoltativa e rilasciata da un certificatore iscritto all’albo del MIMIT. Si possono confondere, perché entrambe si chiamano certificazione e riguardano gli stessi progetti, ma hanno scopo, soggetto ed effetti diversi.
La Rivista di Diritto Tributario le distingue così: la prima riguarda il sostenimento delle spese dichiarate e la corrispondenza con la documentazione contabile; la seconda riguarda la qualificazione degli investimenti e delle attività.
| Documento | Chi lo rilascia | Che cosa attesta | Effetto |
|---|---|---|---|
| Certificazione contabile (art. 1, c. 205, L. 160/2019) | Revisore legale dei conti o società di revisione | Effettivo sostenimento delle spese e corrispondenza alla documentazione contabile | Condizione per utilizzare il credito |
| Relazione tecnica, oggi asseverata (c. 206) | Responsabile del progetto, controfirmata dal legale rappresentante | Finalità, contenuti e risultati delle attività del periodo | Documento per i controlli |
| Certificazione di qualificazione (DPCM 15 settembre 2023) | Certificatore iscritto all’albo MIMIT | Qualificazione delle attività come ricerca e sviluppo | Vincolante per l’Amministrazione finanziaria sulla qualificazione, salvo eccezioni |
La certificazione contabile del revisore
Il comma 205 affida la certificazione al soggetto incaricato della revisione legale; per le imprese non obbligate la rilascia un revisore iscritto alla sezione A del registro. Per queste ultime le spese di certificazione aumentano il credito fino a 5.000 euro. Per un’impresa già obbligata alla revisione questo incremento non spetta: lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate nella risposta 246/2020, riassunta da FiscoOggi.
La circolare MIMIT 38584 del 15 febbraio 2019, riferita al regime precedente, precisa che il revisore non svolge valutazioni tecniche sull’ammissibilità delle attività. Il suo lavoro è riconciliare: le spese portate nel credito devono corrispondere a scritture e documenti. Se la contabilità non distingue il progetto, il revisore deve ricostruire la corrispondenza da solo, con tempi e costi maggiori.
La certificazione di qualificazione
È facoltativa: il contribuente può richiederla anche prima di svolgere l’attività, per avere certezza sulla qualificazione. Il DPCM 15 settembre 2023, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, disciplina il procedimento. Secondo la Rivista di Diritto Tributario, l’articolo 4 limita il vincolo per l’Amministrazione finanziaria alla qualificazione delle attività, non degli investimenti; il MIMIT esamina la certificazione entro 90 giorni e che, se chiede documentazione, il controllo si completa nei 60 giorni successivi; se la documentazione non arriva, la certificazione non produce effetti.
Il vincolo non opera quando, per una rappresentazione non corretta dei fatti, la certificazione è stata rilasciata per un’attività diversa da quella realizzata. Restano inoltre i poteri di vigilanza del MIMIT. Quanto alle spese, la qualificazione non sostituisce la certificazione contabile del comma 205, che resta rilevante nei controlli. I certificatori si cercano sul portale del MIMIT.
Il comma 207 mantiene i controlli dell’Agenzia delle Entrate: se il credito risulta indebitamente fruito, anche in parte, viene recuperato con interessi e sanzioni, e l’Agenzia può chiedere un parere tecnico al MIMIT. Questo è il motivo per cui conviene trattare la documentazione come parte del controllo di gestione e non come adempimento da chiudere a ridosso dell’F24.
Quali dati preparare per la certificazione?
Per certificare servono tre cose collegate: un codice progetto presente in contabilità, un registro delle ore e dei costi per fase, e una relazione tecnica che spieghi che cosa è stato fatto e con quale risultato. Le linee guida del MIMIT non impongono un particolare sistema di rilevazione del tempo, né un metodo unico per il costo orario: indicano che la pianificazione deve poter essere ricostruita. Il metodo lo sceglie l’impresa, ma deve essere coerente e dimostrabile.
Nel caso, il dossier di progetto contiene queste evidenze.
| Evidenza | Contenuto | Uso |
|---|---|---|
| Scheda progetto | Obiettivi, ipotesi, risultati intermedi, cronoprogramma, budget | Qualificazione e sistematicità |
| Registro ore | Ore per persona e fase, con firma del responsabile | Costo del personale in bilancio e nel credito |
| Prospetto costi | Costi per fase e per voce, riconciliati con la contabilità | Certificazione contabile |
| Contratti con laboratori | Oggetto, risultati attesi, relazione del fornitore | Servizi esterni e attività commissionate |
| Verbali di prova | Prove, esiti, iterazioni | Fattibilità tecnica e incertezza |
| Piano economico | Ricavi attesi, costi di produzione e vendita | Recuperabilità e utilità pluriennale |
| Relazione tecnica | Finalità, contenuti e risultati del periodo | Controlli sul credito |
Un registro che nasce a fine anno ricostruendo le ore da memoria non regge un controllo. Meglio una rilevazione semplice ma regolare: poche categorie, un responsabile che approva ogni mese, una riconciliazione trimestrale con la contabilità. Il tempo dedicato a questo lavoro, sul caso, è molto inferiore al rischio di perdere 30.900 euro di credito.
Per i progetti affidati a terzi, la relazione tecnica deve essere rilasciata dal soggetto che esegue le attività. Conviene inserirlo nel contratto, altrimenti si scopre a controllo aperto che il laboratorio non l’ha mai prodotta.

Quali indicatori controllare?
Pochi indicatori, calcolati sempre con lo stesso perimetro, bastano per tenere sotto controllo costo, capitalizzazione e rischio di recuperabilità. Non esistono soglie valide per ogni impresa: la spesa in R&S dipende dal settore, dal ciclo di prodotto e dalla strategia. Gli indicatori servono a seguire l’evoluzione e a spiegare gli scostamenti.
| Indicatore | Formula | Come leggerlo |
|---|---|---|
| Intensità di R&S | Costi di R&S del periodo / ricavi netti | Peso dell’investimento sul fatturato; da confrontare nel tempo, non con medie esterne |
| Quota capitalizzata | Costi di sviluppo capitalizzati / costi totali di R&S | Nel caso 275.000 / 323.000 = 85,1%: indica quanta parte del costo è rinviata |
| Scostamento di budget | (Consuntivo − budget) / budget, per fase | Rivela derive di ore e prototipi prima del completamento |
| Copertura documentale | Costi con evidenza di progetto / costi totali del progetto | Dovrebbe essere vicina al 100% prima della certificazione |
| Recuperabilità | Margine atteso del prodotto / costo capitalizzato residuo | Se scende sotto 1, va rivisto il piano e valutata una svalutazione |
| Peso dell’ammortamento | Quota di ammortamento / ricavi del prodotto | Mostra quando il prodotto comincia a sostenere il proprio sviluppo |
La quota capitalizzata va letta con prudenza. Un valore molto alto può indicare un progetto ben definito, ma anche una tendenza a portare nell’attivo costi che dovrebbero essere spesati. Per questo conviene confrontarla con il piano economico e con l’esito delle fasi precedenti.
Nel controllo mensile aggiungerei una voce per le attività sospese o ridimensionate. Se un progetto rallenta, i costi capitalizzati non vanno trattati come un pacchetto stabile: il collegamento con la pianificazione e i piani di impresa serve a capire se risorse e priorità sono ancora quelle ipotizzate al momento della capitalizzazione.
Quali errori evitare?
Gli errori più costosi nascono quasi sempre da una classificazione fatta a fine anno, non da una norma poco chiara. Ne vedo quattro con una certa regolarità.
Il primo è capitalizzare la ricerca. Dopo il decreto 139/2015 i costi di ricerca vanno a conto economico, e un progetto non diventa sviluppo solo perché è stato aperto un codice commessa. Il secondo è usare i cinque anni come durata standard: l’ammortamento segue la vita utile e il tetto vale solo se la stima non è attendibile.
Il terzo errore è confondere le due certificazioni. Il revisore non attesta che l’attività sia ricerca e sviluppo, e il certificatore di qualificazione non sostituisce la corrispondenza contabile delle spese. Il quarto è trascurare la documentazione tecnica: una spesa può essere pagata, registrata e certificata e, ciò nonostante, risultare fragile se non si dimostra il legame con il progetto.

Come iniziare in una PMI?
Si parte da un solo progetto reale, con un codice, un responsabile e un budget per fase, e si verifica ogni passaggio con la contabilità. Non serve un sistema completo per tutta l’azienda: serve un metodo ripetibile.
- Scegli un progetto attivo e assegna un codice presente in contabilità analitica.
- Dividi il progetto in fasi: esplorazione, fattibilità, sviluppo, industrializzazione.
- Definisci per ogni fase che cosa deve essere vero per passare alla successiva, compresi i requisiti dell’OIC 24.
- Rileva ore, materiali, servizi e ammortamenti per fase, con approvazione mensile.
- Prepara il piano economico del prodotto e aggiornalo ogni anno.
- Scrivi la relazione tecnica durante il progetto, non alla fine.
- Concorda con revisore e consulente fiscale il perimetro dei costi prima della chiusura.
Con questo ordine la capitalizzazione, l’ammortamento e la certificazione diventano conseguenze dello stesso dossier, non tre lavori separati. Anche i costi sostenuti prima della fase di sviluppo, che finiscono a conto economico, risultano spiegati.
Chi scrive
Sono Andrea Dama, consulente aziendale specializzato in business plan, pianificazione e controllo di gestione. Lavoro sul collegamento tra dati contabili, attività e decisioni, mantenendo riconoscibili criteri di attribuzione e ipotesi. Nella pagina Chi sono trovi il mio percorso professionale.
Il caso è costruito per spiegare il metodo, non rappresenta un cliente né una promessa di agevolazione. L’applicazione contabile e fiscale richiede una verifica sulla singola impresa, sull’anno d’imposta e sulla versione dei principi applicabile.
Domande frequenti sui costi di ricerca e sviluppo
Le prime risposte chiariscono definizioni e trattamento contabile; le successive riguardano ammortamento, deducibilità, credito e certificazione.
Che differenza c’è tra ricerca e sviluppo?
La ricerca cerca nuove conoscenze senza un prodotto specifico; lo sviluppo le applica a un progetto definito per ottenere prodotti, processi o servizi nuovi o sostanzialmente migliorati prima della produzione commerciale. La distinzione conta perché la ricerca è un costo dell’esercizio, mentre lo sviluppo può essere capitalizzato se rispetta i requisiti dell’OIC 24. Nella pratica il confine è graduale: un progetto passa da una fase all’altra quando il prodotto è definito, la fattibilità tecnica è dimostrata e il piano economico regge. Per questo conviene documentare la data e le ragioni del passaggio.
I costi di ricerca si possono capitalizzare?
No, con i principi contabili nazionali attuali. Dopo il decreto legislativo 139/2015 il riferimento ai costi di ricerca è stato eliminato dalla voce BI2 e quelli di ricerca di base sono costi di periodo, addebitati al conto economico dell’esercizio. Possono essere iscritti nell’attivo, a certe condizioni, solo i costi di sviluppo. Il criterio non dipende dal nome del progetto, ma dal contenuto dell’attività e dal rispetto dei requisiti del paragrafo 49. Nei casi dubbi, se non è chiaro se un costo appartenga a un progetto specifico o alla gestione ordinaria, la regola prudente è spesarlo.
In quanti anni si ammortizzano i costi di sviluppo?
Si ammortizzano secondo la vita utile, non automaticamente in cinque anni. Il limite di cinque anni vale soltanto nei casi eccezionali in cui la vita utile non è stimabile in modo attendibile. L’ammortamento decorre da quando il bene è disponibile e pronto per l’uso, non dal primo costo sostenuto, e il valore residuo è zero. La stima va motivata con elementi concreti, come ciclo di vita del prodotto, obsolescenza tecnologica e piano commerciale, e riesaminata nel tempo. Nel caso del progetto illustrato, 275.000 euro in cinque anni producono 55.000 euro di quota annua piena.
I costi di ricerca e sviluppo sono deducibili?
Dipende dal trattamento in bilancio. Dopo la riforma dell’articolo 108 del TUIR, le spese relative a più esercizi sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio; la deduzione segue quindi l’imputazione al conto economico. I costi spesati si deducono nell’esercizio in cui sono imputati, quelli capitalizzati attraverso le quote di ammortamento. Il credito d’imposta è un beneficio distinto: non concorre alla formazione del reddito né della base IRAP. L’effetto complessivo sulle imposte va calcolato sulla singola impresa, considerando perdite, aliquote e altre agevolazioni.
Cosa certifica il revisore sui costi di R&S?
Il revisore certifica l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la loro corrispondenza con la documentazione contabile predisposta dall’impresa. Non svolge una valutazione tecnica sull’ammissibilità dell’attività, che resta in capo all’impresa e, se richiesta, al certificatore di qualificazione. Senza questa certificazione il credito d’imposta non può essere utilizzato. Per le imprese non obbligate alla revisione legale, le spese di certificazione aumentano il credito fino a 5.000 euro. Per un lavoro rapido servono prospetti riconciliati, codici progetto e prove di pagamento, già organizzati prima dell’incarico.
La certificazione di qualificazione è obbligatoria?
No, è facoltativa. L’impresa può richiederla, anche prima di svolgere l’attività, per ottenere un riconoscimento vincolante sulla qualificazione delle attività come ricerca e sviluppo. È rilasciata da un certificatore iscritto all’albo del MIMIT, che trasmette la documentazione al ministero. Gli atti dell’Amministrazione finanziaria difformi sono nulli, ma il vincolo non copre le spese né i casi in cui l’attività certificata sia diversa da quella realizzata. La certificazione contabile del revisore resta quindi necessaria per usare il credito e non è sostituita da questa.
Il credito d’imposta riduce il costo capitalizzato?
Dipende dal metodo contabile scelto. Con il metodo diretto, il contributo si porta a riduzione del costo dell’immobilizzazione e l’ammortamento si calcola sul valore netto. Con il metodo indiretto il costo resta al lordo e il contributo viene rilevato in A5 attraverso risconti passivi, ripartiti lungo la vita utile. Per i costi di ricerca spesati, il contributo è invece in conto esercizio. In entrambi i casi serve una ragionevole certezza delle condizioni per iscriverlo. Nel caso illustrato, i 26.100 euro riferiti allo sviluppo valgono 5.220 euro all’anno con il metodo indiretto.
Quali documenti servono per un controllo sul credito?
Servono la certificazione contabile, la relazione tecnica, il prospetto dei costi riconciliato con la contabilità e le evidenze del progetto: obiettivi, cronoprogramma, budget, ore, contratti e verbali di prova. L’Agenzia delle Entrate controlla il credito partendo dalla certificazione e dalla relazione e, se servono valutazioni tecniche, può chiedere il parere del MIMIT. Se il credito è stato fruito indebitamente, l’importo viene recuperato con interessi e sanzioni. Per questo l’archivio va costruito durante il progetto: ricostruirlo dopo anni è più lento e meno credibile.
Risorse esterne e approfondimenti
Le fonti sono normative, principi contabili e documenti istituzionali; nessuna fornisce una percentuale di spesa o una durata di ammortamento valide per ogni impresa.
- OIC 24 — Immobilizzazioni immateriali: definizioni di ricerca e sviluppo, requisiti di capitalizzazione, ammortamento, contributi e informativa.
- Codice civile, articolo 2426 su Brocardi: criteri di valutazione dei costi di sviluppo e consenso del collegio sindacale.
- Codice civile, articolo 2427 su Brocardi: contenuto della nota integrativa per i costi di sviluppo.
- Codice civile, articolo 2428 su Brocardi: attività di ricerca e sviluppo nella relazione sulla gestione.
- TUIR, articolo 108 su Brocardi: deducibilità delle spese pluriennali.
- IAS 38 — Attività immateriali: trattamento di ricerca e sviluppo per chi applica gli IFRS.
- MIMIT — credito d’imposta ricerca e sviluppo: aliquota, spese ammissibili e oneri documentali.
- Linee guida MIMIT del 4 luglio 2024: cinque criteri per qualificare le attività.
- Legge 160/2019, commi 201-300, in Gazzetta Ufficiale: testo originario su utilizzo, certificazione, relazione tecnica e controlli.
- Rivista di Diritto Tributario — certificazione dei crediti R&S: differenza tra certificazione contabile e di qualificazione.
- Istat — La ricerca e sviluppo in Italia, anni 2024-2025: dati di contesto sulla spesa delle imprese.
Vuoi collegare i costi di ricerca e sviluppo ai progetti?
Per rendere leggibili i costi di ricerca e sviluppo partirei da un codice progetto, un budget per fase e una contabilità che riconcili ore, materiali e servizi. Poi collegherei il dato a capitalizzazione, ammortamento e certificazione, in modo che il trattamento sia deciso con criteri verificabili e non ricostruito a bilancio.
Nel percorso di analisi dei costi aziendali per progetti di sviluppo lavoro sulla distinzione tra costo attribuito, investimento rinviabile e risorse che cambiano davvero con le decisioni. Per un confronto sul tuo caso, il progetto va letto con i suoi dati contabili e con il revisore o il consulente fiscale dell’impresa.
ANDREA DAMA / andreadama.com
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