#Finsubito news dalla rete – Brolo, 20 euro per le esigenze dell’oratorio: lettera aperta di un gruppo di genitori. Il parroco spiega / VIDEO


Riceviamo una lettera da parte di un gruppo di famiglie di Brolo che hanno chiesto di restare anonime ma fornendoci un contatto verificabile.

La lettera, rivolta al parroco di Brolo don Enzo Caruso, manifesta un profondo disagio dovuto alla richiesta fatta verbalmente  da don Enzo per una quota di 20€ a bambino per partecipare al corso di catechismo.

Al parroco abbiamo dato modo di esporre la sua posizione attraverso un’intervista che pubblichiamo unitamente alla versione integrale della lettera dei genitori.

Padre Enzo, grazie per questo tempo. Come lei saprà, un gruppo di famiglie ha inviato una lettera alle redazioni e anche alla diocesi. Prima di pubblicarla, volevamo ascoltare la sua posizione. Le risulta che a Brolo esista una quota di 20 euro destinata alle esigenze dell’oratorio, come riportato da queste famiglie?

Sì, è stata chiesta una quota di 20 euro alle famiglie. Non è una quota di iscrizione al catechismo, come qualche testata ha scritto, e non è una tassa. È una quota che ho chiesto io come parroco, dopo essermi consultato con gli organismi competenti. La gente conosce il parroco, ma non conosce la complessità interna della parrocchia: negli anni ho costruito una realtà articolata, con organismi di partecipazione che si intersecano e che hanno competenze diverse. Ogni decisione nasce da un confronto con loro e si inserisce nel quadro della diocesi e delle linee parrocchiali.

Lei ha dichiarato che nessuno è mai stato lasciato indietro. Tuttavia, secondo queste famiglie, il fatto di dover chiedere personalmente l’esenzione potrebbe creare disagio o imbarazzo. Ritiene che questo possa accadere?

Oggettivamente sì, potrebbe accadere. Ci potrebbero essere famiglie che hanno difficoltà a venire da me e a palesare questa necessità. Non posso negare questa realtà. Ma qui c’è in gioco qualcosa di più: la capacità di superare il pudore e di vedere nel proprio parroco una figura di riferimento, qualcuno a cui potersi appoggiare e dire “Padre Enzo, ho questa difficoltà, che ne pensa?”. Inoltre, pur non avendo un contatto diretto con tutte le famiglie, ho comunque uno sguardo abbastanza ampio sulle situazioni presenti.

Quali sono le esigenze dell’oratorio che rendono necessario questo contributo?

Le esigenze sono di ordinaria amministrazione: manutenzione, attività, gestione degli spazi. Ma c’è un elemento fondamentale: siamo l’unica parrocchia della diocesi di Patti ad avere un oratorio con una comunità di suore a tempo pieno, dedicate esclusivamente all’oratorio. In altre parrocchie ci sono suore, ma fanno altro. Qui a Brolo le suore sono dell’oratorio. È un tesoro inestimabile. Per trovare una realtà simile bisogna guardare alla diocesi messinese, per esempio a Barcellona.

Le risulta che altre parrocchie chiedano contributi simili?

Non conosco tutte le situazioni. In qualche parrocchia so che esiste una quota di iscrizione al catechismo, una quota irrisoria, ma non sono informato più di tanto. È possibile che questa sia l’unica parrocchia dove è stata fatta una richiesta esplicita.

Quando una parrocchia ha esigenze strutturali, può rivolgersi alla diocesi? Lei lo ha fatto?

Sì, la diocesi in alcuni momenti particolari si è fatta carico di venire incontro alla parrocchia di Brolo, dando un sostegno per le necessità dell’oratorio. La diocesi inoltre ogni mese dà una quota integrativa oltre a quella che la parrocchia deve versare alle suore. Ma il contributo della diocesi non è sufficiente a coprire tutte le esigenze.

Secondo lei, oltre alla questione dei 20 euro, c’è qualche altro motivo che ha spinto questo gruppo di mamme a rivolgersi alle testate, alla diocesi, al sindaco e al provveditorato?

Non credo ci siano altri motivi. Abbiamo circa 300 bambini: quel gruppo di mamme non supera le 20 persone. Io dialogo con tutti, e problemi ce ne sono con tutti. Tante persone possono avere idee diverse su questo o su altro, e ne parlano tranquillamente. Non ho elementi per dire che da parte di questo gruppo ci sia altro che abbia motivato un movimento così. Quello che mi crea difficoltà è l’anonimato. Dicono di voler proteggere la serenità e l’incolumità dei figli: questa affermazione per me è grave. Io sono sempre disponibile a parlare con chiunque, ma il dialogo deve essere aperto e trasparente.

Alcune mamme sostengono che la richiesta dei 20 euro è stata comunicata solo oralmente, lo conferma?

Sì, è vero che ne ho parlato oralmente. Ma non capisco quale sia il problema: cosa avrebbero voluto, un atto notarile? Tra l’altro, l’anno scorso la protesta è stata per il motivo opposto: sulla scheda di iscrizione avevo scritto una richiesta di aiuto, e si sono lamentate proprio perché era stata messa per iscritto. Quindi non comprendo la coerenza di queste contestazioni.

Vuole rivolgere un breve messaggio alle famiglie che hanno espresso queste preoccupazioni?

Una delle cose che mi ha fatto più male è che da due anni questo gruppo si muove sempre in forma anonima, rivolgendosi a vari enti senza mai presentarsi apertamente. Io sono qui, pronto ad ascoltare e a dialogare con chiunque.

Ed ecco la lettera integrale che un gruppo di genitori di Brolo ha inviato alla nostra redazione.

“Spettabile Redazione,

siamo un gruppo di genitori di Brolo e sentiamo il dovere di sollevare pubblicamente una riflessione che tocca da vicino la dignità delle famiglie del nostro territorio, in un mese – come quello di ottobre – già pesantemente gravato dalle spese per il rientro a scuola e le attività dei nostri figli.

In occasione delle iscrizioni al nuovo anno di catechismo presso la parrocchia locale, a noi genitori è stata richiesta a voce una cifra complessiva di 30 euro a bambino (10 euro per la quota assicurativa obbligatoria e ben 20 euro destinati, a detta del parroco, al mantenimento delle strutture dell’oratorio). Esaminando con attenzione il modulo ufficiale di iscrizione, abbiamo constatato che non vi è riportata alcuna menzione scritta a questa cifra.

Il punto non è solo economico, ma umano e sociale. Una richiesta di denaro formulata esclusivamente a voce scavalca ogni principio di trasparenza e si trasforma in una pesante pressione psicologica. Crea barriere anziché inclusione, generando nelle famiglie un profondo senso di imbarazzo.

 Chi si trova in un momento di momentanea ristrettezza economica o ha più figli da iscrivere, si ritrova davanti a un bivio ingiusto: pagare una cifra che pesa sul bilancio familiare o subire l’umiliazione di dover andare di persona dal parroco a esporre il proprio privato e le proprie difficoltà finanziarie per richiedere uno “sconto” o una soluzione di esonero.

In una piccola comunità, l’atto di dover giustificare la propria condizione economica davanti a un’autorità per poter iscrivere un figlio a un sacramento crea un disagio profondo che molte famiglie preferiscono evitare, arrivando persino a rinunciare al percorso o a cambiare parrocchia.

Nessuno di noi contesta gli alti costi di gestione che una parrocchia deve affrontare per mantenere vivi e riscaldati i locali parrocchiali. Riteniamo però inaccettabile che il sostentamento di una struttura venga legato all’iscrizione al catechismo dei bambini, un percorso che per le direttive storiche della Chiesa e della stessa Diocesi di Patti deve rimanere rigorosamente gratuito, universale e slegato da logiche di cassa.

Chiedere quote fisse a voce fa crollare il principio di inclusione e ferisce la dignità delle persone. Auspichiamo che questa nostra segnalazione apra un confronto sereno ma franco. Chiediamo che si torni alla trasparenza delle regole scritte e a una reale libertà di offerta spontanea e anonima, affinché la parrocchia di Brolo torni a essere un luogo accogliente ed equo per tutti, nessuna famiglia ed ogni singolo bambino esclusi.

Lettera firmata

(Un gruppo di genitori di Brolo)”.


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