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World Energy Transition Outlook 2026: per IRENA l’elettrificazione con le rinnovabili è il motore della transizione
Immagine generata con IA

La transizione energetica a livello globale procede a due velocità. Le rinnovabili continuano a battere record di installazioni, mentre reti, sistemi di accumulo, flessibilità ed efficienza energetica restano indietro. È il quadro che emerge dal World Energy Transition Outlook 2026 (WETO), il rapporto con cui l’International Renewable Energy Agency (IRENA) aggiorna i suoi scenari di decarbonizzazione del sistema energetico mondiale. Il rapporto indica nell’elettrificazione dei consumi finali alimentata da fonti rinnovabili, affiancata da tecnologie più efficienti e combustibili sostenibili, la priorità per il decennio fino al 2035. Le ragioni sono due: riportare la transizione su un percorso compatibile con l’obiettivo di 1,5 °C, dopo il superamento della soglia (overshoot) causato dai ritardi accumulati, e allo stesso tempo garantire sicurezza energetica, prezzi sostenibili e competitività industriale.

Secondo il rapporto una transizione autentica deve sostituire progressivamente i sistemi basati sui combustibili fossili, invece di aggiungere nuova capacità a un mix energetico che per il resto non cambia. Negli ultimi decenni la crescita della domanda ha prodotto soprattutto una “addizione” di fonti. Le nuove si sono sommate alle esistenti senza rimpiazzarle su larga scala. Secondo IRENA, l’elettrificazione basata sulle rinnovabili è lo strumento che permette questo cambio di paradigma. Sostituisce la combustione negli usi finali e riduce l’energia necessaria per erogare gli stessi servizi energetici.

«La transizione energetica globale è sotto stress», ha dichiarato Francesco La Camera, direttore generale di IRENA. «La crescita record delle rinnovabili non basta da sola: l’efficienza energetica è insufficiente, le reti faticano a tenere il passo e la domanda globale di energia continua a crescere. Non possiamo realizzare la transizione aggiungendo semplicemente rinnovabili a un sistema energetico immutato. Servono riforme per costruire l’infrastruttura di un nuovo sistema energetico, elettrificato, efficiente, flessibile e alimentato da fonti rinnovabili».

Gli scenari IRENA al 2050: rinnovabili, reti, accumuli ed efficienza energetica

Il WETO 2026 mette a confronto tre traiettorie. Il Planned Energy Scenario (PES) riflette piani, obiettivi e politiche dei governi in vigore a fine 2025 ed è coerente con un riscaldamento superiore ai 2 °C. Il Decarbonising Energy Scenario (DES) ipotizza un’accelerazione di rinnovabili, efficienza ed elettrificazione compatibile con un aumento della temperatura inferiore ai 2 °C. Lo Scenario 1,5 °C, rivisto in questa edizione, descrive la trasformazione aggiuntiva necessaria per tornare sotto la soglia dopo un overshoot limitato e temporaneo. Corrisponde alla categoria C2 del Sesto Rapporto di valutazione dell’IPCC. Le emissioni cumulate di CO₂ legate all’energia nel periodo 2026-2050 sarebbero di circa 840 Gt nel PES, 480 Gt nel DES e 400 Gt nello Scenario 1,5 °C.

Il dato da cui parte l’analisi è la crescita delle rinnovabili nel 2025. Nell’anno sono stati aggiunti 693 GW di nuova capacità, e circa tre quarti (513 GW) vengono dal fotovoltaico. Seguono l’eolico con 158 GW, l’idroelettrico con 18,3 GW, la bioenergia con 2,9 GW e la geotermia con 0,3 GW.

La capacità rinnovabile installata nel mondo ha così raggiunto circa 5,2 TW. Per lo Scenario 1,5 °C dovrebbe arrivare a 18,4 TW entro il 2035 e a 38,2 TW entro il 2050. Servirebbero quindi aggiunte nette medie superiori a 1,3 TW l’anno fra il 2026 e il 2035, quasi il doppio del record del 2025, e livelli simili negli anni successivi. Fotovoltaico ed eolico coprirebbero la quota maggiore di questa espansione.

In parallelo cambia il peso dell’elettricità nei consumi. La sua quota sui consumi finali di energia (TFEC) salirebbe dal 23% attuale al 35% nel 2035 e oltre il 50% nel 2050. Nello stesso periodo la quota rinnovabile nella generazione elettrica passerebbe da circa il 30% del 2023 al 78% nel 2035 e al 92% a metà secolo.

Quota rinnovabile nella generazione elettrica da circa il 30% del 2023 al 78% nel 2035 e al 92% a metà secolo.Quota rinnovabile nella generazione elettrica da circa il 30% del 2023 al 78% nel 2035 e al 92% a metà secolo.
Fonte IRENA

Secondo IRENA, la capacità di generazione da sola non basta. Senza un’espansione adeguata di reti, accumuli e flessibilità, proprio questi elementi rischiano di diventare il collo di bottiglia della transizione. Gli investimenti medi annui nelle reti dovrebbero raddoppiare, da circa 0,5 a circa 1.000 miliardi di dollari l’anno nel periodo 2026-2035, e salire a circa 1.200 miliardi l’anno fra il 2036 e il 2050.

La capacità di accumulo installata dovrebbe passare da 416 GW nel 2025 a circa 2.530 GW nel 2035 e quasi 6.860 GW nel 2050. Qualche segnale di accelerazione c’è già. Nel 2025 sono stati installati circa 112 GW di batterie, per la prima volta oltre la soglia dei 100 GW, il 48% in più rispetto alle aggiunte del 2024. Il rapporto precisa però che nessuna tecnologia potrà fornire da sola tutta la flessibilità richiesta, dai secondi alle stagioni. Servirà un portafoglio di soluzioni: batterie, pompaggi idroelettrici, interconnessioni, demand response, rinnovabili programmabili, combustibili sostenibili e gestione digitale dei sistemi.

Gli indicatori chiave dello Scenario 1,5 °C di IRENA
Indicatore Oggi 2035 2050
Capacità rinnovabile installata nel mondo 5,2 TW (2025) 18,4 TW 38,2 TW
Quota di elettricità sui consumi finali di energia 23% 35% oltre 50%
Quota rinnovabile nella generazione elettrica 30% (2023) 78% 92%
Capacità di accumulo installata 416 GW (2025) 2.530 GW 6.860 GW
Investimenti medi annui nelle reti elettriche 0,5 trilioni USD 1 trilione USD (2026-2035) 1,2 trilioni USD (2036-2050)
Capacità rinnovabile in Europa 1.071 GW (2025) 2.418 GW 4.271 GW
Quota di elettricità nei consumi finali degli edifici n.d. n.d. 77%

Fonte: IRENA, World Energy Transition Outlook 2026. Il perimetro “Europa” comprende anche Regno Unito, Balcani occidentali, Ucraina, Moldova, Federazione Russa e Türkiye.

Efficienza energetica in ritardo, perché l’elettrificazione non basta

L’efficienza energetica è l’ambito in cui il ritardo è più evidente. Negli ultimi tre anni il miglioramento medio annuo dell’intensità energetica globale è rimasto appena sotto il 2%. Per centrare l’obiettivo del raddoppio entro il 2030, fissato dal Global Stocktake della COP28, servirebbe circa il 4%. Con le politiche attuali (PES) il tasso arriverebbe a circa il 3% annuo nel 2026-2030. Lo Scenario 1,5 °C richiede invece più del 4% l’anno fino al 2030, per compensare anche il ritardo accumulato.

Un sistema elettrificato e rinnovabile, con veicoli elettrici, pompe di calore e tecnologie industriali elettriche, offre più mobilità, comfort e produzione con meno energia primaria e finale. IRENA sottolinea che il calo dei consumi primari nello scenario 1,5 °C non significa meno attività economica o meno servizi energetici, ma riflette un sistema più efficiente. Elettrificazione rinnovabile ed efficienza insieme potrebbero valere circa un terzo delle riduzioni cumulate di CO₂ fra il 2026 e il 2050.

L’elettrificazione però non basta. Prestazioni energetiche degli edifici, standard per gli apparecchi, processi industriali efficienti, sistemi di trasporto, gestione della domanda e comportamenti degli utenti restano determinanti. Il rapporto avverte che, se l’efficienza non accelera mentre la domanda elettrica cresce, serviranno molta più generazione rinnovabile, molte più infrastrutture e più investimenti per erogare gli stessi servizi. Sulla domanda pesano anche nuovi carichi come la mobilità elettrica, il raffrescamento durante ondate di calore sempre più frequenti e soprattutto i data center legati all’intelligenza artificiale. Questi ultimi sono grandi, concentrati geograficamente e crescono più in fretta delle infrastrutture di rete.

Elettrificazione degli edifici al 77% nel 2050, trasporti al 50% e industria al 40%

Per IRENA il settore degli edifici è una delle migliori opportunità di elettrificazione nel breve periodo. Nello Scenario 1,5 °C l’elettricità coprirebbe il 77% dei consumi finali degli edifici entro il 2050, grazie a pompe di calore, cottura elettrica, produzione elettrica di acqua calda sanitaria e apparecchi più efficienti. Insieme al miglioramento delle prestazioni dell’involucro, questo ridurrebbe emissioni e domanda complessiva di energia, migliorerebbe la qualità dell’aria e abbasserebbe i costi energetici. La capacità delle pompe di calore residenziali salirebbe da circa 1.500 GW nel 2025 a circa 8.900 GW nel 2030. Il rapporto ricorda che la diffusione delle rinnovabili termiche negli edifici dipende da strumenti normativi come i codici edilizi e gli obblighi di integrazione del solare termico.

La quota di elettricità nei consumi del settore trasporti passerebbe dall’1,5% attuale a quasi il 50% nel 2050. A fine 2025 circolavano circa 78 milioni di auto elettriche e ibride plug-in, e nello scenario 1,5 °C diventerebbero quasi un miliardo entro il 2035. L’industria seguirebbe percorsi più differenziati, perché acciaio, cemento e chimica hanno bisogno di calore ad alta temperatura. La sua quota di elettrificazione salirebbe a circa il 40% nel 2050, attraverso motori elettrici, pompe di calore industriali, forni elettrici e processi elettrochimici. Idrogeno rinnovabile e combustibili di origine rinnovabile coprirebbero gli usi in cui l’elettrificazione diretta non è tecnicamente o economicamente praticabile.

Anche le traiettorie regionali sono diverse. Nell’Unione europea l’elettricità arriverebbe a circa il 64% dei consumi finali nel 2050. Secondo IRENA, in Europa la difficoltà principale è integrare le rinnovabili con l’elettrificazione della domanda, e la capacità di rete è già il vincolo principale, con fenomeni di curtailment in diversi Stati membri. Nel 2025 l’Europa ha aggiunto 85 GW di capacità rinnovabile e ha raggiunto 1.071 GW installati, quasi il 9% in più rispetto al 2024. Per restare in linea con lo Scenario 1,5 °C dovrebbe raddoppiare la capacità entro il 2035 e quadruplicarla entro il 2050. Servirebbero investimenti cumulati per 5.900 miliardi di dollari fra il 2026 e il 2050.

Investimenti, benefici economici e sette priorità per il decennio al 2035

Lo Scenario 1,5 °C richiede investimenti e spese cumulati per oltre 256.000 miliardi di dollari fra il 2026 e il 2050 (a prezzi 2025), circa 10.300 miliardi l’anno. Sono circa 78.000 miliardi in più rispetto al PES. Rispetto all’edizione 2023 del rapporto il fabbisogno annuo è cresciuto di circa 3.800 miliardi.

Scenario 1,5 °C richiede investimenti e spese cumulati per oltre 256.000 miliardi di dollari fra il 2026 e il 2050 (a prezzi 2025), circa 10.300 miliardi l’annoScenario 1,5 °C richiede investimenti e spese cumulati per oltre 256.000 miliardi di dollari fra il 2026 e il 2050 (a prezzi 2025), circa 10.300 miliardi l’anno
Fonte IRENA

Secondo IRENA l’aumento riflette i ritardi accumulati, una copertura regionale più dettagliata, i costi tecnologici aggiornati e le misure aggiuntive dello scenario rivisto. La distribuzione geografica degli investimenti resta molto squilibrata. Cina ed economie avanzate assorbono la gran parte delle risorse, mentre Africa e Paesi meno sviluppati ne ricevono una quota marginale nonostante il potenziale rinnovabile e la domanda in crescita. Nell’Africa subsahariana oltre 565 milioni di persone non hanno ancora accesso all’elettricità.

Il rapporto sostiene che la transizione conviene anche sul piano economico. Nello Scenario 1,5 °C il PIL mondiale sarebbe in media più alto dell’1,1% l’anno rispetto al PES, con un guadagno cumulato di circa 47.000 miliardi di dollari al 2050. Nel DES il differenziale sarebbe dello 0,7%, pari a circa 32.000 miliardi. Gli investimenti sono il principale motore di questi guadagni, perché stimolano costruzioni, manifattura, ingegneria e servizi. I prezzi finali dell’elettricità, nel DES, sarebbero più bassi del 9% al 2035 e del 15% al 2050 rispetto al PES. Gli occupati nelle rinnovabili passerebbero da poco più di 16 milioni nel 2024 a circa 84,2 milioni nel 2050, oltre cinque volte tanto, e il fotovoltaico resterebbe il primo datore di lavoro con 38,3 milioni di addetti.

IRENA ammette però che i benefici di lungo periodo non eliminano le pressioni di breve termine sulle famiglie. Nel DES il reddito reale delle famiglie resta sotto i livelli del PES nei primi anni. Pesano gli investimenti concentrati all’inizio, la dinamica dei prezzi energetici e misure come il carbon pricing e la riforma dei sussidi ai fossili. Il reddito migliora nettamente dopo il 2030-2035 e arriva a circa l’1,6% sopra il PES nel 2050. «La qualità della transizione conterà quanto la sua velocità», ha commentato La Camera. «Accessibilità economica, protezione sociale ed equo accesso alle opportunità devono essere integrati nell’attuazione fin dall’inizio, per mantenere il consenso pubblico».

Per i prossimi dieci anni il rapporto indica sette priorità d’azione:

  • pianificazione integrata e quadri di mercato che allineino rinnovabili, elettrificazione, infrastrutture e investimenti;
  • roadmap di transizione costruite sulle caratteristiche di ciascun Paese, che combinino rinnovabili, elettrificazione, efficienza, combustibili sostenibili e politiche di transizione giusta;
  • investimenti in reti di trasmissione e distribuzione, accumuli, flessibilità e infrastrutture digitali, accompagnati da riforme di mercato che remunerino flessibilità e servizi di sistema;
  • strategie industriali integrate per filiere delle tecnologie pulite competitive e catene del valore domestiche e regionali;
  • quadri normativi e di investimento stabili per ridurre il costo del capitale e mobilitare capitali privati, soprattutto nei Paesi emergenti;
  • politiche per tutelare l’accessibilità economica per le famiglie, la protezione sociale e ambientale e la partecipazione delle comunità;
  • cooperazione internazionale su trasferimento tecnologico, diversificazione delle filiere e accesso a finanza a costi sostenibili.

Il rapporto osserva che la COP 28 si è concentrata su rinnovabili ed efficienza, la COP29 su reti e flessibilità e la COP30 sui combustibili sostenibili. Il lato della domanda ha ricevuto meno attenzione. Per questo IRENA propone di fare dell’elettrificazione degli usi finali un pilastro esplicito dell’agenda internazionale fino al 2035, come collegamento fra l’espansione dell’offerta elettrica pulita e la trasformazione di trasporti, edifici e industria. Secondo l’agenzia, il decennio che si apre dipenderà dalla capacità di realizzare gli obiettivi già fissati più che dall’annuncio di nuove ambizioni di lungo periodo.

FAQ World Energy Transition Outlook

Che cos’è il World Energy Transition Outlook 2026 di IRENA?

È il rapporto con cui l’International Renewable Energy Agency analizza le traiettorie di trasformazione del sistema energetico mondiale al 2050. L’edizione 2026 confronta tre scenari (PES, DES e Scenario 1,5 °C rivisto) e individua nell’elettrificazione dei consumi con fonti rinnovabili la priorità per il decennio fino al 2035.

Quanta capacità rinnovabile serve per rispettare l’obiettivo di 1,5 °C?

Secondo IRENA la capacità rinnovabile globale dovrebbe passare dai 5,2 TW del 2025 a 18,4 TW nel 2035 e a 38,2 TW nel 2050. Servono aggiunte nette superiori a 1,3 TW l’anno, contro i 693 GW record installati nel 2025.

Perché l’elettrificazione migliora l’efficienza energetica?

Le tecnologie elettriche come pompe di calore, veicoli elettrici e forni industriali elettrici erogano gli stessi servizi con meno energia finale rispetto ai sistemi a combustione, che disperdono molto calore. IRENA stima che elettrificazione rinnovabile ed efficienza insieme possano valere circa un terzo delle riduzioni cumulate di CO₂ fra il 2026 e il 2050.

Che ruolo hanno gli edifici negli scenari IRENA?

Gli edifici sono una delle maggiori opportunità di elettrificazione nel breve periodo. Nello Scenario 1,5 °C l’elettricità coprirebbe il 77% dei loro consumi finali entro il 2050, grazie a pompe di calore, cottura e acqua calda elettriche e apparecchi efficienti, insieme al miglioramento delle prestazioni dell’involucro.

Quanto costa la transizione secondo IRENA e quali benefici porta?

Lo Scenario 1,5 °C richiede investimenti e spese per oltre 256.000 miliardi di dollari fra il 2026 e il 2050, circa 10.300 miliardi l’anno. In cambio il PIL mondiale sarebbe in media più alto dell’1,1% l’anno rispetto alle politiche attuali, con un guadagno cumulato di circa 47.000 miliardi di dollari. Gli occupati nelle rinnovabili supererebbero gli 84 milioni nel 2050.

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