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VENEZIA, PADOVA e ROVIGO – L’intelligenza artificiale si sta ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore sanitario, offrendo nuove opportunità per migliorare la qualità dell’assistenza e rendere più efficaci i percorsi di cura. Una trasformazione che porta con sé anche interrogativi sulle competenze necessarie, sulle responsabilità dei professionisti e sulla protezione dei pazienti. Temi sui quali richiama l’attenzione l’Ordine dei Fisioterapisti (OFI) di Venezia, Padova e Rovigo, in vista dell’entrata in vigore, il prossimo 23 ottobre, del decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua la normativa italiana al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, noto come AI Act.
Tra le disposizioni di maggiore interesse per le professioni sanitarie figura l’articolo 51, che prevede specifici percorsi di alfabetizzazione e formazione sull’intelligenza artificiale nell’ambito dell’Educazione continua in medicina (ECM). Spetterà alla Commissione nazionale per la formazione continua definire, entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, la percentuale dell’obbligo formativo individuale triennale da destinare a questa materia.
Un passaggio che, secondo l’Ordine, rappresenta un’occasione importante per accompagnare i professionisti sanitari nell’evoluzione tecnologica, fornendo loro gli strumenti necessari per utilizzare l’IA in modo consapevole e appropriato.
«L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per l’evoluzione delle professioni sanitarie, ma dobbiamo imparare a conoscerla e utilizzarla con consapevolezza», sottolinea Angelo Papa, presidente dell’OFI di Venezia, Padova e Rovigo. «Non basta avere a disposizione strumenti tecnologicamente avanzati: bisogna comprenderne le potenzialità, conoscerne i limiti e saper valutare i rischi connessi al loro impiego. Per questo consideriamo molto importante che la formazione sull’IA trovi uno spazio specifico e strutturato nell’aggiornamento dei professionisti sanitari».
Dalla valutazione clinica alla riabilitazione personalizzata
Anche nel campo della fisioterapia le applicazioni dell’intelligenza artificiale possono essere numerose. I sistemi digitali possono supportare la valutazione clinica, il monitoraggio degli esiti, la pianificazione degli interventi riabilitativi e la personalizzazione dei trattamenti, oltre a contribuire alla gestione delle informazioni e all’organizzazione dei processi assistenziali.
Si tratta di strumenti che, se affidabili e utilizzati correttamente, possono favorire una maggiore appropriatezza delle cure e offrire un supporto al lavoro quotidiano dei professionisti. Il loro impiego richiede, tuttavia, una valutazione attenta dei risultati prodotti e un controllo costante da parte di chi opera direttamente con il paziente.
Rimane quindi centrale una questione: quale ruolo deve avere l’intelligenza artificiale nelle decisioni cliniche e quali responsabilità continuano a ricadere sul fisioterapista?
Su questo punto il presidente Angelo Papa è chiaro: «La tecnologia deve essere un supporto al professionista, non un sostituto del suo giudizio clinico. Un sistema di intelligenza artificiale può fornire informazioni, elaborare dati e suggerire indicazioni utili, ma spetta sempre al fisioterapista valutarne criticamente i risultati e decidere se e come utilizzarli nel percorso di cura».
La responsabilità professionale, prosegue Papa, non può essere affidata a un algoritmo. Allo stesso modo, nessuna innovazione può prendere il posto della relazione umana, fondata sull’ascolto, sulla fiducia e sull’attenzione alle esigenze individuali. Elementi che restano fondamentali in un percorso riabilitativo efficace e costruito sulle necessità della persona assistita.
Privacy, etica e sicurezza al centro dell’innovazione
Accanto alla preparazione tecnica, la diffusione dell’intelligenza artificiale impone una riflessione sugli aspetti giuridici, etici e deontologici. La tutela dei dati personali e delle informazioni sanitarie, la trasparenza degli strumenti, la sicurezza dei sistemi e il rispetto dei diritti dei pazienti devono accompagnare ogni fase dell’innovazione.
Per i professionisti diventa quindi essenziale saper distinguere le situazioni nelle quali l’utilizzo dell’IA può offrire un contributo concreto da quelle in cui potrebbe introdurre rischi o criticità. La tecnologia, in altre parole, deve essere adottata sulla base di criteri di appropriatezza e sicurezza, senza perdere di vista le caratteristiche e i bisogni della singola persona.
In questo contesto, anche alla luce delle nuove disposizioni sulla formazione in materia di intelligenza artificiale, l’OFI di Venezia, Padova e Rovigo considera prioritario accompagnare i propri iscritti attraverso iniziative informative sulle novità normative e percorsi di aggiornamento strettamente collegati alla pratica professionale.
L’obiettivo è promuovere una cultura dell’innovazione che sappia coniugare competenze tecnologiche, responsabilità professionale e qualità dell’assistenza, evitando che i nuovi obblighi formativi si trasformino in un semplice adempimento burocratico.
«La vera sfida non è soltanto introdurre nuove tecnologie, ma mettere i professionisti nelle condizioni di utilizzarle bene», conclude Angelo Papa. «La formazione deve offrire competenze concrete, utili nella pratica quotidiana, e aiutare i fisioterapisti ad affrontare il cambiamento con preparazione e senso critico. Come Ordine vogliamo contribuire a questo percorso, promuovendo informazione, aggiornamento e consapevolezza».
La direzione indicata dall’Ordine è dunque quella di un’innovazione guidata dalla competenza e dalla responsabilità, nella quale gli strumenti digitali possano migliorare l’assistenza senza mettere in secondo piano la sicurezza, la qualità delle cure e il rapporto tra professionista e paziente. Perché, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, la persona assistita deve restare al centro di ogni decisione sanitaria.
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