#Finsubito news dalla rete – L’offensiva trumpiana contro l’aborto travolge tutto il mondo – Coumba Kane


Il 15 settembre la Caucus room, una delle sale più prestigiose del congresso statunitense, ha ospitato un pranzo fuori dal comune. Tra i 180 invitati c’erano stretti collaboratori del presidente Donald Trump e alcuni degli esponenti più intransigenti del Partito repubblicano. A tavola sedevano anche una decina di ambasciatori e di leader cristiani evangelici. L’internazionale reazionaria si era riunita per celebrare il sesto anniversario di un documento per loro di grande importanza. La Dichiarazione di consenso di Ginevra, un testo di tre pagine scritto su iniziativa della prima amministrazione Trump nell’ottobre 2020, a margine dell’assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), proclama il primato del “diritto alla vita” e afferma che “non esiste un diritto internazionale all’aborto”. Ventidue paesi, tra cui cinque promotori (Ungheria, Uganda, Brasile, Egitto e Indonesia), avevano sostenuto l’iniziativa statunitense.

Sei anni dopo i paesi che hanno aderito sono saliti a 46, tra cui Russia, Arabia Saudita e Burkina Faso. Per Washington, promotrice di questa alleanza eterodossa, l’obiettivo è far sentire la voce degli oppositori all’aborto nelle istituzioni internazionali.

“La mia amministrazione difenderà sempre la dignità della vita umana, la salute e il benessere delle donne, la forza della famiglia”, ha scritto Trump in un messaggio letto in occasione del pranzo da Vince Haley, uno dei suoi consiglieri politici. “Insieme porteremo avanti questi princìpi e costruiremo un futuro più solido, sano e prospero per le generazioni future”.

L’offensiva incentrata sulla Dichiarazione di consenso di Ginevra risponde alla nuova strategia sanitaria globale del governo statunitense, l’America first global health. Dopo lo smantellamento dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid), gli aiuti umanitari sono stati sostituiti da accordi bilaterali, che rispondono agli interessi di Washington. Il rifiuto di finanziare la promozione o la pratica dell’aborto è uno dei punti chiave.

Anche se gli Stati Uniti continuano a erogare denaro per le emergenze, come l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la svolta pro-life è ormai avviata. Gran parte dei fondi pubblici sarà destinata a organizzazioni umanitarie evangeliche ben radicate in Africa e in Sudamerica.

Il 6 agosto il dipartimento di stato ha annunciato lo stanziamento di due miliardi di dollari (circa 1,8 miliardi di euro) destinati esclusivamente alle ong cristiane statunitensi attive nelle aree di conflitto. È la “quota più alta di aiuti esteri assegnata a organizzazioni religiose in più di vent’anni”, ha dichiarato con soddisfazione il governo.

L’annuncio è stato criticato dalle organizzazioni laiche e in generale suscita preoccupazione. “Uno stanziamento colossale rafforzerà queste organizzazioni ultraconservatrici in materia di salute sessuale”, nota Claire Provost, condirettrice dell’Istituto per il giornalismo e il cambiamento sociale, un’associazione senza scopo di lucro che tiene traccia dei flussi finanziari, sempre più consistenti, della destra cristiana statunitense in Africa. “Tra il 2019 e il 2022 abbiamo stimato che 17 di queste ong abbiano riversato 16,5 milioni di dollari in Africa. Iniettare due miliardi di dollari di denaro pubblico è un fatto senza senza precedenti. L’agenda anti-gender e contro i diritti è ormai istituzionalizzata negli Stati Uniti”.

Washington ha inserito la Dichiarazione di consenso di Ginevra nella sua diplomazia sanitaria. Nell’agosto 2026, per la prima volta dall’adozione del testo, la sua promozione è stata affidata al dipartimento affari internazionali del ministero della salute. A guidarlo c’è l’attivista antiabortista Bethany Kozma. Collaboratrice del Project 2025, una sorta di tabella di marcia del secondo mandato Trump, Kozma ha moltiplicato i viaggi all’estero per promuovere la carta. Ad agosto è stata in Argentina, poi in Honduras. Entrambi i paesi hanno aderito alla dichiarazione poche settimane dopo.

L’amministrazione Trump può contare su un’altra ambasciatrice molto solerte, Valerie Huber. Ex dirigente del ministero della salute, Huber oggi dirige l’Istituto per la salute delle donne, finanziato in gran parte da fondi di filantropi cristiani. Negli ultimi mesi ha fatto il giro delle ambasciate sudamericane e africane a Washington per convincere altri paesi a firmare la Dichiarazione di consenso di Ginevra, di cui è una delle artefici.

Nell’ottobre 2023 Huber era andata in Ciad, dove era stata ricevuta dal primo ministro Saleh Kebzabo e dalla ministra delle donne Kitoko Gata Ngoulou. Ai nuovi aderenti, Huber propone di firmare un protocollo d’intesa quinquennale che include l’accesso al programma Protego, gestito dal suo istituto e che mira ad adeguare le leggi di un paese allo spirito della Dichiarazione.

Il caso

I contraccettivi abbandonati in Belgio

Nell’estate del 2025 il quotidiano britannico The Guardian aveva rivelato che, in nome delle politiche a favore della procreazione, l’amministrazione Trump voleva distruggere milioni di contraccettivi femminili, tra cui dispositivi intrauterini, comprati dall’agenzia Usaid e destinati a cinque paesi africani (Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Tanzania, Zambia e Mali). La notizia era stata confermata dal dipartimento di stato di Washington. Lo stock, del valore di 8,6 milioni di euro, era immagazzinato in Belgio.

Da allora, scrive Le Monde, non è cambiato molto: i contraccettivi si trovano ancora in due magazzini belgi e una parte è scaduta. Il Belgio e organizzazioni internazionali come Msi reproductive choices si sono proposte di occuparsi della distribuzione o di ricomprarli dagli Stati Uniti. Le autorità di Washington, però, non hanno dato risposta, anche se secondo alcune stime lo stoccaggio di quelle merci gli costa circa 25mila dollari al mese.


La campagna antiabortista statunitense va di pari passo con una politica volta a ostacolare l’accesso ai contraccettivi. Da quando Usaid ha sospeso i fondi, la pianificazione familiare a livello mondiale ha subìto un taglio di 140 milioni di dollari, come stima l’ong Msi reproductive choices.

L’organizzazione rileva carenze nelle scorte di contraccettivi pari in media al 35 per cento in Africa. La percentuale raddoppia in Nigeria, un gigante demografico in piena espansione. Anche il blocco delle scorte di contraccettivi statunitensi in Belgio, su ordine di Washington, ha aggravato le difficoltà.

“Temiamo una convergenza tra l’agenda nazionalista cristiana e la politica del governo statunitense”, avverte Sarah Shawn, di Msi reproductive choices. “Il programma di aiuti internazionali rischia di essere completamente stravolto. Migliaia di donne dovranno interrompere gli studi a causa di gravidanze non pianificate. Senza dimenticare quelle che moriranno a causa di aborti non sicuri”.

Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, la mancata compensazione degli aiuti statunitensi in materia di pianificazione familiare tra il 2025 e il 2030 provocherà tra i 40 e i 55 milioni di gravidanze non pianificate, e tra i 12 e i 16 milioni di aborti a rischio.

Nella sua crociata l’amministrazione Trump ha trovato in Africa un terreno fertile. Più della metà dei paesi del continente ha aderito alla Dichiarazione di consenso di Ginevra.

Per questi paesi, come per altri firmatari, il punto non è solo ottenere fondi ma entrare in una rete diplomatica allineata agli Stati Uniti, difendendo allo stesso tempo valori tradizionali. “Come paesi in via di sviluppo, abbiamo tutto da guadagnare dall’adesione alla dichiarazione, tanto più che gli aiuti internazionali sono crollati”, spiega un diplomatico africano. “Così rafforziamo le nostre relazioni con gli Stati Uniti, con cui condividiamo la stessa idea di famiglia. E sentiamo che la nostra sovranità è rispettata”.

L’Uganda, pioniere in questa alleanza tra organizzazioni della destra cristiana e poteri locali ultraconservatori, è stata un laboratorio. In questo paese, dove l’omofobia sancita dallo stato precede la firma della Dichiarazione del consenso di Ginevra, nel 2023 è stata varata una Carta africana per la famiglia, la sovranità e i valori africani. Discussa nel corso di incontri tra parlamentari africani, condanna la contraccezione e l’aborto, e ha lo scopo di modificare le leggi nazionali. È ampiamente ispirata alla Dichiarazione di consenso di Ginevra.

“Anche se la Dichiarazione di consenso di Ginevra non ha valore giuridico, esercita una forte influenza poiché arriva dal paese più potente del mondo”, osserva Shawn. “La carta è stata elaborata da Family watch international, un’organizzazione che affonda le radici nella chiesa mormone negli Stati Uniti. Se venisse adottata, i diritti di milioni di donne sposate o single, e delle persone lgbt+ sarebbero calpestati a vantaggio dei diritti della famiglia eterosessuale”. Dopo una quarta conferenza organizzata ad Accra a giugno, i promotori della Carta sperano che l’Unione africana adotti il testo nel febbraio 2027.

(Traduzione di Andrea De Georgio)

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