#Finsubito news dalla rete – le nuove regole ICC per le imprese


I forti cambiamenti del commercio internazionale sono stati al centro del 4° ICC Italia Arbitration Forum, che si è tenuto a Milano il 7 ottobre.

Tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e rotte strategiche sotto pressione stanno ridisegnando gli equilibri del commercio internazionale, rendendo sempre più complesso per le imprese operare sui mercati globali. La certezza delle regole, la prevenzione dei contenziosi e strumenti efficaci per risolvere le controversie diventano dunque fattori cruciali.

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L’arbitrato internazionale entra così in una nuova fase: dal 1° giugno 2026 sono in vigore le nuove ICC Arbitration Rules, destinate a incidere concretamente sul modo in cui imprese, legali interni, avvocati e arbitri gestiscono le dispute oltreconfine.

Un ambito, quello dell’arbitrato internazionale e delle dinamiche commerciali globali, nel quale la International Chamber of Commerce (ICC), fondata a Parigi nel 1919, svolge in questo ambito un ruolo cruciale, essendo, non a caso, la più grande organizzazione mondiale di imprese, con oltre 45 milioni di aziende rappresentate in più di 170 Paesi.

ICC Italia, associazione senza scopo di lucro e comitato nazionale dell’organizzazione, promuove un sistema aperto di commercio e investimenti internazionali, favorendo regole condivise e una gestione responsabile dell’attività d’impresa. Economy ha incontrato, in occasione del 4° ICC Italia Arbitration Forum, a Milano, Barbara De Donno, Segretaria Generale di ICC Italia e professoressa alla Luiss Guido Carli, per approfondire le sfide del commercio globale, le novità dell’arbitrato internazionale e quali scenari attendono le imprese all’interno dei forti cambiamenti in atto degli scambi e dei mercati.

Barbara De DonnoBarbara De Donno
Barbara De Donno è Segretaria Generale di ICC Italia e professoressa alla Luiss Guido Carli.

Considerando lo scenario attuale e i forti cambiamento in atto nel commercio internazionale, quali sono le maggiori difficoltà delle imprese e quali le maggiori sfide per il futuro?

Il commercio internazionale attraversa una fase di profonda trasformazione, segnata da tensioni geopolitiche, protezionismo, incertezza normativa e ridefinizione delle catene globali del valore. Le imprese affrontano nuove barriere commerciali, sanzioni e rischi per gli approvvigionamenti. La crisi dello Stretto di Hormuz dimostra quanto la sicurezza delle rotte sia essenziale per energia, materie prime e filiere industriali. La sfida è governare l’incertezza senza rinunciare all’internazionalizzazione, diversificando mercati e fornitori e rafforzando la gestione dei rischi. Occorre però preservare un sistema commerciale aperto e fondato su regole condivise. È la missione di ICC, fondata nel 1919 anche da imprenditori italiani, che si definirono “Merchants of Peace”, che interviene sulle grandi questioni globali: dall’esportazione del grano ucraino alle politiche tariffarie statunitensi, dalla crisi del multilateralismo alla riforma del WTO. Non è un caso che il Segretario Generale John Denton partecipi alla Task Force ONU per ripristinare flussi commerciali sicuri attraverso Hormuz, cruciali anche per fertilizzanti e sicurezza alimentare.

L’arbitrato internazionale entra in una nuova fase con l’entrata in vigore delle nuove norme e questo è stato anche il focus principale del vostro recente Forum a Milano. Come tutto ciò impatta sulle aziende e come prevenire e gestire il contenzioso nella crescente complessità geopolitica?

Le nuove ICC Arbitration Rules, in vigore da giugno 2026, rendono l’arbitrato più efficiente e flessibile, grazie anche al contributo di ICC Italia alla loro elaborazione. Le innovazioni comprendono digitalizzazione, early determination, ampliamento delle procedure accelerate, nuove Highly Expedited Arbitration Provisions e maggiori obblighi di trasparenza degli arbitri. L’obiettivo è assicurare tempi e costi più prevedibili, salvaguardando le garanzie procedurali. Ma la prevenzione del contenzioso inizia dalla redazione dei contratti. Sono essenziali clausole appropriate su arbitrato, forza maggiore, hardship, revisione dei prezzi e trade compliance. ICC contribuisce inoltre a elaborare standard che facilitano gli scambi: dagli Incoterms alle regole sul credito documentario e sulle garanzie bancarie. In un contesto geopolitico complesso, prevenzione, arbitrato e ADR (Alternative Dispute Resolution, ndr) devono essere parte integrante della gestione del rischio d’impresa.

Un bilancio dell’ultimo Forum di Milano? Quali le criticità e i temi più importanti emersi?

Il bilancio del quarto ICC Italia Arbitration Forum, svoltosi il 7 ottobre, è molto positivo. Il titolo, “New Rules, New Challenges, New Opportunities”, ha riassunto i temi del confronto tra istituzioni arbitrali, imprese, professionisti e accademici. Claudia Salomon, Presidente dell’ICC International Court of Arbitration, ha illustrato le prime esperienze applicative delle nuove regole. Due i temi centrali: l’equilibrio tra efficienza, contenimento dei costi e garanzie procedurali, nonché le esigenze delle controversie nei settori strategici come difesa, aerospazio e alta tecnologia, caratterizzate da informazioni sensibili, rapporti con Stati e vincoli regolatori. Il contributo di Eni, GE Vernova, Leonardo e Fincantieri ha valorizzato la prospettiva delle imprese. Significativo anche l’Executive lunch con oltre 40 General Counsel di importanti società. Il risultato principale è stato quello di rafforzare il dialogo tra la Corte ICC e gli users dell’arbitrato, per rendere le regole sempre più rispondenti alle esigenze produttive.

Plenaria Forum ICC ItaliaPlenaria Forum ICC Italia
Fra i temi centrali del Forum, l’equilibrio tra efficienza, contenimento dei costi e garanzie procedurali e la controversie in settori strategici come difesa, aerospazio e alta tecnologia.

Di fianco alle difficoltà oggettive ci sono anche nuove opportunità. Ma a quali condizioni?

Le trasformazioni globali offrono opportunità a chi sa innovare e diversificare. Penso alle economie emergenti, alle nuove filiere e agli investimenti infrastrutturali. ICC partecipa, ad esempio, alla Hand-in-Hand Initiative della FAO, favorendo il dialogo tra imprese e governi, in particolare quelli africani, con riferimento anche alla produzione e al commercio di caffè e cacao. Un’opportunità decisiva è la digitalizzazione del commercio internazionale: documenti elettronici, logistica, dogane e trade finance possono ridurre tempi, costi e burocrazia. È importante, in questa prospettiva, il percorso italiano verso l’attuazione della Model Law UNCITRAL sugli Electronic Transferable Records (con particolare riferimento alla polizza di carico). Servono però in ogni ambito regole condivise, stabilità normativa, investimenti e strumenti di gestione dei rischi, evitando che la frammentazione regolatoria penalizzi soprattutto le Pmi.

Nel concreto ICC cosa offre alle imprese?

Dal 1919 ICC è l’organizzazione mondiale delle imprese che promuovere il commercio, gli investimenti e la cooperazione internazionale. Oggi collega imprese e professionisti in una rete presente in oltre 170 Paesi. ICC Italia è la porta di ingresso italiana al mondo globale di ICC. Le nostre iniziative seguono tre direttrici: dare voce alle imprese, contribuire alle regole del commercio globale e offrire strumenti operativi. Attraverso ICC si partecipa al dialogo con l’ONU, il WTO, il WCO, l’OCSE, il G20 e il B20. Sul piano operativo, ICC mette a disposizione Incoterms, regole bancarie internazionali, clausole contrattuali modello e strumenti di arbitrato e ADR. Le Commissioni tematiche di ICC Italia consentono inoltre a imprese ed esperti italiani di contribuire ai lavori globali in materia di digitalizzazione, sostenibilità, trade finance, concorrenza e anticorruzione. Il valore aggiunto consiste nel permettere alle imprese non soltanto di conoscere le regole, ma anche di partecipare alla loro definizione.

Quali obiettivi vi ponete come ICC Italia nel medio e lungo termine?

ICC Italia si propone come riferimento per le imprese internazionalizzate e interlocutore qualificato delle istituzioni, ampliando la partecipazione italiana alle Commissioni e ai gruppi di lavoro globali. Nell’arbitrato si organizzano gruppi nazionali collegati a quelli internazionali, dedicati ai tempi e ai costi delle procedure, alle controversie con Stati ed enti pubblici e all’utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale. ICC Italia prosegue poi il dialogo istituzionale anche attraverso i Global Trade Talks, giunti nel 2026 alla terza edizione presso la Luiss Guido Carli, e l’impegno su digitalizzazione, semplificazione documentale e modernizzazione del trade finance, con attenzione alle Pmi. Centrale è anche il coinvolgimento delle nuove generazioni di professionisti e manager. L’ambizione è rendere le imprese italiane protagoniste nella definizione delle regole economiche internazionali, nella convinzione che un commercio aperto e fondato su regole condivise resti uno strumento essenziale di crescita, cooperazione e stabilità. È la missione di ICC fin dalle origini, oggi più attuale che mai.

Vincenzo Petraglia


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