In località Capannaccio, la striscia di terra periferica che segna il confine naturale tra il Comune di Anagni e il territorio di Sgurgola, oggi campeggiano i nastri bicolore e i sigilli ufficiali apposti dagli agenti. Il nucleo di Polizia Giudiziaria della Polizia Locale di Anagni ha infatti formalizzato il sequestro giudiziario di un’intera area destinata alla realizzazione di un impianto per la produzione di biometano. Una decisione drastica ma inevitabile, arrivata al termine di un accurato giro di vite e di verifiche incrociate condotte dagli uffici tecnici municipali.
Al centro del provvedimento c’è il progetto di un biodigestore agricolo, una struttura concepita per trattare i sottoprodotti delle coltivazioni e gli scarti zootecnici attraverso procedimenti di decomposizione anaerobica. Un’opera di ingegneria industriale che però, all’atto pratico, avrebbe saltato un passaggio fondamentale sul piano della legittimità edilizia. Se è vero che la società titolare del progetto aveva a suo tempo ottenuto la Procedura Abilitativa Semplificata, nota in ambito burocratico come PAS, al quadro autorizzativo mancavano ancora ulteriori autorizzazioni affinché divenisse operativa.
La discrepanza tra i titoli presentati e le opere avviate sul campo aveva già spinto il responsabile del Servizio Tecnico Urbanistico dell’ente ad adottare un primo provvedimento cautelare. Lo scorso 21 settembre era infatti stata firmata un’ordinanza di sospensione immediata delle attività. Ma l’evoluzione della vicenda, dinanzi al prosieguo degli accertamenti sul terreno, ha richiesto l’intervento definitivo della Polizia Locale di Anagni, trasformando la prescrizione amministrativa in un formale blocco penale e giudiziario dell’area di cantiere. Ora la palla passa ai legali dell’impresa esecutrice, che dovranno valutare se proporre ricorso al tribunale del riesame per chiedere la sospensiva del sequestro, nel tentativo di integrare la documentazione edilizia mancante e sanare la propria posizione di fronte alle istituzioni cittadine.
La notizia dell’apposizione dei sigilli ha immediatamente scosso la comunità locale, riaccendendo un focolaio di tensione mai spento del tutto. La zona di località Capannaccio e l’intero comprensorio al confine con Sgurgola rappresentano da anni un quadrante delicatissimo dal punto di vista dell’equilibrio ecologico e della salute pubblica, già provato da insediamenti impattanti e vertenze ambientali mai del tutto risolte. Fin dall’annuncio dell’opera, i residenti della zona e il coordinamento delle associazioni ambientaliste avevano alzato le barricate, manifestando forte preoccupazione per le possibili ricadute sul paesaggio, sulla viabilità rurale e sulla qualità dell’aria.
Il blitz della Polizia Locale di Anagni viene accolto dai comitati civici come una conferma dei dubbi sollevati fin dai primi giorni di scavo. Per la popolazione del territorio, l’episodio dimostra quanto sia indispensabile mantenere altissimo il livello di guardia sulle dinamiche di trasformazione del paesaggio agricolo. La richiesta che sale ora dalle borgate periferiche e dai movimenti ecologisti è univoca: pretesa di totale trasparenza, rigoroso rispetto dei regolamenti vigenti e tolleranza azzerata per qualunque tentativo di accelerazione o scorciatoia burocratica ai danni della sicurezza e della tutela dell’ambiente.
Le reazioni politiche su quanto accaduto non si sono fatte attendere e a parlare, per primo, è stato Andrea Fiorito, coordinatore provinciale di Frosinone e responsabile regionale Lazio per l’UDC nei settori Infrastrutture e Trasporti: “come molti cittadini avranno modo di ricordare, circa un mese fa, grazie ad alcuni articoli di stampa ed alle segnalazioni di un gruppo di cittadini residenti in Via Capannaccio, venivo a conoscenza dell’inizio dei lavori per la realizzazione di un biodigestore in una zona prevalentemente agricola ai confini con il territorio della città di Sgurgola. Il mese scorso, avevo fatto presente ai cittadini ed alle autorità competenti che a mio modo di vedere il cantiere non poteva assolutamente operare in quanto mancante delle autorizzazioni necessarie. A supporto di ciò avevo mostrato anche un documento ufficiale ottenuto tramire accesso agli atti risalente al Gennaio 2025 che decretava l’Improcedibilità e contestualmente il Parere non favorevole dell’Ufficio Tecnico del Comune di Anagni riguardo la PAS presentata dalla società proponente per gravi carenze documentali e progettuali. Oggi la Procura ha confermato quanto da me ipotizzato disponendo il sequestro del Cantiere ed apponendo i sigilli. Rimangono però molti interrogativi ai quali si dovrà dare una risposta.Il primo e più importante è: Per quale motivo la società che voleva costruire il biodigestore manda una comunicazione di inizio lavori al SUAP del Comune di Anagni il 27 Agosto 2026 nonostante non vi fossero le autorizzazioni necessarie ed il Comune di Anagni per effettuare i dovuti controlli si muove con quasi con un mese di ritardo e solo dopo che negli articoli di stampa era stato mostrato il diniego in mio possesso? Insieme ai residenti di Via Capannaccio oggi tiriamo un sospiro di sollievo ma rimarremo vigili sull’iter per la costruzione del biodigestore e sugli sviluppi e le conseguenze che ci saranno dopo il sequestro del cantiere. Io non sono contro gli imprenditori, tutti hanno diritto di fare impresa, ma nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge”.
L’altra dichiarazione è giunta alla redazione di anagnia.com dal capogruppo in consiglio comunale di LiberAnagni, l’avv. Luca Santovincenzo: “sono anni – ha spiegato Luca – che siamo in prima linea a difesa della salute, dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini. Continueremo a farlo, senza abbassare la guardia. Il nostro territorio deve essere promosso e tutelato, non basta parlare di marketing territoriale se poi si avallano progetti simili svendendolo di fatto alle speculazioni. Le aree agricole vanno preservate e occorre investire nella forestazione urbana, nel verde pubblico e in nuove piantumazioni. L’impianto di Loc. Capannaccio non è un caso isolato. Stiamo monitorando diverse questioni, come ad esempio lo scempio che si vuole compiere alla Polveriera, il biodigestore in località Selciatella, il polo logistico di Cangiano e la produzione di esplosivi presso la ex Winchester: tutto un disegno che stravolgerebbe la nostra Città. Purtroppo, viviamo in un territorio nel quale troppo spesso si reagisce soltanto quando una criticità arriva sotto casa propria. Ma i problemi ambientali e di sicurezza riguardano tutti, e non parliamo soltanto di impianti impattanti. Per questo, chiediamo ai cittadini di partecipare, di non voltarsi dall’altra parte e di segnalarci situazioni che meritano attenzione e verifiche. La trasparenza è il primo antidoto alle speculazioni. Noi la nostra parte la facciamo nelle sedi opportune, spingendo gli organi competenti a fare il proprio dovere, come sempre.
Su quanto accaduto è intervenuto – in maniera fortemente critica – anche Valeriano Tasca, a nome di “Difendi Anagni“: “servirebbe capire come sia stato possibile che nessuno dell’amministrazione si sia accorto degli inizi dei lavori di un Biodigestore. Un’opera da milioni di euro, non una toppa di asfalto insomma. Forse erano disattenti. Certo che, come col Biodigestore ex Saxa Gres, è stato necessario che qualcuno (non dell’ amministrazione), in questo caso maggioranza e opposizione, parlasse e scrivesse su Facebook. Questo è veramente preoccupante e denota come il Consiglio Comunale sia ormai distante dalla gente di Anagni o almeno dalla sua maggioranza”
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