#Finsubito news dalla rete – Carote, il miracolo italiano… 28 centesimi al contadino, 1,46 euro al supermercato. “Ne abbiamo le balle piene”


Le carote, dicevano una volta, fanno bene alla vista. E in effetti, guardando i prezzi, aiutano a vedere benissimo quello che non funziona. Un chilo di carote viene pagato all’agricoltore 28 centesimi. Lo stesso chilo, quando arriva sullo scaffale del supermercato, costa 1 euro e 46 centesimi. Un aumento del 421%. Non male per un ortaggio che, nel frattempo, non si è trasformato in caviale.

Certo, in mezzo ci sono il trasporto, gli imballaggi, la distribuzione, i costi del commercio. Nessuno pretende che le carote si raccolgano da sole e arrivino al supermercato con le proprie gambe. Ma tra chi le coltiva e chi le compra ballano 1 euro e 18 centesimi al chilo. E la domanda è sempre la stessa: come viene distribuito quel denaro lungo la filiera?

È anche per questo che martedì 13 ottobre gli agricoltori sono scesi in piazza a Roma, davanti a Montecitorio, per la prima di cinque giornate di mobilitazione nazionale organizzate da Cia-Agricoltori Italiani. Uno slogan che non ha bisogno di grandi spiegazioni: «I conti non tornano». E soprattutto non tornano per chi lavora la terra e per chi, dall’altra parte, deve riempire il frigorifero.

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In testa alla delegazione di Cia Agricoltori delle Alpi c’era Stefano Rossotto, presidente provinciale dell’organizzazione, arrivato nella Capitale per denunciare una situazione che sta mettendo in difficoltà le imprese agricole e, contemporaneamente, svuotando le tasche delle famiglie.

Perché le carote sono soltanto l’inizio. L’uva da tavola passa da 58 centesimi al chilo riconosciuti al produttore a 2,99 euro al dettaglio: +416%. Le melanzane salgono da 62 centesimi a 2,75 euro (+344%), le pesche da 74 centesimi a 2,88 euro (+290%), i peperoni da 92 centesimi a 3,15 euro (+242%). E ancora le pere Abate, da 1,18 a 3,22 euro, le zucchine da 1,05 a 2,82 euro e la lattuga romana da 1,68 a 3,48 euro.

Sono i dati di settembre diffusi dalla Cia. Numeri che raccontano una distanza enorme tra il prezzo all’origine e quello finale. Non tutto quel divario è guadagno, naturalmente. Ma è proprio la sua distribuzione che gli agricoltori chiedono di verificare.

«A settembre l’inflazione è salita al 4,2%, ai massimi da tre anni», osserva Rossotto, ricordando che nello stesso mese i prezzi degli alimentari freschi sono aumentati del 5,5% rispetto a settembre 2025.

Fin qui, quello che succede a chi compra. Ma per chi vende il prodotto appena raccolto, la musica cambia completamente. E cambia in peggio.

Il prezzo riconosciuto ai produttori di olio extravergine d’oliva è crollato del 50%. Le susine hanno perso il 30%, albicocche e uva da tavola il 25%, il latte spot il 24%, pesche e pere il 22%, le mele il 15% e il pollo il 5%.

Insomma, quando l’agricoltore vende, i prezzi scendono. Quando il cittadino compra, salgono. Un meccanismo che può anche avere le sue spiegazioni economiche, ma che diventa difficile da digerire quando chi produce non riesce nemmeno a coprire le spese.

E le spese, intanto, corrono.

Ad agosto 2026 il gasolio agricolo costava il 40% in più rispetto a un anno prima. I fertilizzanti erano aumentati del 12%. Allargando lo sguardo al 2021, il quadro è ancora più pesante: il carburante utilizzato nelle aziende agricole, che allora costava tra 48 e 70 centesimi al litro, ha raggiunto quotazioni comprese tra 1,50 e 1,70 euro. Secondo la Cia, un rincaro del 143%. Per concimi e fertilizzanti gli aumenti oscillano, a seconda dei prodotti, tra il 40 e il 100%.

E non è che dall’altra parte del bancone vada meglio. Sempre secondo i dati diffusi dall’organizzazione, nell’ultimo anno il gasolio per gli automobilisti è aumentato del 27%, la benzina del 16% e le spese per abitazione, acqua, elettricità e gas del 9%.

Così gli agricoltori devono spendere di più per coltivare e le famiglie devono spendere di più per mangiare. Con il risultato che entrambi si ritrovano a fare i conti con soldi che non bastano.

«Non possiamo accettare che chi produce cibo venga pagato sempre meno e chi lo compra sia costretto a pagarlo sempre di più», denuncia Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d’Aosta. Il problema, sottolinea, è che molti agricoltori stanno lavorando con prezzi che non coprono neppure i costi di produzione. Una condizione che mette a rischio la sopravvivenza delle aziende.

Il presidente nazionale Cristiano Fini parla di una «tempesta perfetta», alimentata dalle guerre, dai rincari energetici e dagli effetti del cambiamento climatico. Ma avverte che non si tratta soltanto di difendere il reddito degli agricoltori. In gioco ci sono la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente e il presidio dei territori. Perché quando un’azienda agricola chiude, non scompare soltanto un’attività economica. Spesso viene abbandonato anche un pezzo di territorio che qualcuno, fino al giorno prima, coltivava e manteneva.

Da qui la scelta di portare la protesta davanti al Parlamento, cercando un’alleanza con i consumatori anziché contrapporre chi produce a chi acquista.

«Agricoltori e cittadini sono sulla stessa barca», insiste Fini, chiedendo di unire le forze contro la speculazione e le distorsioni della filiera agroalimentare.

Le richieste al Governo sono concrete: controlli più efficaci sui prezzi e sulle pratiche commerciali sleali, maggiore forza contrattuale per i produttori attraverso forme di aggregazione, valorizzazione della filiera corta e del Made in Italy. Ma anche interventi immediati sui costi: rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, fermo a maggio, utilizzare le risorse stanziate per i fertilizzanti anche per contrastare gli altri rincari e rilanciare gli incentivi di Agricoltura 4.0.

La mobilitazione proseguirà il 14, 20, 21 e 22 ottobre, con delegazioni di agricoltori provenienti da tutta Italia.

«Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma», conclude Fini.

E magari, per cominciare, la politica potrebbe prendere uno scontrino del supermercato, metterlo accanto alla fattura di un agricoltore e provare a spiegare dove finiscono quei soldi. Partendo dalle carote. Che almeno, a differenza di tante promesse, sono qualcosa di concreto.

Tag: Agricoltura, Agricoltori, Roma, Montecitorio, Cia Agricoltori Italiani, Cia Agricoltori delle Alpi, Stefano Rossotto, Gabriele Carenini, Cristiano Fini, Piemonte, Canavese, Torino, Prezzi alimentari, Caro vita, Caro gasolio, Filiera agroalimentare, Protesta agricoltori




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