La provocazione parte da CoorDown per ribadire che, come abbiamo abbandonato antiche abitudini che oggi ci sembrano assurde, così possiamo e dobbiamo evolvere anche nel linguaggio, smettendo di usare la disabilità come insulto e scegliendo parole che rispettino le persone
“Sei proprio un mongoloide!”: una frase pronunciata magari ridendo, magari tra amici, per prendere in giro qualcuno che non riesce ad aprire un barattolo. Una scena quotidiana, che in quelle quattro parole racchiude però in sé una violenza in potenza di cui dobbiamo essere consapevoli.
E’ da questo esempio, intorno cui è costruito un video al centro della campagna di sensibilizzazione “È ora di evolvere!”, che CoorDown sviluppa una provocazione in occasione dell’11 ottobre, Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down: se oggi consideriamo assurde alcune abitudini del passato, perché continuiamo a usare con disinvoltura parole che offendono e denigrano le persone con disabilità?
«Una volta si poteva fare»: la provocazione che smonta gli insulti
Nel film, la scena della cena tra amici viene interrotta dall’irruzione di Noah M. Matofsky, attore con sindrome di Down, che si rivolge direttamente alla telecamera. Il suo ragionamento è semplice e volutamente spiazzante: un tempo si potevano fare cose che oggi ci sembrano impensabili, come lavare i panni con l’urina, portare gli animali davanti a un tribunale o vendere la propria moglie al mercato. Il fatto che certe pratiche appartenessero al passato non significa che avessero senso, né che sia necessario continuare a ripeterle. Allo stesso modo, il fatto che una parola sia stata a lungo utilizzata in un certo modo non giustifica il suo impiego per umiliare qualcuno.
Il protagonista invita così a riconoscere l’assurdità di un’abitudine linguistica ancora diffusa: usare la parola con la M come sinonimo di stupidità, incapacità o inadeguatezza. Continuare a farlo, suggerisce il film, è come insistere nel lavare i panni con l’urina: un comportamento superato, che non ha ragione di essere conservato soltanto perché un tempo era normale.
Il film, nato dalla collaborazione con l’agenzia SMALL di New York e prodotto da Indiana Production, è stato realizzato in versione italiana a Milano con il doppiaggio di Noah M Matofsky da parte di Francesco Romanelli, giovane attore con sindrome di Down, di 23 anni. Grazie all’intelligenza artificiale, i movimenti labiali degli attori sono stati riallineati al parlato italiano per rendere il doppiaggio più naturale e il film più semplice da seguire.
Le parole non sono neutre: dagli stereotipi alle discriminazioni
Il problema non si esaurisce nella singola offesa o nell’intenzione di scherzare, perchè, quando una parola legata alla disabilità viene utilizzata per indicare qualcosa di negativo, contribuisce a consolidare l’associazione tra disabilità, incapacità e inferiorità. È questo il meccanismo che CoorDown invita a mettere in discussione: anche un insulto pronunciato senza la volontà esplicita di colpire una persona con sindrome di Down può contribuire a rafforzare stereotipi e a legittimare atteggiamenti discriminatori.
Non smetteremo mai di dirlo: le parole che scegliamo influenzano il modo in cui descriviamo gli altri, ciò che consideriamo accettabile e il rispetto che riconosciamo alle persone. Per questo, non basta evitare di rivolgere direttamente un insulto a una persona con disabilità: è necessario interrogarsi anche sull’uso di quelle espressioni nelle conversazioni tra amici, a scuola, sul lavoro e nello sport. Perché evolvere non significa soltanto riconoscere che certe parole sono offensive, ma anche assumersi la responsabilità di modificare le proprie abitudini e intervenire quando un insulto viene normalizzato come una battuta.
Lo spiega bene Martina Fuga, Presidente di CoorDown: “Ogni volta che si legittimano queste parole con un’alzata di spalle, con un sorriso o con il silenzio si demoliscono i diritti delle persone con sindrome di Down. Non è vero che non si può più dire nulla: si può scegliere un linguaggio che non danneggi le altre persone. E oggi evolvere è la risposta più forte a chi vorrebbe tornare indietro”.
Tempi in cui l’inclusione è minacciata
La campagna non chiede quindi di rinunciare all’ironia o di smettere di scherzare ma invita, piuttosto, a distinguere tra una battuta e una parola che trasforma una condizione personale in uno strumento per denigrare qualcuno. Un invito più che mai necessario di questi tempi, dove nel mondo si registrano preoccupanti segnali di involuzione culturale che prende di mira l’inclusione, tra ipotesi di classi differenziate e utilizzo della disabilità per ridicolizzare se non offendere.
Strumenti per aiutare questa evoluzione nei contesi quotidiani
Nel 2026 CoorDown ha sviluppato, con la collaborazione di FAIRFLAI, anche un agente di intelligenza artificiale disponibile sul sito Just Evolve per guidare gli utenti alla scoperta di ciò che significa costruire una cultura del rispetto, partendo proprio dal linguaggio utilizzato nella vita quotidiana e nelle relazioni.
Il percorso propone esempi, attività e iniziative da sperimentare nei diversi contesti della vita: a casa, negli ambienti di lavoro e nelle relazioni sociali per aiutare a individuare comportamenti concreti, da mettere in pratica e condividere, per trasformare la consapevolezza in cambiamento.
L’11 ottobre CoorDown torna nelle piazze italiane
In occasione della Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down, CoorDown sarà presente nel fine settimana dell’11 ottobre in oltre 200 piazze italiane, insieme ai volontari delle associazioni aderenti per distribuire il messaggio di cioccolato, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale. e sostenere progetti dedicati alla partecipazione attiva delle persone con sindrome di Down e le campagne di comunicazione promosse sul territorio nazionale.
L’elenco delle piazze coinvolte è disponibile sul sito di CoorDown.
Redazione
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



