TARANTO – Riportare a Taranto la costruzione di grandi navi, militari e da crociera, trasformando le potenzialità del porto, dell’Arsenale e delle imprese del territorio in una nuova prospettiva industriale e occupazionale. E farlo subito, senza attendere che venga risolta la vertenza dell’ex Ilva. È la proposta avanzata da Confartigianato Imprese Taranto, che sollecita il Governo ad aprire un confronto concreto con Fincantieri per verificare la possibilità di inserire la città ionica nei programmi di sviluppo della cantieristica nazionale.
La richiesta arriva mentre il gruppo navalmeccanico sta ridefinendo la propria organizzazione produttiva attraverso il piano industriale 2026-2030, che prevede il potenziamento delle attività legate alla Difesa e una riorganizzazione della produzione delle navi da crociera. Secondo l’associazione imprenditoriale, proprio questa fase potrebbe rappresentare un’occasione per valutare il ruolo di Taranto nella futura distribuzione delle attività industriali.
Non si tratta, nella prospettiva delineata da Confartigianato, di ottenere semplicemente nuove lavorazioni di supporto o commesse per la manutenzione delle imbarcazioni costruite in altri stabilimenti. L’obiettivo è decisamente più ampio: fare di Taranto una sede nella quale possano essere realizzate navi complete, sviluppando contemporaneamente progettazione, competenze tecniche, ricerca e attività produttive specializzate.
Una proposta che l’associazione collega direttamente alla necessità di diversificare l’economia cittadina, storicamente condizionata dal peso della grande industria siderurgica.
«La crisi dell’ex Ilva non può decidere anche i tempi della diversificazione di Taranto», sottolinea Confartigianato, mettendo in guardia dal rischio che il confronto sul futuro dello stabilimento siderurgico finisca per rinviare ancora una volta le scelte relative ad altri settori produttivi.
Per l’associazione, mentre il territorio ionico continua a confrontarsi con le difficoltà della grande fabbrica, altre realtà industriali italiane stanno già programmando gli investimenti e le produzioni dei prossimi anni. Rinviare l’avvio di nuove attività fino alla conclusione della vertenza siderurgica significherebbe, secondo Confartigianato, perdere ulteriori opportunità.
Il nodo della diversificazione economica, del resto, viene indicato come una questione rimasta irrisolta per troppo tempo. L’associazione osserva che una riflessione strutturata sul futuro produttivo alternativo alla siderurgia avrebbe dovuto essere avviata almeno 14 anni fa.
Taranto dispone di caratteristiche che potrebbero sostenere un progetto di rilancio della navalmeccanica: la presenza dei 2 mari, un grande porto, l’Arsenale della Marina Militare, aree industriali e un patrimonio di imprese già attive nella cantieristica, nella metalmeccanica e nelle lavorazioni collegate al settore navale.
Nonostante questi elementi, secondo Confartigianato, non si è ancora riusciti a costruire una filiera stabile dedicata alla realizzazione di grandi unità navali.
«Non basta elencare le potenzialità: bisogna metterle al lavoro», è il richiamo contenuto nel documento diffuso dall’associazione.
Il punto di partenza della proposta è rappresentato dalle prospettive industriali del gruppo Fincantieri. Il piano 2026-2030, richiamato da Confartigianato, prevede infatti il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani impegnati nel comparto della Difesa.
Per quanto riguarda il segmento delle navi da crociera, la programmazione contempla investimenti sul territorio nazionale e il trasferimento in Romania di una parte delle lavorazioni relative alla costruzione di sezioni e tronconi.
Si tratta di scelte destinate a incidere sull’organizzazione delle attività cantieristiche e sulla distribuzione delle produzioni. Da qui l’interrogativo posto dall’associazione tarantina: perché non verificare se anche il territorio ionico possa trovare spazio in questa riorganizzazione?
Confartigianato richiama inoltre la particolare natura societaria di Fincantieri, gruppo a controllo pubblico attraverso CDP Equity. Una circostanza che, secondo l’associazione, rende opportuno un coinvolgimento del Governo nella valutazione delle possibili prospettive industriali per Taranto.
La richiesta non intende mettere in discussione l’autonomia gestionale dell’azienda, alla quale competono le decisioni sui programmi produttivi e sugli investimenti. L’obiettivo è invece sollecitare un’iniziativa istituzionale capace di avviare una verifica tecnica ed economica sulla possibilità di insediare nuove attività di costruzione navale nella città ionica.
La questione era già stata affrontata in sede ministeriale. Confartigianato ricorda infatti che nel maggio 2025 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva indicato Fincantieri tra i soggetti proponenti investimenti a Taranto, annunciando contestualmente l’istituzione di un tavolo permanente per seguirne l’attuazione.
A quell’incontro aveva partecipato anche l’associazione imprenditoriale tarantina, che adesso chiede di conoscere quali iniziative abbiano effettivamente compiuto passi avanti.
La realizzazione di grandi navi complete viene indicata come un obiettivo ulteriore rispetto alle ipotesi già presentate nel 2025, da approfondire attraverso un percorso specifico che ne valuti concretamente la fattibilità.
Uno degli argomenti sui quali Confartigianato fonda la propria proposta riguarda la storia industriale e marittima di Taranto.
L’associazione ricorda che nell’Arsenale della Marina Militare vennero costruite navi militari dal 1894 al 1967. Successivamente le attività si sono concentrate prevalentemente sulla manutenzione delle unità navali, un settore nel quale continuano a operare anche imprese del territorio.
Questa esperienza, secondo Confartigianato, rappresenta una base di competenze dalla quale partire per verificare la possibilità di recuperare una vocazione produttiva che in passato aveva già caratterizzato la città.
Accanto all’Arsenale vengono richiamate alcune realtà industriali che potrebbero entrare nella valutazione delle infrastrutture disponibili, pur presentando caratteristiche e vincoli differenti.
Tra queste figurano gli ex Cantieri Tosi di Buffoluto, attualmente chiusi ma interessati da un progetto di recupero e adeguamento, e l’ex Yard Belleli, al centro di un percorso di riconversione legato alla nautica da diporto.
Si aggiungono le aree portuali e le aziende già attive nelle lavorazioni metalmeccaniche e cantieristiche.
Confartigianato non considera queste strutture automaticamente disponibili per ospitare la costruzione di grandi navi. Al contrario, chiede una ricognizione dettagliata che permetta di individuare quali infrastrutture siano effettivamente utilizzabili, quali interventi sarebbero necessari e quali limiti debbano essere superati.
L’obiettivo è verificare, sulla base delle condizioni reali del territorio, se esistano spazi adeguati alla costruzione di navi complete, evitando che il progetto rimanga una semplice dichiarazione di intenti.
La prospettiva indicata dall’associazione non si limita all’eventuale presenza di un grande stabilimento cantieristico. Il progetto dovrebbe favorire soprattutto la nascita e il consolidamento di una rete di fornitori e imprese specializzate, capace di generare attività economiche anche oltre le commesse di un singolo gruppo industriale.
Confartigianato cita le esperienze di Monfalcone, Marghera, La Spezia e Castellammare di Stabia, territori nei quali intorno ai cantieri navali si sono sviluppate realtà imprenditoriali impegnate nella fornitura di componenti, nella progettazione e nelle lavorazioni specialistiche.
È questo il modello che l’associazione propone di valutare per Taranto: non la semplice sostituzione di una grande fabbrica con un’altra, ma la costruzione di un sistema produttivo più articolato, nel quale le aziende locali possano acquisire competenze e autonomia.
Una delle preoccupazioni espresse riguarda proprio la possibilità di ripetere gli errori del passato, quando grandi investimenti industriali non hanno determinato, secondo Confartigianato, una crescita sufficientemente ampia di imprese autonome sul territorio.
Per evitare che ciò accada nuovamente, l’associazione propone di partire da una mappatura delle aziende già qualificate per operare nella filiera navale, distinguendole da quelle che potrebbero entrare nel settore attraverso investimenti, innovazione tecnologica e percorsi di certificazione.
Una ricognizione che dovrebbe consentire di individuare le competenze già disponibili e quelle ancora da sviluppare, accompagnando le imprese verso gli standard richiesti dalle produzioni cantieristiche.
Confartigianato sottolinea infatti che la partecipazione alle commesse industriali non può essere garantita soltanto dall’appartenenza geografica a un territorio. Occorrono qualità delle lavorazioni, organizzazione aziendale e capacità di competere sul mercato.
L’associazione si dichiara disponibile a contribuire direttamente a questo percorso, mettendo al centro le esigenze delle piccole e medie imprese locali.
La proposta contiene anche una richiesta precisa sui tempi dell’iniziativa istituzionale.
Confartigianato sollecita il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ad avviare un confronto operativo con Fincantieri, l’Autorità portuale e le altre istituzioni competenti, coinvolgendo la Marina Militare per quanto riguarda le infrastrutture e le aree di sua pertinenza.
Il primo passaggio dovrebbe consistere in una verifica delle condizioni necessarie per un eventuale insediamento produttivo.
Tra gli aspetti da approfondire figurano la disponibilità degli spazi portuali e cantieristici, le concessioni esistenti, i vincoli amministrativi e infrastrutturali, le caratteristiche dei fondali, la presenza di scali di costruzione, l’entità degli investimenti necessari e le possibili ricadute occupazionali.
Un’analisi che dovrebbe distinguere le esigenze della cantieristica militare da quelle della produzione crocieristica, trattandosi di comparti con caratteristiche differenti.
La richiesta al Governo è di fornire un primo riscontro pubblico entro 90 giorni. Confartigianato non pretende, entro questa scadenza, una decisione definitiva sull’insediamento, ma chiede che vengano indicati i soggetti coinvolti, le ipotesi da approfondire e un calendario delle attività.
«Non un altro annuncio, ma responsabilità e tempi verificabili», sottolinea l’associazione, chiedendo che il confronto si sviluppi attraverso impegni concreti e verificabili.
Il messaggio è rivolto anche alle istituzioni locali, chiamate a svolgere un ruolo attivo nella predisposizione della candidatura industriale.
Regione Puglia, Comune di Taranto, Autorità portuale, Politecnico e rappresentanze imprenditoriali dovrebbero, secondo Confartigianato, lavorare alla preparazione di un dossier documentato sulle infrastrutture disponibili, sui vincoli esistenti e sulle competenze produttive del territorio.
Un lavoro preliminare ritenuto necessario affinché Taranto possa presentare una proposta credibile e non limitarsi ad attendere decisioni assunte in altre sedi.
La diversificazione industriale proposta da Confartigianato comprende anche altri settori collegati alle attività marittime.
Tra questi viene indicato l’eolico offshore, considerato una possibile fonte di nuove opportunità per le imprese che operano nelle lavorazioni metalmeccaniche e nei servizi industriali.
L’associazione precisa che la realizzazione e la gestione delle infrastrutture eoliche in mare costituiscono una filiera distinta rispetto alla costruzione delle grandi navi. Tuttavia, le 2 attività potrebbero condividere una parte delle competenze professionali e delle capacità produttive delle aziende locali.
La prospettiva è quella di sviluppare un sistema imprenditoriale collegato all’economia del mare, capace di operare in più comparti e di ridurre la dipendenza da un’unica attività industriale.
Un capitolo specifico del documento riguarda la preparazione delle professionalità necessarie a sostenere un eventuale rilancio della cantieristica.
Confartigianato pone una questione preliminare: prima di avviare nuovi percorsi formativi occorre conoscere quali produzioni potrebbero essere realizzate sul territorio e quali competenze sarebbero effettivamente richieste dalle imprese.
Soltanto dopo questa ricognizione, secondo l’associazione, avrebbe senso costruire programmi condivisi tra Regione, sistema produttivo, scuole e Istituti tecnologici superiori.
Il documento richiama l’esperienza di Olbia, dove la presenza di un importante distretto della nautica ha portato all’attivazione di un corso universitario in Ingegneria Navale, pensato per rispondere alle esigenze delle aziende e valorizzare la specializzazione produttiva del territorio.
Taranto, osserva Confartigianato, dispone già di una base formativa rappresentata dal corso del Politecnico di Bari in Ingegneria Industriale e dei Sistemi Navali.
Da questa esperienza potrebbe partire un progetto più articolato, con l’obiettivo di rafforzare il collegamento tra università, ricerca e attività produttive.
La proposta è quella di realizzare un Campus della navalmeccanica e dell’economia del mare, nel quale sviluppare attività di progettazione navale, laboratori specialistici e ricerca applicata.
Il progetto dovrebbe coinvolgere il Politecnico, la Marina Militare, l’Arsenale e le imprese, creando un sistema di collaborazione capace di accompagnare la crescita delle competenze professionali richieste dal settore.
Confartigianato invita tuttavia a evitare che l’iniziativa si traduca inizialmente nella sola realizzazione di nuove strutture edilizie. Prima di progettare gli spazi, andrebbero definiti gli obiettivi formativi, le attività di ricerca e le concrete esigenze delle aziende.
«Prima i contenuti, poi gli edifici», è il principio indicato dall’associazione.
La finalità è fare in modo che il territorio ionico non si limiti a ospitare eventuali lavorazioni industriali, ma possa sviluppare anche le competenze necessarie alla progettazione delle unità navali.
«Non vogliamo soltanto costruire le navi a Taranto. Vogliamo contribuire a progettarle a Taranto», afferma Confartigianato, sintetizzando l’obiettivo di una crescita industriale accompagnata da innovazione e formazione.
La proposta assume infine un significato più ampio rispetto alla sola cantieristica, perché investe il modello di sviluppo economico della città.
Secondo Confartigianato, Taranto deve poter partecipare alle scelte nazionali sulle nuove produzioni industriali e non essere coinvolta esclusivamente nei confronti istituzionali dedicati alle emergenze occupazionali e alle crisi aziendali.
Il riferimento principale resta la difficile situazione dell’ex Ilva, ma il ragionamento si estende alla necessità di costruire nuove opportunità di lavoro attraverso investimenti capaci di coinvolgere direttamente il sistema imprenditoriale locale.
La realizzazione di grandi navi a Taranto non viene presentata come una decisione già assunta, né come un investimento garantito. È una proposta di sviluppo industriale da sottoporre a verifiche tecniche, economiche e istituzionali, con l’obiettivo di accertarne le condizioni di fattibilità.
Confartigianato chiede quindi che la città venga presa in considerazione nella programmazione delle attività produttive nazionali, valorizzando le infrastrutture disponibili e costruendo un percorso che tenga insieme grandi investimenti, piccole e medie imprese, formazione e occupazione.
«Non chiediamo a Fincantieri un favore, né al Governo una promessa», precisa l’associazione, ribadendo che l’obiettivo è ottenere una valutazione concreta delle potenzialità del territorio.
Il documento si chiude con una riflessione sul futuro industriale della città e sulla necessità di superare una stagione caratterizzata prevalentemente dalla difesa dei posti di lavoro esistenti.
«Da troppi anni, a Taranto, contiamo il lavoro che rischiamo di perdere. È ora che la politica nazionale cominci a misurare anche quello che possiamo creare».
È questo il messaggio conclusivo di Confartigianato Imprese Taranto: affiancare alla gestione delle emergenze un programma di sviluppo capace di restituire alla città un ruolo nella grande industria navale italiana, facendo della costruzione e della progettazione delle navi una possibile leva per la diversificazione economica del territorio ionico.
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