#Finsubito news dalla rete – Lungomare Calvino, spunta la maxi-variante


Sanremo. Non più soltanto un parcheggio interrato con una nuova passeggiata sopra, spiagge riqualificate e strutture commerciali. Sul lungomare Italo Calvino prende forma l’ipotesi di una variante sostanziale al project financing nato dalla visione dell’imprenditore Walter Lagorio e poi passato nell’orbita di Portosole-Cnis, società riconducibile ai Reuben Brothers.

La novità, stando a quanto si apprende, è rilevante: il soggetto promotore starebbe valutando la presentazione di una modifica profonda al progetto firmato dallo studio Calvi Ceschia Viganò, lo stesso già autore della proposta originaria di riqualificazione del Porto Vecchio e della trasformazione dell’ex tribunale in residenza protetta. A curare la parte ingegneristica è Proger Spa. Una variante che avrebbe un cuore tecnico ed economico molto preciso: il riutilizzo direttamente sul fronte mare degli stimati 100 mila metri cubi di terra derivanti dallo scavo per la realizzazione del parcheggio interrato.

In sostanza, invece di conferire tutto quel materiale in discarica, con un costo stimato attorno ai 3-4 milioni di euro, la terra di scavo verrebbe reimpiegata nell’area stessa dell’intervento, creando una nuova grande piattaforma a mare sul modello Pian di Poma. Una soluzione che amplierebbe in modo significativo il perimetro originario del project, spingendolo anche verso l’area demaniale delle spiagge, inizialmente rimasta fuori dal disegno principale. L’effetto sarebbe una trasformazione ancora più radicale del fronte mare. Il progetto non si limiterebbe più al ridisegno del lato a terra sopra il nuovo parcheggio interrato da circa 700 posti auto, che rimarrebbe sostanzialmente invariato rispetto alla versione già presentata (parco urbano, verde e passeggiata tra i negozi), ma si allargherebbe verso sud, sottraendo nuovo spazio al mare e traslando di conseguenza le spiagge, già previste riqualificate in sabbia fine. Una maxi-operazione di ridisegno costiero, dunque, che consentirebbe al promotore di evitare il conferimento esterno degli inerti e, allo stesso tempo, di immaginare una sistemazione più ampia dell’intero comparto.

L’ipotesi sarebbe già stata illustrata sia all’amministrazione comunale sia alla Regione Liguria, incontrando un primo orientamento favorevole. Più condizionato, invece, l’approccio di Palazzo Bellevue. Il sindaco Alessandro Mager, che mantiene la delega alle grandi opere, e l’assessore ai Lavori pubblici Massimo Donzella avrebbero chiesto al promotore di valutare, come contropartita urbanistica e strategica rispetto al beneficio economico derivante dal riutilizzo della terra di scavo in loco, l’inserimento di una funzione pubblica di alto profilo: un palacongressi, potenzialmente destinabile in futuro anche a nuova casa del Festival della Canzone italiana.

Gli spazi, con una piattaforma a mare di quelle dimensioni, ci sarebbero. La posizione, poi, sarebbe difficilmente replicabile: centrale rispetto alla città, affacciata sul mare, vicina all’ex stazione ferroviaria, al centro, al Casinò e all’Ariston. Il problema, semmai, è un altro: la volontà del promotore di caricarsi sulle spalle una funzione così impegnativa in un quadro, quello del futuro del Festival di Sanremo, diventato negli ultimi anni molto meno lineare. La rivoluzione innescata dai giudici amministrativi, con l’apertura alla gara per la concessione dei marchi e per la gestione dell’evento televisivo, ha infatti cambiato il contesto. Pensare oggi a una nuova casa del Festival significa muoversi su un terreno accidentato, dove nessuno può più dare per scontati né il modello storico né gli equilibri futuri della kermesse, senza prima passare da un accordo ministeriale e da un impegno diretto del governo e della Rai.

È in questo incastro che torna d’attualità la proposta avanzata nei mesi scorsi da Leonardo Corinti, giovane architetto sanremese di base a Lugano, e dall’imprenditore Cesare Rosati. I due, entrambi attivi in Svizzera ma di chiara matrice italiana, erano arrivati a Palazzo Bellevue con un rendering di Palafestival da collocare proprio nell’area del lungomare Calvino. L’accoglienza in Comune, secondo quanto era filtrato, era stata fredda se non gelida. Ma la storia non si sarebbe fermata lì. Corinti e Rosati avrebbero infatti chiesto e ottenuto un confronto con lo staff di Reuben Italia. Un incontro che, stando a quanto si apprende, si sarebbe chiuso con una sorta di patto di non belligeranza rispetto alle mire di sviluppo del lungomare Calvino. Tradotto: nessuna sovrapposizione immediata con il progetto dei Reuben, ma la possibilità di valutare, in una fase successiva, una proposta autonoma per un palacongressi capace di innestarsi sul piano di riqualificazione straordinaria.

In questo modo, almeno sulla carta, i pezzi potrebbero cominciare a comporsi. Da una parte il promotore del project Calvino, interessato a rendere economicamente e tecnicamente più sostenibile l’intervento attraverso il riutilizzo della terra di scavo. Dall’altra l’amministrazione Mager, che vede nella variante l’occasione per chiedere una funzione pubblica più ambiziosa e storicamente negata alla Rai, che da tempo corrisponde al municipio laute somme per un palazzetto del Festival di cui a oggi esiste solo la suggestione. Sullo sfondo, il duo Corinti-Rosati, pronto a rientrare in gioco con un’idea di struttura congressuale e polifunzionale che potrebbe dare risposta al desiderata del Comune senza gravare direttamente sul piano principale dei Reuben.

Resta però il grande punto interrogativo: Sanremo sarà in grado di portare avanti, fino in fondo, una partita di questa scala? La domanda non è retorica. Sul tavolo della città ci sono già il Porto Vecchio, il nuovo palasport a Pian di Poma, la croce del nuovo park interrato in piazza Eroi, il nuovo parco urbano del Sud Est che verrà appaltato entro la fine dell’anno, Piazza Colombo da reinventare insieme a Pian di Nave e ora la possibile maxi-variante di lungomare Calvino. Progetti avveniristici, capitali in larga parte privati, studi di architettura di primo livello e interlocuzioni istituzionali non mancano. Quello che a Sanremo si rivela più complicato è trasformare la visione in cantiere.

Il dossier Calvino, in ogni caso, resta legato anche all’andamento della conferenza dei servizi sul Porto Vecchio, che dovrebbe aprirsi entro la fine del 2026. È lì che si misurerà la capacità della città di far avanzare il grande piano dei Reuben sul waterfront. Se il Porto Vecchio dovesse procedere senza inciampi, anche la partita del lungomare Calvino potrebbe trovare un’accelerazione. In caso contrario, il rischio è quello di aggiungere un’altra suggestione a un elenco già lungo di trasformazioni annunciate e rimaste sulla carta.

Il project in sintesi. Il piano prevede un investimento di circa 50 milioni di euro per la realizzazione di un parcheggio interrato da 650 posti auto con 200 stalli per biciclette, la creazione di una piazza per eventi capace di ospitare fino a 7 mila persone, oltre 28 mila metri quadrati di spazi pubblici pedonali e 5 mila di aree verdi arricchite da più di 800 alberi. Nella visione progettuale trovano posto anche un giardino botanico dedicato alla memoria della famiglia Calvino, un’area commerciale di circa 2 mila metri quadrati, spazi sportivi, giochi per bambini e un anfiteatro all’aperto. Centrale è anche il recupero funzionale degli edifici storici della ex stazione ferroviaria e del magazzino merci, insieme alla messa in sicurezza idraulica dei torrenti Rocco e Mafalda e alla riorganizzazione della viabilità con due nuove rotatorie.

(In copertina a sinistra il lungomare Calvino com’è e a destra come sarà)


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