La Cina è uno dei principali partner commerciali dell’Unione europea, ma per l’ortofrutta fresca europea continua a rappresentare un mercato quasi marginale. Nel 2025 i 27 Paesi UE hanno esportato verso la Cina appena 10.084 tonnellate di frutta e ortaggi freschi, secondo i dati diffusi da FEPEX alla vigilia di Fruit Attraction 2026, che quest’anno ha scelto proprio Cina ed Emirati Arabi Uniti come Paesi importatori ospiti.
© IFEMA – Fruit Attraction
Il dato assume un significato ancora maggiore se inserito nel quadro generale delle relazioni commerciali. Nel 2025 l’Unione europea ha esportato complessivamente verso la Cina beni per 199,6 miliardi di euro. Per il solo comparto agricolo, la Cina ha assorbito prodotti europei per 11,6 miliardi di euro, risultando il quarto mercato di destinazione con una quota del 4,9% dell’export agricolo UE.
Il problema, dunque, non è l’assenza di rapporti commerciali fra i due blocchi. È la particolare difficoltà dell’ortofrutta fresca a conquistare accesso e continuità sul mercato cinese.
Accesso non automatico
Secondo FEPEX, l’apertura del mercato cinese a una singola produzione ortofrutticola può richiedere quattro o cinque anni di negoziati. Il motivo risiede nel sistema di accesso fitosanitario: per molte produzioni fresche non è sufficiente che il Paese esportatore soddisfi genericamente standard internazionali, ma devono essere definite specifiche condizioni concordate con le autorità cinesi.
Il risultato è una geografia dell’accesso frammentata per Paese e prodotto.
Il caso spagnolo è emblematico. Nel 2025 la Spagna ha spedito in Cina appena 1.784 tonnellate di frutta e verdura, pari secondo FEPEX allo 0,01% del proprio export ortofrutticolo. Il Paese dispone oggi dell’accesso per agrumi, pesche e susine, uva, kaki, mandorle e ciliegie; nel 2026 Pechino ha inoltre formalizzato le condizioni per l’ingresso di pistacchi e fichi secchi spagnoli.
La lentezza dell’accesso non significa però immobilità. Nel giugno 2026 la Cina ha autorizzato, per esempio, l’importazione di mele belghe, definendo requisiti specifici per registrazione dei frutteti e dei magazzini, tracciabilità e gestione degli organismi da quarantena. È un esempio recente di come l’apertura avvenga attraverso dossier bilaterali molto dettagliati.
L’Italia e il precedente delle pere
Anche per l’Italia la Cina è un mercato costruito un protocollo alla volta.
Uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni è stato quello delle pere italiane. Il protocollo fitosanitario Italia-Cina è stato firmato nel giugno 2023 dopo una trattativa durata diversi anni. Il Ministero dell’Agricoltura italiano aveva già indicato il dossier come una priorità nel 2020; l’accordo ha poi consentito formalmente l’accesso delle pere italiane al mercato cinese.
Le condizioni previste rendono bene l’idea di cosa significhi, operativamente, ottenere l’apertura di un mercato di questo tipo.
Secondo le disposizioni pubblicate dalle autorità cinesi, frutteti, centri di confezionamento e strutture per il trattamento a freddo devono essere registrati e approvati. Sono previsti controlli su una serie di organismi nocivi di interesse per la Cina, obblighi di tracciabilità e specifiche prescrizioni per il cold treatment. Per i trattamenti effettuati durante il viaggio devono essere riportati sul certificato fitosanitario anche temperatura, durata, numero del container e sigillo.
L’Italia dispone inoltre da tempo di protocolli per altre produzioni. Nel caso degli agrumi, il percorso di apertura si è concluso negli anni scorsi ed è tuttora operativo: per la campagna 2026 il Servizio fitosanitario della Regione Siciliana, per esempio, mantiene la procedura di adesione per l’export di agrumi italiani verso la Repubblica Popolare Cinese.
Anche il kiwi ha alle spalle un percorso negoziale specifico: nel 2020 il MASAF ricordava la firma di un addendum al protocollo dedicato all’esportazione del prodotto verso la Cina.
Ottenere il protocollo non significa avere un mercato
L’apertura fitosanitaria è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Dopo il via libera regolatorio entrano in gioco volumi disponibili, calibro e qualità richiesti dal cliente cinese, posizionamento del prodotto, concorrenza degli altri Paesi fornitori, costi logistici e capacità di sostenere programmi commerciali continuativi.
La distanza aggiunge inoltre una componente tecnica particolarmente importante per i prodotti freschi. Tempi di viaggio, trattamenti a freddo, gestione dell’atmosfera e shelf-life disponibile all’arrivo possono restringere ulteriormente il numero delle filiere in grado di sostenere economicamente la destinazione.
Fruit Attraction riapre il dossier
La scelta della Cina come Paese importatore ospite di Fruit Attraction 2026 punta proprio a ridurre questa distanza. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è favorire il contatto diretto fra operatori e rafforzare il posizionamento dell’offerta.
Per l’Italia, però, il tema più interessante va oltre gli incontri B2B di Madrid. La domanda è quali siano i prossimi dossier fitosanitari da aprire o accelerare e, soprattutto, quali prodotti abbiano oggi caratteristiche produttive, logistiche e commerciali tali da giustificare un negoziato pluriennale con Pechino.
Il caso delle pere dimostra che l’accesso è possibile. Quello degli agrumi dimostra che, una volta ottenuto il protocollo, resta necessario costruire il mercato.
La vera sfida per l’ortofrutta italiana ed europea non è quindi soltanto aprire formalmente la porta cinese, ma arrivare dall’altra parte con **volumi, continuità, qualità e costi logistici compatibili con una presenza commerciale stabile**. È su questa distanza fra accesso fitosanitario e accesso reale al mercato che si giocherà la prossima fase dei rapporti ortofrutticoli con la Cina.
Fonti: FEPEX e IFEMA Madrid, 15 settembre 2026; Eurostat, dati sul commercio UE-Cina e sul commercio agricolo 2025; MASAF; General Administration of Customs of the People’s Republic of China; servizi fitosanitari italiani.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



