Un inverno più caldo del normale? Piogge violente e inondazioni in alcune parti del mondo, siccità in altre? Il clima dei prossimi mesi potrebbe essere influenzato da un El Niño particolarmente intenso. Il fenomeno nasce nelle acque dell’Oceano Pacifico, ma può modificare le temperature e la distribuzione delle precipitazioni anche a migliaia di chilometri di distanza. E quando le condizioni meteorologiche diventano estreme, le conseguenze possono riguardare non soltanto l’ambiente, ma anche la salute delle persone.
A richiamare l’attenzione è l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), agenzia delle Nazioni Unite, che nel nuovo bollettino dell’8 ottobre 2026 segnala un rapido rafforzamento di El Niño, destinato secondo le previsioni a raggiungere il picco intorno a dicembre. L’evento potrebbe diventare uno dei più intensi osservati almeno dal 1950, con possibili conseguenze sulle temperature globali e sul rischio di siccità e inondazioni. Ma quanto durerà El Niño? E che cosa significa per l’inverno 2026-2027, per la salute e per l’Italia? Le nuove previsioni permettono di delineare alcuni scenari, pur senza stabilire con certezza che cosa accadrà nelle singole regioni.
El Niño 2026: perché l’ONU prevede un evento eccezionale
El Niño si è ormai consolidato nel Pacifico tropicale e continua a intensificarsi. Secondo il Global Seasonal Climate Update dell’Organizzazione meteorologica mondiale, le temperature superficiali del mare nella regione del Pacifico utilizzata per monitorare il fenomeno potrebbero raggiungere valori senza precedenti tra ottobre e dicembre 2026.
L’anomalia media prevista è di circa 3,7 gradi Celsius sopra i valori di riferimento, con un massimo atteso verso dicembre.
Per comprendere la portata della previsione, l’OMM ricorda che il precedente record per questo indicatore era di circa 2,6 gradi, registrato tra novembre 2015 e gennaio 2016.
È però necessaria una precisazione: i 3,7 gradi non indicano un aumento della temperatura globale, né tantomeno di quella italiana. Si riferiscono alla temperatura superficiale di una specifica area del Pacifico equatoriale, denominata Niño 3.4, che viene utilizzata per misurare l’intensità del fenomeno. Il dato è inoltre una previsione, non una temperatura già osservata. Se confermato, indicherebbe comunque un episodio di El Niño eccezionalmente intenso.
El Niño fino a febbraio 2027: quando finirà?
Una delle informazioni più importanti riguarda la durata del fenomeno. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, esiste una probabilità vicina al 100% che El Niño persista fino a febbraio 2027.
La previsione deriva dal confronto dei risultati di tredici centri meteorologici nazionali e internazionali, che utilizzano osservazioni satellitari, strumenti oceanografici e modelli climatici.
Anche la NOAA, l’agenzia statunitense per gli oceani e l’atmosfera, conferma il rafforzamento del fenomeno. Nel bollettino dell’8 ottobre indica una probabilità superiore all’83% che El Niño rimanga forte o molto forte durante il trimestre gennaio-marzo 2027.
Questo non significa che El Niño terminerà necessariamente a febbraio. Le previsioni indicano una persistenza molto probabile fino a quel periodo, ma per conoscere l’evoluzione successiva saranno necessari nuovi aggiornamenti.
Anche dopo il picco, inoltre, alcune conseguenze climatiche possono manifestarsi con ritardo.
Cos’è El Niño e perché influenza il clima mondiale
El Niño è un fenomeno climatico naturale che si sviluppa quando le acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale diventano più calde del normale, accompagnate da modificazioni nella circolazione dei venti e dell’atmosfera.
Fa parte del sistema chiamato ENSO, El Niño-Southern Oscillation, che comprende anche La Niña, caratterizzata da acque più fredde della media, e una fase neutra.
Durante un episodio di El Niño, il calore accumulato nell’oceano viene redistribuito e cambiano alcuni meccanismi della circolazione atmosferica.
Il risultato può essere una diversa distribuzione delle temperature e delle precipitazioni in molte aree del pianeta.
Il fenomeno si ripresenta generalmente ogni due-sette anni, ma non tutti gli episodi hanno la stessa intensità e, soprattutto, non producono necessariamente le stesse conseguenze meteorologiche.
Per approfondire il funzionamento del fenomeno è possibile consultare anche la scheda scientifica dell’Organizzazione mondiale della sanità su El Niño e La Niña, che ne descrive le caratteristiche e i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute.
Caldo anomalo, siccità e inondazioni: quali Paesi sono più esposti?
Secondo le previsioni dell’OMM per il trimestre ottobre-dicembre 2026, temperature superiori alle medie stagionali sono probabili in vaste aree del pianeta.
Il rafforzamento di El Niño potrebbe inoltre provocare importanti cambiamenti nella distribuzione delle piogge.
Le mappe stagionali indicano una maggiore probabilità di precipitazioni superiori alla norma in alcune regioni dell’Africa orientale, dell’Asia centrale e orientale, del Nord America e del Sud America sudorientale. Condizioni più secche della media sono invece previste in parte del subcontinente indiano, dell’America centrale meridionale, dei Caraibi e del Sud America nordoccidentale.
Questi cambiamenti possono aumentare l’esposizione a siccità, incendi, piogge intense e inondazioni, soprattutto nei territori già vulnerabili. Ma le previsioni devono essere interpretate correttamente. Piogge superiori alla media non significano automaticamente alluvioni, così come una stagione più secca non comporta necessariamente una siccità grave.
Le conseguenze dipendono anche dall’intensità dei singoli eventi, dalle caratteristiche geografiche dei territori e dalla loro capacità di prevenire e affrontare le emergenze.
Dal caldo estremo alle malattie infettive, quali sono i rischi?
Gli effetti di El Niño non riguardano soltanto il clima, ma possono avere conseguenze anche sulla salute delle persone. Temperature eccezionalmente elevate, siccità, inondazioni e incendi possono infatti compromettere la qualità dell’aria e dell’acqua, la disponibilità di cibo e le condizioni igienico-sanitarie. A richiamare l’attenzione è l’Organizzazione mondiale della sanità, che nel settembre 2026 ha pubblicato un rapporto dedicato ai rischi sanitari associati a El Niño, con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili e alla preparazione dei sistemi sanitari. Uno dei pericoli principali è rappresentato dal caldo estremo, soprattutto per le persone anziane, i bambini piccoli e chi soffre di patologie cardiovascolari o respiratorie.
Le temperature molto elevate possono favorire disidratazione, esaurimento da calore e colpi di calore, oltre ad aggravare malattie preesistenti. Un altro problema riguarda le conseguenze delle precipitazioni anomale. Inondazioni e contaminazione delle fonti idriche possono aumentare il rischio di infezioni trasmesse dall’acqua, soprattutto dove i sistemi di depurazione e le infrastrutture sanitarie sono insufficienti. In alcune aree tropicali, i cambiamenti delle temperature e delle precipitazioni possono inoltre modificare le condizioni favorevoli alla proliferazione delle zanzare che trasmettono malattie come dengue e malaria.
Non significa che queste infezioni aumentino ovunque durante El Niño: la loro diffusione dipende dalle condizioni locali, dalla presenza dei vettori e dalle misure di prevenzione.
Siccità, qualità dell’aria e salute mentale
La siccità può invece compromettere la produzione agricola e l’accesso all’acqua potabile, con conseguenze sulla sicurezza alimentare e sul rischio di malnutrizione.
Anche la qualità dell’aria può peggiorare, soprattutto nelle regioni in cui condizioni più calde e secche favoriscono gli incendi. L’esposizione al fumo può aggravare asma, bronchiti e altre malattie respiratorie. C’è infine un aspetto meno immediato, ma importante: il benessere psicologico. La perdita della casa, le difficoltà economiche, l’interruzione delle attività quotidiane e l’esposizione a eventi meteorologici estremi possono provocare stress, ansia e conseguenze psicologiche anche a lungo termine.
Come chiarisce l’OMS nella sua documentazione sugli effetti sanitari del fenomeno ENSO, questi rischi non si distribuiscono uniformemente nel mondo. Dipendono dall’intensità degli eventi, dalle condizioni ambientali e sociali e dalla capacità di risposta dei servizi sanitari.
Per l’Italia, quindi, non significa che El Niño provocherà automaticamente nuove emergenze sanitarie. Eventuali conseguenze dovranno essere valutate sulla base delle condizioni meteorologiche effettive e delle allerte diffuse dalle autorità competenti.
El Niño: quali effetti sono possibili in Italia nell’inverno 2026-2027?
È la domanda che interessa maggiormente chi vuole capire che cosa aspettarsi nei prossimi mesi. El Niño può influenzare indirettamente anche il clima europeo, ma il suo effetto sull’Italia è meno immediato e prevedibile rispetto a quello osservato in alcune regioni tropicali. Le condizioni meteorologiche del Mediterraneo dipendono infatti dall’interazione di numerosi fattori: la circolazione atmosferica sull’Atlantico, la posizione delle perturbazioni, le temperature del Mediterraneo e altri fenomeni climatici.
Per questo non sarebbe corretto affermare che El Niño provocherà sicuramente un inverno più caldo, siccitoso o particolarmente piovoso in Italia.
Le previsioni stagionali possono indicare una maggiore probabilità di temperature superiori alla media o di particolari configurazioni atmosferiche, ma non permettono di stabilire oggi se una determinata città sarà colpita da un’alluvione o se una regione vivrà settimane senza pioggia.
Per seguire l’evoluzione dell’inverno italiano saranno quindi importanti gli aggiornamenti dei servizi meteorologici nazionali e del programma europeo Copernicus Climate Change Service, che fornisce informazioni e previsioni climatiche stagionali.
La distinzione fondamentale è tra una tendenza climatica, che riguarda periodi lunghi e grandi aree geografiche, e una previsione meteorologica locale, che descrive le condizioni attese nei giorni successivi.
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El Niño e cambiamento climatico: qual è il legame?
El Niño è un fenomeno naturale, ma oggi si manifesta su un pianeta già riscaldato dalle emissioni di gas serra. È importante distinguere i due meccanismi: El Niño non è causato direttamente dal cambiamento climatico e non rappresenta, da solo, una prova del riscaldamento globale. Può tuttavia contribuire a innalzare temporaneamente la temperatura media del pianeta, sovrapponendosi al riscaldamento di lungo periodo.
Come ha spiegato Celeste Saulo, segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, presentando le nuove previsioni, El Niño non aggiunge nuovo calore al pianeta: favorisce il rilascio di energia già accumulata negli oceani. E gli oceani si trovano oggi in condizioni di temperatura eccezionalmente elevata. Questa combinazione può contribuire ad aumentare il rischio di temperature estreme in alcune regioni, rendendo ancora più importante preparare i territori e i sistemi sanitari agli effetti delle anomalie climatiche.
El Niño visto dallo spazio l’8 giugno 2026: le aree rosse indicano livelli del mare superiori alla media nel Pacifico equatoriale, associati alla presenza di acque più calde del normale. L’immagine è stata elaborata a partire dai dati del satellite Sentinel-6 Michael Freilich. (NASA Earth Observatory)
Che cosa succederà nei prossimi mesi?
Il prossimo passaggio decisivo sarà verificare se El Niño raggiungerà effettivamente il picco previsto per dicembre e quanto a lungo resteranno elevate le temperature superficiali del Pacifico. L’Organizzazione meteorologica mondiale, la NOAA e i servizi climatici nazionali continueranno a monitorare l’evoluzione del fenomeno, aggiornando le previsioni sulla base delle nuove osservazioni oceaniche e atmosferiche.
L’allerta dell’ONU non significa che caldo estremo, siccità e inondazioni colpiranno ovunque, ma che stanno aumentando le probabilità di anomalie importanti in diverse aree del pianeta.
Il messaggio degli scienziati è soprattutto un invito alla prevenzione: utilizzare le informazioni climatiche per prepararsi ai possibili rischi, proteggere le persone più vulnerabili e intervenire prima che eventuali emergenze diventino più difficili da gestire.
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