Temporali intensi, allagamenti e frane mettono alla prova un territorio già vulnerabile. In Campania, la prevenzione del dissesto idrogeologico rappresenta una sfida che va ben oltre la gestione delle emergenze.
Il rischio non comincia quando arriva il temporale
In Italia, il 94,5% dei comuni è interessato da aree a rischio frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe. Sono 7.463 amministrazioni comunali, secondo il Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, edizione 2024, pubblicato nel luglio 2025.
La Campania figura tra le regioni con i maggiori livelli di popolazione esposta a frane e alluvioni. Napoli, con le sue colline, i versanti urbanizzati e i quartieri densamente abitati, rappresenta un caso significativo di quanto la conformazione naturale del territorio e le trasformazioni operate dall’uomo possano incidere sulle conseguenze delle precipitazioni.
Il problema, dunque, non nasce con l’ultimo temporale e non termina quando cessa l’allerta meteo.
Piogge violente e cambiamento climatico: cosa sappiamo
Nel linguaggio giornalistico si parla spesso di “bombe d’acqua” per descrivere acquazzoni particolarmente intensi. In meteorologia, tuttavia, non si tratta di una categoria scientifica univoca.
Il fenomeno da osservare riguarda le precipitazioni molto intense e concentrate in brevi intervalli, che possono provocare allagamenti improvvisi, piene rapide e colate di fango e detriti.
Secondo l’analisi ISPRA, i cambiamenti climatici e l’intensificazione delle piogge concentrate stanno amplificando il rischio idrogeologico, con conseguenze anche per territori precedentemente meno esposti.
Non significa che ogni temporale violento sia automaticamente una conseguenza diretta del riscaldamento globale. Per attribuire un singolo evento al cambiamento climatico servono analisi specifiche.
Le conseguenze di una precipitazione dipendono anche da altri fattori: quantità d’acqua, durata, pendenza dei terreni, condizioni dei versanti e capacità delle infrastrutture di drenaggio.
Napoli, tra colline e urbanizzazione
A Napoli il problema assume caratteristiche particolari. Le zone collinari si collegano ai quartieri sottostanti attraverso strade in pendenza, valloni e percorsi naturali di deflusso.
Durante i temporali più intensi, questi collegamenti possono favorire il rapido scorrimento dell’acqua verso valle e, nelle situazioni più critiche, il trasporto di detriti.
Il Piano comunale di emergenza per il rischio idrogeologico e idraulico, nella documentazione del 2012, individuava specifici scenari di criticità lungo alcuni versanti delle colline di San Martino e Capodimonte, considerando fenomeni di ruscellamento e allagamento in diverse aree della città.
Si tratta di scenari storici di pianificazione, non di una valutazione aggiornata delle condizioni delle singole strade.
Alla conformazione del territorio si aggiunge il peso dell’urbanizzazione. Le superfici impermeabilizzate limitano l’assorbimento dell’acqua nel suolo, aumentando il deflusso superficiale.
La questione coinvolge quindi anche la manutenzione delle caditoie, l’efficienza delle reti fognarie, il controllo dei versanti e le modalità con cui vengono gestite le trasformazioni urbanistiche.
Sarno e Ischia, due tragedie che raccontano la vulnerabilità della Campania
La storia recente della Campania documenta quanto possano essere gravi le conseguenze del dissesto idrogeologico.
Il 5 maggio 1998, precipitazioni persistenti provocarono oltre 140 frane tra Sarno e altri comuni del Salernitano e del Napoletano. Secondo la ricostruzione del Dipartimento della Protezione Civile, le colate mobilitarono più di due milioni di metri cubi di materiale e causarono 160 vittime, di cui 137 a Sarno.
Il 26 novembre 2022, una frana investì Casamicciola Terme, sull’isola d’Ischia, dopo intense precipitazioni. Il bilancio fu di dodici vittime, come documentato dalla Protezione Civile nazionale.
Si tratta di eventi differenti, per caratteristiche geologiche e dinamiche, che non possono essere ricondotti automaticamente a un’unica causa. Entrambi mostrano però quanto sia importante conoscere la vulnerabilità dei versanti e l’esposizione delle aree abitate.
I numeri del dissesto idrogeologico in Italia
L’ultimo rapporto ISPRA censisce oltre 636.000 fenomeni franosi sul territorio italiano. Circa il 28% è costituito da fenomeni estremamente rapidi, caratterizzati da un elevato potenziale distruttivo.
Le persone residenti in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono circa 1,28 milioni, secondo elaborazioni riferite al 2024.
Per le alluvioni, i residenti esposti nello scenario di pericolosità idraulica media sono circa 6,8 milioni, secondo i dati elaborati nel 2020.
È importante distinguere le date di riferimento: i due indicatori non rappresentano una fotografia statistica riferita allo stesso anno.
Il quadro nazionale ISPRA indica inoltre che le aree classificate a pericolosità da frana elevata e molto elevata o a pericolosità idraulica media interessano complessivamente il 19,2% del territorio nazionale.
Questi numeri evidenziano una distinzione fondamentale: il rischio non riguarda soltanto l’intensità dei fenomeni naturali, ma anche la presenza di persone, edifici e attività economiche nelle zone esposte.
In Campania quasi tutti i comuni hanno un Piano di Protezione Civile
La pianificazione dell’emergenza costituisce uno degli strumenti principali per ridurre le conseguenze degli eventi meteorologici.
Secondo i dati della Regione Campania aggiornati all’8 giugno 2026, 537 comuni su 550, pari al 97,64%, risultano dotati di un Piano di Protezione Civile.
Un risultato significativo sul piano della copertura amministrativa, che tuttavia non equivale automaticamente alla messa in sicurezza dei territori.
Un piano serve a individuare i rischi, organizzare le procedure di intervento, definire le responsabilità operative e informare i cittadini sui comportamenti da adottare.
La prevenzione strutturale richiede anche opere di mitigazione, manutenzione delle infrastrutture, monitoraggio dei versanti e aggiornamento delle conoscenze territoriali.
Dall’allerta alla prevenzione, la questione ancora aperta
Le allerte meteorologiche svolgono una funzione indispensabile: consentono alle autorità e alla popolazione di prepararsi agli eventi potenzialmente pericolosi.
Ma un sistema di allertamento non può sostituire la prevenzione.
Per Napoli e per molti centri della Campania, la questione riguarda la gestione delle acque meteoriche, il controllo delle aree soggette a frana, l’efficienza delle reti di drenaggio e la pianificazione degli interventi nei territori più vulnerabili.
Gli strumenti conoscitivi non mancano. ISPRA mette a disposizione attraverso la piattaforma IdroGEO le informazioni nazionali sulla pericolosità e sugli indicatori di rischio, consultabili anche per singolo comune.
La domanda, a questo punto, non è soltanto quanto sarà violento il prossimo temporale. È quanto del rischio già individuato sarà stato concretamente ridotto prima che la pioggia torni a mettere alla prova il territorio.
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