#Finsubito news dalla rete – Gasolio e jet fuel, l’Italia può aumentare la produzione? Le raffinerie (in mano straniera) possono produrre di più? I numeri


di
Fausta Chiesa

I prodotti raffinati che mancano di più a livello europeo sono il gasolio e il jet fuel. Il nostro Paese ha aumentato la produzione di cherosene e diminuito l’export di diesel. L’incontro di Mimit e Mase con i produttori

Si parla tanto di «corto» di carburanti, cioè di scarsità di offerta sul mercato rispetto alla domanda e questo sta causando l’aumento dei prezzi. I Paesi del G7 il 2 ottobre, dopo le pressioni di Trump, hanno approvato il rilascio si scorte di gasolio, uno dei prodotti oltre al jet fuel che manca di più, e di petrolio: fino a 100 milioni di barili in 4 mesi in una operazione coordinata dall’Agenzia internazionale dell’energia. La possibile crisi è all’attenzione tanto dell’Unione europea, che infatti dovrebbe rinviare di un anno un regolamento che da gennaio 2027 impone requisiti ambientali alle importazioni, quanto del governo italiano. Il Mimit e il Mase hanno convocato per oggi alle 16.30 a Roma l’Unem e i principali produttori di prodotti petroliferi per fare il punto su prezzi e approvvigionamento e capire se c’è spazio per aumentare la produzione. L’Italia è comunque un esportatore netto (nel 2025 ha importato oltre 16 milioni di tonnellate di prodotti raffinati mentre l’export ha superato i 25,7 milioni di tonnellate), ma il problema è europeo e comunque ci sono .

Raffinerie, produzione all’86% ad agosto

In base a dati Unem che il Corriere ha visionato, le raffinerie italiane hanno aumentato la produzione da una media del 77% nel primo semestre all’86% ad agosto. Il dato è salito anche perché i margini di raffinazione – cioè il profitto derivante dalla vendita rispetto ai costi di produzione- con i rincari sui listini è aumentato. Dunque, anche se non siamo nel pieno della capacità l’aumento c’è stato. Il nostro Paese è tra i pochi in Europa ad aver mantenuto, anche se meno rispetto al passato, una capacità di raffinazione. Nonostante le raffinerie siano impianti chimici complessi e non molto flessibili, ci sono margini per spostare la produzione da un tipo di prodotto a un altro, per esempio perché più richiesto dal mercato. È stato il caso dell’estate di quest’anno. Le raffinerie italiane si sono adattate e infatti hanno aumentato la produzione di cherosene per aerei, tanto che non ci sono stati problemi di approvvigionamento per le compagnie aeree. 




















































Gli impianti in Italia

Ma quante sono le raffinerie in Italia? E soprattutto di chi sono? Abbiamo dieci impianti operativi, con una capacità di raffinazione di 83,3 milioni di tonnellate e una produzione (nel 2025) di 63,7 milioni di tonnellate di prodotti raffinati. La raffineria più grande è la Isab di Priolo (Siracusa), di recente tornata in mano italiana con l’acquisizione del gruppo Ludoil di Dnato Ammaturo dal fondo cipriota Goi Energy, che lo aveva rilekato dal gruppo russo Lukoil a maggio del 2023. Un altro grande impianto molto è quello di Sarroch (Cagliari), che era della famiglia Moratti che a giugno del 2024 lo ha venduto al gruppo del trading Vitol. Poi ci sono gli impianti dell’Eni di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) e Taranto e quello di Milazzo (Messina) in joint venture al 50% con Q8. Sempre in Sicilia c’è la raffineria di Augusta che appartiene alla compagnia statale algerina Sonatrach. Quelle di Trecate (Novara) e Falconara (Ancona) sono del gruppo IP controllato dalla compagnia statale azera Socar. E poi ci sono le tre convertite da Eni alla produzione di biocarburanti: Marghera, Gela e in via di conversione anche Livorno. Anche per la conversione a bio, la capacità di produzione di carburanti tradizionali è scesa. 

La produzione in mano straniera

Il punto di criticità riguarda la proprietà degli impianti e dei prodotti raffinati in Italia. I più grandi sono in mano straniera. IP da maggio di quest’anno è diventata azera, la Saras è di un grande trader internazionale che vende seocndo logiche di mercato (quindi al miglior offerente) e non di interesse nazionale, e anche la Isab tornata italiana dal 23 settembre di quest’anno non ha la piena disponibilità dei suoi prodotti. In base al  contratto di vendita di Lukoil al fondo cipriota Goi garantirebbe il 90% della compravendita dei prodotti al trader internazionale Trafigura. Il governo italiano ha messo il Golden power e con ilnuovo passaggio proprietario a Ludoil ha fissato nuove prescrizioni, ma i termini non sono noti e il senatore siracusano del Pd Anto­nio Nicita presenterà un’interrogazione parlamentare.

Questi grandi gruppi del trading mondiale, Vitol e Trafigura, sono stati invitati da Donald Trump a Washington il 9 gennaio di quest’anno poco dopo la destituzione di Nicolas Maduro a Caracas con l’amministrazione Usa interessata a vendere il greggio venezuelano in cambio della vendita agli Stati Uniti dei prodotti derivati, come ha scritto Federico Fubini. Ma il travaso Oltreoceano c’è stato? 

Carburanti, scende l’export

In base ai dati Unem che il Corriere ha visionato in anteprima nei primi 4 mesi di quest’anno non soltanto non c’è stato un aumento delle esportazioni di prodotti raffinati, ma le vendite all’estero di benzina e gasolio sono scese: l’export di Super è diminuito a 1,695 milioni di tonnellate tra genaio e aprile 2026 rispetto a 1,996 milioni di tonnellate nello stesso periodo del 2025 e così ha fatto il diesel, sceso a 2,264 milioni di tonnellate da 2,739 milioni. 


8 ottobre 2026


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