L’obiettivo dichiarato non è più semplicemente trovare qualche startup promettente, ma provare a costruire una generazione di nuove imprese italiane capace di competere fuori dai confini nazionali. Alle OGR Torino, nella giornata inaugurale di Wave by Vento, John Elkann mette davanti al progetto sostenuto da Exor un traguardo molto più ambizioso rispetto al primo decennio: «Nei prossimi dieci anni ci auguriamo di arrivare a più di mille nuove società sostenute da Vento». Una dichiarazione che arriva mentre Torino ospita, dal 7 al 9 ottobre, una delle principali conferenze europee dedicate a tecnologia, innovazione e venture capital.
La parola utilizzata da Elkann è soprattutto accelerare. Vento arriva all’appuntamento dopo un percorso iniziato dieci anni fa con l’obiettivo di intercettare imprenditori italiani nelle primissime fasi della costruzione di un’azienda. Il bilancio presentato alle OGR parla oggi di circa 220 società sostenute, oltre 3 mila posti di lavoro generati e un valore complessivo delle imprese che, secondo i dati citati dall’amministratore delegato di Exor, avrebbe raggiunto i 3 miliardi di euro. Numeri sui quali Elkann costruisce la scommessa per il prossimo decennio: ampliare drasticamente il bacino di founder finanziati e trasformare Vento in uno dei principali punti di accesso al capitale per chi prova a creare tecnologia partendo dall’Italia.
«Il mondo che Vento coltiva è un fortissimo atto di fede nel futuro che italiani e italiane stanno generando», ha spiegato Elkann incontrando la stampa. Il messaggio è quello di un ecosistema che non vuole più essere osservato soltanto attraverso il confronto con Silicon Valley, Londra o Berlino. «Sono convinto che qui stiamo costruendo una parte importante del futuro», ha aggiunto, indicando nella capacità di creare opportunità e accompagnare rapidamente le imprese uno dei passaggi decisivi.
La cornice scelta non è casuale. Wave by Vento è l’evoluzione della precedente Italian Tech Week e occupa per tre giornate gli spazi delle OGR con talk, masterclass, podcast dal vivo, incontri tra investitori e founder e appuntamenti dedicati al venture capital. L’obiettivo è trasformare Torino, almeno per qualche giorno, in un punto di incontro tra capitale internazionale, nuove aziende e grandi gruppi industriali. Nel programma figurano alcuni dei nomi più riconoscibili del settore tecnologico mondiale.
Tra gli ospiti ci sono Nik Storonsky, fondatore e amministratore delegato di Revolut, e Jony Ive, oggi alla guida di LoveFrom dopo essere stato per anni il designer che ha contribuito a definire l’estetica dei prodotti Apple. A Torino arrivano anche Joe Tsai, cofondatore e presidente di Alibaba Group, Linda Rottenberg, cofondatrice e ceo di Endeavor, e Zanny Minton Beddoes, direttrice dell’Economist. Sul versante industriale italiano è atteso Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis.
Proprio la presenza contemporanea di startup, investitori e grandi aziende è uno degli elementi sui quali si gioca il futuro dell’ecosistema italiano. Finanziare un’impresa agli inizi, infatti, rappresenta soltanto la prima parte del problema. Il passaggio più difficile arriva quando quella società deve crescere, assumere personale, entrare su nuovi mercati e raccogliere capitali più consistenti senza essere costretta a trasferire fuori dall’Italia il proprio centro decisionale. È in questa fase che il sistema italiano continua a confrontarsi con mercati finanziari più profondi e strutturati.
I dati diffusi in vista di Wave raccontano però un settore in movimento. Secondo un’analisi di Dealroom, nel primo semestre del 2026 gli investimenti di venture capital in Italia hanno raggiunto 652 milioni di dollari, con una crescita del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ancora più significativo è il valore attribuito al più ampio ecosistema tecnologico italiano, salito a circa 139,9 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 63 miliardi registrati nel 2022. È un perimetro più ampio rispetto a quello delle sole startup richiamato da Elkann e permette di capire quanto velocemente stia cambiando il settore.
Anche per questo il tema non riguarda soltanto le giovani aziende. Durante Wave verranno affrontati intelligenza artificiale, mobilità, cleantech, industria e nuovi modelli finanziari. Stellantis, per esempio, porterà alle OGR il progetto sviluppato con Wayve per la guida automatizzata basata sull’intelligenza artificiale: durante l’evento saranno effettuati test su Fiat 500e e Maserati Grecale equipaggiate con nuove tecnologie di assistenza alla guida. È un esempio di come il confine tra impresa tradizionale e startup tecnologica stia diventando sempre meno netto.
Le OGR rappresentano, da questo punto di vista, anche un simbolo della trasformazione torinese. Vecchie officine ferroviarie diventate spazio dedicato a cultura e innovazione, oggi ospitano investitori internazionali e società nate direttamente attorno al software, ai dati e all’intelligenza artificiale. Una metamorfosi che accompagna quella di una città ancora fortemente legata alla manifattura ma alla ricerca di nuovi settori capaci di produrre crescita e occupazione.
La sfida lanciata da Vento resta tuttavia quantitativa soltanto fino a un certo punto. Arrivare a mille imprese sostenute significa aumentare il numero delle scommesse, ma il risultato sarà misurato soprattutto da quante di quelle società riusciranno a crescere, attirare capitali, creare occupazione stabile e trasformarsi in aziende internazionali. È il passaggio che separa un ecosistema ricco di startup da un sistema capace di produrre vere imprese tecnologiche.
Il primo decennio ha rappresentato, nelle parole di Elkann, la costruzione delle fondamenta. Il secondo dovrebbe essere quello della scala. Ed è proprio questo il messaggio con cui si apre Wave: non limitarsi a chiedersi se in Italia esistano giovani capaci di creare aziende innovative, ma costruire le condizioni perché possano restare, crescere e competere partendo da qui.
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