Agli europei piace pensare di essere all’avanguardia nel campo delle energie rinnovabili, ma in realtà il tasso d’installazione di pannelli solari sul vecchio continente si sta stabilizzando: nel 2025 l’Unione europea ha aggiunto 67,2 gigawatt alla propria potenza installata, un aumento di poco superiore a quello dell’anno precedente; nel 2026 i nuovi impianti dovrebbero diminuire in tutti i più grandi paesi europei, con l’eccezione dell’Italia.
Il problema principale è legato alle reti di distribuzione. Nelle giornate di sole i parchi fotovoltaici possono generare una quantità di energia tale da superare la capacità della rete di trasportarla dove può essere usata o immagazzinata. Nelle ore di picco capita spesso che sia necessario spegnere i generatori (dove possibile) o pagare gli utenti perché scarichino l’energia in eccesso, portando i prezzi in negativo. Nel primo semestre del 2026 le ore in cui l’offerta supera di molto la domanda sono aumentate del 33 per cento in Germania e del 237 per cento in Spagna rispetto alla prima metà del 2024. Nel prossimo decennio i gestori delle reti elettriche europee investiranno centinaia di miliardi di euro per ammodernare le strutture.
Ma un modo per risolvere i problemi legati alla congestione delle reti elettriche è usare le batterie. Secondo l’Unione europea, entro il 2030 ci sarà bisogno di batterie sufficienti per erogare 150 gigawatt di elettricità immagazzinata. Alla fine del 2025 la capacità non superava i 37 gigawatt. In Europa non tutti i paesi stanno realizzando le riforme necessarie per incentivare l’uso delle batterie, tra cui semplificare il sistema fiscale, migliorare il meccanismo per la concessione dei permessi e coordinare meglio il complicato mosaico di operatori delle reti elettriche.
Tra i paesi leader in questo contesto ce n’è uno che in pochi considerano un pioniere dell’energia verde: la Romania. “A differenza di molti stati dell’Europa occidentale, la Romania installa sistemi di stoccaggio relativamente presto nel processo di sviluppo dei suoi sistemi, evitando in questo modo di doversi affannare a risolvere i problemi dopo aver già predisposto una massiccia capacità fotovoltaica”, spiega Antonio Arruebo, analista dell’associazione di categoria SolarPower Europe. Da anni il governo di Bucarest incoraggia sia i grandi operatori sia i singoli utenti a installare batterie mentre mettono in posa gli impianti, favorendo in questo modo una crescita parallela. Anche se in Europa l’aumento dei nuovi impianti si è complessivamente fermato, in Romania nel 2025 è del 45 per cento grazie all’alta domanda e alla facilità con cui si ottengono le autorizzazioni necessarie.
L’invasione dell’Ucraina
Come nel resto d’Europa, anche in Romania uno degli elementi che hanno favorito la crescita dell’industria fotovoltaica è stato l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, all’origine di un aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia. Le bollette salate e le agevolazioni generose hanno convinto circa 330mila prosumer (questo termine, nato dalla fusione di producer e consumer, indica famiglie e aziende che producono e allo stesso tempo consumano un bene o un servizio) a installare pannelli fotovoltaici nelle loro proprietà.
La diffusione del fotovoltaico
(the economist)
Con la crescita della capacità generativa, la priorità si è spostata sullo stoccaggio. Nel 2025 il governo romeno ha eliminato alcune tasse sullo stoccaggio di elettricità, mentre a maggio ha annunciato che avrebbe destinato 76 milioni di euro di fondi per lo sviluppo fotovoltaico ai sussidi per l’acquisto delle batterie. I romeni, alla ricerca spasmodica di un modo per risparmiare, hanno approfittato dell’occasione. Nella prima metà del 2026, un terzo dei prosumer aveva già installato un sistema di batterie.
Il luogo in cui si trovano questi “depositi” di energia è importante quanto la capacità di stoccaggio. Se le batterie sono lontane dai generatori, infatti, la rete dovrà reggere il peso del trasporto dell’energia. Per questo il governo romeno incoraggia i gestori dei parchi fotovoltaici del paese (tra i più grandi d’Europa) a installare le batterie in loco. Il caso più significativo è quello di Ogrezeni, un progetto che dovrebbe comprendere un gigawattora di accumulo a batteria, oltre a 762 megawatt di potenza installata. Quando sarà collegato alla rete, nel 2027, diventerà una delle più grandi strutture ibride (fotovoltaico e batterie) d’Europa. Secondo Sina Heidari e Bart Stoffer, della società di consulenza energetica internazionale Dnv, la Romania è ormai uno dei principali mercati europei per l’accumulo a batteria.
Nel breve periodo la scelta di chiedere ai possessori degli impianti di fare un collegamento alla rete e realizzare un sistema di batterie prima di installare i pannelli può rallentare il processo, ma la Romania sta procedendo comunque in questa direzione per evitare i colli di bottiglia nel lungo termine. L’Afm, l’agenzia che distribuisce i finanziamenti per le rinnovabili, ha cancellato gli incentivi per il fotovoltaico a favore di quelli per le batterie. Le autorità romene hanno incrementato la somma minima che gli operatori del settore devono versare per ottenere una connessione alla rete. Questo intervento scoraggia le richieste presentate solo per inserirsi nelle liste per la connessione. Dato che generalmente i distributori di energia elaborano le pratiche in ordine di ricezione, il problema dell’accumulo di richieste è estremamente diffuso in molti paesi europei.
All’inizio della rivoluzione fotovoltaica europea, l’idea era quella di installare più pannelli possibile, con qualsiasi mezzo. Ora che il settore sta maturando, i governi devono trovare un equilibrio tra la potenza installata e la capacità di stoccaggio. In questo ambito la Romania può essere un modello. ◆ as
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.
Scrivici a: posta@internazionale.it
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



