La Commissione europea ha aperto una consultazione mirata sul diritto all’oblio oncologico e sull’accesso equo ai servizi finanziari da parte delle persone guarite dal cancro. La procedura, avviata il 29 settembre, resterà aperta fino alle 23.59 del 27 ottobre 2026 e punta a raccogliere contributi concreti sulle difficoltà che possono persistere, anche a distanza di anni dalla conclusione delle cure, nella stipula di assicurazioni e nell’accesso a prodotti collegati a mutui, prestiti e altre forme di credito.
La consultazione è rivolta a una platea ampia. La Commissione invita a partecipare i pazienti oncologici guariti e le organizzazioni che li rappresentano, ma anche la comunità medica, le organizzazioni dei consumatori, i servizi sanitari, il settore bancario e quello assicurativo. I contributi dovranno essere trasmessi attraverso il questionario online predisposto dall’istituzione europea e serviranno a orientare le prossime iniziative della Commissione sul tema.
Quando la malattia continua a pesare anche dopo la guarigione
Alla base dell’iniziativa c’è un problema che Bruxelles considera ancora irrisolto in una parte dell’Unione europea. I progressi nella diagnosi e nelle terapie hanno migliorato in maniera significativa la sopravvivenza oncologica, ma una precedente diagnosi di tumore può continuare ad avere conseguenze nel rapporto con banche e assicurazioni molto tempo dopo la fine dei trattamenti.
È proprio su questo divario tra evoluzione clinica e valutazione finanziaria che interviene il principio dell’oblio oncologico. Nel documento di consultazione la Commissione lo descrive, ai fini del confronto in corso, come un sistema nel quale, trascorso un determinato periodo dalla conclusione del trattamento attivo, la storia oncologica non può più essere presa in considerazione dai fornitori di servizi finanziari e dai loro intermediari per valutare il rischio del richiedente, stabilirne l’idoneità, fissare il prezzo o il premio oppure determinare le condizioni del contratto.
Il tema era già entrato nel Piano europeo di lotta contro il cancro, adottato nel 2021, che aveva previsto un confronto con pazienti, professionisti e operatori finanziari per migliorare l’accesso ai prodotti assicurativi e creditizi. Nell’ottobre 2023 era quindi iniziato il lavoro per la definizione di un codice di condotta volontario europeo, inizialmente concentrato sulle assicurazioni collegate ai mutui per l’abitazione principale e ai prestiti professionali. Un accordo tra le parti, tuttavia, non è stato raggiunto.
La Commissione intende ora utilizzare le evidenze emerse da quel confronto, insieme ai risultati della nuova consultazione, per valutare ulteriori strumenti. Nel documento ufficiale viene indicata, tra le opzioni allo studio, la possibilità di elaborare entro la fine del 2026 orientamenti europei finalizzati a favorire un’applicazione effettiva del diritto all’oblio nei diversi Stati membri.
Tempi di attesa diversi tra i Paesi
Uno dei nodi principali riguarda il periodo che deve trascorrere dalla conclusione delle cure prima che una persona possa beneficiare dell’oblio oncologico. I sistemi oggi esistenti nell’Unione non sono uniformi e differiscono sia per i prodotti finanziari coperti sia per i tempi previsti.
La direttiva europea sul credito ai consumatori del 2023 ha introdotto per la prima volta questo principio nella legislazione dell’Unione. Per le assicurazioni legate a un contratto di credito, gli Stati membri devono prevedere che i dati relativi a una precedente diagnosi oncologica non possano essere utilizzati dopo un periodo stabilito dalla normativa nazionale, che non può comunque superare 15 anni dalla conclusione del trattamento medico. I Paesi possono adottare periodi più brevi.
Le disposizioni della direttiva dovranno essere applicate dagli Stati membri a partire dal 20 novembre 2026. La Commissione sottolinea però che il quadro europeo rimane più articolato, perché diversi Paesi avevano già introdotto norme nazionali o meccanismi volontari e alcuni garantiscono tutele più estese rispetto a quelle previste dalla disciplina europea sul credito al consumo.
L’Italia ha già una legge sull’oblio oncologico
L’Italia rientra tra gli Stati membri che hanno introdotto una disciplina specifica. La legge 193 del 7 dicembre 2023, entrata in vigore il 2 gennaio 2024, riconosce alle persone guarite da una patologia oncologica il diritto a non fornire informazioni e a non subire indagini sulla precedente malattia nei settori interessati dalla norma.
In via generale, il diritto matura quando siano trascorsi più di dieci anni dalla conclusione del trattamento attivo, senza recidive o ricadute. Il periodo è ridotto a cinque anni quando la patologia è insorta prima del compimento dei 21 anni. Un decreto del Ministero della Salute del marzo 2024 ha inoltre individuato diverse patologie oncologiche per le quali, in presenza delle condizioni specificate dal provvedimento, sono previsti termini ancora più brevi.
La normativa italiana riguarda, tra gli altri ambiti, i rapporti bancari e finanziari e i contratti assicurativi. Nel 2026 sono state inoltre aggiornate le disposizioni regolamentari del settore assicurativo per recepire gli obblighi previsti dalla legge, comprese le informazioni sul diritto all’oblio nei documenti precontrattuali e le procedure per la cancellazione dei dati relativi alla precedente patologia oncologica quando ricorrono i requisiti previsti.
Alla Commissione servono evidenze cliniche, scientifiche e attuariali
La consultazione europea entra anche nel merito di un tema particolarmente delicato: come stabilire il momento oltre il quale il precedente tumore non debba più essere considerato nella valutazione del rischio.
Secondo la Commissione, le evidenze scientifiche disponibili a livello europeo non consentono al momento di individuare un unico periodo di attesa valido indistintamente per tutte le neoplasie e tutte le situazioni cliniche. Per questo viene chiesto ai partecipanti se il diritto all’oblio debba essere costruito attraverso un approccio basato sull’evidenza, capace di incorporare nel tempo i progressi dell’oncologia e i nuovi dati medici, scientifici e attuariali.
Una delle ipotesi analizzate è quella delle cosiddette griglie di riferimento, già utilizzate in alcuni Stati europei. Si tratta di sistemi che possono prevedere tempi differenti in base, per esempio, al tipo di tumore, allo stadio della malattia, all’età al momento della diagnosi e al trattamento ricevuto. L’obiettivo è rendere i periodi di attesa più aderenti alle conoscenze sulla prognosi delle diverse patologie, evitando di applicare automaticamente lo stesso intervallo temporale a condizioni oncologiche molto differenti.
La Commissione chiede inoltre un parere sull’opportunità di combinare un periodo generale massimo con griglie più specifiche e sulla necessità di istituire strutture nazionali incaricate di aggiornare periodicamente questi parametri in base all’evoluzione delle conoscenze.
Un focus specifico sui tumori diagnosticati in giovane età
Tra le domande poste nella consultazione ce n’è una dedicata ai tumori diagnosticati prima dei 21 anni. La Commissione sottopone agli stakeholder l’ipotesi di un periodo massimo di cinque anni dalla conclusione del trattamento per questi pazienti in tutti gli Stati membri, ferma restando la possibilità di prevedere intervalli ancora più brevi per determinate neoplasie quando sostenuti dalle evidenze disponibili.
Il questionario non si limita tuttavia ai tempi. Ai partecipanti viene chiesto anche se il diritto all’oblio debba estendersi oltre l’ambito già coperto dalla direttiva sul credito ai consumatori, quali prodotti finanziari debbano essere considerati prioritari e quali specificità nazionali possano incidere sull’applicazione delle tutele, come eventuali limiti di età o di importo assicurato.
Pazienti e associazioni hanno quindi la possibilità di portare all’attenzione della Commissione non soltanto posizioni di principio, ma anche esperienze concrete, criticità incontrate nell’accesso ai servizi finanziari e proposte sulla costruzione dei futuri meccanismi di tutela. I contributi raccolti saranno utilizzati dalla Commissione per decidere i prossimi passi sul diritto all’oblio oncologico, mentre il documento di consultazione precisa che gli eventuali orientamenti europei non potranno ridurre le protezioni più favorevoli già riconosciute a livello nazionale e non escluderanno future iniziative legislative.
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