#Finsubito news dalla rete – Junbin Zhang, Narwal: “Vogliamo un robot con mani grandi che possa pulire sanitari e ordinare la casa”


Junbin Zhang non aveva mai parlato con la stampa internazionale. Pur avendo partecipato a diverse fiere all’estero, come il CES, in quelle occasioni non aveva mai rilasciato interviste. Nato nel 1990 e appassionato di robotica fin dai tempi del liceo, Zhang si è laureato nel 2012 in Progettazione meccanica, produzione e automazione alla Huazhong University of Science and Technology e nel 2015 ha conseguito un master alla Shanghai Jiao Tong University, alla fine del quale ha fondato Narwal, uno dei principali produttori al mondo di robot lavapavimenti. Zhang è un ingegnere, un uomo di prodotto, e per anni si è occupato quasi esclusivamente di prodotto. Lo ha fatto in modo così maniacale che Narwal, dopo essere stata fondata, non ha lanciato alcun prodotto per tre anni, investendo tutte le risorse in ricerca e sviluppo: solo dopo aver messo a punto qualcosa che ancora non esisteva, la base autopulente, è passata alla fase di commercializzazione.

Junbin Zhang, CEO e fondatore di Narwal

“Per dieci anni ho passato la maggior parte del mio tempo sul design dei prodotti, ma poco sulle vendite e sul marketing. L’anno scorso ho deciso di occuparmene personalmente, anche perché conosco il prodotto meglio di chiunque altro e posso raccontarne la storia in modo più chiaro. Ho capito anche che, per il fondatore e CEO di un’azienda, passare troppo tempo solo sul product design, senza il contatto diretto con il marketing e le vendite, fa perdere una parte di visione” spiega.

Attorno a lui, in una sala piena di gente in attesa del lancio della nuova gamma di prodotti, vediamo ragazzi giovanissimi impegnati a configurare tutte le demo. Alcuni probabilmente non superano i 25 anni, tanto che gli chiediamo quale sia l’età media degli ingegneri in un’azienda di robotica come la loro, perché alla fine di robotica si tratta.

Il prodotto di punta dell’azienda, il Flow 2

Zhang ci spiega che ormai loro, come molte aziende del settore, attingono a profili giovanissimi, spesso ancora universitari, scegliendo però solo tra coloro che sono già abituati a lavorare con gli strumenti di intelligenza artificiale generativa: “Molti dei nostri ingegneri arrivano dagli stage universitari. Crediamo sia fondamentale che abbiano già familiarità con gli strumenti AI, perché ci siamo resi conto che quelli che usano da tempo l’IA crescono professionalmente molto più in fretta“. Chiediamo quindi quanto l’IA abbia cambiato i modi di lavorare in un’azienda nata quando l’IA era ancora solo machine learning e computer vision, e la risposta non piacerà a chi ritiene che l’IA sia acerba nello scrivere software e non possa ancora sostituire un software engineer. “Per la nostra azienda l’85% del tempo dei software engineer non è più speso a scrivere codice riga per riga, ma a costruire nuove architetture software, usando strumenti come Cursor e molti altri tool di sviluppo assistito dall’AI per migliorare l’efficienza“, spiega Zhang.

Avendo davanti a noi la persona che ha avuto l’intuizione di realizzare un sistema di pulizia per i robot, con la base che lava i panni, chiediamo perché Narwal non punti, almeno per ora, su robot in grado di salire le scale in autonomia, visto che i principali competitor hanno già proposto una soluzione. “Sappiamo che ci sono aziende che stanno sviluppando robot capaci di arrampicarsi sulle scale“, ci dice, “ma pensiamo che avere un robot per ogni piano sia più efficiente in termini di costi e offra un’esperienza utente migliore. Se il robot deve tornare alla base per la pulizia e per farlo deve scendere le scale, si perde molto tempo. Per questo penso che avere due robot, uno per piano, sia una soluzione più efficiente“. Difficile dargli torto.

Non un umanoide, ma un robot con “mani” molto grandi

C’è però un altro fronte che sta prendendo piede, ed è quello degli umanoidi. Se gli umanoidi saranno in grado di fare le pulizie, come qualcuno sta già provando a fare, il robot classico rischia di diventare un oggetto del passato. “Non stiamo lavorando su un umanoide, se me lo state chiedendo“, ci dice, “ma stiamo lavorando a un robot con mani molto grandi. Vi faccio vedere questa foto, guardate: abbiamo sviluppato e stiamo provando robot in grado di afferrare scarpe diverse da migliaia di scarpiere e armadi nelle case delle persone, capaci di aprire gli sportelli e di riporle all’interno. Abbiamo anche sviluppato robot con mani in grado di pulire i sanitari e le superfici verticali“.

Zhang ci spiega che, quando ha fondato l’azienda, ha aspettato a lanciare il prodotto perché il suo approccio è sempre stato quello di farsi guidare dalle reali esigenze dei clienti, non dalla dimostrazione tecnologica fine a sé stessa. Insomma, se qualcuno si aspetta prototipi di robot particolari da parte di Narwal alle prossime fiere resterà deluso. “Se si sviluppa un robot bisogna sapere esattamente cosa serve al cliente: non è solo una questione di mostrare tecnologia per impressionare, anche se acerba. Prima di tutto abbiamo capito che, per la pulizia, l’organizzazione viene prima: bisogna spostare gli oggetti, pulire la superficie e poi rimetterli a posto. Ci siamo accorti che l’organizzazione e la pulizia sono strettamente collegate, e per questo abbiamo sviluppato un braccio robotico molto robusto, capace di pulire le superfici verticali e di rimettere le cose al posto giusto“.

Chiediamo comunque perché non abbiano deciso di puntare su un umanoide, e ci dice che i motivi sono due: costi e sicurezza. “Il primo motivo è che un umanoide è troppo costoso da produrre, e per il cliente avrebbe un prezzo d’acquisto troppo alto. Sviluppando internamente il software e le giunture riusciamo a tenere i costi dei nostri prodotti più bassi, e crediamo, nei prossimi anni, di riuscire a proporre i robot più avanzati, quelli di cui parlavo prima, con le mani, a un prezzo accettabile. Avere un prezzo giusto è davvero importante“. Ci spiega poi che in Cina c’è anche un tema legato alla sicurezza del robot, anche se i video che circolano sui social vengono spesso accolti con entusiasmo: “Qualche settimana fa un umanoide ha colpito un bambino facendogli cadere due denti. Teniamo molto a minimizzare i rischi legati alla tecnologia, e l’unico modo per farlo è ridurre le dimensioni del robot“.

Cloud, edge e un “cervello” per la casa

Quest’anno al CES Narwal ha annunciato il Flow 2, robot lavapavimenti con un sistema di riconoscimento oggetti talmente avanzato da aver bisogno, in alcune situazioni, del supporto del cloud, lasciando comunque all’utente la libertà di tenere solo l’elaborazione locale, con un numero minore di oggetti riconosciuti. Viste le crescenti preoccupazioni delle persone sulla questione dei dati in cloud, soprattutto se si tratta di foto e mappe della casa, chiediamo cosa succederà quando l’elaborazione locale non sarà più sufficiente per gestire i robot avanzati, quelli con le mani. “Il calcolo su chip edge diventa sempre più potente, e oggi credo sia già sufficiente per i robot aspirapolvere. Forse non lo è ancora per i robot più avanzati con bracci robotici. Penso che in futuro potrebbe esserci un ‘cervello’ molto intelligente nel cloud, ma più come un consulente che gestisce decisioni logistiche di alto livello. La maggior parte delle azioni di pulizia, delle rilevazioni e delle piccole missioni può essere gestita a livello locale“.

È solo quando gli chiediamo come faranno quando la potenza comunque non basterà che Zhang ammette che stanno lavorando a qualcosa, quella che chiama base dati domestica: “Stiamo sviluppando una struttura software che chiamiamo home data structure base. In questa struttura il cervello del robot deve conoscere i membri della famiglia, le loro connessioni, cosa amano e quali sono i loro hobby, oltre ai dati sull’ambiente domestico: dove sono le cucine, i bagni, cosa va pulito e con quale frequenza, giornaliera o settimanale. Sarà un database delle abitudini, pensato per le famiglie. Credo che tra qualche anno tu potresti entrare in casa con il robot che ti dice ‘ciao Roberto, buon compleanno’: per farlo deve avere i dati per conoscere te e la tua famiglia“.

Zhang ha comunque precisato che una struttura di questo tipo deve essere progettata fin dall’inizio tenendo conto di privacy, sicurezza e controllo da parte dell’utente.

Oltre ad Alexa, Narwal ha già integrazioni con Google Home e Siri, anche tramite Matter, per i comandi di base. In Cina è già attivo Narwal Agent, un servizio proprietario basato su LLM che permette di interagire a voce con i robot. Dopo l’intervista, l’azienda ha però precisato che per i mercati internazionali la direzione non è ancora definita. Oggi non esistono un’API aperta né un collegamento a LLM esterni, e non è in programma l’apertura delle API a terze parti. MCP è per ora usato internamente per ricerca e sviluppo. “Prima di aprire queste capacità all’esterno dobbiamo definire bene l’architettura, soprattutto per sicurezza, privacy e accesso ai dati della casa“, ci ha spiegato Zhang.

Riportiamo la conversazione sulla pulizia, chiedendogli quale sia secondo lui il grosso problema ancora irrisolto dei robot per la pulizia. “Il problema della copertura“, ci dice senza esitazione. “Oggi i robot non riescono a garantire una pulizia al 100%: ci sono ancora bordi o punti che non vengono puliti, sia in verticale sia in orizzontale. Per risolverlo serve per forza un braccio robotico: alcuni angoli particolari possono essere raggiunti solo così. È l’unica scelta possibile. Per i prossimi cinque, dieci anni penso che l’obiettivo principale sarà arrivare al 100% di copertura della pulizia“.

Ci restano solo due dubbi. Il primo è perché, nonostante i produttori cinesi abbiano creato in questi anni decine di robot per pulire le piscine, quando pochissimi hanno una piscina, e centinaia di robot tagliaerba, nessuno abbia mai pensato a un robot per pulire spazi aperti, balconi e terrazzi. “Oggi i robot aspirapolvere sono pensati esclusivamente per l’uso interno: i sistemi di pulizia e la capacità dei contenitori per la polvere sono progettati per gli ambienti domestici. Potrebbe essere una buona idea sviluppare macchine con una potenza di aspirazione maggiore, contenitori più grandi e capaci di gestire detriti più difficili, ma il robot dovrebbe essere molto più grande. Serve ripensare completamente il prodotto“.

Il secondo è il motivo per il quale non esiste una base da lavatrice con robot integrato. Certo, esistono i robot con carico e scarico dell’acqua, ma non sono fatti per essere messi sotto una lavatrice, in colonna, eppure sarebbe facile: le lavatrici hanno dimensioni standard. Zhang è probabilmente la persona più indicata per rispondere a un dubbio che abbiamo da qualche anno, anche perché a nostro avviso sarebbe il design perfetto. Narwal ha toccato più volte il tema della “tecnologia invisibile”, ovvero della possibilità che i robot per la casa diventino parte integrante dell’arredamento, come già accade con lavastoviglie, forni e frigoriferi da incasso.

“Oggi abbiamo programmi con aziende cinesi di arredamento, con cui progettiamo insieme i robot. Non abbiamo ancora collaborazioni di questo tipo con aziende straniere“. Chiediamo perché non una base da lavatrice, che ha larghezza standard, soluzione che risolverebbe il problema dello spazio in tante case europee. “In realtà abbiamo un modello sottile e largo, pensato per chi non vuole i serbatoi e vuole collegarsi subito agli scarichi. Ma non la vedo bene come soluzione da mettere sotto una lavatrice, anche perché il robot non riuscirebbe a entrare in casa e a pulire se trova la porta chiusa“. Lo guardiamo e cerchiamo di capire. “Noi in Cina le lavatrici le abbiamo sul balcone, voi no?” ci dice sorridendo, spiegando che loro fanno prodotti spesso per tutto il mondo e in ogni parte del mondo le persone mettono le lavatrici in posti diversi. Chi in bagno, chi in taverna, chi sul balcone. Non è quindi facile trovare una soluzione universale, e ci sono diverse strade. 

La prima è un elettrodomestico completamente nuovo, con lavatrice e robot progettati insieme. Questo però richiede di risolvere problemi non banali: le vibrazioni della centrifuga, la condivisione di acqua e scarichi, calore, umidità e interferenze elettriche. La seconda, più pratica, è un mobile che sollevi la lavatrice e ospiti sotto la base del robot. Così i due prodotti restano indipendenti e il robot, che evolve molto più in fretta, si può sostituire senza cambiare la lavatrice. Prima di pensarci per l’Europa, però, Narwal vuole capire meglio come sono installate le lavatrici nelle case europee. In una casa su più piani, ad esempio, una base sotto la lavatrice rischierebbe di limitare il robot a un solo piano. In Cina, dove le lavatrici stanno spesso sul balcone, l’azienda sta già esplorando soluzioni d’arredo integrate con partner locali.

Il modello compatto senza serbatoi da agganciare agli scarichi




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