Prima è partito per un Erasmus a Salamanca in Spagna, dopo ha fatto un viaggio in solitaria in Sudafrica, successivamente ha deciso di terminare i suoi studi in Danimarca, ha visitato anche Uganda, Kenya, e Tanzania e ora lavora in Ruanda. Fabio Pedercini ha 33 anni e, dopo un percorso costellato di sacrifici in giro per il mondo, ora è riuscito a raggiungere il suo sogno lavorando in un settore, quello della sostenibilità, che lo ha sempre affascinato, anche grazie alla passione per la natura della sua famiglia.
L’Erasmus a Salamanca
«L’Erasmus mi ha aiutato a espandere i mie orizzonti – racconta – e a scegliere di continuare il mio percorso di studi in Danimarca perché il loro sistema è di supporto agli studenti europei che lavorano e studiano: in pratica, ci sono delle agevolazioni fiscali sotto forma di “stipendio” per studiare». Così si è trasferito nel 2017 e nel 2019 si è laureato in Nature Management all’Università di Copenhagen.
Originario di Bergamo, prima aveva frequentato le scuole elementari e medie a Colognola per poi diplomarsi al Liceo scientifico Lussana con indirizzo naturalistico. «Dopo le superiori – spiega Fabio – inizialmente ho scelto di studiare Architettura ambientale al Politecnico di Milano, per capire dopo un anno di corsi e esami completati, che non era la mia vocazione». Allora, la sua scelta è virata su un corso triennale in Scienze naturali all’Università degli Studi di Milano. «È stato durante l’ultimo anno di triennale – precisa – che ho deciso di passare sei mesi in Erasmus a Salamanca».
La solitaria in Sudafrica
Terminata la triennale, ha continuato a fare sacrifici lavorando a Bergamo come cameriere in vari esercizi commerciali, per poi partire in solitaria in Sudafrica. «Lì ho anche studiato un mese di inglese per ottenere un certificato che mi sarebbe poi servito per fare richiesta di iscrizione alle università in Europa». Quindi, una volta pronto dal punto di vista formativo, ha preso la decisione di andare a terminare i suoi studi in Danimarca. «Ho selezionato vari corsi – chiosa – relativi alle scienze forestali nei tropici e l’utilizzo di queste risorse da parte delle comunità locali. La mia tesi magistrale l’ho condotta tramite lo stesso gruppo di ricercatori per cui ho poi lavorato, visitando Uganda, Kenya e Tanzania in un paio di mesi per il lavoro sul campo».
Subito dopo la laurea, nel novembre 2019 si è trasferito a Nairobi per lavorare con un’organizzazione che, ai tempi, si chiamava World Agroforestry (Icraf). «Sono entrato a far parte del gruppo di ricerca “Tree Diversity and Productivity”. Ma poi nel 2020 il Covid ha scombussolato i suoi piani. «A luglio 2020 – ricorda Fabio – ho deciso di ritrasferirmi a Copenhagen per essere più vicino alla famiglia perché il compagno di mia mamma ha sofferto molto a causa del Covid. Tutti i familiari, infatti, lavorano in ospedale e in quel periodo erano molto a rischio: per questo, ho deciso di avvicinarmi a loro in caso di necessità. I miei genitori hanno divorziato quando avevo tre anni e qualche anno più tardi si sono risposati entrambi con compagni che sono poi entrati a far parte della famiglia: ho di conseguenza quattro genitori (tre infermieri e un medico radiologo) e sono stato fortunato a ricevere il loro supporto emotivo, educativo ed economico».
Si vola in Ruanda
Tornato a Copenaghen, però, non si è fermato con la sua attività professionale. «Ho continuato a lavorare come assistente di ricerca all’Università di Copenhagen, contribuendo in parte agli stessi progetti e in parte ad altre attività di ricerca». E nel 2022 ha iniziato anche un percorso di dottorato legato ai progetti in cui era già coinvolto. «In quel periodo lavoravo da remoto a report tecnici, pubblicazioni, corsi offerti a personale tecnico in Etiopia e Ruanda e per 3-4 mesi l’anno lavoravo in presenza per la raccolta dati da siti di miglioramento genetico forestale pre-esistenti o per coordinare la piantumazione degli stessi».
La protezione delle foreste
Dal 2024 lavora in Ruanda per la «Landscape Alliance – Cifor & Icraf in action» come coordinatore di progetti di ricerca e sviluppo che si concentrano sulla conservazione delle risorse genetiche forestali e lo sviluppo del settore del materiale forestale di moltiplicazione. «Gestisco un team giovane di sette persone – dice – e mi interfaccio con agenzie del governo, ong, università, e il settore privato». «Oltre a piantumare siti di miglioramento genetico forestale e per produzione di sementi di qualità per i progetti di riforestazione in Ruanda – continua –, facciamo anche tanto lavoro di supporto e organizziamo eventi di peer-to-peer learning, corsi professionali e workshop per sviluppare documenti strategici che possano meglio guidare il settore».
L’amore per Jane
Ora si trova molto bene in Ruanda, dove vive stabilmente nella capitale Kigali e ha anche conosciuto la sua compagna Jane. «I miei piani futuri al momento sono ignoti – sottolinea – ma sicuramente starò qui fino a fine 2027 perché a febbraio dovrò finire il mio dottorato e il mio contratto di lavoro è fino a ottobre dello stesso anno. Dopo valuterò anche con la mia partner se spostarci in Italia, ma tornerò solo se avrò opportunità che mi consentiranno di poter avere una vita buona anche dal punto di vista economico».
In ogni caso, mantiene un forte legame con le sue origini, in particolare portando avanti alcuni hobby. Ha lasciato la passione per il calcio dopo tanti anni alla Fiorente Bergamo per esplorare nuovi orizzonti.
La passione per le maratone
«Mi piacciono le escursioni in montagna – afferma – e quando posso le faccio anche per ricordare le Orobie. Poi ultimamente mi sono dato al tennis perché prima giocavo a calcio (fino a 17 anni faceva parte della Fiorente Bergamo come portiere, ndr) ma ho avuto una serie di infortuni e mi sono fermato. Ho anche la passione della fotografia naturalistica e paesaggistica. La mia compagna mi ha fatto conoscere le maratone e recentemente mi sono appassionato alla cucina: preparo spesso piatti tipici italiani perché mi manca il cibo di casa ed è un modo per mantenere un legame con le mie origini».
Bergamo Senza Confini
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].
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