#Finsubito news dalla rete – Ex Ilva, «Taranto ha perso 2,2 miliardi di investimenti e oltre 2.000 posti di lavoro»


TARANTO – Oltre 2,2 miliardi di euro di investimenti perduti, ridimensionati o cancellati e più di 2.000 potenziali nuovi posti di lavoro sfumati negli ultimi 4 anni. È il bilancio tracciato dal Movimento 5 Stelle di Taranto, che torna a sollecitare una strategia complessiva per la riconversione economica e industriale della città, superando definitivamente il modello produttivo legato al carbone.

L’occasione è stata l’assemblea provinciale del Movimento, svoltasi venerdì 23 ottobre, dalla quale ha preso avvio un percorso di partecipazione che punta a coinvolgere cittadini, lavoratori, organizzazioni sindacali, associazioni, imprese e istituzioni.

Il progetto si chiama «N(U)OVA TARANTO» e propone un piano di trasformazione economica, sociale, ambientale e culturale, con l’obiettivo di individuare nuove prospettive di sviluppo e occupazione.

Per il M5S, il punto di partenza resta la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, accompagnata da garanzie per i lavoratori diretti, quelli degli appalti e dell’indotto, oltre che dalla realizzazione delle bonifiche ambientali.

Una posizione alla quale si aggiunge il rifiuto di nuovi impianti considerati incompatibili con la tutela del territorio.

«Ribadiamo inoltre il nostro no al rigassificatore e a nuovi insediamenti produttivi basati su fonti energetiche inquinanti. Taranto non può continuare a essere considerata un territorio sul quale concentrare attività ad alto impatto ambientale», affermano i rappresentanti del Movimento.

La questione ambientale, tuttavia, secondo i 5 Stelle deve essere affrontata insieme a quella occupazionale, attraverso un programma capace di attirare investimenti e favorire l’insediamento di attività produttive sostenibili.

È proprio sulle occasioni di sviluppo ritenute perdute che si concentra una parte significativa dell’intervento politico.

Il Movimento richiama, in particolare, i progetti Ferretti e Renexia, sostenendo che gli investimenti siano stati abbandonati o trasferiti in altre regioni.

Nel documento vengono citate anche le prospettive di rilancio dell’Arsenale attraverso Fincantieri, il Tecnopolo del Mediterraneo, la Soprintendenza, l’Acquario Green e gli interventi previsti dal programma «Cantiere Taranto», promosso durante il Governo Conte II.

Tra le opportunità richiamate figurano inoltre il potenziamento dei collegamenti ferroviari, l’apertura dell’aeroporto di Grottaglie ai voli passeggeri di linea, la riconversione industriale e gli interventi di risanamento ambientale, anche attraverso le risorse del PNRR.

Secondo la ricostruzione del M5S, il valore complessivo delle iniziative trasferite altrove, ridotte o non realizzate supererebbe 2,2 miliardi di euro, con una perdita stimata di oltre 2.000 potenziali posti di lavoro, senza considerare gli effetti indiretti che le nuove filiere avrebbero potuto generare.

Si tratta di cifre indicate dal Movimento nella propria valutazione politica delle occasioni mancate per il territorio.

«Su queste occasioni perdute è necessario chiamare il Governo Meloni alle proprie responsabilità», sostiene il M5S, che invita però anche le istituzioni locali, la politica, le associazioni e le organizzazioni dei lavoratori a interrogarsi sulle ragioni per cui numerosi progetti non si sarebbero concretizzati.

L’obiettivo dichiarato non è alimentare nuove contrapposizioni, ma costruire un percorso condiviso per difendere gli investimenti futuri.

«È arrivato il momento di passare dalla protesta alla proposta», affermano i 5 Stelle, indicando le priorità del programma «N(U)OVA TARANTO».

Il progetto si sviluppa lungo 4 direttrici fondamentali: spegnere l’area a caldo garantendo la tutela occupazionale, bonificare le aree contaminate, costruire nuove opportunità economiche e favorire la rinascita della città.

Per quanto riguarda la diversificazione produttiva, il Movimento individua alcuni settori sui quali concentrare gli interventi: cantieristica, ricerca, innovazione, infrastrutture, turismo e cultura.

Particolare attenzione viene riservata ai giovani, con l’intenzione di creare condizioni che consentano loro di costruire il proprio futuro a Taranto senza essere costretti a cercare opportunità altrove.

Il M5S propone quindi di rilanciare il «Cantiere Taranto», trasformandolo in un laboratorio permanente di confronto e progettazione aperto alle competenze presenti sul territorio e al contributo di professionisti ed esperti provenienti da altre realtà italiane.

Nei prossimi giorni saranno comunicate le date delle nuove assemblee pubbliche, destinate ad ampliare il coinvolgimento della comunità.

Il risultato atteso è la definizione di un Piano di riconversione economica, sociale, ambientale e culturale, da attuare attraverso un Accordo di Programma sottoscritto da Governo, Regione, enti locali e parti sociali.

Per il Movimento, il documento dovrà prevedere finanziamenti certi, scadenze vincolanti e responsabilità chiaramente individuate, evitando che le proposte rimangano prive di attuazione.

Un altro elemento centrale è la volontà di coinvolgere anche quanti esprimono posizioni differenti sul futuro dello stabilimento siderurgico.

«Taranto non ha bisogno di nuove divisioni, ma di un progetto comune. Vogliamo costruirlo attraverso il confronto, l’ascolto e la partecipazione di tutte le energie sane, operose e costruttive della città, anche di chi non condivide le nostre posizioni o ha una visione diversa sul futuro dell’ex Ilva», sottolinea il M5S.

L’assemblea provinciale segna così l’avvio di un’iniziativa politica che punta a spostare il confronto dal solo destino della grande fabbrica alle prospettive economiche dell’intero territorio.

«Non chiediamo a nessuno di rinunciare alle proprie idee, ma a tutti di contribuire alla costruzione di un futuro diverso», conclude il Movimento 5 Stelle.

Un appello che si chiude con una rivendicazione precisa: «Il futuro di Taranto deve partire dai cittadini e non può più essere rinviato».




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