#Finsubito news dalla rete – TargetNetZero, la transizione climatica punta sulla


A cinque anni dal lancio di TargetNetZero, la sfida è individuare le opportunità della transizione climatica senza perdere di vista i fondamentali finanziari. Per Lombard Odier Investment Managers, questo significa guardare anche ai settori più difficili da decarbonizzare, selezionando le aziende con percorsi di transizione credibili e prospettive economiche sostenibili. Elise Beaufils, (nella foto) deputy head of sustainability research, illustra l’evoluzione della strategia, le opportunità tra azionario e obbligazionario e i rischi da considerare nella costruzione dei portafogli.

A cinque anni dal lancio di TargetNetZero, quali aspetti della vostra tesi d’investimento sono cambiati maggiormente?

Fin dal suo lancio, TargetNetZero si è posto l’obiettivo di conseguire performance in linea con il benchmark, contribuendo al contempo alla decarbonizzazione dell’economia reale. A cinque anni di distanza, la nostra filosofia rimane invariata: individuare aziende con percorsi di decarbonizzazione credibili e ambiziosi, non soltanto nei settori già caratterizzati da basse emissioni di carbonio, ma anche in quelli più difficili da decarbonizzare, al fine di sostenere la transizione dell’economia reale.

La nostra esperienza ha rafforzato la convinzione che gli obiettivi climatici e la performance finanziaria possano essere compatibili. Le strategie Global Equity, Global IG ed EUR Credit hanno dimostrato che è possibile perseguire la decarbonizzazione senza compromettere i rendimenti, grazie a una gestione disciplinata del rischio, all’analisi fondamentale e a una costruzione diversificata dei portafogli.

Pur mantenendo invariata la nostra filosofia, dal lancio abbiamo lavorato per rafforzare il nostro approccio e la nostra metodologia, integrando gli scenari climatici più aggiornati nella nostra metrica Implied Temperature Rise e rendendone più robusta l’integrazione nella costruzione dei portafogli attraverso simulazioni Monte Carlo. La ricerca continua rimane una priorità fondamentale per i nostri team d’investimento e di sostenibilità, con l’obiettivo di mantenere la nostra metrica e il nostro approccio all’avanguardia.

Come si traduce oggi la transizione climatica in opportunità di rendimento e come distinguete le imprese con prospettive economiche solide da quelle sostenute prevalentemente dalle aspettative?

La nostra metodologia proprietaria Implied Temperature Rise (ITR) ci aiuta a individuare le aziende che guidano in modo credibile la transizione, anche nei settori più difficili da decarbonizzare. Dall’avvio della strategia, TargetNetZero Global Equity ha sovraperformato l’indice MSCI World dello 0,51% su base annualizzata, grazie al contributo di fattori legati alla sostenibilità e di fattori finanziari.

Attraverso il nostro approccio sistematico e orientato al benchmark, riduciamo al minimo i bias relativi agli stili d’investimento, ai settori, ai Paesi e alle aree geografiche nei nostri portafogli azionari rispetto ai rispettivi indici di riferimento, evitando di assumere posizioni ad alta convinzione concentrate su singoli titoli o temi.

Nel reddito fisso, la selezione dei singoli titoli dal basso, basata sull’analisi fondamentale del credito, è stata il principale motore dei rendimenti, sostenuta da un’attività di ricerca dedicata e da un’attenzione particolare alla preservazione del capitale. Combiniamo la tradizionale analisi del credito con una valutazione prospettica dei percorsi di transizione climatica degli emittenti. Gli analisti dedicati monitorano costantemente i rischi e le opportunità di credito, aiutandoci a individuare le aziende che stanno rafforzando la propria resilienza nel lungo periodo.

Guardando oltre il più ristretto universo delle obbligazioni verdi (green bond), possiamo accedere a un insieme più ampio di opportunità, mantenendo al contempo le caratteristiche fondamentali di un’allocazione tradizionale al segmento investment grade e perseguendo sia gli obiettivi finanziari sia quelli climatici.

Come evitate che investire nella transizione significhi concentrarsi eccessivamente su pochi settori o tecnologie? 

Investiamo in diversi settori e aree geografiche, compresi quelli caratterizzati da processi di decarbonizzazione particolarmente complessi, anziché affidarci a esclusioni che possono generare rischi di concentrazione.

La costruzione sistematica dei portafogli, orientata al benchmark, mira a mantenere un tracking error contenuto e bias di stile minimi, preservando al contempo l’esposizione ai tradizionali fattori che determinano i rendimenti nel mercato del credito.

Quali opportunità individuate nei settori più difficili da decarbonizzare e quali condizioni devono verificarsi perché gli investimenti nella loro trasformazione siano economicamente sostenibili?

I settori industriale, dei trasporti e dei materiali rimangono essenziali per l’economia globale, nonostante la loro elevata impronta carbonica. Anziché escluderli, utilizziamo la nostra metodologia proprietaria ITR per individuare aziende ed emittenti con percorsi di decarbonizzazione credibili, ben posizionati per beneficiare della transizione.

Affinché questi investimenti siano economicamente sostenibili, la decarbonizzazione deve diventare sempre più conveniente anche dal punto di vista aziendale. Ciò dipende da diversi fattori, tra cui l’entità degli investimenti iniziali in conto capitale, la riduzione dei costi delle tecnologie, la presenza di quadri normativi favorevoli e una domanda sufficiente da parte dei clienti.

Riteniamo che le aziende in grado di migliorare l’efficienza energetica, ridurre i costi operativi o rafforzare il proprio posizionamento competitivo attraverso la decarbonizzazione possano trovarsi in una posizione particolarmente favorevole.

L’acciaio è un buon esempio: gli investimenti in processi produttivi più efficienti e tecnologie a minore intensità carbonica potrebbero generare vantaggi competitivi, in un contesto in cui i clienti sono sempre più orientati a ridurre le emissioni lungo le proprie catene di fornitura.

In definitiva, riteniamo che le opportunità d’investimento più interessanti si concentrino nelle aziende capaci di tradurre strategie di transizione credibili in risultati finanziari sostenibili nel lungo periodo. 

Quali esigenze d’investimento vi hanno spinto ad ampliare TargetNetZero a nuove asset class e geografie? 

L’espansione risponde alla crescente domanda degli investitori di soluzioni regionali modulari, capaci di integrarsi nelle tradizionali allocazioni di portafoglio e caratterizzate da strategie di decarbonizzazione orientate al futuro.

Oltre alla nostra strategia azionaria dedicata ai mercati emergenti, i lanci più recenti comprendono TNZ US Equity, TNZ Japan Equity e TNZ Euro IG Short Duration, una soluzione obbligazionaria in euro a breve scadenza e caratterizzata da una bassa volatilità.

Oggi la piattaforma supera gli 8 miliardi di dollari di masse in gestione, attraverso 11 fondi collettivi (pooled funds) e soluzioni su misura nei comparti azionario, obbligazionario e liquidità.

La nostra filosofia d’investimento rimane invariata: TargetNetZero è stato concepito per essere scalabile e modulare, in modo da poter applicare lo stesso framework sistematico e trasparente a nuove asset class e aree geografiche.

Quali opportunità specifiche offrono oggi i mercati statunitense e giapponese e in che modo le nuove strategie riflettono le differenze tra i rispettivi percorsi di transizione?

Le nuove strategie TargetNetZero US Equity e TargetNetZero Japan Equity rispondono entrambe alla domanda di esposizioni a questi mercati coerenti con gli obiettivi climatici.

Utilizzano rispettivamente gli indici MSCI USA e MSCI Japan come benchmark di riferimento, con portafogli che comprendono generalmente tra 300 e 350 società nel caso statunitense e tra 100 e 150 società nel caso giapponese.

Il nostro approccio non evidenzia differenze particolarmente marcate nei percorsi di decarbonizzazione dei mercati statunitense e giapponese rispetto all’MSCI World. Le differenze emergono invece nei mercati emergenti, dove la nostra metrica Implied Temperature Rise indica una temperatura implicita complessiva di circa 3 °C, significativamente superiore a quella dei mercati sviluppati.

Per questo motivo, abbiamo dovuto adattare la nostra strategia azionaria sui mercati emergenti, in modo da riflettere lo stato attuale della transizione in queste economie.

Quali segmenti della transizione potrebbero esprimere il maggiore potenziale nei prossimi cinque anni e quali rischi gli investitori dovrebbero considerare nella costruzione dei propri portafogli?

Nei prossimi cinque anni, individuiamo opportunità soprattutto nell’elettrificazione, nell’efficienza energetica e nella modernizzazione dei processi industriali e delle infrastrutture. Questi ambiti beneficiano di esigenze strutturali d’investimento e possono offrire vantaggi economici concreti, tra cui minori costi energetici, maggiore efficienza operativa e un miglioramento della competitività.

È importante sottolineare che, a nostro avviso, le opportunità non riguarderanno soltanto le aziende che forniscono soluzioni climatiche, ma anche quelle che riusciranno a trasformare con successo le proprie attività. Il nostro approccio mira a cogliere queste opportunità mantenendo un’esposizione diversificata all’economia nel suo complesso.

Restiamo convinti che uno dei principali rischi per gli investitori che puntano sulla transizione climatica sia quello della concentrazione, tipico delle strategie tradizionali a basse emissioni di carbonio.

A questo si aggiunge la qualità dei dati: le emissioni vengono spesso rendicontate con ritardo e possono essere incomplete, soprattutto per quanto riguarda lo Scope 3, che si basa ancora in larga misura su stime.

Ciò rafforza l’importanza di un approccio diversificato e orientato al benchmark, che integri le considerazioni climatiche senza perdere di vista i tradizionali rischi finanziari.


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