MILANO (MF-NW)–Il discorso di Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della Bce e vicepresidente del Consiglio di vigilanza, si concentra sull’impatto dei cambiamenti climatici sull’economia, con particolare attenzione alle conseguenze per crescita, inflazione e investimenti. Il tema centrale è che i rischi climatici non rappresentano più soltanto una questione ambientale, ma stanno diventando un fattore sempre più rilevante per le dinamiche macroeconomiche e la stabilità finanziaria. I RISCHI CLIMATICI SPINGONO L’INFLAZIONE I fenomeni climatici, “non incidono soltanto sull’attività economica, ma influenzano già in misura crescente anche i prezzi. L’estate appena trascorsa ne ha fornito nuovi esempi: le temperature elevate e i bassi livelli idrici hanno perturbato alcune parti del sistema energetico europeo, contribuendo all’aumento dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità, mentre gli eventi meteorologici estremi continuano a influenzare i prezzi dei prodotti alimentari. Gli shock climatici incidono quindi non soltanto sulla crescita, ma anche sulle dinamiche dell’inflazione”, afferma Elderson. “Questi rischi hanno inoltre una natura intrinsecamente transfrontaliera. Gli shock ai prezzi alimentari, le interruzioni delle catene di approvvigionamento e le pressioni migratorie non si fermano ai confini nazionali”. “I rischi legati alla natura operano attraverso canali analoghi. Recenti ricerche della Bce indicano che la sola grave scarsità d’acqua potrebbe mettere a rischio fino al 24% della produzione economica dell’area dell’euro. Allo stesso tempo, una quota significativa dell’attività economica e dei prestiti bancari rimane esposta al rischio di alluvioni”, prosegue l’esperto. “La lezione non è che una singola siccità, un’alluvione o un incendio boschivo provocherà una crisi macroeconomica. Il punto è che, man mano che queste catastrofi diventano più frequenti e gravi, il riscaldamento del pianeta e il degrado della natura si trasformano sempre più in fattori strutturali che determinano i risultati economici e finanziari”, afferma Elderson. “Questo aspetto riguarda direttamente le banche centrali e le autorità di vigilanza. Il nostro mandato è chiaro: siamo responsabili del mantenimento della stabilità dei prezzi e della salvaguardia della sicurezza e della solidità delle banche, nonché della stabilità finanziaria. Poiché i rischi climatici e legati alla natura incidono sempre più sulla produttività, sulla crescita, sull’inflazione e sulla resilienza del sistema finanziario, tenerne conto rientra pienamente nel nostro mandato. Per questo le banche centrali hanno bisogno di modelli macroeconomici e procedure previsionali che riflettano l’impatto del cambiamento climatico e del degrado della natura e tengano conto della struttura mutevole dell’economia”, continua l’esperto. “È anche per questo che forum come la conferenza Green Swan sono importanti. Riunire banche centrali, autorità di vigilanza, responsabili politici e accademici di tutto il mondo rappresenta già di per sé un contributo importante alla resilienza. In un mondo sempre più segnato dalla frammentazione geopolitica e dai rischi, la cooperazione internazionale e gli sforzi collettivi restano strumenti essenziali e preziosi per ampliare le nostre conoscenze e affrontare rischi condivisi”, sottolinea l’economista. INCERTEZZA E FINANZIAMENTI FRENANO LA TRANSIZIONE VERDE Secondo Elderson, sul fronte degli investimenti, “le ricerche individuano costantemente due ostacoli principali. Il primo è l’incertezza, intesa in senso ampio e comprendente quella politica, economica e normativa. Il secondo è l’accesso ai finanziamenti”. “Comincio dall’incertezza. La teoria economica è chiara. Le famiglie, le imprese e le istituzioni finanziarie impegnano capitali in investimenti a lungo termine soltanto quando ritengono che le regole del gioco rimarranno sostanzialmente stabili. Questo vale soprattutto per gli investimenti legati alla transizione, come le infrastrutture energetiche, la trasformazione industriale e l’elettrificazione. Tutti questi investimenti richiedono ingenti esborsi iniziali e orizzonti di pianificazione lunghi. L’instabilità delle politiche aumenta il costo dell’attesa e, quando gli investitori aspettano, i progressi rallentano”, prosegue l’esperto. “Le evidenze dell’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro confermano che l’incertezza frena la domanda di prestiti destinati a finanziare gli investimenti verdi. L’incertezza, tuttavia, non influenza soltanto le decisioni di investimento, ma anche le condizioni di finanziamento. Quando aumenta, le banche diventano più caute, irrigidiscono i criteri di concessione del credito e riducono la propria propensione al rischio. Ne deriva un duplice vincolo: le imprese rinviano gli investimenti e ottenere finanziamenti diventa più difficile, amplificando a sua volta le ripercussioni sulla domanda. Questo è particolarmente dannoso per gli investimenti verdi, che richiedono ingenti esborsi iniziali e una pianificazione di lungo periodo”, afferma l’economista. “Vorrei essere chiaro. Non si tratta di sostenere politiche rigide, bensì di promuovere la prevedibilità. La transizione richiede certezze che consentano di pianificare sul lungo termine”, dichiara Elderson. “La seconda sfida riguarda i finanziamenti. Non bisogna sottovalutare la portata del problema. A livello mondiale, il raggiungimento degli obiettivi climatici e di tutela della natura richiederà livelli di investimento senza precedenti. Nella sola Europa, saranno necessari investimenti aggiuntivi pari a centinaia di miliardi di euro ogni anno per gli anni a venire”, spiega l’esperto. “Molti investimenti legati alla transizione richiedono ingenti capitali e presentano tempi di recupero lunghi. Questo li rende sensibili alle condizioni di finanziamento. Le banche hanno un ruolo importante da svolgere, soprattutto in un sistema finanziario europeo in cui il credito bancario è centrale. Allo stesso tempo, sarà necessario sviluppare maggiormente i mercati dei capitali per affiancare il finanziamento bancario e consentire alle imprese innovative e alle nuove tecnologie di crescere su larga scala”, conclude l’economista. dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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