#Finsubito news dalla rete – Asp Cosenza. L’appalto del servizio di lavanolo al faccendiere Colasante attenzionato dall’Anac, il bando revocato e il ruolo di Sosto$Borromeo



NOTA STAMPA ANAC – AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Azienda sanitaria di Cosenza, anomalie e criticità. Mancanza di controlli, ritardi e inadeguatezze- Indagine conoscitiva di Anac sulla consegna di biancheria e lenzuola per le varie strutture sanitarie

Un’indagine conoscitiva di Anac sull’Azienda sanitaria di Cosenza ha evidenziato numerose criticità, anomalie, mancanza di controlli, ritardi e inadeguatezza nella consegna di biancheria e lenzuola per le varie strutture sanitarie. In particolare, per l’anno 2024, evidenziate carenze nel servizio di lavanolo per le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della Regione Calabria di importo complessivo di oltre sette milioni e mezzo di euro (euro 7.671.390).

Con delibera n. 322, approvata dal Consiglio di Anac del 30 luglio 2025, l’Autorità ha evidenziato come la gestione da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza del servizio di lavanolo affidato alla società Hospital Service S.r.l., presenti “diversi profili di anomalia e criticità”.

“La ASP di Cosenza – scrive Anac nella delibera – non risulta aver proceduto alla formale emissione e sottoscrizione dell’Ordinativo di fornitura – prescritto dalla Convenzione stipulata tra la Stazione Unica Appaltante della Regione Calabria e la società appaltatrice, nonché dal Capitolato Tecnico – atto necessario per la determinazione dei quantitativi stimati, delle tempistiche di avvio e delle ulteriori specifiche operative richieste per la concreta attivazione del servizio, rendendo incerta l’attivazione dei diritti e obblighi reciproci tra le parti”.

“I controlli effettuati dalla ASP in corso di esecuzione non risultano adeguatamente strutturati, documentati e svolti in maniera sistematica ai fini dell’accertamento della regolare esecuzione delle prestazioni rispetto alle condizioni e ai termini previsti dalla Convenzione, dal Capitolato Tecnico e dall’Offerta tecnica della società appaltatrice”. “I Direttori dell’esecuzione non risultano aver documentato in modo completo e conforme lo svolgimento delle funzioni e dei compiti loro attribuiti, e il Responsabile Unico del Procedimento non risulta aver garantito un’adeguata attività di coordinamento, supervisione e controllo sull’esecuzione del contratto”.

“I controlli in corso di esecuzione effettuati dalla stazione appaltante – spiega l’Autorità – sono finalizzati all’accertamento del rispetto, da parte dell’appaltatore, delle condizioni e dei termini stabiliti dal contratto di appalto, in particolare se le prestazioni svolte siano eseguite a regola d’arte sotto il profilo tecnico e funzionale, in conformità e nel rispetto delle condizioni, modalità, termini e prescrizioni previste dal contratto stesso e dall’offerta tecnica”.

“In base all’istruttoria effettuata è emerso che la ASP non si è dotata di un atto organizzativo o regolamentare che abbia definito formalmente la struttura del sistema dei controlli e le rispettive responsabilità tra i vari soggetti coinvolti, né vi sono disposizioni che disciplinino in modo organico i flussi comunicativi e operativi tra gli addetti al controllo di primo livello, i Direttori dell’esecuzione ed il Rup”.

“A ciò si aggiunge un’inadeguata gestione complessiva dei controlli in corso di esecuzione, in quanto il Direttore dell’esecuzione ed il Responsabile del procedimento sembrano essersi limitati a ricevere e inoltrare le segnalazioni di disservizio alla società appaltatrice, senza adottare iniziative concrete ed efficaci per la verifica e la risoluzione delle problematiche”.

“Si ritiene, quindi, – conclude Anac – che la stazione appaltante non abbia adottato un sistema di controllo in grado di assicurare un presidio costante ed effettivo dell’esecuzione contrattuale, né sotto il profilo del monitoraggio tecnico-qualitativo né sotto quello della vigilanza amministrativo-contabile”.

Sintesi Delibera ANAC n. 322 del 30 luglio 2025

Oggetto: Appalto del servizio di lavanolo dell’ASP di Cosenza, affidato alla Hospital Service S.r.l.

Importo: 7.671.390,96 euro, IVA esclusa, per quattro anni.

### Principali irregolarità rilevate dall’ANAC

1\. Assenza di un contratto formalmente perfezionato: l’ASP di Cosenza non ha emesso il prescritto Ordinativo di fornitura, determinando incertezza sui reciproci obblighi contrattuali.

2\. Gravi disservizi: ritardi nelle consegne, biancheria sporca o inutilizzabile, carenza di divise sanitarie, kit sterili insufficienti e problemi nella tracciabilità.

3\. Controlli insufficienti: non risultano verifiche sistematiche e adeguatamente documentate sulla qualità, sull’igiene e sulla conformità delle prestazioni.

4\. Contestazioni tardive: i problemi erano segnalati già dal dicembre 2022. La prima contestazione ufficiale risale all’agosto 2023, mentre il procedimento per applicare le penali è stato avviato soltanto il 22 aprile 2025.

5\. Responsabilità del RUP e dei Direttori dell’esecuzione: secondo ANAC, non risulta adeguatamente documentato l’assolvimento dei compiti di coordinamento, vigilanza e controllo.

6\. Pagamenti e certificazioni di conformità: risultano attestazioni di regolare esecuzione prive di riserve nonostante le numerose segnalazioni di disservizio, con il rischio di aver legittimato pagamenti per prestazioni non correttamente eseguite.

### Decisione finale

L’ANAC accerta diverse anomalie nella gestione dell’appalto e dispone la trasmissione della delibera:

* All’ASP di Cosenza * Alla Stazione Unica Appaltante della Regione Calabria, per opportuna informazione.

### Conclusione

L’ANAC contesta all’ASP di Cosenza una gestione gravemente carente dei controlli su un appalto di oltre 7,6 milioni di euro. Il rilievo più significativo riguarda la combinazione tra mancata formalizzazione dell’Ordinativo di fornitura, disservizi ripetuti, controlli inadeguati e attestazioni di conformità rilasciate nonostante le criticità. La delibera non accerta responsabilità penali né dispone direttamente sanzioni personali, ma evidenzia criticità amministrative e gestionali rilevanti, anche in relazione all’operato del RUP e dei Direttori dell’esecuzione.

Quella che abbiamo pubblicato sopra è una delibera di fuoco – con relativa sintesi ancora più esplicativa – dell’Autorità Nazionale Anrio Corruzione contro l’Asp di Cosenza e in particolare sull’affidamento dell’appalto volgarmente detto “delle lavanderie”. In realtà, si tratta del servizio di lavanolo (abbreviazione di lavanoleggio) e quindi di biancheria, materasseria e capi di vestiario dell’Asp di Cosenza. I lavoratori in questione si occupano della consegna e del ritiro della biancheria dei pazienti, in più consegnano i kit per sale operatorie e le divise dei sanitari. Un servizio di grande importanza, soprattutto se si pensa che ancora siamo nel vortice della pandemia e va da se che la pulizia è un aspetto fondamentale soprattutto negli ospedali.
Vi chiederete: ma come mai state riesumando questa storia? Il motivo è semplice: dal 4 ottobre scorso la Dda di Catanzaro ha acceso i riflettori sul faccendiere abruzzese Antonio Colasante, attivo e operante nei settori dell’energia e dalla sanità. La Dda ha messo nel mirino il vergognoso project financing da 100 milioni per il molto presunto efficientamente energetico dell’ente, assegnato dalla ormai ex presidente della Provincia Rosaria Succurro non si capisce ancora per quali motivi. Così come non si capisce perché il suo successore, il forzista Biagio Faragalli (ovvero esponente della stessa cricca di affaristi) non lo abbia ancora revocato.

Antonio Colasante è lo stesso faccendiere che ha vinto l’appalto attenzionato dall’Anac con tanto di delibera risalente a poco più di un anno fa. L’azienda Hospital Service è “cosa sua” ed è lui che gestisce questo appalto da quasi 8 milioni che ha tutte queste ombre e queste irregolarità che ha spiegato l’Autorità Nazionale AntiCorruzione e non certo Iacchite’…
E chi è che ha sdoganato il Colasante nel settore della sanità? A Cisenza lo sappiamo tutti. Si tratta della
coppia diabolica formata da Gennaro Sosto e Giovanna Borromeo, diretta emanazione politica di Tonino Gentile meglio conosciuto come il Cinghiale. Il Sosto è stato direttore dell’Ufficio tecnico aziendale fino a quando non si è trasferito in Molise  poi in Campania, sempre grazie al suo “capo” Cinghiale. Lei è ufficiale rogante ma soprattutto dirigente con nomine multiple in ogni dove e in particolare nell’Ufficio Acquisti Beni e Servizi, al Patrimonio e all’Ufficio Gare e Contratti. Una sorta di “piovra” dai mille tentacoli. Con la “ciliegina” dell’incredibile nomina illegittima a direttore amministrativo Asp (!) al posto di Magnelli che ha scandalizzato (e credeteci… ce ne vuole) tutti nel variegato mondo della sanità cosentina.

In sostanza, Sosto se n’è andato via ma ha lasciato la… moglie a gestire tutte le trame e i loschi affari della cricca del Cinghiale. Il Sosto, prima di andare via, è stato anche presidente di varie commissioni di gara, tutte funzionali agli amici del Cinghiale. Tra queste, spiccano gli appalti delle pulizie per un importo di oltre 60 milioni di euro e dell’energia, per oltre 50 milioni, sui quali si sono “abbuffati” alla grande con stecche milionarie. In questi mesi invece sono andati “a segno” gli appalti della mensa, il nuovo appalto delle pulizie e quello delle lavanderie, tutti gestiti dalla Borromeo in Sosto. E non serve essere profeti per capire che fine hanno fatto: da Lotito a Colasante è il trionfo dei faccendieri accriccati con la politica corrotta.

L’appalto del lavanolo in mano a Colasante è ancora in corso d’opera, ma vi raccontiamo ancora un’altra stoeia emblematica: a questo appalto era stato associato un contratto di partenariato pubblico-privato (sì insomma un altro “meraviglioso” project financing!) da circa 139 milioni di euro, promosso dall’Asp di Cosenza per la durata di vent’anni. ​L’operazione prevede la riqualificazione edilizia di circa 100 strutture sanitarie e l’affidamento ventennale di servizi quali manutenzione, logistica, lavanolo e gestione del verde, remunerati tramite un canone annuo a carico dell’Asp. Ovviamente il beneficiario sarebbe stato ancora Colasante. Ma in questo caso l’Anac si è messa di traverso ancora di più e ha costretto l’Azienda a revocare il bando. Ci si chiede cosa si aspetti a revocare anche l’appalto in corso d’opera e soprattutto cosa si aspetti ad accendere i riflettori sulla signora Borromeo. Ma prima o poi tutti i nodi arrivano al pettine, anche quelli più ingarbugliati ed “accriccati”. 


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