TARANTO – È il titolo del libro scritto da tre dirigenti medici ospedalieri Giuseppe Addabbo, Francesco Pignatelli e Mariacristina Pignatelli. A presentarlo oltre agli autori il dottor Colacicco e l’editore Vincenzo Carriero.
L’evento è stato organizzato, con la collaborazione preziosa di Antonella Alessandrini, dalla Sezione PD “Franco Semeraro” di Talsano. A provocare e moderare il dibattito, alla presenza di un folto pubblico, Patrizia Zodiaco.
Il testo è un documento da leggere e studiare anche per fare chiarezza su una materia che non ammette semplificazioni. Vengono analizzate le criticità e suggerite possibili soluzioni da professionisti che operano all’interno di un sistema complesso, che fa enorme fatica a rispondere ai cittadini che rivendicano il diritto alle cure e all’assistenza.
Riporto il mio contributo al dibattito al quale sono intervenuti l’assessore Lucio Lonoce e la consigliera comunale Bianca Boshnjaku, vittima in questi giorni di un grave atto vandalico, scrive l giornalista e professore Luigi Lo Papa.
Il bisogno di sanità è infinito. E’ cambiata la percezione del dolore e sono insorte nuove patologie di non facile gestione. In quest’ottica assume rilievo l’azione di filtro del medico di famiglia nel valutare le richieste, che devono essere appropriate, di visita specialista e di farmaci, ove c’è grande spreco. Lungi da me individuare i medici di medicina generale come responsabili delle liste di attesa. C’è ben altro su cui riflettono, con dati puntuali, gli autori.
Si può ancora parlare di Sistema Sanitario Nazionale in presenza dell’autonomia differenziata che acuisce le ingiustizie proprio nel settore vitale della salute? Il federalismo comporta differenziazioni ma queste non devono essere tali da minare il principio di uguaglianza nell’accesso ai diritti di cittadinanza, in particolare a quello della salute che è un diritto incomprimibile, secondo le pronunce, disattese, della Corte Costituzionale per la quale la salute deve prevalere sui vincoli di bilancio.
Il diritto alla salute, sancito dall’ articolo 32, non è un diritto se condizionato dalle risorse e/o dal luogo di residenza; a me sembra che si configuri sempre più come obiettivo di servizio alla stregua dei posti da garantire negli asili nido. Il vizio d’origine è nella procedura. Si definiscono, sulla carta, prima i livelli di assistenza, i LEA e, poi, i costi, che non si adeguano alla quantità e qualità delle domande di salute.
Da questa procedura, con profili di incostituzionalità, discendono tutti i problemi.
A monte c’è una precisa linea politica, quella neoliberista dello stato minimo che mira a ridurre lo stato sociale che non sarebbe più sostenibile senza il concorso del mercato al quale, in verità, la vita del cittadino indigente non conta e può essere tranquillamente sacrificata. Lo dimostra l’esperienza Covid.
Il sottofinanziamento, ampiamente documentato dal 9° Rapporto Gimbe, con puntuali riferimenti statistici, insieme al carico pesante della mobilità passiva, mette in difficoltà le Regioni, specie quelle del Sud e crea le liste di attesa anche per effetto della carenza di medici, generata dal tetto di spesa, dalle inefficienze e cattiva organizzazione del servizio. C’è da registrare, inoltre, la fuga dei medici che non trovano adeguati i trattamenti economici vigenti e optano per la libera professione o emigrano.
Dall’intervento conclusivo del Consigliere Regionale Borraccino rilevo, evidenzio l’indicazione che la Puglia assicura i livelli essenziali di assistenza, collocandosi al 10° posto, prima delle Regioni del SUD.
La salute è divenuta merce. Le cifre della vergogna le conosciamo tutti. Non si conoscono, perché privo di copertura, quelle del Decreto Legge farsa ( D.L.73/2024) del governo emanato prima delle elezioni europee per ridurre le liste di attesa.
Nel 2025 chi ha potuto disporre di circa 43 MLD ha saltato la fila e si è curato mentre a ad altri milioni cittadini è stato negato il diritto alle cure per indisponibilità economica; non è un caso che, nel rapporto Gimbe, si riportano gli indici di povertà. Ci sono, poi, circa 6 mln, con tanti anziani, i più fragili, bisognosi di cure, che hanno rinunciato per chiamate fuori tempo massimo o perché spediti fuori provincia.
Ai 43 mld di spesa privata vanno sommati i 7 miliardi dei fondi sanitari, il welfare contrattuale, per le prestazioni ai dipendenti delle grandi imprese concentrate al Nord.
I discutibili criteri di ripartizione dei fondi alle Regioni, il welfare contrattuale, la disponibilità di maggior reddito e l’autonomia differenziata consentiranno al Nord di godere di migliori prestazioni sanitarie e al governo, in sede di stesura di bilancio, di tener conto dei 50 mld e ridurre progressivamente la protezione pubblica destinata ai normali cittadini.
Questo tesoretto di circa 50 mld è un salvagente per il sistema sanitario per non naufragare ma consegna alla sinistra il compito, l’impegno indilazionabile della difesa della sanità pubblica indicandola come priorità del programma con l’istruzione, il lavoro e il fisco.
Il fisco, terreno di scambio, scandaloso, tra consenso elettorale e impunità, è il parametro più attendibile della qualità della politica che ha come fine la lotta alle disuguaglianze. La questione fiscale è parte cruciale del problema, si intreccia intimamente alla riforma non allo smantellamento dello stato sociale e, quindi, alla salvaguardia del pilastro della sanità pubblica.
I soldi ci sono basta eliminare sprechi, enti inutili, sforbiciare agevolazioni e compensi, ridurre la marea dei bonus elettorali e le spese in armi. Le previsioni di bilancio 2027 destinano 4,5mld per la difesa e solo 2,4 per la sanità!
L’annuale Rapporto su reddito e fisco rimarca l’iniquità del fisco al limite della tollerabilità sociale.
Il prof. Alberto Brambilla da tempo chiede di eliminare la Flat Tax, potente motore di evasione.
Urge la riforma strutturale del fisco che ripristini la progressività prevista dall’ articolo 53 della Carta Costituzionale.
La sostenibilità dei conti è un bene di tutti ma non può essere scaricato quasi esclusivamente sui lavoratori e pensionati che, allo stato dei fatti, pagano il conto dei ricchi evasori per restare le prime vittime dei disservizi della sanità pubblica.
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