#Finsubito news dalla rete – Meno influencer, più esperti Ivory sfida i giganti del web


C’è un cambio di paradigma che riguarda sempre più l’incontro di giovani di diverse nazionaIità che proprio in Campania fondano start up innovative, decidono di investire e aprire sedi. È il caso di Ivory, fondata nel 2025 da Adam Nettles, Ceo, 31 anni, statunitense, e da Uel Bertin, 39 anni, nato a San Paolo, italo-brasiliano, di origini venete. Entrambi hanno un forte legame personale e professionale con l’Italia. Vivono a Milano, Nettles è laureato in Scienze politiche (University of Louisiana at Monroe, negli Stati Uniti), ha conseguito un dottorato di ricerca in relazioni internazionali all’Università di Milano, mentre Bertin si è laureato in amministrazione ed economia aziendale alla UNIP Università di San Paolo, ma hanno scelto di sviluppare Ivory a Benevento.

Nel team lavorano Antonio Ucciero, 28 anni di Villa Literno, laurea all’Università Vanvitelli in scienze politiche e relazioni internazionali che si occupa di Marketing, Comunicazione & PR; Giuseppe Di Maria, 26 anni di Catania, Lead Developer; Alexander Chkhaidze, 37 anni vive a Milano, Marketing, Comunicazione & PR; Octavio Quintero, 34 anni vive a Cremona, Developer; Miguel Fiorin, 24 anni, vive a Ponti in Piemonte, Developer.

Il progetto 

Cosa fa Ivory lo spiega Uel Bertin: «Stiamo sviluppando un modello differente di social network, una piattaforma che nasce con l’obiettivo di integrare nell’algoritmo il parametro della competenza, in modo da contribuire a contrastare la disinformazione e dare maggiore rilevanza alle opinioni degli esperti, senza escludere dal dibattito chi non possiede competenze o esperienze specifiche». Aggiunge l’energico Antonio Ucciero: «L’obiettivo non è affidare a un algoritmo il compito di stabilire cosa sia vero, ma ripensare i criteri con cui le diverse voci acquistano rilevanza sui social, dando un peso concreto alla competenza e maggiore controllo alle persone».

Riprende Bertin: «Il modello si basa su quattro aspetti che riguardano una competenza verificata, cioè le credenziali degli esperti vengono accertate e i loro contributi ricevono un peso algoritmico fino a 40 volte maggiore; sull’identità verificata dell’utente in modo da rendere più difficile la presenza di account falsi e furti d’identità; sul controllo del feed, significa che gli utenti possono scegliere gli argomenti da seguire e decidere di visualizzare esclusivamente i contributi degli esperti. Uno dei punti rilevanti è la verifica delle informazioni attraverso la funzione Claims Analysis. L’AI può analizzare le affermazioni presenti in post e commenti confrontandole con fonti autorevoli online. Lo stesso strumento può essere utilizzato anche su link, testi e file esterni alla piattaforma».

La sede

Perché la scelta della sede a Benevento? Bertin risponde veloce: «Per le competenze professionali, ammetto anche per una possibile decontribuzione fiscale sulle assunzioni, ma principalmente per valorizzare il Sud e il suo territorio». In cosa si differenzia dalle altre piattaforme social? Bertin è preciso: «Nasce da una idea semplice: portare l’autorevolezza di contenuti e persone per offrire una migliore visibilità. Ci sono professionisti in qualsiasi settore che non godono della visibilità che meritano, mentre chi si fa un selfie senza la maglietta ha un riscontro immediato e tantissimi follower. Vogliamo dare voce agli esperti sulla piattaforma».

Paladini della correttezza? Bertin sorride: «La cosa importante è che se lei è esperta di un determinato argomento passa una informazione più corretta. Oggi se andiamo su qualsiasi canale social chiunque parli ha lo stesso peso di un esperto, e questo non è giusto». Aggiunge Ucciero: “Ivory cerca di redistribuire questo peso e questa visibilità perché contribuisce ad alimentare una comunità che segue non fake ma contenuti più attendibili». Avete studiato degli algoritmi diversi? Rispondono entrambi: «Esattamente. Un algoritmo come il nostro non esiste oggi. Quando lei entra in Ivory è come se lei si sedesse attorno a un tavolo con esperti certificati».

L’esigenza

Da cosa è nata questa esigenza? Bertin è riconoscente: «Ci ha pensato proprio Adam Nettles, il co-fondatore, quando era ancora in fase di dottorato di ricerca a Milano, dove ha avuto l’idea di creare un social media più restrittivo, poi insieme abbiamo pensato ad uno spazio più ampio con un confronto più competente e maggiori contenuti». Siete dunque una sorta di competitor rispetto agli altri canali social? Bertin risponde convinto: «Sì. Siamo ad un livello più elevato, raggiungiamo più categorie professionali, ad esempio anche nel campo di una officina meccanica per la saldatura…». Aggiunge Ucciero: «Più che competitori noi cerchiamo di ridefinire il concetto di social network, non come surrogato ma come una vera alternativa che mette al centro l’utente non i contenuti che sono polarizzanti e ti mettono in balia di bolle informative che non ti permettono di uscire nella vita reale».

I costi 

Iscriversi ha un costo? Sorridono Nel e Antonio: «No. In realtà la piattaforma è gratuita e si può scaricare sia da Apple Store che da Play Store, poi ci sarà la versione web». Che riscontro ha avuto in Campania? Bertin: «C’è una buona percentuale di iscritti beneventani, grazie anche al lavoro di Antonio e del nostro commercialista Antonio Varrella. Insomma inizia a girare la piattaforma. Questa volta parte dal Sud e arriva a Milano». Se è così diversa e potente dovreste sfondare rapidamente? Bertin è rapido: «Certamente. La piattaforma va maggiormente definita e deve essere stabile e così cominceremo il piano di acquisizione degli utenti».

Gli algoritmi sono proprietari? «Sì. Lavoriamo con tre sviluppatori ma è come se fossero 15, perché l’IA moltiplica le potenzialità». A cosa state lavorando? Bertin: «Al programma Ambassador in cui coinvolgiamo gli studenti universitari». Continua Antonio: «Stiamo lavorando con sette Atenei italiani e ci sono molti studenti interessati». Partecipate a bandi? Rispondono all’unisono: «No. Ci frena un po’ la burocrazia alla base di queste misure che potrebbero ingessare la nostra attività. Per le start up la cosa più importante è la velocità!».
 




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