Una Manovra da 23,5 miliardi dei quali 14,4 in deficit grazie allo scostamento di bilancio ottenuto da Bruxelles su energia e difesa, tra una maggioranza interna divisa e delle opposizioni molto critiche. Nel frattempo, Palazzo Chigi ha inviato il Documento programmazione e bilancio (Dpb) a Bruxelles, sul quale risulta nero su bianco che una parte consistente della Manovra si basa su risorse, pari allo 0,21% del prodotto interno lordo, derivanti da “misure a carico del settore finanziario”. In pratica oltre un quarto della Manovra sarà a carico di banche e assicurazioni, circa 5 miliardi di euro per garantire parte delle coperture della Legge di Bilancio.
“Non ci sono solo le banche, ma anche le assicurazioni e le altre istituzioni finanziarie. Il prelievo sarà sostenibile, non morirà nessuno”, assicura il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti da Bangkok, dove ha partecipato al vertice del Fondo Monetario Internazionale. Giorgetti mira a rassicurare anche gli alleati forzisti che non sembrano condividere la misura annunciata per la Manovra. “Con le banche servono prudenza e dialogo, non scelte imposte”, afferma dall’interno di Forza Italia il vicepremier Antonio Tajani. Decisamente un’altra prospettiva quella individuata dalla Lega: “Se i 50 miliardi di utili che le grandi banche incasseranno quest’anno torneranno ai cittadini, saranno soldi ben spesi”, afferma il vicepremier leghista Matteo Salvini.
Il ministro dell’Economia conferma a sua volta che “sarà chiesto un contributo al sistema finanziario perché riteniamo possa sostenerlo”, afferma Giorgetti sottolineando che “le forme saranno sostenibili” inoltre “tenere sotto controllo lo spread è nell’interesse di tutti”, anche delle banche e di altre istituzioni finanziarie. Il vicepremier forzista Tajani ribadisce il no del suo partito a un prelievo a carico del sistema finanziario auspicando prudenza nell’agire: “Noi tratteremo, parleremo, vedremo quali saranno le cose da fare, vediamo come trovare le risorse. Ma è chiaro che per Forza Italia non esiste l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti. Ci dovrà essere una scelta concordata e non imposta, perché quando si cominciano a mettere le tasse si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce. Io propongo un dialogo forte, concreto con tutti quei settori che possono dare un contributo volontario”, chiosa Tajani ribadendo il no degli azzurri agli extraprofitti e annunciando un confronto con gli alleati per la prossima settimana per chiarire anche altre misure come la Card salute per gli anziani e gli sconti sui mezzi pubblici per gli studenti.
Le opposizioni a loro volta si dichiarano scettiche riguardo al prelievo ‘annunciato’ agli istituti di credito: “Come sempre producono annunci, mentre le banche vengono puntualmente rimborsate”, afferma Nicola Fratoianni di Avs e per quanto riguarda la Manovra “mette a disposizione di famiglie e imprese in emergenza pochi euro”, ammonisce Francesco Boccia dal Pd.
Nel Documento di programmazione e bilancio viene comunque messo nero su bianco che il governo pone “al centro della politica di bilancio la tutela del potere d’acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle fragili”. Tra le misure messe in campo ci sono la conferma e il rifinanziamento degli incentivi e dei sussidi legati alla nascita dei figli, gli sgravi sugli aumenti contrattuali e i premi aziendali. Tra le ipotesi vi è anche il libretto previdenziale alla nascita con un contributo iniziale dello Stato.
Alle imprese, invece, nel 2027 andrebbero 3,5 miliardi, che “saranno volti a rafforzare la competitività del sistema produttivo nonché al sostegno ai prezzi dell’energia elettrica per quota parte dei consumi, alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici attraverso, in particolare, maggiori contributi agli investimenti per impianti fotovoltaici, per la promozione del biometano e per la riconversione di impianti a biogas esistenti”. In ballo, inoltre, la proroga della maggiorazione dell’ammortamento per le aziende che investono in beni strumentali ad alto contenuto tecnologico (Industria 5.0), il rinnovo degli incentivi alle assunzioni e la possibilità di rifinanziare la Nuova Sabatini per l’accesso al credito delle piccole imprese.
Per quanto riguarda la Difesa, nel 2027 l’Italia potrà spendere circa 7,2 miliardi di euro in deficit, e una quota simile anche nel 2028. Risorse che la Commissione europea non contabilizzerà per poter rispettare il Patto di Stabilità. Si tratta di una deroga che Bruxelles ha concesso ai Paesi membri per aumentare le capacità della Difesa anche in seguito al disimpegno americano nei confronti dell’Europa e a fronte della moltiplicazione delle minacce dal quadrante mediorientale e asiatico, comprese le varie forme di guerra ibrida. L’obiettivo è rafforzare i sistemi di sicurezza tradizionali e nel contempo sviluppare nuovi meccanismi di protezione e di contrasto tra cui droni, satelliti e cybersecurity.
Palazzo Chigi spiega che per quanto riguarda le spese per la Difesa aver attivato la “clausola di salvaguardia nazionale” ha permesso di accedere alla quota concessa nell’ambito della stessa clausola per gli interventi sull’energia”. Previsto quindi lo stanziamento di 14,4 miliardi per il biennio 2027-28 impiegati per la maggior parte per rendere concreti piani pluriennali di spese militari già varati. Le risorse rimanenti serviranno invece per attuare degli investimenti nel quadro del programma della Nato.
Per quanto riguarda il caro energia, dopo sei mesi di trattative Roma e Bruxelles hanno raggiunto un’intesa con il Decreto bollette, approvato nel febbraio scorso. Lo scopo è attenuare l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese, cercando di limitare gli effetti dell’aumento del prezzo del gas sul costo dell’elettricità. “È stata una trattativa lunga ma costruttiva – ha affermato la premier Giorgia Meloni – che ci ha portato a trovare una soluzione, ed è molto importante perché questo ci consente di intervenire sulla generazione del prezzo dell’elettricità e sull’impatto che il costo del gas ha sul prezzo e quindi soprattutto in questi giorni, soprattutto nell’attuale contesto, ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette”, ha annunciato Meloni. Secondo dei calcoli tecnici il costo delle bollette dell’energia elettrica potrebbero ridursi anche di un terzo.
Il tetto al prezzo del gas sarebbe attestato tra i 58 e i 62 euro al megawattora, che si tradurrebbe in un prezzo all’ingrosso finale (Pun) pari a 140-150 euro al megawattora contro i circa 230 euro attuali; si tratta comunque di un intervento temporaneo e non strutturale che si esaurirà nell’arco di 12/18 mesi, e che avrà come primo obiettivo quello di ridurre al minimo le distorsioni nel mercato dell’elettricità, preservando nel contempo gli incentivi agli investimenti a lungo termine nell’energia pulita. La compensazione riguarderà esclusivamente i costi del gas e non coprirà i costi legati al sistema di scambio di quote di emissione Ets, il sistema di fiscalità che grava sulle emissioni di anidride carbonica introdotto nel 2005, uno dei principali strumenti dell’Ue per ridurre le emissioni di gas serra e conseguire gli obiettivi climatici. Un sistema che contribuisce alla riduzione delle emissioni ma che nel contempo appesantisce i costi a discapito delle attività industriali. Per quanto riguarda, nello specifico, gli Ets2 l’Italia non ha per ora ottenuto lo slittamento richiesto al 2030. Nel complesso “penso ci siano i margini per avere maggiore flessibilità”, ha affermato la premier Meloni in chiusura del Consiglio europeo.
Oltre ai costi dell’energia nel corso del Consiglio Ue appena concluso si è discusso anche di squilibri commerciali con la Cina; flussi migratori attuali e previsti alla luce della richiesta della Commissione di “valutare se sia possibile trovare strumenti per incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri quando attuano politiche nazionali sulle migrazioni che potrebbero avere ripercussioni sugli altri Paesi”. In questo contesto il Consiglio invita i Paesi membri a “riconoscere la migrazione irregolare come sfida per le società europee”. Non è mancato infine un focus sul bilancio Ue 2028-2034 e sul sostegno militare all’Ucraina alla luce della ‘presa di distanza’ da parte di Washington, considerando che nel 2027 Kiev avrà bisogno di ulteriori 70 miliardi. “L’Ucraina resta una priorità centrale per l’Europa”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo António Costa.
Dal vertice del Gruppo Arraiolos in Slovenia, riferendosi soprattutto alla situazione in Ucraina, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha a sua volta ribadito che “non occorrono molte parole riguardo alla necessità della difesa comune, procedendo con determinazione e velocità. Per rafforzare la Nato sul versante europeo”. Mattarella fa riferimento ad un equilibrio che nella storia recente “è sempre stato garanzia della pace, vanificando tentazioni di aggressività”. Anche considerando le ricorrenti minacce militari ibride “gli strumenti militari europei siano interoperabili”, nello scenario attuale i 27 non possono pensare di andare avanti ognuno per conto proprio.
Sul fronte operativo, invece, “l’Unione ha un indispensabile bisogno di modalità di decisione più snelle e veloci”, in primo luogo per non correre il rischio che scelte essenziali per la vita della comunità globale vengano prese “da altri soggetti e in Europa ne subiremmo passivamente gli effetti”. È infine fondamentale raggiungere le intese necessarie per rendere concreto un quadro finanziario “ambizioso”, per un’Unione europea più competitiva e più forte. In questo contesto risulta “decisivo” il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione che deve essere per l’appunto ambizioso “perché le scelte che compiremo definiranno non solo la distribuzione delle risorse europee, ma anche il livello di ambizione con cui l’Europa intende affrontare le trasformazioni in atto”. A partire dai dazi commerciali imposti da oltreoceano, per fronteggiare i quali la rete di accordi di libero scambio con Canada, Mercosur, Giappone, India e Australia è garanzia di pace, rivelandosi “un modello alternativo a quello degli scontri, dei contrasti commerciali o addirittura bellici”.
In un’epoca di “sfide straordinarie” il presidente Mattarella individua la strada che l’Ue dovrebbe continuare a percorrere per recuperare stabilità e autorevolezza: “Avanti con determinazione sulle riforme”. L’Europa ha bisogno di un’Unione più forte sul piano politico, economico, della sicurezza e della difesa.
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