Dpb inviato a Bruxelles, dove inizia la trattativa. Maggioranza divisa, opposizioni critiche
ROMA – Oltre un quarto della manovra sarà a carico di banche e assicurazioni. Tanto che dal settore creditizio arriva immediato il segnale di netta contrarietà alla prospettiva di versare 5 miliardi di euro per garantire una fetta importante delle coperture della legge di Bilancio, che prevede interventi per complessivi circa 23,5 miliardi (di cui 14,4 miliardi in deficit, grazie allo scostamento ottenuto da Bruxelles). Un braccio di ferro destinato a tradursi in un negoziato, dove al momento le banche rammentano al governo di avere già fornito un contributo di 10 miliardi (in un triennio), in occasione della manovra dello scorso anno. Banchieri e assicuratori non parlano, ma il malessere è intuibile, anche perché viene osservato che il governo non ha né avvertito né prefigurato in qualche modo la mossa. L’evidenza è che l’esecutivo, nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato a Bruxelles, ha messo nero su bianco che una parte significativa della manovra poggia su risorse, pari allo 0,21% del prodotto interno lordo, derivanti da «misure a carico del settore finanziario».
Tradotto, come detto, una richiesta da 5 miliardi di euro, senza tuttavia specificare né il dettaglio dell’intervento, né la ripartizione del contributo tra banche e assicurazioni.
Il cantiere della legge di Bilancio sembra, dunque, riproporre all’interno della maggioranza uno spartito già visto negli anni scorsi: da un lato la Lega schierata per ottenere più risorse possibili dalle banche e, dall’altro, Forza Italia irremovibile nel tentare di arginare le richieste del partito di Matteo Salvini. Al momento dal Carroccio l’unico a sbilanciarsi è il senatore Claudio Borghi, che dice:«Vedremo… Per ora mi sembra un segnale positivo».
A dire il vero l’esecutivo si trova a fronteggiare, come ricordato nel Dpb, uno scenario «segnato dal perdurare delle tensioni geopolitiche e dalle loro ripercussioni sui prezzi», con effetti «sul potere di acquisto di famiglie» e imprese. Un quadro che dall’opposizione è riassunto con un’inesorabile sintesi. «Una legge di bilancio senza visione, priva di un progetto per il Paese. Una volta esclusa la clausola di salvaguardia (lo scostamento di bilancio, ndr), resta pochissimo. Non c’è nulla per far ripartire un’economia che ristagna», constata, Antonio Misiani, senatore e responsabile economico del Pd. Il suo collega e presidente dei senatori del Partito democratico, Francesco Boccia, è ancora più duro: «Il Dpb sembra l’epitaffio di quattro anni di politica economica del Governo Meloni», e «per costruire una manovra da 23,5 miliardi Giorgetti deve ancora cercare coperture e attendere le decisioni europee». Il negoziato con Bruxelles per spuntare qualche margine ulteriore di flessibilità è ricordato nel Dpb e giustifica perché non ci sia «una definizione puntuale degli interventi» della manovra.
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In attesa di misure chiare si susseguono le richieste di maggioranza e parti sociali, oltre che qualche mezza promessa.
Sull’Irpef e la possibilità di estendere l’aliquota Irpef al 33% oltre i 50mila euro la premier Giorgia Meloni ripete di essere a favore, sebbene la misura sia in discussione. Dal versante delle imprese Confindustria pressa sull’iperammortamento per investimenti nell’innovazione e incentivi per le aggregazioni.
WELFARE E FAMIGLIE: il prossimo anno 5 miliardi di euro
Il governo, si legge nel Documento programmatico di Bilancio, pone «al centro della politica di bilancio la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili». A famiglie e welfare saranno destinati circa 5 miliardi nel 2027, 2,8 miliardi nel 2028 e altrettanti nel 2029. Il Dpb, però, come per gli altri capitoli della manovra che prenderà vita con il disegno di Bilancio che il consiglio dei ministri dovrebbe approvare nelle prossime settimane, non fornisce indicazioni sulle misure in cantiere.
La formulazione è alquanto generica e fa riferimento agli obiettivi che l’esecutivo si propone: «I consumi delle famiglie risulteranno più dinamici grazie all’aumento del reddito disponibile reale», sostenuto sia più occupazione sia «dalle misure contenute nella legge di bilancio». Tra quelle ipotizzabili ci sono la conferma e il rifinanziamento degli incentivi e dei sussidi legati alla nascita di figli, dal bonus bebè al bonus mamme ai fringe benefit per i dipendenti con figli, e gli sgravi sugli aumenti contrattuali e i premi aziendali. Tra le ipotesi c’è anche il libretto previdenziale alla nascita, con un contributo iniziale dello Stato.
IMPRESE : 3,5 miliardi per l’energia e gli investimenti
Gli interventi destinati alle imprese valgono 3,5 miliardi nel 2027. In base alle scarne indicazioni contenute nel Documento programmatico di bilancio, «saranno volti a rafforzare la competitività del sistema produttivo nonché al sostegno ai prezzi dell’energia elettrica per quota parte dei consumi, alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici attraverso, in particolare, maggiori contributi agli investimenti per impianti fotovoltaici, per la promozione del biometano e per la riconversione di impianti a biogas esistenti». Tra l’altro, il governo ha in corso una trattativa con la Commissione europea per ottenere una sospensione del sistema Ets (aumenta i costi per le imprese più inquinanti), ritenuto troppo oneroso per le nostre aziende.
Fra le misure della manovra che hanno preso quota negli ultimi giorni, secondo indiscrezioni confermate anche dalla Confindustria, c’è una norma fiscale a sostegno delle aggregazioni tra le piccole imprese. Ci dovrebbero inoltre essere la proroga della maggiorazione dell’ammortamento per le aziende che acquistano beni strumentali ad alto contenuto tecnologico (Industria 5.0), il rinnovo degli incentivi alle assunzioni e il rifinanziamento della Nuova Sabatini per l’accesso al credito delle piccole imprese.
CRISI ENERGETICA: 7,2 miliardi destinati a reti e infrastrutture
«Gli interventi in materia di sicurezza energetica saranno orientati al rafforzamento degli investimenti sulla rete ferroviaria e al potenziamento delle infrastrutture pubbliche, con particolare riferimento a scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici». È quanto si legge nel Dpb inviato dal governo alla commissione europea. Si tratta, come si vede, di indicazioni che fanno riferimento a interventi di natura strutturale di efficientamento energetico sia attraverso le reti di trasporto sia nell’edilizia pubblica, finalizzati a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e ad aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Questo perché tali interventi sono previsti nell’ambito della deroga alla «clausola di salvaguardia nazionale» sulla difesa, concessa dalla Ue proprio per utilizzare una parte della spesa in deficit per misure strutturali per l’energia. Si tratta di 7,2 miliardi che l’Italia potrà spendere nel 2027 e di altrettanti nel 2028. Bruxelles, concedendo la deroga, ha escluso interventi temporanei come bonus e altre misure contro il caro carburanti e il caro bollette. Ma il governo ha chiesto alla commissione un ripensamento su questo, per poter sostenere famiglie e imprese.
DIFESA: 14,4 miliardi in deficit nel biennio ’27-’28
L’Italia potrà spendere nel 2027 circa 7,2 miliardi di euro in deficit per potenziare la difesa. E altrettanti nel 2028. Cifre che non verranno contabilizzate dalla Ue ai fini del rispetto del Patto di stabilità. Una deroga che Bruxelles ha concesso ai Paesi membri per aumentare le capacità della difesa difronte al disimpegno americano nei confronti dell’Europa e al moltiplicarsi delle minacce che vengono dal quadrante asiatico e mediorientale, comprese le forme di guerra ibrida. Si tratta quindi di rafforzare i sistemi di sicurezza tradizionali ma anche di sviluppare i nuovi meccanismi di protezione e contrasto, dai droni alla cybersecurity. «Abbiamo preso la difesa per prendere l’energia», ha replicato in Parlamento il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, alle opposizioni che accusavano il governo di perseguire politiche di riarmo.
Infatti, se il governo non avesse attivato la «clausola di salvaguardia nazionale», non avrebbe potuto accedere alla quota concessa, nell’ambito della stessa clausola, per gli interventi sull’energia. I 14,4 miliardi previsti per il 2027-28 saranno in parte usati per coprire piani pluriennali di spesa già varati. Il resto per investimenti nel quadro dei programmi della Nato.
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