Il parere favorevole espresso dal Comitato Tecnico Regionale (C.T.R.) sul progetto del rigassificatore non rappresenta un assegno in bianco, bensì l’inizio di una fase di rigorosa vigilanza progettuale. La decisione di esprimere parere favorevole al rilascio dell Nulla Osta di Fattibilità (N.O.F.), infatti, poggia su nove pilastri prescrittivi che affrontano in modo argomentato e stringente le potenziali criticità dell’infrastruttura, imponendo al Proponente un supplemento di analisi e standard operativi elevatissimi.
Ricordiamo che il Ministero dell’Ambiente ha disposto il riavvio del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto presentato dalla società Terminale di rigassificazione GNL Taranto S.r.l. lo scorso maggio, dopo lo stop di febbraio.
L’intervento (ad oggi solo sulla carta) prevede la realizzazione di un rigassificatore on shore alla ‘testa’ del Molo Polisettoriale, con una capacità nominale annua di 12 miliardi di Sm³ di gas naturale rigassificato, destinati all’immissione nella rete nazionale gestita da SRG – Snam Rete Gas.
Dei 12 miliardi di metri cubi previsti, circa 3,5 sarebbero destinati alla decarbonizzazione dell’ex Ilva per una produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio). Il progetto prevederebbe inoltre la possibilità di un coinvolgimento del Comune di Taranto attraverso una partecipazione agli utili del terminale.
Il terminal occuperebbe 450 metri di banchina e un’area di 20mila mq, pari al 20% dell’intera superficie del Molo Polisettoriale che misura 100 ettari”. Il rigassificatore riceverebbe 100 navi l’anno di 180mila mc di portata media, con una capacità di scarico di progetto di 12.000 mc/h. A tal fine, saranno presenti: due bracci di scarico liquido, un braccio di scarico vapore, un braccio di scarico ibrido. Il Gnl sarà stoccato in 3 serbatoi della capacità di 160.000 m3 ognuno, ciascuno dotato di due pozzetti contenenti le pompe di bassa pressione per l’invio del Gnl a ricircolo o rigassificazione.
L’investimento per realizzare il progetto, che non prevede opere a mare, è valutato dal proponente in 518,6 milioni di euro.
Al momento però, stiamo parlando di un progetto ‘fantasma’ È utile ricordare quanto evidenziammo a febbraio: la procedura per il rigassificatore è stata avviata autonomamente dal proponente, senza una preventiva condivisione con le istituzioni e gli enti territoriali competenti. All’Autorità di Sistema Portuale, infatti, non risulta presentata né pervenuta alcuna richiesta per l’utilizzo in concessione dell’area interessata, che risulta attualmente oggetto di un’altra concessione demaniale.
Mentre sia il Comune che la Provincia di Taranto hanno espresso parere negativo sulla fattività del progetto.
Al centro del parere tecnico vi è innanzitutto la standardizzazione dei controlli.
Il Comitato ha stabilito che le verifiche sul braccio di carico in configurazione ibrida (UA 103A) non potranno godere di corsie preferenziali o procedure semplificate, ma dovranno essere sottoposte agli stessi rigidi protocolli previsti per i bracci tradizionali a tre fasi liquido e una fase vapore.
Di pari passo, la progettazione esecutiva dovrà affrontare la complessa gestione della colonna di contenimento: il gestore è chiamato a definire con esattezza le procedure di manovra della valvola di fondo – a prescindere dalla presenza della pompa –, le strategie per fronteggiare l’eventuale allagamento da GNL e le operazioni di spurgo.
Non meno importante risulta la determinazione analitica delle energie termiche e meccaniche immesse nei serbatoi, un passaggio logico fondamentale per dimensionare correttamente il ricondensatore RC-701 ed evitare scompensi termodinamici.
Un secondo nucleo di riflessione riguarda l’interazione tra l’impianto e il contesto portuale circostante.
L’analisi dei rischi non può più limitarsi al perimetro interno dello stabilimento, ma deve aprirsi a una visione d’insieme che consideri l’interferenza con le navi di altri operatori e il progressivo incremento del traffico marittimo prospiciente il Molo Polisettoriale e il V Sporgente. La sicurezza della navigazione e delle operazioni di banchina si salda così con la complessa gestione chimico-fisica del prodotto: il differenziale di densità tra il GNL già stoccato e quello in arrivo dalle navi, unito ai volumi e alle portate di conferimento, impone una mappatura preventiva dei fenomeni di rimescolamento per scongiurare stratificazioni anomale.
Ma la vera discriminante sulla quale il C.T.R. esige maggiore trasparenza è il delicato rapporto tra automazione e fattore umano.
Le linee guida impongono di valutare l’incidenza delle decisioni della sala controllo rispetto ai possibili Top Event nelle diverse modalità di scarico. Da un lato, il Comitato chiede di chiarire se il sistema di tank management e il profilo verticale del GNL possano essere manipolati o bypassati manualmente in caso di anomalie, definendo ferree misure di sicurezza alternative. Dall’altro, si pretende una distinzione netta e documentata tra le protezioni automatiche e la gestione assistita dall’operatore. Il principio cardine ribadito dal C.T.R. è che l’intervento umano non deve mai costituire un’alternativa o una scorciatoia rispetto agli interblocchi di sicurezza automatici, ma un livello di protezione supplementare.
In definitiva, attraverso queste prescrizioni, il Comitato Tecnico Regionale delinea un modello di impianto in cui la tecnologia avanzata e il controllo umano non si elidono, ma si integrano reciprocamente, subordinando l’esercizio del rigassificatore alla totale tracciabilità e prevedibilità di ogni singola variabile operativa.
Detto ciò, a parer nostro il progetto del rigassificatore GNL di Taranto difficilmente supererà l’iter autorizzativo. Le osservazioni della Regione e i pareri sfavorevoli espressi da Comune e Provincia delineano un quadro caratterizzato da numerosi elementi di attenzione, che riguardano non solo gli aspetti ambientali, ma anche la sicurezza industriale, la pianificazione portuale e il futuro assetto strategico del Molo Polisettoriale.
Il nodo centrale resta il bilanciamento tra le esigenze di approvvigionamento energetico e la necessità di garantire la sostenibilità complessiva di un intervento destinato ad inserirsi in un contesto molto complesso. Le prossime fasi della procedura dovranno quindi chiarire se e in che misura le criticità evidenziate potranno essere superate attraverso integrazioni progettuali e ulteriori valutazioni tecniche. Ammesso e non concesso che arriverà la richiesta di concessione dell’area da parte della società.
*sull’argomento Rigassificatore, progetto fantasma che aleggia su Taranto
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



