#Finsubito news dalla rete – Tajani punta a 700 miliardi di export entro il 2027


La Farnesina ha ospitato la seconda edizione italiana del Market Access Day, l’iniziativa organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in cooperazione con la Commissione europea per approfondire gli strumenti a disposizione delle imprese italiane che operano sui mercati internazionali. L’appuntamento ha rappresentato un’occasione di confronto tra istituzioni europee, amministrazioni nazionali, operatori economici e associazioni di categoria sulle opportunità offerte dalla politica commerciale dell’Unione europea e sulle strategie necessarie per favorire una maggiore presenza delle aziende italiane nei Paesi terzi.

Al centro dei lavori, in particolare, la rimozione degli ostacoli che limitano l’accesso ai mercati esteri, il rafforzamento degli accordi commerciali internazionali e la tutela delle imprese europee rispetto alle pratiche commerciali sleali. L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro delle politiche di sostegno all’internazionalizzazione promosse dal Governo italiano, con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti dall’export nazionale e individuare nuove possibilità di crescita in un contesto economico globale caratterizzato da una crescente complessità delle relazioni commerciali.

Tajani: «I 700 miliardi entro il 2027 sono il traguardo a cui puntiamo»

Un ruolo centrale nell’iniziativa è stato riservato al messaggio del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, che ha sottolineato l’importanza del Market Access Day nell’ambito della strategia della Diplomazia della Crescita. Il titolare della Farnesina ha evidenziato come l’accesso ai mercati internazionali rappresenti una componente essenziale della politica economica estera italiana, soprattutto in relazione alla necessità di diversificare le destinazioni commerciali e ridurre gli ostacoli che rallentano gli scambi.

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Nel suo intervento, Tajani ha richiamato i risultati ottenuti dalle esportazioni italiane e gli obiettivi individuati dal Governo per i prossimi anni. «Nel 2025 le nostre esportazioni hanno toccato il record di 643 miliardi. Nei primi sette mesi del 2026 l’export è cresciuto del 4,6%. I 700 miliardi entro il 2027 sono il traguardo a cui puntiamo», ha dichiarato il ministro, ribadendo la volontà di rafforzare ulteriormente la presenza delle imprese italiane sui mercati esteri.

I dati richiamati da Tajani delineano una strategia orientata all’espansione delle esportazioni, considerate uno dei principali motori della crescita economica nazionale. Il raggiungimento dell’obiettivo dei 700 miliardi di euro richiede tuttavia un’azione coordinata tra istituzioni, imprese e organismi europei, capace di favorire l’apertura di nuovi sbocchi commerciali e di affrontare le difficoltà che le aziende incontrano nell’accesso ai mercati internazionali.

Diplomazia della Crescita, la strategia italiana per diversificare i mercati

Il Market Access Day si colloca all’interno della Diplomazia della Crescita, la strategia attraverso cui la Farnesina punta a utilizzare la rete diplomatica e consolare italiana come strumento di sostegno alle attività economiche e commerciali del Paese. In questa prospettiva, la promozione dell’export non si limita alla ricerca di nuovi clienti o partner internazionali, ma comprende anche la rimozione delle barriere normative, amministrative e tecniche che possono impedire alle imprese di operare efficacemente all’estero.

La diversificazione geografica delle esportazioni assume particolare rilevanza in un contesto internazionale nel quale le tensioni geopolitiche, le politiche protezionistiche e le trasformazioni delle catene globali di approvvigionamento possono incidere sulle prospettive commerciali delle aziende. Ampliare il numero dei mercati di destinazione significa offrire alle imprese maggiori possibilità di sviluppo e ridurre la dipendenza da singole aree economiche.

Per il sistema produttivo italiano, caratterizzato da una presenza significativa di piccole e medie imprese, la possibilità di accedere a strumenti istituzionali di accompagnamento rappresenta un elemento importante. Le difficoltà legate alla conoscenza delle normative locali, alle procedure doganali e ai requisiti tecnici richiesti nei Paesi di destinazione possono infatti costituire ostacoli particolarmente complessi per le realtà imprenditoriali di dimensioni più contenute.

Circa 100 imprese e associazioni a confronto con le istituzioni europee

Alla seconda edizione italiana del Market Access Day hanno partecipato circa 100 imprese e associazioni di categoria, che hanno avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con i rappresentanti delle principali istituzioni coinvolte nella definizione e nell’attuazione delle politiche commerciali. L’iniziativa ha riunito esponenti della Commissione europea, della Farnesina, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, di ICE-Agenzia, SIMEST e Banca d’Italia.

La presenza di amministrazioni e organismi con competenze differenti ha consentito di affrontare il tema dell’accesso ai mercati esteri attraverso una prospettiva articolata, comprendendo sia gli aspetti strettamente commerciali sia quelli regolamentari, finanziari e sanitari. Le imprese hanno potuto approfondire gli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea per favorire le esportazioni e comprendere le modalità attraverso cui segnalare eventuali ostacoli incontrati nelle attività internazionali.

Il confronto diretto tra operatori economici e istituzioni ha rappresentato uno degli elementi qualificanti dell’appuntamento. Le informazioni provenienti dalle imprese consentono infatti di individuare problemi concreti che, in alcuni casi, potrebbero non emergere attraverso i soli canali istituzionali, contribuendo a rendere più mirati gli interventi delle autorità nazionali ed europee.

Accordi di libero scambio, gli strumenti europei per aprire nuovi mercati

Uno dei principali temi affrontati durante i lavori ha riguardato la rete globale degli accordi di libero scambio dell’Unione europea, considerata uno degli strumenti fondamentali per migliorare le condizioni di accesso delle imprese europee ai mercati internazionali. Attraverso tali accordi, Bruxelles punta a ridurre o eliminare progressivamente i dazi doganali, semplificare determinate procedure commerciali e definire regole condivise con i Paesi partner.

Gli accordi commerciali possono inoltre disciplinare aspetti che vanno oltre la semplice riduzione delle tariffe, comprendendo disposizioni relative agli ostacoli tecnici agli scambi, alle procedure doganali, alla tutela della proprietà intellettuale e, a seconda dei trattati, all’accesso agli appalti pubblici. Per le aziende esportatrici, queste misure possono tradursi in condizioni operative più favorevoli e in una maggiore prevedibilità delle regole applicabili alle transazioni internazionali.

L’effettiva possibilità di beneficiare delle agevolazioni previste dipende tuttavia dalle caratteristiche dei singoli accordi e dal rispetto delle relative condizioni, comprese le regole di origine dei prodotti. Per questo motivo, la conoscenza degli strumenti commerciali europei rappresenta un passaggio essenziale affinché le imprese possano sfruttare le opportunità disponibili.

Mercosur e India al centro del confronto sulle nuove opportunità commerciali

Particolare attenzione è stata dedicata agli accordi commerciali dell’Unione europea con il Mercosur e con l’India, due dossier considerati di notevole interesse per le prospettive di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano. La discussione si è concentrata sulle potenziali ricadute positive per le imprese esportatrici e sulle opportunità derivanti dal rafforzamento delle relazioni economiche con mercati caratterizzati da dimensioni demografiche ed economiche significative.

Il Mercosur, che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, rappresenta un’area strategica per le relazioni commerciali tra Europa e America meridionale. Un quadro di regole commerciali più favorevole potrebbe agevolare la presenza delle imprese italiane in diversi comparti produttivi, dall’industria manifatturiera alla meccanica, fino ad alcuni segmenti del settore agroalimentare, tenendo conto delle disposizioni e delle condizioni previste dall’intesa.

Anche l’India costituisce un mercato di particolare interesse per le aziende italiane, sia per le dimensioni della sua economia sia per le prospettive di sviluppo della domanda interna e degli investimenti. La riduzione delle barriere commerciali e una maggiore cooperazione economica con Nuova Delhi potrebbero favorire nuove opportunità per le imprese europee, soprattutto nei settori industriali e tecnologici. Le ricadute concrete dei due accordi dipenderanno comunque dalle rispettive disposizioni e dalle modalità della loro applicazione.

Barriere non tariffarie, gli ostacoli che rallentano le esportazioni

Un altro capitolo centrale del Market Access Day ha riguardato il contrasto alle barriere non tariffarie al commercio, vale a dire gli ostacoli agli scambi internazionali che non consistono direttamente nell’applicazione di dazi doganali. Si tratta di un insieme di misure e procedure che possono rendere più complesso, costoso o, in determinate circostanze, impossibile l’ingresso di prodotti stranieri in un mercato.

Tra queste rientrano, ad esempio, requisiti tecnici particolarmente onerosi, procedure di certificazione complesse, obblighi documentali, restrizioni amministrative e modalità di controllo che possono incidere sui tempi e sui costi delle operazioni commerciali. Non tutte queste misure costituiscono necessariamente restrizioni illegittime, poiché gli Stati possono introdurre disposizioni finalizzate alla tutela della salute, della sicurezza e di altri interessi pubblici. Il problema emerge quando tali strumenti risultano ingiustificatamente restrittivi, discriminatori o non coerenti con gli obblighi commerciali applicabili.

Per le imprese italiane, la presenza di barriere non tariffarie può rappresentare una difficoltà significativa, soprattutto nei mercati caratterizzati da sistemi regolamentari molto differenti rispetto a quello europeo. La loro individuazione e segnalazione alle autorità competenti costituisce quindi un passaggio fondamentale per consentire l’attivazione degli strumenti di dialogo e intervento previsti dalla politica commerciale dell’Unione.

Agroalimentare, attenzione alle barriere sanitarie e fitosanitarie

Nel corso dell’iniziativa è stata riservata particolare attenzione alle barriere sanitarie e fitosanitarie, che possono incidere direttamente sulle esportazioni italiane nel settore agroalimentare. Si tratta di disposizioni relative alla sicurezza degli alimenti, alla salute degli animali e alla protezione delle piante, la cui applicazione può condizionare l’accesso dei prodotti ai mercati dei Paesi terzi.

Le aziende agroalimentari che intendono esportare devono spesso confrontarsi con requisiti sanitari specifici, certificazioni, controlli e procedure autorizzative differenti a seconda del mercato di destinazione. In alcuni casi, il mancato riconoscimento di determinati standard o l’esistenza di restrizioni all’importazione può limitare la possibilità di commercializzare prodotti italiani all’estero.

La questione assume un’importanza particolare per un settore che rappresenta una componente rilevante del Made in Italy. Il superamento degli ostacoli ingiustificati, nel rispetto degli standard di sicurezza e delle norme internazionali, può contribuire a migliorare le prospettive delle aziende e a favorire una maggiore diffusione delle produzioni italiane sui mercati globali.

La partecipazione del Ministero della Salute e del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha consentito di approfondire anche la dimensione tecnico-regolamentare di queste problematiche, evidenziando l’importanza del coordinamento tra amministrazioni nazionali e istituzioni europee.

Pratiche commerciali sleali, gli strumenti UE a tutela dell’industria europea

Accanto alle iniziative per favorire l’apertura dei mercati esteri, il Market Access Day ha affrontato anche il tema della difesa dell’industria europea dalle importazioni riconducibili a pratiche commerciali sleali. La politica commerciale dell’Unione europea comprende infatti strumenti destinati a contrastare determinate distorsioni della concorrenza internazionale, con l’obiettivo di garantire condizioni competitive più equilibrate per le imprese che operano nel mercato unico.

Tra i principali meccanismi di difesa commerciale rientrano le misure antidumping, che possono essere adottate in presenza delle condizioni previste dalla normativa europea quando prodotti importati vengono venduti a prezzi di dumping e provocano un pregiudizio all’industria dell’Unione. A queste si affiancano gli strumenti antisovvenzioni, utilizzabili per contrastare gli effetti di determinate forme di sostegno pubblico estero che alterano la concorrenza.

L’applicazione di tali misure richiede specifiche procedure di indagine e il rispetto delle regole europee e internazionali. L’obiettivo non è impedire gli scambi commerciali, ma intervenire nei casi in cui vengano accertate pratiche capaci di compromettere le condizioni di concorrenza.

Per le imprese italiane, soprattutto nei comparti industriali maggiormente esposti alla competizione internazionale, la conoscenza di questi strumenti può contribuire a una maggiore consapevolezza delle possibilità di tutela previste dall’ordinamento europeo.

ICE, SIMEST e rete diplomatica: il sostegno all’internazionalizzazione

Il confronto ha evidenziato il ruolo svolto dai diversi soggetti istituzionali impegnati nel sostegno alle imprese italiane sui mercati internazionali. ICE-Agenzia e la rete diplomatico-consolare della Farnesina costituiscono punti di riferimento per l’accompagnamento delle aziende nei processi di internazionalizzazione, attraverso attività di promozione, informazione e raccordo con gli interlocutori economici e istituzionali dei Paesi esteri.

La presenza di SIMEST ha inoltre consentito di inserire nel confronto la dimensione degli strumenti finanziari a sostegno dell’internazionalizzazione, un ambito particolarmente importante per le imprese che intendono sviluppare progetti commerciali o investimenti fuori dai confini nazionali. L’espansione verso nuovi mercati richiede infatti risorse, competenze e una valutazione attenta dei rischi connessi alle attività internazionali.

Il coordinamento tra questi organismi e le amministrazioni competenti può favorire un approccio integrato, nel quale le attività promozionali si affiancano alla gestione delle problematiche regolamentari e commerciali. Un sistema di accompagnamento efficace può risultare particolarmente utile per le piccole e medie imprese, che non sempre dispongono internamente delle strutture necessarie per affrontare procedure internazionali complesse.

Associazioni di categoria decisive per individuare gli ostacoli commerciali

Tra gli aspetti sottolineati durante il Market Access Day figura il ruolo delle associazioni di categoria nell’individuazione e nella segnalazione delle barriere non tariffarie. Le organizzazioni rappresentative delle imprese, grazie al rapporto diretto con gli operatori economici, possono raccogliere informazioni sulle difficoltà riscontrate nei diversi mercati e trasmetterle alle autorità competenti.

Le segnalazioni provenienti dal sistema produttivo rappresentano una fonte di conoscenza importante per la Farnesina e per la Commissione europea. Attraverso queste informazioni è possibile ricostruire la natura degli ostacoli, valutarne l’impatto sulle attività commerciali e individuare gli strumenti più appropriati per affrontarli.

La collaborazione tra imprese, associazioni, ICE e rete diplomatico-consolare consente inoltre di collegare le problematiche segnalate sul territorio alle sedi istituzionali nelle quali possono essere affrontate. Il coinvolgimento degli operatori economici assume quindi una funzione che va oltre la semplice partecipazione al dibattito, contribuendo concretamente alla definizione delle priorità di intervento.

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