Metalmeccanico, la crisi continua a colpire la Romagna: da Electrolux a Flash Control e Sacim, servono energia a costi sostenibili e vere politiche industriali
FIM CISL Romagna:“Il nostro territorio è fatto di piccole e medie imprese, le più esposte a costi, credito e ordini in calo.Servono investimenti, tavoli che producano risultati e tutele per ogni lavoratore“
Dalle fabbriche diCesenaeForlìai tavoli ministeriali, la crisi del metalmeccanico continua a pesare sul lavoro inRomagna. Lo conferma anche il nuovoReport FIM CISLsulle crisi aziendali nelprimo semestre 2026, secondo cui inItaliasono105.228i lavoratori coinvolti, inoltre milleaziende. Rispetto alla rilevazione didicembre 2025, che ne contava115.397, il dato scende di10.169unità. Ma non si tratta di una ripresa: il sindacato avverte che molti lavoratori, esaurito l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, vengono espulsi dal mondo del lavoro e non risultano più nei numeri della crisi.
Un quadro che non migliora
Le vertenze censite dal report sono1.089in tuttaItaliae riguardano per circadue terziaziende con meno di50dipendenti: segno che a soffrire di più sono le piccole e medie imprese, spesso inserite nelle filiere dell’automotive e dell’elettrodomestico. Dei105.228lavoratori coinvolti,85.728sono interessati da crisi di settore,9.457da crisi di carattere finanziario e5.485da crisi dell’indotto, a cui si aggiungono1.975lavoratori toccati da processi di delocalizzazione. IlNordconcentra la maggior parte dei casi, con800vertenze e oltre70 milalavoratori coinvolti, contro le169delCentroe le120delSud.I settori più colpiti sono elettrodomestico,automotive, termomeccanicaesiderurgia, mentre aerospazio, difesa e cantieristica navale vivono un periodo di crescita.
Le cause, spiega il report, sono comuni a quasi tutti i comparti. Ilcosto dell’energiaper le imprese italiane è mediamente del20-30%più alto rispetto al resto dell’Unione Europea, con punte del40%rispetto allaFranciae del60%rispetto allaSpagna. A questo si sommano i rincari record delle materie prime, il costo del denaro che per le piccole imprese può arrivare fino al10%, la carenza di credito e il calo degli ordini. Nelprimo semestre 2026, sottolinea il report, non si riscontra alcuna inversione di tendenza tale da recuperare la produzione persa negli ultimitre anni. Tra le regioni più colpite figurano quelle ad alta industrializzazione,Emilia-Romagnacompresa, soprattutto nei settori di macchinari e impiantistica, automotive, elettrodomestico e siderurgia.
La situazione in Romagna
“Il nostro è un territorio di piccole e medie imprese metalmeccaniche, molte delle quali lavorano per grandi gruppi e per filiere in difficoltà”– dichiarano dalla segretarioFIM CISL Romagna-.“Quando un anello della catena si spezza, le conseguenze arrivano subito sui lavoratori e sulle loro famiglie. Per questo non possiamo permetterci di guardare alle crisi aziendali come a casi isolati: oggi stiamo seguendo vertenze e situazioni di forte preoccupazione in tutte le province della Romagna.”
AForlìè centrale la vertenzaElectrolux. Lo stabilimento è importante e fondamentale per laRomagna, e ciò che accade nel gruppo ricade direttamente sul territorio, a partire dall’indotto di componentistica, cablaggi, stampaggio lamiere e minuteria metallica, che subisce il ridimensionamento del settore del bianco. Il piano presentato amaggioprevedeva la riduzione di1.719addetti su4.505, il taglio del18%della capacità produttiva e la chiusura dello stabilimento diCerreto d’Esi, con170occupati. Il nuovo piano illustrato alMIMITil5 ottobreprevede niente licenziamenti unilaterali, fino a1.250uscite volontarie e incentivate intre annie90 milionidi euro di investimenti, con un progetto di reindustrializzazione e riqualificazione del personale perCerreto d’Esi. Per laFIM CISLè un passo avanti rispetto al piano dimaggio, ma non basta. Al prossimo incontro del29 ottobreil sindacato chiederà un piano industriale concreto, che leghi investimenti, prodotti, volumi, competenze e occupazione.
La vicendaElectroluxsi inserisce in una crisi più ampia del settore del bianco. Secondo il report, nel2025inEuropasi sono vendute meno di80 milionidi elettrodomestici, contro i90 milioniprecedenti alCovid, mentre la quota dei marchi asiatici è salita in pochi anni dal14%a quasi il50%. InItaliala produzione si è fermata sotto i10 milionidi pezzi, ben lontana dai30 milionidegli anniDuemila. Il ridimensionamento ricade direttamente sulle piccole e medie imprese dell’indotto, per le quali il sindacato chiede da tempo un tavolo di settore che finora è stato convocato una sola volta.
ACesenaè aperta la vertenzaFlash Control, azienda metalmeccanica con circa30dipendenti per la quale ilTribunale di Romaha dichiarato, con sentenza del17 settembre, la liquidazione giudiziale. La mobilitazione è partita dopo l’assenza della proprietà al tavolo di salvaguardia occupazionale convocato il9 settembrein Comune ed è sfociata nello sciopero e nel presidio ai cancelli del21 settembre, proclamati unitariamente daFIM CISL Romagna,FIOM CGIL Forlì-CesenaeUILM UIL Cesena. LaRegione Emilia-Romagnaha accolto la richiesta dei sindacati di aprire un tavolo di crisi per individuare gli ammortizzatori sociali e sostenere il reddito dei lavoratori. È inoltre arrivata la manifestazione di interesse di un’azienda del settore per l’affitto di uno o più rami d’azienda, che il sindacato valuterà con attenzione.“La priorità resta una sola: tutelare ogni lavoratore e ogni lavoratrice e garantire la continuità occupazionale”, sottolinea laFIM CISL Romagna.
Sempre nel cesenate resta da seguire con attenzioneSacim, storica azienda metalmeccanica con oltrecento annidi attività per la quale nell’ottobre 2025è stata aperta la liquidazione giudiziale. Dopo l’esercizio provvisorio e l’asta, l’azienda ha una nuova proprietà: per laFIM CISLè ora fondamentale che siano garantiti la continuità produttiva aCesena, i livelli occupazionali e le condizioni contrattuali dei lavoratori.
Il sindacato guarda inoltre con attenzione aCelli,Sacmi,TrevieSoilmec, realtà importanti per l’economia e l’occupazione romagnola, per le quali le preoccupazioni riguardano l’evoluzione del quadro industriale e la tenuta occupazionale, soprattutto nell’indotto.
Le richieste della FIM CISL
Il sindacato ribadisce le richieste avanzate a livello nazionale. Servono interventi strutturali, e non una tantum, per ridurre il costo dell’energia, perché lo svantaggio delle imprese italiane rischia di metterle fuori dalla competizione internazionale nel giro di pochi anni. Servono fondi specifici per i settori industriali in transizione e un impegno concreto sulle oltre50vertenze storiche ferme da anni alMIMIT, a cui si sommano le decine di crisi territoriali che non arrivano nemmeno ai tavoli ministeriali. Va ripreso il tavolo di settore sull’elettrodomestico, convocato una sola volta indue anninonostante la richiesta diFIM,FIOMeUILMdelfebbraio 2024. Infine, serve un confronto con il sindacato sull’impatto dell’intelligenza artificiale, perché una grande opportunità di crescita non si trasformi in una leva per ridurre la forza lavoro.
“Servono investimenti e politiche industriali da Governo ed Europa, e il costo dell’energia resta la priorità“– conclude laFIM CISL Romagna-.“ComeFIM CISL Romagnacontinueremo a seguire ogni vertenza del territorio, insieme alle altre organizzazioni sindacali, con un obiettivo preciso: difendere il lavoro e mantenere in Romagna competenze, industria e occupazione.”
Ufficio Stampa
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