L’obiettivo è sviluppare una CAR-T contro leucemia linfoblastica acuta e linfomi periferici a cellule T r/r. Il progetto coinvolge le Università di Pisa e Bologna e l’IRST Dino Amadori di Meldola
Tutti per uno, CAR-T per tutti. Parafrasando il motto dei tre moschettieri di Alexandre Dumas si può meglio inquadrare la portata del progetto CARtoALL, finanziato con un bando AIFA 2025 per le malattie rare e destinato alla messa a punto di una nuova terapia avanzata per la cura della leucemia linfoblastica acuta T (ALL-T) e dei linfomi periferici a cellule T recidivati o refrattari. Nello specifico, si tratta di una CAR-T completamente italiana, che nascerà grazie alla collaborazione tra i ricercatori di tre grandi poli di ricerca del nostro Paese: l’Università di Pisa, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria pisana, l’IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” di Meldola (FC) e l’Università di Bologna.
CARtoALL è uno studio multicentrico che ha l’obiettivo di mettere a punto la prima terapia CAR-T tricolore per l’ALL-T e i linfomi periferici a cellule T refrattari al trattamento o in recidiva. In entrambi i casi si parla di tumori rari del sangue e del sistema linfatico piuttosto aggressivi, provocati da un’anomala e incontrollata crescita dei linfociti T. Inoltre, nei casi in cui la malattia torna a presentarsi dopo le terapie convenzionali o il trapianto allogenico, la prognosi rimane particolarmente sfavorevole. Il progetto è coordinato da Sara Galimberti, professoressa ordinaria di Ematologia all’Università di Pisa, nonché direttrice dell’Unità operativa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria pisana, e sarà svolto in collaborazione con Giovanni Martinelli, professore associato di Ematologia all’Università di Bologna, e Massimiliano Mazza, responsabile per l’IRCCS IRST Dino Amadori di Meldola; ciò consentirà di schierare in campo un team con competenze di eccellenza nei settori dell’ematologia, della terapia cellulare e della ricerca traslazionale. Competenze che si sono integrate perfettamente e che sono state premiate con il finanziamento del progetto da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).
“I risultati ottenuti nei modelli sperimentali in vitro ed in vivo sono estremamente promettenti”, dichiara Massimiliano Mazza. “CAR-T-One ha dimostrato una potente attività antitumorale, inducendo remissioni complete e durature e mostrando un profilo di sicurezza favorevole, elementi che hanno posto le basi per il passaggio alla sperimentazione clinica”. Lo studio su cui si fonda il progetto nasce, infatti, da anni di ricerca pre-clinica condotta dal gruppo “Adoptive CAR T cell platform”, coordinato da Massimiliano Mazza, da Anna De Lucia e Fabio Nicolini all’IRST di Meldola, dove è stata sviluppata un’innovativa CAR-T diretta contro il bersaglio denominato TRBC1, una proteina presente sulle cellule tumorali nel 40% delle neoplasie T. Questa strategia permette di colpire le cellule maligne preservando una parte significativa del normale sistema immunitario, superando uno dei principali ostacoli che finora hanno limitato lo sviluppo delle CAR-T nelle neoplasie a cellule T.
“Questo finanziamento [nel Bando AIFA Malattie Rare, N.d.R.] rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro svolto negli ultimi anni e dimostra come la collaborazione tra ricerca di base, ricerca traslazionale e attività clinica possa generare innovazione concreta per i pazienti con malattie rare”, commenta Sara Galimberti. “L’obiettivo è offrire una nuova possibilità terapeutica a pazienti che oggi dispongono di opzioni molto limitate, sviluppando una CAR-T interamente accademica prodotta nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale”.
Per Antonino Musolino, direttore scientifico f.f. dell’IRCCS-IRST “Dino Amadori” e professore associato di Oncologia medica all’Università di Bologna, CARtoALL rappresenta un investimento strategico per il sistema sanitario italiano. “Offrirà, infatti, nuove prospettive terapeutiche ai pazienti e rafforzerà le competenze nazionali nello sviluppo di CAR-T accademiche”, commenta Musolino. “Il progetto nasce dal lavoro multidisciplinare dei ricercatori pre-clinici dell’IRST coordinati da Massimiliano Mazza, e sarà realizzato con il contributo dei responsabili clinici Gerardo Musuraca e Laura Ridolfi, e di Massimiliano Petrini, coordinatore dell’Immuno-Gene Therapy Factory, dove saranno prodotte le cellule CAR-T”.
“Il progetto si svilupperà nell’arco di quattro anni e coinvolgerà un team multidisciplinare composto da ematologi, immunologi, biologi molecolari, esperti di terapia cellulare, farmacologi e ricercatori clinici, con l’obiettivo di trasformare una promettente scoperta scientifica in una concreta opportunità terapeutica per pazienti affetti da tumori ematologici rari”, aggiunge Giovanni Martinelli, del DIMEC presso l’Università di Bologna.
“Condurre sperimentazioni su questi ambiti terapeutici significa percorrere le più innovative frontiere nella lotta ai tumori”, conclude la direttrice generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, Katia Belvedere. “Finanziarle equivale a tributare un importante riconoscimento alla ricerca italiana nel settore delle terapie avanzate. Inoltre, ci riempie di orgoglio che i partners di questo studio multicentrico siano tutte istituzioni prestigiose di ricerca e di assistenza integrata con la ricerca, perché è imprescindibile il connubio fra ricerca di base e ricerca clinica traslazionale, al fine di riportare al letto del paziente gli esiti di queste importanti scoperte. Quindi ben vengano queste sinergie della nostra Azienda ospedaliero-universitaria con altri atenei italiani e istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, perché alle cure mediche di elevata specializzazione si sommano le competenze della ricerca scientifica e biomedica più avanzate del nostro Paese”.
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