Il Bitcoin è risalito verso gli 87,000 dollari, avvicinandosi ai massimi livelli raggiunti all’inizio dell’anno, dopo una ripresa di oltre il 40% rispetto ai minimi del 2026.
Il movimento positivo è stato accompagnato da una rinnovata forza dei titoli azionari legati alle criptovalute e da un più ampio miglioramento della propensione al rischio; tuttavia, il rally non è lineare. Il Bitcoin si è avvicinato più volte alla soglia degli 87,000 dollari, faticando a superarla in modo decisivo, il che suggerisce che la prossima mossa potrebbe dipendere tanto dai rendimenti obbligazionari e dal dollaro quanto dall’entusiasmo specifico per le criptovalute.
Bitcoin sta testando di nuovo un livello importante
Il Bitcoin ha brevemente raggiunto quasi 87,000 dollari nelle prime contrattazioni di lunedì, per poi scendere nuovamente sotto gli 86,000 dollari. Questo lo ha portato vicino al picco di fine settembre, intorno agli 87,400 dollari, e a poca distanza dal livello intorno al quale il mercato aveva iniziato l’anno.
L’importanza di quell’area è in parte tecnica e in parte psicologica. Bitcoin ha già recuperato con forza dai minimi visti all’inizio del 2026 e un movimento sostenuto al di sopra dei massimi recenti rafforzerebbe l’idea che la ripresa si sia ampliata in un trend rialzista più duraturo piuttosto che in un rimbalzo a breve termine. Ciò segna un chiaro cambiamento rispetto ad agosto, quando Il Bitcoin si manteneva vicino ai 65,000 dollari, mentre il mercato delle criptovalute in generale appariva ancora fragile..
Il mercato ha inoltre formato quella che gli analisti tecnici definiscono una “golden cross”, con la media mobile a 50 giorni che si è posizionata al di sopra della media mobile a 200 giorni. Tale configurazione è spesso associata a un miglioramento del momentum, sebbene non sia garanzia di ulteriori rialzi.
I dati più deboli degli Stati Uniti hanno aiutato
Uno dei supporti più immediati per Bitcoin è arrivato dal mercato obbligazionario. I dati sull’occupazione statunitense di venerdì, inferiori alle attese, hanno ridotto parte della pressione sulla Federal Reserve affinché aumentasse nuovamente i tassi questo mese, contribuendo a far scendere i rendimenti dei titoli del Tesoro dai massimi recenti. Questo è importante perché Bitcoin, come l’oro, non genera reddito e tende ad apparire relativamente più attraente quando i rendimenti obbligazionari diminuiscono.
Questa mossa ha coinciso anche con i guadagni registrati dai mercati azionari globali. Il Nasdaq ha raggiunto un livello record venerdì, le borse asiatiche hanno registrato rialzi e il Nikkei giapponese ha messo a segno una forte ripresa lunedì, creando un contesto più favorevole per gli asset rischiosi in generale.
La relazione non è esatta, ma il modello generale è familiare: rendimenti più bassi e una maggiore propensione al rischio tendono ad alleviare parte della pressione sulle criptovalute.
Anche l’interesse istituzionale si è rafforzato
La ripresa del Bitcoin non è trainata solo dagli investitori al dettaglio. Citigroup ha recentemente alzato le sue previsioni a 12 mesi per il Bitcoin, portandole da 82,000 a 113,000 dollari, citando una maggiore attività nel settore delle criptovalute, un miglioramento delle condizioni macroeconomiche e nuovi afflussi negli ETF (Exchange Traded Fund) che investono in Bitcoin. La banca ha anche rivisto al rialzo le sue previsioni per Ether. I flussi negli ETF sono diventati particolarmente importanti perché forniscono una misura più chiara della domanda istituzionale rispetto alle speculazioni che spesso dominano i movimenti a breve termine delle criptovalute.
Dopo un periodo di difficoltà all’inizio dell’anno, i fondi spot Bitcoin hanno ricominciato ad attrarre capitali. Ciò ha contribuito a ricostruire la fiducia nel fatto che i grandi investitori stiano tornando sul mercato, anziché limitarsi a operare ai margini.
Le azioni delle criptovalute si muovono insieme al Bitcoin
Il rally si è esteso anche alle società quotate con esposizione diretta agli asset digitali. Strategy, che detiene una delle maggiori posizioni aziendali in Bitcoin al mondo, ha registrato un forte rialzo negli ultimi tre mesi, in concomitanza con la ripresa della criptovaluta. Le sue azioni hanno guadagnato molto più del Bitcoin stesso nello stesso periodo, a dimostrazione di quanto possano diventare indebitate alcune società quotate legate alle criptovalute quando il sentiment di mercato migliora.
Coinbase e altri titoli legati alle criptovalute si sono rafforzati, poiché gli investitori stanno scontando una maggiore attività di trading e un rinnovato interesse istituzionale. Il comportamento di queste società è importante perché fornisce un’ulteriore indicazione sul fatto che l’attuale movimento si stia ampliando. Un rally del Bitcoin accompagnato da maggiori volumi di scambio, afflussi di ETF e rialzi delle azioni legate alle criptovalute ha un peso maggiore rispetto a un movimento di prezzo isolato.
Il dollaro rappresenta ancora una complicazione
Tuttavia, la ripresa del Bitcoin non è priva di resistenze. Il dollaro statunitense è rimasto forte, favorito dalla debolezza dell’euro e dalle persistenti preoccupazioni relative ai rischi fiscali e politici europei. Un dollaro più forte può penalizzare il Bitcoin inasprendo le condizioni finanziarie globali e rendendo gli asset denominati in dollari più costosi per gli investitori non statunitensi.
Anche i rendimenti dei titoli del Tesoro rimangono storicamente elevati. Il rendimento del decennale statunitense resta sopra il 5%, nonostante un leggero calo dopo gli ultimi dati sull’occupazione. Se i rendimenti dovessero riprendere la loro ascesa, il contesto macroeconomico potrebbe diventare nuovamente meno favorevole. Questo è uno dei motivi per cui il ripetuto fallimento del Bitcoin nel superare in modo decisivo i massimi recenti è rilevante. Gli acquirenti sono presenti, ma il mercato rimane sensibile alle fluttuazioni dei tassi di interesse e del dollaro.
Le altcoin stanno iniziando a partecipare
L’ultima mossa non si è limitata a Bitcoin. La ripresa più ampia è già stata visibile su altri grandi asset digitali, con Sia Ethereum che BNB hanno registrato forti guadagni, insieme a Bitcoin, nell’ultimo mese..
Lunedì Dogecoin ha guadagnato oltre il 3%, così come XRP, BNB e Zcash. Ether e alcune altre criptovalute a grande capitalizzazione hanno registrato movimenti più contenuti. Questa maggiore partecipazione è degna di nota perché i rally delle criptovalute tendono a diventare più duraturi quando i capitali iniziano a distribuirsi oltre Bitcoin. Allo stesso tempo, la performance disomogenea tra i vari token suggerisce che gli investitori continuano a essere selettivi, anziché investire indiscriminatamente nell’intero mercato.
Cosa significa questo per i mercati finanziari
Il ritorno del Bitcoin verso gli 87,000 dollari è significativo perché avviene in un momento in cui molti altri asset stanno inviando segnali contrastanti. I rendimenti obbligazionari rimangono elevati, il dollaro è forte e l’Europa sta affrontando nuove pressioni fiscali, eppure sia le azioni che le criptovalute hanno dimostrato resilienza.
Questa combinazione suggerisce che gli investitori stanno sempre più distinguendo tra i diversi asset, anziché limitarsi a entrare o uscire dal rischio in modo indiscriminato.
Per Bitcoin, la prossima prova importante sarà se riuscirà a superare in modo convincente il massimo di fine settembre, vicino a 87,400 dollari. Un superamento di tale livello rafforzerebbe l’ipotesi che la ripresa sia entrata in una nuova fase, mentre un eventuale rifiuto confermerebbe l’idea che il mercato sia ancora intrappolato al di sotto di un’importante zona di resistenza.
Gli operatori di mercato terranno d’occhio anche i rendimenti dei titoli del Tesoro, i flussi degli ETF e il dollaro. Se i rendimenti continueranno a diminuire e la domanda istituzionale si rafforzerà, Bitcoin potrebbe mantenere il suo slancio. Se invece la svendita di obbligazioni dovesse riprendere o il dollaro dovesse rafforzarsi ulteriormente, la recente ripresa potrebbe incontrare maggiori difficoltà.
Ad oggi, Bitcoin è riuscito a recuperare gran parte del terreno perso all’inizio dell’anno. Resta da vedere come si comporterà fino alla fine del 2026 e sarà molto interessante seguirne l’evoluzione.
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