Gnassi vuole tutto: strade, autostrade e Alta Velocità. Anche quello che non serve
Andrea Gnassi, dopo quattro anni di scarsa presenza nel confronto con il territorio e le categorie economiche e sociali, torna a farsi sentire interrogando il Governo sulle infrastrutture romagnole.
Ne esce un elenco della spesa da diversi miliardi di euro, tra strade, autostrade e ferrovie. Sapendo benissimo che, esaurita la stagione straordinaria del PNRR, non ci sono risorse disponibili di quella portata.
Gnassi denuncia i ritardi del Governo. Una critica legittima. Ma viene spontanea una domanda: il PD ha mai discusso se tutte quelle opere siano ancora necessarie, utili e ambientalmente sostenibili?
La nuova Statale 16, per come è stata progettata, va definitivamente abbandonata. Occorre invece riqualificare la sede attuale e prevedere una circonvallazione per Riccione. Basta inseguire un progetto invasivo, costoso e contestato.
Sulla nuova Marecchiese restano aperti nodi importanti, soprattutto per il collegamento Villa Verucchio-Rimini. Il tracciato deve rispettare l’ambiente e non compromettere un territorio già fragile.
Per la Fiera di Rimini serve certamente un collegamento autostradale dedicato. Il terzo casello è una soluzione concreta, il cui percorso non è affatto fermo al palo come detto da Gnassi. Occorre portarlo avanti valutando anche eventuali alternative meno impattanti. Così come è importante superare i semafori sulla superstrada di San Marino
Ma il punto più discutibile è l’Alta Velocità ferroviaria. Davvero vogliamo una nuova linea che attraversi il territorio riminese, con un enorme impatto ambientale e una stazione a diversi chilometri dal centro? Uno sfregio al territorio senza benefici proporzionati.
La strada è un’altra: potenziare la ferrovia esistente, eliminare le strozzature nel nodo di Bologna, aumentare velocità e capacità della linea Adriatica. Esattamente la direzione degli interventi già avviati.
E poi c’è il cambiamento climatico. Le alluvioni, il consumo di suolo e la fragilità del territorio ci impongono di rivedere i modelli di sviluppo del passato. Non possiamo continuare a pensare che ogni problema di mobilità si risolva costruendo nuove strade e consumando altro territorio. La priorità deve essere migliorare ciò che esiste, investire nel trasporto pubblico e ridurre l’impatto ambientale.
La vera modernità non consiste nel realizzare tutti i progetti di trent’anni fa, ma nell’avere il coraggio di cambiarli.
Ecco perché il PD dovrebbe aprire una discussione seria sulle infrastrutture, distinguendo quelle indispensabili da quelle superate o inutili.
Non basta criticare Salvini perché non finanzia tutto. Bisogna prima decidere se quel “tutto” abbia ancora un senso.
La Romagna ha bisogno di una strategia per il futuro, non di un libro dei sogni anacronistico e ambientalmente insostenibile.
Il compito del PD è scegliere, anche dicendo qualche no. Non presentare al Governo un elenco della spesa scritto guardando al passato.
Rimini festeggia, Perugia protesta. Ryanair ringrazia
Perugia protesta, Rimini festeggia. In mezzo c’è Ryanair, che ha capito benissimo come funziona l’Italia: basta mettere in concorrenza gli aeroporti e qualcuno disposto a rinunciare alle tasse si trova sempre.
A Perugia il Consiglio comunale ha chiesto di ridurre o abolire l’addizionale sui diritti d’imbarco, 6,50 euro per passeggero in partenza. Il motivo? Non perdere terreno nei confronti degli aeroporti concorrenti.
Intanto Ryanair ha annunciato a Rimini una base con due aerei, 17 rotte e 114 voli settimanali. Merito anche dell’abolizione della tassa d’imbarco decisa dall’Emilia-Romagna.
Ma chi ci guadagna davvero?
Facciamo due conti. Nel 2026 Ryanair dovrebbe trasportare a Rimini circa 400mila passeggeri. Considerando le sole partenze, l’addizionale abolita vale potenzialmente 1,3 milioni di euro.
Soldi che non finiscono necessariamente nelle tasche dei viaggiatori. Ryanair non è obbligata ad abbassare i prezzi. Continua a venderci biglietti con tariffe decise dagli algoritmi, facendo pagare a parte bagagli, posti e servizi. Se il prezzo finale non diminuisce, il vantaggio fiscale resta alla compagnia.
Insomma, il pubblico rinuncia alle entrate, Ryanair risparmia e i passeggeri continuano a pagare quello che decide il mercato.
Naturalmente nuovi voli significano più turisti, lavoro e opportunità. Ma possibile che per ottenerli ogni Regione debba partecipare a un’asta al ribasso, regalando vantaggi competitivi alle compagnie?
La soluzione dovrebbe essere nazionale: abolire l’addizionale per tutti gli aeroporti sotto il milione di passeggeri, con regole specifiche per Sicilia e Sardegna e adeguate coperture finanziarie. Basta con la concorrenza fiscale tra piccoli scali.
Perché oggi Rimini festeggia e Perugia rincorre. Domani potrebbe succedere il contrario.
Ryanair, invece, vince comunque. Decide dove volare, quanto far pagare e mette i territori in competizione tra loro.
Più che una politica aeroportuale, sembra una svendita a puntate. Con un solo compratore e tanti amministratori felici di tagliare il nastro.

Primo volo Colonia Rimini all’aeroporto internazionale f.fellini, ©Riccardo Gallini /GRPhoto GRPhoto
Spiagge, Legacoop insiste sul project financing. Ma a chi conviene davvero?
Legacoop Romagna torna alla carica. Dopo Riccione, ora sostiene anche il “modello Bellaria”: utilizzare il project financing per assegnare le concessioni balneari, legando la gestione delle spiagge a investimenti e opere pubbliche.
La giustificazione è sempre la stessa: tutelare le imprese familiari, salvaguardare il lavoro, migliorare i servizi. Obiettivi condivisibili. Ma siamo sicuri che lo strumento scelto vada nella stessa direzione?
Cominciamo dai tempi. Le concessioni devono essere messe a gara entro il 30 settembre 2027. Il project financing richiede proposte, valutazioni, approvazioni, bandi e possibili contenziosi. Pensare di completare tutto entro quella data appare quantomeno irrealistico.
Poi c’è la concorrenza. Legacoop sostiene che anche il project financing prevede una gara. Vero. Ma fare una gara non significa automaticamente garantire una concorrenza effettiva. Se il progetto è costruito attorno a una proposta già definita, con investimenti ingenti e concessioni aggregate, quanti operatori potranno davvero competere?
A Bellaria si ragiona su un progetto che coinvolge sostanzialmente l’intero arenile. A Riccione il project financing viene utilizzato per operazioni di grande dimensione. In entrambi i casi il rischio è evidente: in nome della tutela dei piccoli operatori si finisce per costruire un mercato accessibile soprattutto ai grandi gruppi finanziariamente attrezzati.
E qui sta la contraddizione di Legacoop. Un’associazione che rappresenta la cooperazione e il radicamento delle imprese nel territorio dovrebbe interrogarsi sul rischio di concentrare le concessioni nelle mani di pochi soggetti.
La riqualificazione delle spiagge è necessaria. Ma può essere programmata dai Comuni, con regole chiare e gare realmente aperte, senza trasformare il futuro dell’arenile in un gigantesco progetto finanziario.
La domanda è semplice: vogliamo difendere le imprese balneari o creare le condizioni perché, domani, siano i grandi gruppi a controllare le nostre spiagge?
Perché il paradosso sarebbe proprio questo: invocare la tutela dei piccoli bagnini e finire per consegnare loro un futuro da soci di minoranza o semplici gestori per conto di qualcun altro.
Mi pare che Legacoop Romagna faccia fatica capire questa contraddizione evidente.
Nel frattempo il bando tipo che doveva essere discusso in conferenza stato regioni giovedì scorso è stato rinviato a data da destinarsi.
Maurizio Melucci
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