La capo economista della RBA, Sarah Hunter, difende i rialzi dei tassi d’interesse e avverte che servirà ancora tempo per riportare l’inflazione sotto controllo. Migliaia di famiglie australiane affrontano rate sempre più pesanti, mentre la crisi abitativa si aggrava tra carenza di nuove costruzioni, costi elevati e incertezza sul mercato immobiliare.
La crisi del costo della vita continua a mettere sotto pressione milioni di australiani e la Reserve Bank of Australia avverte che il periodo di difficoltà economica non è ancora terminato. I tassi d’interesse potrebbero rimanere elevati e non si possono escludere ulteriori aumenti finché l’inflazione non mostrerà segnali convincenti di rallentamento.
A lanciare l’avvertimento è Sarah Hunter, Assistant Governor responsabile dell’area economica e capo economista della banca centrale australiana, intervenuta in una rara intervista televisiva al programma 60 Minutes di Channel Nine.
Le sue parole arrivano mentre il tasso ufficiale della RBA ha raggiunto il 4,60 per cento, dopo quattro aumenti nel corso del 2026, e l’inflazione annua si attesta al 4,0 per cento, ben oltre l’obiettivo compreso tra il 2 e il 3 per cento.
Un quadro che alimenta le preoccupazioni di proprietari immobiliari, famiglie con mutui e piccoli imprenditori, sempre più esposti all’aumento delle spese quotidiane.
La Reserve Bank: «Dobbiamo riportare l’inflazione sotto controllo»
Nel corso dell’intervista, Hunter ha riconosciuto apertamente le difficoltà affrontate dalle famiglie australiane, pur difendendo la politica monetaria restrittiva adottata dalla banca centrale.
La dirigente ha spiegato che l’aumento dei tassi d’interesse rimane uno degli strumenti più efficaci per contenere l’inflazione, anche quando comporta conseguenze dolorose per chi deve rimborsare un mutuo.
Secondo la RBA, mantenere il costo del denaro elevato serve a ridurre gradualmente la domanda di beni e servizi, rallentare i consumi e riequilibrare la capacità produttiva dell’economia.
La banca centrale sostiene che interventi di questo tipo abbiano già contribuito a contenere l’inflazione negli ultimi anni, ma riconosce che il risultato definitivo non è stato ancora raggiunto.
Hunter ha sottolineato che il processo richiede tempo e che le famiglie dovranno affrontare ancora un periodo di difficoltà prima di vedere un miglioramento significativo.
La RBA non ha annunciato nuovi rialzi, ma non intende escluderli se i prossimi dati economici dovessero indicare una persistente pressione sui prezzi.
La storia di Vanessa: il rischio di perdere la casa
Dietro le decisioni della banca centrale ci sono le esperienze di famiglie che vedono ridursi progressivamente la propria sicurezza economica.
Tra queste c’è Vanessa Merryweather, residente nella periferia di Sydney, la cui vicenda è stata raccontata da 60 Minutes.
Vanessa aveva affrontato l’acquisto e la costruzione della propria abitazione con prudenza, scegliendo un finanziamento sostenibile e riuscendo nel tempo ad accumulare circa 60.000 dollari australiani di disponibilità attraverso il sistema di redraw del mutuo.
Una riserva che avrebbe dovuto rappresentare una garanzia per il futuro.
Poi sono arrivate le difficoltà.
Durante la pandemia la sua attività economica ha subito una grave contrazione, mentre problemi di salute personali e familiari hanno ulteriormente compromesso la possibilità di lavorare con continuità.
Nonostante il ritorno al lavoro, la situazione finanziaria non è più tornata quella di prima.
Oggi, con rate del mutuo sempre più elevate, Vanessa teme di dover vendere la casa.
Nel corso dell’intervista ha raccontato che altri due aumenti dei tassi potrebbero costringerla a mettere l’immobile sul mercato già a gennaio.
La sua esperienza rappresenta una delle conseguenze più difficili della stretta monetaria: famiglie che hanno acquistato la propria abitazione responsabilmente possono ritrovarsi in difficoltà quando aumentano contemporaneamente il costo del credito e le spese necessarie per vivere.
Il paradosso australiano: l’inflazione deve scendere, ma le famiglie pagano il prezzo più alto
Il meccanismo utilizzato dalla banca centrale per contenere l’inflazione è relativamente semplice.
Quando i tassi d’interesse aumentano, i mutui a tasso variabile diventano più costosi, le imprese sostengono maggiori oneri finanziari e i consumatori tendono a ridurre le spese.
La diminuzione della domanda dovrebbe contribuire a rallentare la crescita dei prezzi.
Il problema è che questo processo non colpisce tutti nello stesso modo.
Le famiglie con un mutuo elevato e redditi limitati subiscono conseguenze immediate, mentre chi non ha debiti può essere meno esposto all’aumento del costo del credito.
Sarah Hunter ha riconosciuto questa disparità, ma ha ricordato che anche le persone prive di un mutuo, soprattutto quelle con redditi bassi e che vivono in affitto, sono particolarmente vulnerabili all’inflazione.
Per la Reserve Bank, dunque, la questione centrale resta impedire che l’aumento dei prezzi si radichi stabilmente nell’economia.
La difficoltà consiste nel raggiungere questo obiettivo senza provocare un rallentamento eccessivo dell’attività economica o un incremento significativo della disoccupazione.
Il peso della spesa pubblica sull’inflazione
Un altro tema affrontato nell’intervista riguarda la responsabilità della spesa pubblica.
Mentre milioni di cittadini sono costretti a ridurre i consumi, le amministrazioni federali e statali continuano a sostenere importanti livelli di spesa.
Hunter ha riconosciuto che la spesa dei governi contribuisce alla domanda complessiva e rappresenta quindi uno dei fattori considerati dalla banca centrale nelle proprie valutazioni sull’inflazione.
Tuttavia, ha ribadito che la Reserve Bank è un’istituzione indipendente e non spetta ai suoi dirigenti stabilire quali programmi pubblici debbano essere finanziati o ridimensionati.
Le scelte di bilancio, ha spiegato, appartengono alla responsabilità dei governi e al confronto democratico.
La RBA deve invece valutare l’andamento complessivo della domanda e dell’offerta, intervenendo sui tassi quando ritiene necessario contenere le pressioni inflazionistiche.
Il rapporto tra politica fiscale e politica monetaria rimane uno dei temi centrali del dibattito economico australiano, soprattutto in una fase nella quale famiglie e imprese denunciano crescenti difficoltà finanziarie.
Petrolio e tensioni internazionali: nuove pressioni sui prezzi
A complicare il quadro economico contribuiscono anche fattori internazionali.
L’aumento del prezzo del petrolio, collegato alle tensioni in Medio Oriente, sta producendo conseguenze sul costo dei carburanti e sui prezzi di numerosi beni e servizi.
Secondo Hunter, gli effetti degli aumenti energetici non si manifestano immediatamente in tutti i settori, ma possono trasmettersi gradualmente lungo le catene produttive.
I costi di trasporto, i materiali da costruzione e le attività commerciali rischiano quindi di subire ulteriori rincari.
Questo significa che anche una riduzione dei consumi interni potrebbe non essere sufficiente, nel breve periodo, a riportare rapidamente l’inflazione entro l’obiettivo della RBA.
La banca centrale teme soprattutto che gli aumenti temporanei dei costi si trasformino in pressioni permanenti sui prezzi.
La crisi immobiliare: l’Australia non costruisce abbastanza case
Accanto all’emergenza dei mutui emerge un secondo problema strutturale: la carenza di nuove abitazioni.
L’Australia continua a registrare una domanda immobiliare significativa, ma la costruzione di nuove case fatica a tenere il passo con le esigenze della popolazione.
Il governo federale ha fissato attraverso il National Housing Accord l’obiettivo di realizzare 1,2 milioni di nuove abitazioni nell’arco di cinque anni, a partire dalla metà del 2024.
Un traguardo che, secondo diversi operatori del settore, appare sempre più difficile da raggiungere.
Tra questi figura Brad Duggan, amministratore delegato di Metricon, una delle principali imprese di costruzione residenziale australiane.
Intervistato da 60 Minutes, Duggan ha spiegato che il problema non riguarda soltanto la produttività delle aziende, ma soprattutto gli ostacoli burocratici e i costi collegati allo sviluppo immobiliare.
Metricon, ha osservato, è già in grado di completare una casa a un piano in circa 60 giorni.
Il vero rallentamento deriva, secondo il manager, dagli oneri amministrativi, dai costi dei terreni e dalle spese associate alle autorizzazioni e ai progetti.
Duggan teme che il Paese possa mancare in maniera significativa l’obiettivo nazionale delle 1,2 milioni di abitazioni.
Negative gearing e capital gains tax: cambiano le regole sugli investimenti
A rendere ancora più complessa la situazione del mercato immobiliare contribuiscono le modifiche alla tassazione degli investimenti.
Il governo Albanese ha approvato una riforma che, dal 1° luglio 2027, limiterà generalmente il negative gearing alle nuove costruzioni residenziali, con alcune eccezioni.
Il meccanismo consente agli investitori immobiliari di utilizzare determinate perdite derivanti da proprietà locate per ridurre il reddito imponibile.
Con le nuove disposizioni, gli immobili residenziali esistenti acquistati dopo l’annuncio della riforma del 12 maggio 2026 saranno soggetti a restrizioni nella possibilità di compensare queste perdite con redditi di altra natura, come gli stipendi.
Gli investimenti immobiliari già detenuti prima dell’annuncio manterranno invece le tutele previste dalle disposizioni transitorie.
Cambierà anche il trattamento fiscale delle plusvalenze, attraverso una modifica del sistema del capital gains tax.
Il governo sostiene che la riforma contribuirà a riequilibrare il mercato a favore di chi acquista la prima casa e a incoraggiare gli investimenti in nuove abitazioni.
Alcuni operatori immobiliari temono invece che le modifiche possano ridurre l’interesse degli investitori per il mercato degli immobili esistenti e influenzare la disponibilità di abitazioni in affitto.
Gli effetti effettivi delle nuove norme dipenderanno dall’evoluzione del mercato e non possono essere considerati già definitivi.
Quando finiranno gli aumenti dei tassi?
È la domanda che milioni di australiani continuano a porsi.
Per Sarah Hunter, la condizione essenziale per allentare la pressione della politica monetaria è un ritorno convincente e duraturo dell’inflazione verso livelli compatibili con l’obiettivo della Reserve Bank.
Attualmente il tasso ufficiale è al 4,60 per cento, mentre l’inflazione annua registrata ad agosto è del 4,0 per cento.
La prossima pubblicazione dei dati sull’inflazione, prevista per il 28 ottobre, rappresenterà un passaggio importante per comprendere l’evoluzione dei prezzi.
Successivamente, il consiglio di politica monetaria della RBA si riunirà il 2 e 3 novembre, con la nuova decisione sui tassi attesa nel pomeriggio del 3 novembre.
Hunter non ha voluto anticipare quale scelta verrà adottata.
Ha però ribadito che l’obiettivo della banca centrale non è provocare una recessione, ma riportare l’inflazione sotto controllo preservando, per quanto possibile, l’occupazione e la stabilità economica.
Il percorso, secondo la dirigente, richiederà ancora tempo.
Famiglie, banche e governo davanti alla stessa sfida
L’Australia si trova così ad affrontare due problemi strettamente collegati.
Da una parte, l’aumento dei tassi d’interesse riduce il potere d’acquisto delle famiglie e rende più difficile sostenere i mutui.
Dall’altra, la carenza di abitazioni e gli elevati costi di costruzione continuano a ostacolare l’accesso alla proprietà immobiliare.
Ridurre l’inflazione rimane indispensabile per recuperare stabilità economica, ma il costo sociale delle politiche restrittive rischia di diventare sempre più significativo per le famiglie finanziariamente più vulnerabili.
La vicenda di Vanessa Merryweather dimostra come, dietro le decisioni sui tassi, esistano situazioni personali nelle quali anche un piccolo aumento delle rate può avere conseguenze importanti.
Per gli operatori edilizi, invece, senza un’accelerazione della costruzione di nuove abitazioni, la crisi dell’accessibilità immobiliare difficilmente potrà essere risolta attraverso la sola politica monetaria.
La sfida dell’Australia non è soltanto far scendere l’inflazione, ma riuscire a farlo senza compromettere la sicurezza economica delle famiglie. Perché una casa dovrebbe rappresentare stabilità e futuro, non diventare una fonte permanente di incertezza.
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A cura della Redazione
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