#Finsubito news dalla rete – Si conclude a Firenze la VI Edizione degli Stati Generali per la rigenerazione dei territori: ARPAT protagonista del confronto sui PFAS e sulle nuove sfide della depurazione delle acque reflue


Si è conclusa a Firenze la VI Edizione degli Stati Generali per la rigenerazione dei territori, l’iniziativa promossa dalla Camera Forense Ambientale, svoltasi dal 21 al 23 ottobre 2026 e dedicata alle sfide giuridiche e tecniche nella gestione delle acque reflue e degli inquinanti emergenti, con particolare attenzione alle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS).

L’iniziativa ha riunito istituzioni, enti tecnici e scientifici e operatori del settore per approfondire un tema di crescente rilevanza ambientale e sanitaria, che richiede un approccio integrato tra regolazione normativa, innovazione tecnologica, controlli ambientali e gestione delle infrastrutture di depurazione.

ARPAT ha preso parte alla prima giornata dei lavori, nell’ambito della tavola rotonda “Infrastrutture, controllo e innovazione nella depurazione delle acque reflue urbane”, coordinata dal Commissario dell’Agenzia, Pietro Rubellini, con gli interventi di Stefano Santi, responsabile del Settore Indirizzo Tecnico delle Attività, e Paolo Altemura, responsabile del Settore Laboratorio di Area Vasta Costa di Livorno.

Aprendo i lavori della tavola rotonda, il Commissario Pietro Rubellini ha richiamato l’attenzione sulle implicazioni che la presenza degli inquinanti emergenti pone per le infrastrutture di depurazione e per la tutela delle diverse componenti ambientali: «Alcuni inquinanti emergenti, in particolare i PFAS, tema centrale di questa edizione degli Stati Generali, stanno ponendo importanti problematiche rispetto alle infrastrutture e alla gestione delle acque reflue. La sfida riguarda le modalità con cui affrontare la rimozione di queste sostanze dagli scarichi e valutarne gli impatti sulle componenti ambientali, soprattutto sull’acqua, ma anche sul suolo e sull’aria. In questo contesto, ARPAT, insieme alla Regione Toscana e al sistema delle aziende che si occupano di depurazione, sta lavorando per coordinare e sviluppare le attività di analisi e campionamento, che richiedono metodologie sempre più raffinate e complesse. L’asticella si alza continuamente e il cambiamento climatico aggiunge ulteriori elementi di difficoltà. Il futuro non sarà semplice, ma ci stiamo attrezzando per affrontarlo».

Nel suo intervento, Stefano Santi ha approfondito le novità introdotte dalla Direttiva (UE) 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane, che ridefinisce il quadro europeo di riferimento per la depurazione, ampliando progressivamente gli obiettivi di tutela ambientale e introducendo nuove esigenze di monitoraggio dei contaminanti emergenti.

La direttiva rafforza l’attenzione verso sostanze quali PFAS, microplastiche e residui farmaceutici e promuove l’introduzione di trattamenti più avanzati per la rimozione dei microinquinanti. Tra le principali sfide per il sistema depurativo figurano inoltre l’estensione del campo di applicazione agli agglomerati più piccoli, il miglioramento dell’efficienza energetica e il recupero delle risorse nell’ottica dell’economia circolare.

Per ARPAT, il cambiamento comporta un’evoluzione delle attività di controllo: dalla verifica del rispetto dei limiti allo scarico a un approccio più integrato, orientato alle prestazioni ambientali dell’intero sistema fognario-depurativo e agli effetti sul corpo idrico recettore.

Santi ha evidenziato come l’attuazione della direttiva richieda il potenziamento dei programmi di monitoraggio, l’ampliamento delle sostanze ricercate, lo sviluppo di metodiche analitiche idonee e l’adozione di controlli maggiormente orientati al rischio ambientale. Un percorso che coinvolge anche le diverse fasi del processo depurativo, le reti fognarie e gli scaricatori di piena, con una crescente attenzione alle possibili connessioni tra tutela ambientale e salute pubblica.

Un aspetto importante riguarda i PFAS: la direttiva ne prevede il monitoraggio, mentre la definizione delle metodologie armonizzate e dei relativi parametri operativi dovrà svilupparsi nel quadro delle successive disposizioni europee e del recepimento nazionale. Il monitoraggio di queste sostanze rappresenta quindi una sfida specifica, che richiede un progressivo adeguamento delle capacità tecniche e analitiche.

Paolo Altemura ha illustrato le attività dei laboratori ARPAT e le nuove esigenze analitiche legate alla presenza di contaminanti emergenti nelle matrici ambientali.

Gli inquinanti emergenti comprendono sostanze chimiche e microrganismi i cui rischi per la salute umana e per gli ecosistemi non sono ancora completamente conosciuti o disciplinati da limiti normativi specifici. Molti di questi composti sono utilizzati da anni, ma la loro individuazione a concentrazioni molto basse è diventata possibile grazie al progressivo sviluppo delle tecniche analitiche.

Accanto ai PFAS, rientrano in questa categoria residui farmaceutici, interferenti endocrini, fitofarmaci, plastificanti e altre sostanze di origine industriale e civile. La loro persistenza ambientale e la possibilità che alcuni composti si accumulino nella catena alimentare rendono necessario rafforzare le attività di ricerca e monitoraggio.

Altemura ha illustrato le capacità analitiche già disponibili presso i laboratori dell’Agenzia. Il Laboratorio di Livorno determina numerosi PFAS in diverse matrici, tra cui acque superficiali, sotterranee e di scarico, aria e biota, oltre a occuparsi di altri contaminanti emergenti. Il Laboratorio di Firenze sta sviluppando ulteriori capacità analitiche per la ricerca di prodotti farmaceutici, droghe, ormoni, prodotti per l’igiene personale, fitofarmaci e ftalati.

Un ruolo significativo è svolto dalle tecniche strumentali avanzate, tra cui la cromatografia liquida e gassosa accoppiata alla spettrometria di massa ad alta risoluzione, che consentono di ampliare il numero di sostanze ricercabili e di migliorare la capacità di individuarle nelle matrici ambientali.

L’intervento ha inoltre richiamato le attività di ricerca e monitoraggio in corso, comprese quelle sviluppate nell’ambito del progetto INSINERGIA, dedicato al biomonitoraggio umano nelle popolazioni residenti nei dintorni dei siti di interesse nazionale di Livorno e Piombino, e le iniziative di collaborazione con ISPRA e con gli altri enti del sistema nazionale delle agenzie ambientali per lo studio dei PFAS.

La partecipazione di ARPAT agli Stati Generali ha rappresentato un’occasione di confronto sulle sfide che attendono il sistema dei controlli ambientali, i gestori delle infrastrutture di depurazione e le istituzioni chiamate a definire le strategie di tutela delle risorse idriche.

La complessità dei contaminanti emergenti richiede infatti un impegno congiunto sul piano normativo, tecnologico e scientifico: dalla conoscenza delle fonti di contaminazione allo sviluppo di metodi analitici sempre più sensibili, fino alla verifica dell’efficacia dei trattamenti e alla valutazione degli impatti sull’ambiente.

In questo scenario, ARPAT prosegue il proprio impegno nel monitoraggio ambientale, nel potenziamento delle capacità dei laboratori e nel supporto tecnico-scientifico alla Regione Toscana, contribuendo alla costruzione di un sistema di prevenzione e controllo capace di rispondere alle nuove esigenze di tutela dell’ambiente e della salute pubblica.


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