#Finsubito news dalla rete – pasta, identità ed export +2,7%


Per il 93,5% degli italiani intervistati, una vita senza pasta comporterebbe almeno una perdita sul piano culturale. È il risultato della ricerca realizzata da AstraRicerche per i pastai di Unione Italiana Food, presentata il 21 ottobre 2026 in vista del World Pasta Day, che si celebra domenica 25 ottobre.

Il dato descrive un rapporto che va oltre le abitudini alimentari. La pasta rappresenta una parte della tradizione nazionale, ma viene scelta anche per il gusto, la praticità e il prezzo.

La sua rilevanza emerge anche dai numeri industriali: nel 2025 l’Italia ha prodotto circa 4,2 milioni di tonnellate di pasta e nel primo semestre 2026 le esportazioni sono cresciute del 2,7% in volume rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’indagine demoscopica è stata condotta attraverso 1.005 interviste online a un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 70 anni.

Senza pasta, per gli italiani si perderebbero cultura e tradizioni

La ricerca ha chiesto agli intervistati di immaginare la scomparsa della pasta dalle tavole e dai negozi.

Il 51,1% considera questa eventualità semplicemente impossibile. Un altro 43,8% associa l’ipotesi al disorientamento provocato dalla perdita di un alimento abituale.

Quando la domanda riguarda le conseguenze culturali, il risultato diventa ancora più netto: il 93,5% indica almeno una forma di impoverimento.

In particolare, il 49,7% immagina una vita meno ricca dal punto di vista gastronomico e culturale, mentre il 44,3% pensa alla rinuncia alle tradizioni. Per il 41,2%, senza pasta la vita sarebbe meno italiana.

Il senso di appartenenza alla cultura e alla tradizione nazionale è anche la singola risposta più citata, con il 52,5%, tra gli aspetti che mancherebbero agli intervistati.

Il legame non è soltanto simbolico. L’82,9% indica almeno un elemento di piacere o conforto di cui sentirebbe la mancanza, mentre il 48,8% cita la gratificazione di mangiare qualcosa di buono.

Perché gli italiani scelgono la pasta: gusto, prezzo e praticità

Il 76,2% degli intervistati associa la pasta al piacere e alle emozioni.

Tra le caratteristiche apprezzate emergono il gusto, indicato dal 41,5% come motivo per considerarla un alimento appagante, e il rapporto qualità-prezzo, citato dal 39,6%.

Il costo accessibile acquista un peso particolare nelle scelte quotidiane. Per il 43,4%, infatti, la convenienza è una delle caratteristiche che rendono la pasta una risorsa per affrontare l’aumento delle spese.

Un altro 41,6% apprezza il fatto che piaccia a tutta la famiglia.

La pasta viene riconosciuta come alimento accessibile e versatile dal 79,3% degli intervistati. L’85,2% la considera un simbolo dell’eccellenza del Made in Italy e l’82,5% la collega all’identità culturale nazionale.

Anche le generazioni attribuiscono alla pasta valori differenti.

Tra i Baby Boomer, il 57% rimpiangerebbe soprattutto il piacere di mangiare qualcosa di buono. Nella Generazione Z, invece, il 55% indica la perdita di un pasto completo a costo contenuto.

Il conforto emotivo legato al cibo è più avvertito dai Millennial, con il 31%, rispetto al 19% dei Baby Boomer.

L’Italia resta il primo produttore mondiale di pasta

Il rapporto degli italiani con la pasta si riflette in un comparto industriale fortemente orientato ai mercati esteri.

Secondo i dati diffusi da Unione Italiana Food, nel 2025 la produzione mondiale ha superato 17,3 milioni di tonnellate.

L’Italia ha mantenuto il primato con circa 4,2 milioni di tonnellate, in aumento dello 0,8% rispetto al 2024.

Alle sue spalle si collocano Turchia, Stati Uniti ed Egitto.

Paese Produzione di pasta nel 2025
Italia Circa 4,2 milioni di tonnellate
Turchia 2,04 milioni di tonnellate
Stati Uniti 2 milioni di tonnellate
Egitto 1,5 milioni di tonnellate

Fonte: dati Unione Italiana Food riportati nel comunicato del 21 ottobre 2026. I valori sono arrotondati come nel documento originale.

L’Italia conserva anche il primo posto per consumo individuale, con 23,1 chilogrammi annui pro capite.

Seguono la Tunisia con 18,8 chilogrammi, l’Ungheria con 17,1, la Germania con 16,8, la Turchia e l’Austria con 12,5 chilogrammi.

Export della pasta italiana, crescita del 2,7% nel primo semestre 2026

Le esportazioni confermano la dimensione internazionale dell’industria pastaria.

Nel 2025 l’Italia ha venduto all’estero 2.456.940 tonnellate di pasta, con un incremento del 2,1% in volume rispetto al 2024.

Il valore complessivo delle esportazioni ha raggiunto 3,969 miliardi di euro, pari, secondo i dati dello studio TEHA riportati da Unione Italiana Food, a circa il 5,4% dell’export agroalimentare italiano.

Il mercato europeo ha assorbito il 51,9% dei volumi esportati, circa 1,3 milioni di tonnellate, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente. Il restante 48,1% è stato destinato ai Paesi extra-UE.

La Germania si conferma il principale mercato di destinazione con 466.422 tonnellate, seguita da Stati Uniti (315.018), Francia (292.341) e Regno Unito (279.342).

Tra gli altri mercati indicati figurano Paesi Bassi, Spagna e Giappone.

La crescita è proseguita nel primo semestre 2026: i volumi esportati sono passati da 1.224.477 tonnellate nei primi sei mesi del 2025 a 1.257.234 tonnellate nello stesso periodo del 2026.

La variazione è pari al +2,7%.

Il dato riguarda le quantità vendute all’estero, non l’andamento del valore economico delle esportazioni nel semestre.

Quanto vale la filiera della pasta per l’economia italiana

Il rapporto Valore Pasta – Il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy, realizzato da TEHA Group per i pastai di Unione Italiana Food, quantifica il peso economico del settore.

Nel 2025 la filiera estesa, dalla coltivazione del grano duro alla molitura fino alla produzione della pasta, ha raggiunto un fatturato di 13,5 miliardi di euro.

Il valore aggiunto generato per il Paese è stato di 3 miliardi di euro.

Lo studio affronta anche il rapporto tra consumi alimentari e socialità.

Secondo i dati riportati, l’83,4% degli italiani mantiene occasioni di consumo condiviso legate alla pasta. Inoltre, il 68,6% dei giovani ha mangiato pasta fuori dai consueti orari dei pasti nell’ultimo anno, soprattutto in occasioni sociali.

La dimensione familiare resta molto presente: il 54,4% indica il pranzo della domenica come occasione preferita per mangiare pasta in famiglia, mentre il 32,6% richiama il ritorno a casa dopo un lungo viaggio.

Nel quadro dei consumi alimentari dell’ultimo decennio, il rapporto segnala una crescita del 2,2% per la categoria pasta, pane e cereali, a fronte di diminuzioni per frutta (-6,3%), vegetali (-5,4%) e carne (-1,1%).

Su una spesa alimentare media mensile familiare di 533 euro, pasta, pane e cereali rappresentano 83 euro, pari al 16%. La voce è seconda soltanto a carne e salumi, che incidono per il 22%.

Come potrebbe cambiare la pasta nei prossimi anni

Il rapporto con la tradizione non esclude l’attenzione verso nuove abitudini alimentari.

Il 59,6% degli intervistati ritiene che la pasta manterrà il proprio valore emotivo e identitario anche per le prossime generazioni. Soltanto il 5,5% prevede una perdita di questo legame.

Tra i fattori destinati a influenzare il futuro del settore, il 38% cita il cambiamento climatico, la singola voce più indicata.

Considerando le categorie di risposta, il 66,6% guarda ai cambiamenti nei consumatori, compresa l’evoluzione dei gusti e degli stili alimentari. I fattori economici vengono indicati dal 38,8% e quelli geopolitici, tra guerre e dazi, dal 32,9%.

Per quanto riguarda le abitudini future, il 54,2% cita salute e sostenibilità, il 51,8% l’apertura a ricette e contaminazioni gastronomiche e il 48,1% i cambiamenti nei tempi di consumo.

Due aspettative emergono con percentuali quasi identiche: mantenere la pasta economicamente accessibile (70,4%) e preservarne il valore come prodotto alimentare italiano (70,1%).

World Pasta Day 2026, il manifesto dei pastai italiani

Il 25 ottobre torna il World Pasta Day, promosso da Unione Italiana Food e International Pasta Organisation.

La ricorrenza, giunta alla 28ª edizione, sarà accompagnata da iniziative ed eventi dedicati alla pasta, insieme a una maratona social internazionale.

In occasione della giornata, i pastai di Unione Italiana Food hanno presentato un manifesto programmatico in dieci punti.

Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della competitività della filiera, il sostegno alle esportazioni e gli investimenti nei giovani, nella ricerca e nell’innovazione.

Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food, ha richiamato la necessità di un dialogo continuativo con istituzioni, mondo agricolo e ricerca. Tra gli obiettivi dell’associazione figurano anche la valorizzazione del grano duro italiano e la continuità produttiva.

Paolo Barilla, presidente di Unione Italiana Food, ha evidenziato l’esigenza di investire in sostenibilità, tecnologie e competenze, mantenendo il legame con la tradizione produttiva italiana.

Le indicazioni contenute nel manifesto rappresentano priorità e impegni dichiarati dall’associazione, non risultati industriali già raggiunti.

La partecipazione alla maratona social è prevista attraverso l’hashtag #WorldPastaDay e gli account di WeLovePasta.it. Secondo il comunicato, nell’edizione precedente sono stati pubblicati oltre 21mila contenuti dedicati alla ricorrenza.

Domande frequenti

Quando si celebra il World Pasta Day 2026?

Il World Pasta Day 2026 si celebra domenica 25 ottobre. La ricorrenza internazionale è promossa da Unione Italiana Food e International Pasta Organisation ed è giunta alla 28ª edizione. Sono previste iniziative dedicate alla pasta e attività sui social attraverso l’hashtag ufficiale #WorldPastaDay.

Quanta pasta si produce in Italia ogni anno?

Secondo i dati di Unione Italiana Food, nel 2025 l’Italia ha prodotto circa 4,2 milioni di tonnellate di pasta, con un aumento dello 0,8% rispetto al 2024. Il Paese mantiene il primo posto mondiale nella produzione, davanti a Turchia, Stati Uniti ed Egitto.

Quanto è cresciuto l’export italiano di pasta nel 2026?

Nel primo semestre 2026 le esportazioni italiane di pasta sono cresciute del 2,7% in volume rispetto ai primi sei mesi del 2025. Le quantità esportate sono passate da 1.224.477 a 1.257.234 tonnellate. Il dato si riferisce ai volumi, non al valore monetario delle vendite.

Perché la pasta è così legata all’identità italiana?

Secondo un’indagine AstraRicerche su 1.005 italiani tra 18 e 70 anni, il 93,5% associa una vita senza pasta ad almeno una forma di impoverimento culturale. Il 52,5% indica il senso di appartenenza alla tradizione italiana tra gli aspetti di cui sentirebbe maggiormente la mancanza.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม