Le auto elettriche diventano più competitive sul prezzo e guadagnano autonomia, ma in Italia la loro diffusione procede più lentamente rispetto al mercato europeo. Nel primo semestre 2026 le vetture a batteria (BEV) rappresentano circa l’8% delle nuove immatricolazioni, contro il 21% dell’UE27: meno della metà della quota europea.
Il divario emerge dalla settima edizione dell’eReadiness Study di PwC Strategy&, che affianca all’analisi del mercato circa 19.000 interviste in 31 Paesi. I risultati italiani restano inferiori anche alle previsioni elaborate nel 2021: nel primo semestre 2026 sono state immatricolate circa 79.000 BEV, contro le 145.000 attese per lo stesso periodo, con uno scarto del 45%.
Auto elettriche: al ritmo attuale il traguardo slitta al 2042
Proiettando la traiettoria media di elettrificazione degli ultimi quattro anni, lo studio stima che in Italia le BEV potrebbero raggiungere il 100% delle nuove immatricolazioni nel 2042, sette anni dopo il traguardo europeo del 2035 per le auto nuove a zero emissioni. Anche il livello di adozione associato nell’analisi all’obiettivo di riduzione del 55% della CO₂ al 2030 verrebbe raggiunto con sei anni di ritardo.
Lo scenario dipende dal ritmo di adozione delle vetture a batteria e mette in evidenza la distanza tra l’attuale andamento del mercato e gli obiettivi europei sulle emissioni delle nuove autovetture. Per l’intero parco circolante, i tempi della decarbonizzazione dipendono anche dalla sostituzione dei mezzi già in uso.
Prezzi allineati al termico nei modelli più venduti
Sul fronte dell’offerta, lo studio rileva per la prima volta il raggiungimento della parità di prezzo tra BEV e auto a combustione interna (ICE) nei modelli più venduti delle fasce considerate. Il confronto riguarda il prezzo medio base dei dieci modelli più venduti per ciascuna alimentazione nelle categorie compatte, medie e grandi.
Il cambiamento più rilevante per l’Italia interessa le compatte dei segmenti A e B, che coprono circa il 60% del mercato. Tra il 2023 e il 2026 il prezzo medio delle dieci BEV considerate scende da 27.900 a 20.200 euro, circa il 28% in meno; quello delle vetture termiche sale da 19.400 a 20.900 euro, circa l’8% in più.
L’elettrico passa così da un sovrapprezzo di 8.500 euro a un prezzo medio inferiore di circa 700 euro. Anche nelle categorie medie e grandi i prezzi medi delle BEV risultano inferiori a quelli delle ICE: il calo può ampliare la platea degli acquirenti, mentre la convenienza complessiva dipende anche dai costi di utilizzo.
Cresce l’autonomia, ma un terzo degli intervistati resta scettico
I modelli elettrici lanciati nel 2025-2026 offrono un’autonomia media, misurata secondo la procedura WLTP (Worldwide Harmonised Light Vehicles Test Procedure), superiore di circa l’11% rispetto a quelli introdotti nel 2024-2025. L’aumento interessa tutte le categorie:
- le compatte passano da 349 a 374 km,
- le medie da 427 a 484 km,
- le grandi da 515 a 573 km.
I valori si riferiscono al ciclo di omologazione; nell’uso reale la percorrenza varia con le condizioni di guida e ambientali.
La maggiore competitività si confronta però con resistenze ancora diffuse. Secondo il comunicato, il 59% degli intervistati italiani valuterebbe un acquisto nei prossimi cinque anni e il 39% entro due anni, mentre gli scettici restano il 34% del campione, una quota stabile rispetto al 2025. La categoria considerata nell’indagine sui consumatori è quella dei veicoli elettrici (EV), che comprende sia le vetture a batteria (BEV) sia le ibride plug-in (PHEV).
Autonomia limitata, tempi di ricarica lunghi e percezione di un prezzo superiore al termico rimangono le principali barriere. Tra le motivazioni favorevoli spiccano invece il minor costo per chilometro, indicato dal 65%, e la possibilità di ricaricare a casa, dal 46%. Dati che descrivono una domanda potenziale, la cui conversione in acquisti dipende dalle condizioni economiche e pratiche offerte agli utenti.
Auto elettriche: cala il gradimento della ricarica pubblica
L’87% dei proprietari intervistati è soddisfatto della propria vettura e il 91% sceglierebbe ancora un veicolo elettrico, ma il giudizio sulla ricarica pubblica peggiora. L’indice NPS (Net Promoter Score), che misura la propensione degli utenti a raccomandare il servizio, scende da 60 a 51 punti tra il 2025 e il 2026.
In Italia il 65% dei proprietari intervistati ricarica principalmente a casa o in ufficio: il 55% nell’abitazione e il 10% sul luogo di lavoro. La disponibilità di una soluzione privata facilita l’utilizzo quotidiano, mentre chi dipende dalle stazioni pubbliche incontra condizioni diverse.
Le principali criticità riguardano la posizione delle stazioni, la disponibilità dei punti, la loro affidabilità, l’effettivo funzionamento e le tariffe. L’esperienza di ricarica resta quindi un elemento problematico anche per chi ha già scelto la mobilità elettrica.
Meno punti di ricarica e una rete meno capillare al Sud
Tra Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, il nostro Paese presenta sia la quota più bassa di punti con potenza superiore a 150 kW, l’8% contro una media del 12%, sia il minor numero di punti per mille veicoli circolanti: 2,0 contro 3,5. Il rapporto considera l’intero parco automobilistico, elettrico e termico, e misura la capillarità dell’infrastruttura rispetto ai veicoli in circolazione.
La disponibilità varia anche sul territorio: nel Sud e nelle Isole si contano 1,3 punti di ricarica ogni mille veicoli, contro 2,6 al Nord. Nel Mezzogiorno, gli incentivi e l’ampliamento dell’offerta di compatte hanno sostenuto le immatricolazioni BEV, mentre la dotazione di punti di ricarica in rapporto al parco circolante resta pari alla metà di quella settentrionale.
Il 75% proverebbe la guida autonoma
Per la prima volta lo studio indaga anche la mobilità autonoma. In Italia il 75% degli intervistati proverebbe un veicolo a guida autonoma, una quota in linea con i cinque principali mercati europei. Tra i benefici attesi figurano più tempo disponibile durante gli spostamenti e meno stress alla guida.
Il 44% utilizzerebbe un robotaxi per brevi tragitti urbani e oltre il 40% sarebbe disposto a pagarlo più di un taxi tradizionale. PwC Strategy& richiama quindi la necessità di un quadro regolatorio europeo condiviso e di sostegno agli investimenti.
La qualità della ricarica resta decisiva per ampliare la domanda
Prezzi più competitivi e maggiore autonomia possono favorire gli acquisti. Il nodo ancora aperto è rendere l’utilizzo quotidiano accessibile anche a chi dipende dalla rete pubblica, estendendo a una platea più ampia la praticità oggi offerta dalla ricarica privata.
Servono punti ben localizzati, disponibili e funzionanti, con tariffe compatibili con la convenienza economica attesa. La crescita dell’infrastruttura deve quindi accompagnarsi a una qualità del servizio che permetta agli utenti di pianificare gli spostamenti e la ricarica con maggiore certezza.
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