#Finsubito news dalla rete – Parcheggio del Lungomare, 15,5 milioni da pagare: Renata Tosi e il centrodestra non possono chiamarsi fuori


La sentenza della Corte d’Appello di Bologna sul parcheggio interrato del Lungomare della Repubblica di Riccione merita un’attenta lettura. Non soltanto per la condanna del Comune a pagare 15 milioni e 477mila euro, oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese legali, ma soprattutto per le motivazioni con le quali i giudici hanno completamente ribaltato la decisione di primo grado.

La Terza Sezione civile della Corte d’Appello, con sentenza deliberata il 17 settembre 2026, ha dichiarato risolta per grave inadempimento del Comune la convenzione sottoscritta il 7 maggio 2008 con Lungomare Sud Parking Gest Srl.

Il Tribunale di Rimini, nel marzo 2020, aveva invece respinto tutte le richieste della società, ritenendo che le difficoltà economiche dell’operazione fossero dovute principalmente alla crisi del mercato immobiliare.

La Corte d’Appello ha seguito un ragionamento diverso: il Comune aveva assunto precisi obblighi contrattuali, il cui rispetto era essenziale per garantire l’equilibrio economico dell’investimento privato. Obblighi che non sono stati rispettati.

Come funzionava il project financing

La convenzione prevedeva che il privato realizzasse il parcheggio interrato sostenendone i costi, recuperando l’investimento attraverso la cessione di una parte dei posti auto e gli introiti della sosta a rotazione.

Dopo una modifica contrattuale del 2010, il progetto comprendeva 625 posti auto: 401 destinati alla cessione, 202 alla rotazione pubblica e 22 da cedere al Comune.

Il piano economico-finanziario, tuttavia, si fondava su una condizione precisa: la progressiva riduzione della sosta in superficie e la riorganizzazione della mobilità nella zona del lungomare.

Non si trattava di semplici indicazioni urbanistiche, ma di obblighi contrattuali assunti dall’amministrazione comunale.

I tre inadempimenti accertati dalla Corte

Il primo riguarda il numero dei parcheggi in superficie.

Nell’area A individuata dalla convenzione erano consentiti al massimo 213 posti auto, dei quali 63 con disco orario e 150 a pagamento.

La consulenza tecnica ha invece rilevato, per il 2018, 317 posti auto, riducibili a 285 escludendo quelli riservati agli alberghi. Anche nell’ipotesi più favorevole al Comune, dunque, risultavano 72 posti in eccesso.

Per il periodo 2009-2017, le delibere comunali non consentivano di distinguere esattamente i parcheggi dell’area A da quelli dell’area B, sottoposta a regole differenti. La Corte ha applicato il principio dell’articolo 1218 del Codice civile: spettava al Comune dimostrare di aver adempiuto correttamente agli obblighi contrattuali. Una prova che non è stata fornita.

Il secondo inadempimento riguarda la mancata approvazione della ZTL nella zona a mare.

La zona a traffico limitato era stata pianificata nel Piano generale del traffico urbano adottato dal Consiglio comunale nell’agosto 2011, ma non era mai stata approvata.

Per i giudici, la riduzione del traffico e della sosta in superficie costituiva una condizione essenziale per rendere appetibile il parcheggio interrato.

Il terzo riguarda le tariffe dei parcheggi.

Tra il 2013 e il 2017 il Comune aveva applicato tariffe inferiori a quelle previste dalla convenzione, introducendo anche modalità di pagamento differenti.

L’amministrazione aveva sostenuto che le modifiche fossero state concordate con il concessionario, ma non è riuscita a dimostrarlo adeguatamente.

Perché la Corte ha riconosciuto il grave inadempimento

Questo è il passaggio giuridicamente più importante della sentenza.

La Corte non afferma che gli inadempimenti comunali siano stati necessariamente la causa principale delle mancate vendite dei posti auto. Afferma invece che hanno alterato significativamente l’equilibrio delle prestazioni contrattuali, giustificando la risoluzione ai sensi dell’articolo 1455 del Codice civile.

Il progetto prevedeva infatti che la riduzione della sosta in superficie rendesse più conveniente l’acquisto dei parcheggi interrati.

La mancata approvazione della ZTL, il mantenimento di un numero eccessivo di posti auto e le tariffe inferiori a quelle concordate hanno compromesso queste condizioni.

La Corte sottolinea che gli inadempimenti si sono protratti senza soluzione di continuità dal 2009 al 2018.

È questo uno degli elementi decisivi della pronuncia.

Come sono stati calcolati i 15,5 milioni

Anche la quantificazione economica merita un chiarimento.

La Corte ha applicato l’articolo 158 del decreto legislativo 163/2006, richiamato nella convenzione, che disciplina le conseguenze economiche della risoluzione della concessione per inadempimento dell’amministrazione concedente.

La disposizione prevede, tra le altre componenti, il riconoscimento del valore delle opere realizzate al netto degli ammortamenti e un indennizzo per il mancato guadagno, calcolato secondo i criteri stabiliti dalla legge.

Sulla base della consulenza tecnica contabile, la Corte ha determinato l’importo complessivo in 15.477.000 euro, riferito al 22 novembre 2024.

A questa cifra si aggiungono la rivalutazione monetaria, gli interessi secondo i criteri indicati nella sentenza e le spese dei due gradi di giudizio.

Non è stato invece riconosciuto il risarcimento richiesto dalla società per il presunto danno all’immagine, ritenuto non provato.

Le responsabilità politiche: il centrodestra non può chiamarsi fuori

La sentenza accerta la responsabilità contrattuale del Comune, non quella personale dei sindaci e degli amministratori che si sono succeduti.

Ma sul piano politico la ricostruzione temporale è significativa.

La convenzione viene sottoscritta nel 2008, durante l’amministrazione di Daniele Imola. Con Massimo Pironi sindaco viene modificata nel 2010, mentre nel 2011 viene adottato il Piano del traffico senza arrivare all’approvazione della ZTL.

Nel 2013 la società contesta formalmente gli inadempimenti e chiede un riequilibrio economico-finanziario, che il Comune rifiuta.

Sono decisioni e omissioni sulle quali il centrosinistra deve assumersi la responsabilità di fornire spiegazioni.

Ma dal 2014 Riccione viene amministrata da Renata Tosi e dal centrodestra. Nel novembre dello stesso anno arriva la diffida formale della società e, secondo la Corte, gli inadempimenti proseguono fino al 2018.

Questo significa che la questione non può essere attribuita esclusivamente alle amministrazioni che avevano approvato il progetto.

Anche l’ex sindaca Renata Tosi e il centrodestra devono chiarire quali iniziative abbiano assunto per affrontare le contestazioni, rispettare gli obblighi della convenzione ed evitare l’aggravamento della controversia.

Non basta sostenere che il project financing fosse stato deciso da altri. Chi amministra eredita anche gli obblighi contrattuali dell’ente e ha il compito di gestirli.

Naturalmente questo non equivale ad attribuire a Tosi una responsabilità giuridica personale, che la sentenza non accerta. Ma sul piano politico non si può ignorare che una parte rilevante degli inadempimenti riconosciuti dai giudici si colloca durante il suo mandato.

Oggi l’amministrazione Angelini deve affrontare le conseguenze della sentenza, valutare le possibilità di impugnazione e chiarire l’effettiva esposizione finanziaria del Comune.

Sentenza appello Lungomare del 15.10.2026


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