Elena Cecchi, 57 anni, e la madre Giorgina Siviero, di 83, fondatrice di «San Carlo dal 1973». Nel tempio torinese della moda nascono i reel di un minuto in cui Giorgina, mentre lavora, consiglia una cliente durante una prova
Uno specchio, un tavolo antico, gli abiti appesi, il cortile di piazza San Carlo sotto le finestre. È la stanza in cui Giorgina Siviero, 83 anni, fondatrice di San Carlo dal 1973, tempio torinese della moda, veste le clienti e pronuncia le sue sentenze. La camera dei sogni. E delle torture. Qui nascono i reel di un minuto l’uno che hanno fatto di lei un caso: quaranta milioni di visualizzazioni nell’ultimo mese, 720 mila follower su Instagram. Il format è preciso ed è diventato un classico. Giorgina sta lavorando: consiglia una cliente durante una prova, sistema un manichino, accosta due capi. A scena iniziata entra una voce femminile, con il telefono già acceso e una domanda pronta. Ne nascono duetti seguitissimi: Giorgina, di indubbio carisma, dispensa pareri fulminei e giudizi tranchant, principalmente sulla moda e lo stile, talvolta sull’attualità. L’autrice è Elena Cecchi, 57 anni, architetto di formazione, fotografa, studi a Londra, tre figli, runner professionista. La scelta delle domande è sua, suo il montaggio, ma nulla è recitato. Oggi la protagonista di questa chiacchierata è lei: la donna che ogni giorno riprende «queen» Giorgina. Che per Elena è anche la mamma.
Quaranta milioni di visualizzazioni in un mese. Che effetto fa?
«Prima lo stupore, poi una grande soddisfazione professionale. Più dei numeri però conta l’affetto con cui ci seguono moltissime persone: sempre presenti, commentano ogni video con partecipazione. Ormai è una community che sento parte della famiglia».
Tutto è cominciato con il «video della valigia». Com’è andata?
«Curavo la comunicazione del negozio, la pagina Instagram era stabile a quindicimila follower. Sono fotografa, ho imparato a girare i primi video da sola: magari poteva succedere di invitare le amiche a farsi riprendere con un capo, nulla di più. Poi un giorno mia madre stava parlando con una cliente e ho filmato la scena così com’era. Spiegava le regole della valigia perfetta: pochi capi essenziali per stare via qualche giorno. La mattina dopo mi sono svegliata con mille follower in più».
Era il maggio del 2023. Lei pensò a un errore dell’algoritmo.
«Mille follower in poche ore sono tanti se ne hai quindicimila, e lo sarebbero anche con settecentomila. Nel giro di poco eravamo quasi al doppio. Da allora non ci siamo più fermate».
Lei è una voce senza volto. Una scelta?
«Fa parte del format. Mi chiedono spesso di mostrarmi, ma la protagonista è la mamma; ho imparato a essere invisibile, ogni tanto lascio intravedere un pezzo di me nello specchio. Giorni fa, in un ristorante, una signora mi ha avvicinata: “Tu sei la voce di San Carlo”. Mi ha riconosciuta, mi ha davvero sorpresa».
Giorgina sa che cosa sta per chiederle?
«Mai. Ho il mio ufficio al piano superiore rispetto al negozio e arrivo con il video del cellulare già acceso: voglio riprenderla dov’è, senza filtri. A volte protesta, è insofferente: “Potevi anticiparmi qualche domanda, magari mi preparavo sull’argomento!” Le rispondo che mi basta il suo pensiero, così come le viene. Oggi abbiamo bisogno di cose vere, anche imperfette, ma autentiche».
Oltre mezzo secolo di lavoro, un concept store inventato quando a Torino nessuno ci pensava. Quanto conta questa storia nel successo personale di Giorgina?
«È il suo segreto. Ha lavorato incessantemente: decenni di professione senza un’ombra, la sua reputazione parla per lei. Oggi ti propone certezze certificate da una vita di passione ed esperienza guadagnata sul campo: sta a te accoglierle».
Le sue lezioni di stile piacciono alle sedicenni come alle signore più âgée. Esiste un sottile piacere trasversale nell’essere bacchettati?
«Le persone apprezzano una figura forte che sappia consigliarle. Poi lei è simpatica, è autoironica, può far ridere fino alle lacrime. E ha l’autorità di sgridarti: i suoi capelli bianchi le permettono di dire “non si fa così”. Molti vengono, e non esagero nel dire che ci sono persone da tutto il mondo, anche solo per conoscerla e farsi autografare il suo libro, “Una passione smodata” (Allemandi), arrivato all’ottava ristampa. In questi giorni è a Parigi per le sfilate: la riconoscono anche lì».
Che madre è stata?
«Certamente non facile, dico la verità. Era sempre impegnata sul lavoro, la vedevo poco. Quando ero un’adolescente per le feste mi voleva vestire lei, senza appello: ovviamente io, anche solo per presa di posizione, non ero d’accordo sulle sue scelte, ma non fiatavo».
E oggi la veste ancora?
«Ci prova. Nell’ultimo reel mi dice che sono vestita male! (ride, ndr). Questo è troppo largo, quello troppo stretto, le scarpe non vanno bene. Quasi sempre ha ragione, lo devo ammettere. Però a 57 anni — e solo ora! — ho trovato la forza di fare a modo mio».
È affettuosa?
«Non a carezze e abbracci. Abbiamo un nostro codice, e ormai non cambierà: ci vogliamo bene a modo nostro, con una grande complicità. Parliamo tantissimo, di tutto. Mi sente sua alleata, e lo sono».
Che cosa commuove una donna così?
«Il coraggio. Le storie di chi ha cambiato vita, di chi si è rialzato, di chi ha fatto un salto nel buio: quando gliele raccontano, si commuove. Giorgina resta dura, ma ha un cuore grande».
Quanta responsabilità c’è dietro un minuto di video?
«Infinita. Con oltre 700 mila follower ogni parola deve avere un senso. Abbiamo un’attività commerciale, ed è naturale che i capi li mostriamo. Io però cerco sempre di unire alla moda qualcosa in più: un pensiero che resti, detto con ironia. Alla parola “leggerezza” preferisco “spensieratezza”: se strappo un sorriso, sono contenta. E proteggo le persone che riprendo per non esporle inutilmente, sto attenta a tutto, perfino al tono della voce».
Il commento su Armani, i «monogrammazzi», i falsi ricchi: Giorgina non conosce autocensure. Le domande sull’attualità sono un rischio?
«Sono pezzi caldi, sempre pericolosi. A volte li ho lanciati sapendolo, a volte mi sono pentita. Lei continua a non essere politicamente corretta, nemica delle sfumature, e va bene così».
E gli hater?
«Leggo tutti i commenti: sono la finestra sul mondo. Nel tempo alcuni dei suoi detrattori più accaniti sono diventati grandi fan».
Il suo più grande successo?
«I miei figli: Nicolò, Sebastiano e Anna, protagonista di molte clip. Tra l’altro i loro amici sono tutti fan sfegatati della nonna. Quando uno dei ragazzi ha inaugurato un bar i venticinquenni facevano la fila per farsi la foto con lei».
I reel hanno cambiato qualcosa tra voi?
«Moltissimo: in questi tre anni ci siamo conosciute meglio. Chi la segue me l’ha fatta vedere con occhi nuovi: l’ho capita più adesso che in tutta la vita. La sua durezza è una difesa, è vero, ma anche lei ha scoperto che difendersi non è sempre necessario. Credo che il suo rispetto per me sia cresciuto: non sono più soltanto la figlia. Litigare non possiamo più permettercelo: sennò chi li fa i video?».
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