#Finsubito news dalla rete – Sanità, scontro frontale tra Pd e Fratelli d’Italia. Lacarra: «Dal Governo solo briciole». FdI: «Alla Puglia 400 milioni in più»


BARI – I finanziamenti alla sanità pubblica e il futuro dei servizi sanitari regionali accendono un durissimo confronto politico tra Partito democratico e Fratelli d’Italia. Al centro dello scontro ci sono le risorse previste dal Governo per il Servizio sanitario nazionale, i disavanzi delle Regioni e la situazione della sanità pugliese. A sollevare il caso è il deputato dem Marco Lacarra, che accusa l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di non garantire finanziamenti sufficienti. Immediata la replica della segreteria regionale di Fratelli d’Italia, che rivendica 400 milioni di euro aggiuntivi destinati alla Puglia nel 2026 e attribuisce al centrosinistra la responsabilità delle difficoltà del sistema sanitario regionale.

La polemica prende avvio dalle cifre contenute nel Documento programmatico di bilancio. Secondo Lacarra, i 2,4 miliardi di euro aggiuntivi previsti per la sanità risultano largamente insufficienti rispetto alle richieste avanzate dalle Regioni, che per il 2027 hanno indicato un fabbisogno di 6,8 miliardi.

«Ancora una volta il governo Meloni si prepara a lasciare la sanità pubblica a secco», attacca il parlamentare del Partito democratico, sottolineando la distanza tra le risorse prospettate e quelle considerate necessarie dalle amministrazioni regionali.

Lacarra ricorda che anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, aveva indicato un fabbisogno di dimensioni analoghe a quello richiesto dalle Regioni. A sostegno delle proprie critiche richiama inoltre le preoccupazioni espresse dall’assessore lombardo Guido Bertolaso, esponente del centrodestra, per evidenziare come i dubbi sulla disponibilità dei fondi non riguardino esclusivamente le forze di opposizione.

Il deputato dem concentra poi l’attenzione sulle difficoltà economiche dei sistemi sanitari regionali, richiamando i dati della Corte dei conti.

Nel 2025, sostiene Lacarra, i disavanzi della sanità regionale hanno raggiunto complessivamente 2,3 miliardi di euro, con un peggioramento di 800 milioni rispetto all’anno precedente.

Una situazione che, secondo il parlamentare, costringe le amministrazioni regionali a reperire autonomamente le risorse necessarie per mantenere i servizi e impedire ulteriori riduzioni delle prestazioni.

«Sono soldi che le Regioni devono trovare da sole per non tagliare i servizi», osserva Lacarra, contestando anche l’effettiva consistenza degli incrementi del Fondo sanitario nazionale.

Nella valutazione del deputato, infatti, la crescita nominale delle risorse non sarebbe sufficiente a compensare l’inflazione e la diminuzione del peso della spesa sanitaria rispetto al prodotto interno lordo.

Ma è soprattutto sul rapporto tra Governo e Regioni che Lacarra indirizza le accuse più dure alla presidente del Consiglio.

«È questa l’ipocrisia della premier: prima nega alle Regioni le risorse necessarie, poi punta il dito contro chi è costretto ad aumentare le tasse per garantire prestazioni, pronto soccorso e personale», dichiara il parlamentare.

Secondo l’esponente democratico, l’esecutivo dovrebbe assumersi la responsabilità delle difficoltà finanziarie del sistema sanitario, evitando di attribuire alle amministrazioni territoriali le conseguenze di una distribuzione delle risorse giudicata inadeguata.

La richiesta è quella di intervenire nella prossima legge di bilancio con stanziamenti più consistenti, capaci di sostenere il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.

«Chi governa smetta di scaricare le proprie responsabilità sui territori», conclude Lacarra, aggiungendo che «la propaganda non aiuterà a curare gli italiani».

La replica di Fratelli d’Italia non si fa attendere ed è altrettanto dura. La segreteria regionale pugliese del partito della presidente del Consiglio respinge le accuse del deputato democratico e ribalta completamente la ricostruzione delle responsabilità politiche.

Per FdI, le dichiarazioni di Lacarra rappresentano un tentativo di distogliere l’attenzione dalle criticità della sanità pugliese, che il partito attribuisce alla lunga stagione di governo regionale del centrosinistra.

«Le dichiarazioni del deputato del PD Lacarra sono l’ennesima fake news della sinistra pugliese, che tenta di nascondere il disastro di 20 anni di malagestione della sanità regionale», sostiene la segreteria regionale.

Il partito richiama quindi i finanziamenti destinati alla Puglia per il 2026, indicando in 400 milioni di euro l’incremento rispetto all’anno precedente nell’ambito del riparto del Fondo sanitario nazionale.

Una cifra che Fratelli d’Italia presenta come la dimostrazione dell’impegno dell’esecutivo nei confronti del sistema sanitario pugliese.

«Non sono briciole, sono fatti», afferma il partito, contestando direttamente la definizione utilizzata da Lacarra.

Nella replica viene inoltre evidenziato che, secondo i dati richiamati dalla segreteria regionale, il Fondo sanitario nazionale avrebbe superato i 143 miliardi di euro, raggiungendo il valore nominale più elevato di sempre.

Fratelli d’Italia rivendica anche lo sblocco dei tetti di spesa per le assunzioni di personale sanitario, una misura che considera importante per rafforzare gli organici e superare i vincoli esistenti.

Il partito della premier chiama quindi in causa le precedenti esperienze di governo sostenute dal Partito democratico, accusando gli avversari politici di criticare oggi scelte sulle quali, a suo giudizio, avrebbero responsabilità pregresse.

«Dove erano Lacarra e il PD quando i governi Conte, sostenuti da loro, tagliavano la sanità? Oggi il Governo Meloni ripara ai loro danni», si legge nella nota della segreteria regionale.

Lo scontro si sposta così dal livello nazionale alla gestione della sanità pugliese, con Fratelli d’Italia che chiede al centrosinistra di spiegare le difficoltà del sistema regionale nonostante l’incremento dei finanziamenti rivendicato dal Governo.

In particolare, il partito richiama il problema delle liste d’attesa, sostenendo che in Puglia continuino a registrarsi tempi particolarmente lunghi per l’accesso alle prestazioni, e denuncia il progressivo aumento del disavanzo delle aziende sanitarie locali.

Sono questioni che, secondo FdI, dimostrerebbero come le difficoltà della sanità pugliese non possano essere ricondotte esclusivamente alla disponibilità delle risorse nazionali, ma debbano essere affrontate anche sul terreno dell’organizzazione e della gestione amministrativa.

«Invitiamo il PD pugliese a smetterla di fare campagna elettorale sulla pelle dei pazienti», afferma la segreteria regionale, chiedendo conto dei risultati ottenuti nella gestione del sistema sanitario.

Il confronto politico si concentra dunque su 2 aspetti distinti, seppure strettamente collegati: da una parte l’adeguatezza dei finanziamenti nazionali rispetto al fabbisogno complessivo della sanità, dall’altra la capacità della Regione Puglia di utilizzare le risorse disponibili per garantire servizi efficienti, personale sufficiente e tempi di accesso alle cure accettabili.

Le cifre richiamate dalle 2 parti riguardano inoltre ambiti e periodi differenti. Lacarra contesta lo scostamento tra gli stanziamenti aggiuntivi previsti nel Documento programmatico di bilancio e le richieste delle Regioni per il 2027, mentre Fratelli d’Italia rivendica l’incremento delle risorse assegnate alla Puglia per il 2026.

La replica del partito si chiude con un ulteriore attacco al centrosinistra regionale: «La sanità pugliese ha bisogno di buona amministrazione regionale, non di chi piange a Roma dopo aver sperperato a Bari».

Al di là della contrapposizione politica, il confronto riporta al centro questioni decisive per il futuro della sanità pubblica: la sostenibilità economica dei servizi, la disponibilità di medici e personale sanitario, il contenimento delle liste d’attesa e la capacità di garantire ai cittadini prestazioni adeguate.

Temi sui quali Pd e Fratelli d’Italia propongono letture profondamente diverse, mentre la discussione sulle risorse della prossima legge di bilancio si intreccia con le difficoltà che continuano a interessare il sistema sanitario pugliese.




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