#Finsubito news dalla rete – Deepfake: cos’è, come riconoscerlo e difendersi


Una telefonata con la voce di tuo figlio che chiede aiuto. Una videochiamata con un presunto operatore della banca. Un video in cui un volto noto consiglia un investimento. Oggi questi contenuti possono essere falsi anche quando sembrano autentici: sono i deepfake, creati o modificati con l’intelligenza artificiale.

In questo articolo vediamo cos’è un deepfake, come viene usato nelle truffe e quali abitudini ti aiutano a proteggere i tuoi risparmi e la tua identità.

Cos’è un deepfake

Un deepfake è un contenuto digitale (immagine, audio o video) generato o manipolato con l’intelligenza artificiale per sembrare autentico. Il termine unisce le parole inglesi deep learning, cioè la tecnica di apprendimento automatico basata su reti neurali, e fake, cioè falso.

Anche il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act) definisce il deepfake: un contenuto creato o alterato dall’IA che somiglia a persone, luoghi o eventi reali e che potrebbe apparire falsamente autentico a chi lo guarda.

Con un deepfake è possibile:

  • sostituire il volto di una persona in un video;
  • imitare la voce di una persona reale, con timbro e intonazione simili all’originale;
  • far pronunciare frasi mai dette;
  • creare immagini di eventi mai accaduti.

Il risultato può essere così realistico da ingannare anche osservatori esperti.

Come viene creato un deepfake

Un deepfake nasce da reti neurali addestrate su fotografie, registrazioni audio e video della persona da imitare. Spesso questi materiali sono pubblici: post sui social, video condivisi, messaggi vocali.

Il processo prevede in genere quattro fasi:

  1. Raccolta dei dati: immagini, audio e video della persona da imitare.
  2. Addestramento: l’algoritmo impara a riprodurre volto, voce ed espressioni con tecniche di machine learning.
  3. Generazione: il sistema produce il contenuto sintetico.
  4. Rifinitura: il contenuto viene corretto per renderlo più credibile.

Oggi esistono strumenti accessibili a tutti. Per creare un deepfake convincente non servono più competenze informatiche avanzate, e questo rende la tecnica alla portata dei truffatori.

I rischi dei deepfake per i privati

I deepfake rendono più credibili truffe già note, perché aggiungono un volto o una voce familiare a una richiesta fraudolenta. Ecco gli usi più diffusi.

Truffe con la voce clonata di un familiare

Il truffatore chiama fingendosi un figlio, un nipote o un partner in difficoltà. La voce sembra quella vera e la richiesta è sempre urgente: un incidente, un arresto, un debito da saldare subito. È l’evoluzione della truffa del finto figlio su WhatsApp, con una voce credibile al posto del messaggio scritto.

Falsi operatori bancari e false autorità

Con audio e video falsi, il truffatore può presentarsi come un operatore della banca, un funzionario o un agente delle forze dell’ordine. Spesso combina il deepfake con lo spoofing telefonico, cioè la falsificazione del numero che compare sul display. È una forma avanzata di vishing, il phishing condotto al telefono.

Falsi investimenti promossi da volti noti

Circolano sui social video in cui imprenditori, giornalisti o personaggi famosi sembrano consigliare piattaforme di trading o criptovalute. Sono deepfake costruiti per attirare risparmiatori verso falsi investimenti.

Furto d’identità

Immagini e video alterati possono servire a impersonare una persona sui social, aprire account a suo nome o superare verifiche online. È una delle forme più insidiose di furto d’identità a scopo finanziario.

Disinformazione, ricatti e danni alla reputazione

Video falsi possono diffondere notizie inventate o attribuire a una persona dichiarazioni mai fatte. Contenuti compromettenti, anche se del tutto falsi, possono essere usati per ricattare la vittima o danneggiarne la reputazione personale e professionale.

Deepfake e banca: cosa sapere

Banche e istituti finanziari sono un obiettivo frequente, perché il deepfake può servire ad arrivare direttamente al denaro dei clienti. Gli scenari più comuni sono:

  • richieste di bonifico tramite telefonate o videochiamate con voci clonate;
  • documenti d’identità falsificati per aprire conti o chiedere finanziamenti;
  • tentativi di aggirare i sistemi di riconoscimento biometrico, come il riconoscimento del volto;
  • campagne di phishing rese più credibili da audio e video apparentemente autentici.

Per questo le banche affiancano all’autenticazione forte del cliente, prevista dalla direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD2), sistemi di controllo basati sull’analisi biometrica e comportamentale.

C’è però una regola che vale più di qualsiasi tecnologia: Banco BPM non ti chiede mai, né al telefono né in videochiamata, di comunicare password, PIN o codici di sicurezza come il token, né di spostare denaro su un conto “sicuro”. Se qualcuno lo fa, anche con una voce o un volto credibili, si tratta di una truffa.

Come riconoscere un deepfake

La tecnologia migliora rapidamente, ma alcuni segnali possono ancora far nascere un sospetto.

Dove guardare Segnali sospetti
Labbra e voce Movimenti delle labbra non sincronizzati con le parole
Volto Espressioni innaturali, sguardo fisso, battito delle palpebre irregolare
Dettagli Contorni sfocati o deformati di occhi, mani, denti o capelli
Luce e ombre Illuminazione del volto incoerente con quella dell’ambiente
Audio Tono piatto o metallico, pause insolite, rumori di fondo assenti o artificiali
Richiesta Urgenza, segretezza, richiesta di denaro, codici o dati personali

L’ultima riga è la più importante. Un deepfake ben fatto può non mostrare alcun difetto visibile, mentre la richiesta insolita resta sempre un campanello d’allarme. In caso di dubbio, verifica l’identità dell’interlocutore attraverso un secondo canale di comunicazione.

Come difendersi dai deepfake: 7 consigli pratici

Per proteggerti non serve riconoscere ogni contenuto falso. Servono poche abitudini da applicare sempre.

  1. Verifica su un secondo canale. Se ricevi una richiesta di denaro o di dati, chiudi la chiamata e ricontatta la persona a un numero che già conosci. Per la banca usa solo i recapiti ufficiali.
  2. Concorda una parola di sicurezza in famiglia. Una parola o una domanda che solo voi conoscete aiuta a smascherare chi imita la voce di un parente.
  3. Non farti mettere fretta. L’urgenza serve a non farti ragionare. Una richiesta autentica può aspettare qualche minuto di verifica.
  4. Non comunicare mai codici di sicurezza. Password, PIN, OTP e codici del token sono personali e non vanno condivisi con nessuno.
  5. Attiva l’autenticazione a più fattori. Sui servizi online, a partire dalla posta e dai social, aggiungi un secondo livello di verifica oltre alla password.
  6. Limita ciò che pubblichi. Video, foto e messaggi vocali pubblici sono la materia prima dei deepfake: valuta profili privati e condivisioni più selettive.
  7. Parlane con chi ti sta vicino. Informa familiari e amici, soprattutto le persone anziane, che voci e volti possono essere falsificati.

Cosa fare se sospetti una truffa con deepfake?

Se pensi di essere stato contattato con un deepfake, agisci subito: la rapidità può limitare i danni.

  1. Interrompi il contatto e non eseguire nessuna operazione richiesta.
  2. Contatta subito la tua banca se hai comunicato codici o disposto pagamenti: potrai chiedere il blocco di carte e accessi e verificare se un bonifico può ancora essere fermato.
  3. Conserva le prove: numeri di telefono, screenshot, messaggi, registrazioni e link ricevuti.
  4. Sporgi denuncia alla Polizia Postale, anche tramite il portale del Commissariato di Pubblica Sicurezza online, o presso qualsiasi ufficio di polizia.
  5. Avvisa i tuoi contatti se qualcuno ha usato la tua voce o la tua immagine, e segnala il contenuto falso alla piattaforma che lo ospita.

Deepfake: cosa dice la normativa

I deepfake sono oggi regolati sia a livello europeo sia a livello italiano.

  • AI Act (Regolamento UE 2024/1689). Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50: chi usa un sistema di IA per generare o manipolare un deepfake deve dichiarare che il contenuto è artificiale.
  • Legge 23 settembre 2025, n. 132. La legge italiana sull’intelligenza artificiale ha introdotto nel Codice penale l’articolo 612-quater, che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi causa un danno ingiusto diffondendo senza consenso immagini, video o voci falsificati con l’IA.

Le regole, però, non fermano chi agisce già fuori dalla legge. Per questo la consapevolezza resta la prima forma di protezione.

I deepfake sono una delle sfide più complesse dell’era digitale: l’intelligenza artificiale riproduce volti e voci con un realismo tale da rendere difficile distinguere il vero dal falso.

La difesa più efficace resta un’abitudine semplice: fermarsi e verificare prima di agire, soprattutto quando la richiesta riguarda denaro o dati personali. In un contesto in cui la fiducia è fondamentale, saper riconoscere un tentativo di manipolazione è una competenza essenziale per tutti.

DOMANDE FREQUENTI

Un deepfake è un’immagine, un audio o un video creato o modificato con l’intelligenza artificiale per far sembrare che una persona reale abbia detto o fatto qualcosa che non è mai accaduto. Il nome unisce deep learning e fake, cioè falso.

Una voce clonata può avere tono piatto o metallico, pause insolite o assenza di rumori di fondo naturali. Il segnale più affidabile, però, è la richiesta: urgenza, segretezza e domande di denaro o codici. In caso di dubbio, chiudi e richiama la persona a un numero che già conosci.

No. Banco BPM non chiede mai, né al telefono né in videochiamata, password, PIN, OTP o codici del token, né di trasferire denaro su un conto “sicuro”. Una richiesta di questo tipo è un tentativo di truffa, anche se la voce o il volto sembrano autentici.

Parla con loro del fenomeno e spiega che una voce familiare può essere falsificata. Concordate una parola di sicurezza da usare nelle emergenze e l’abitudine di richiamare sempre il parente al suo numero abituale prima di inviare denaro.

In Italia la legge n. 132 del 2025 ha introdotto l’articolo 612-quater del Codice penale. Chi causa un danno ingiusto diffondendo senza consenso immagini, video o voci falsificati con l’IA rischia la reclusione da uno a cinque anni. Inoltre l’AI Act europeo impone di dichiarare quando un contenuto è un deepfake.

Contatta subito la tua banca per bloccare carte e accessi e verificare se il bonifico può ancora essere fermato. Poi conserva tutte le prove e sporgi denuncia alla Polizia Postale o presso un ufficio di polizia.

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L’articolo è di carattere divulgativo aggiornato alla data di pubblicazione. Per conoscere l’offerta della Banca consulta l’area Prodotti.

 

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