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I data center sono infrastrutture per l’elaborazione e la conservazione dei dati, il cui sviluppo richiede energia, connettività e siti idonei. Il rapporto IDA 2026 indica circa 760 MW di potenza IT installata in Italia nel 2025 e una crescita commerciale accompagnata da nuovi poli territoriali. L’80% delle superfici dei progetti esaminati interessa aree già urbanizzate o dismesse. INGENIO legge questi dati per progettisti e operatori delle costruzioni, distinguendo capacità operativa e scenari futuri e mettendo a fuoco riuso del suolo, vincoli di rete, raffreddamento e condizioni per recuperare il calore.
Data center e sostenibilità: raffreddamento, acqua e recupero del calore nel report IDA 2026
Tutti i numeri del “Data Centers in Italy 2026”
Ida, l’associazione nazionale che raggruppa gli operatori del settore, ha presentato la ricerca “Data Centers in Italy 2026”, un documento di oltre settanta pagine, con dati, analisi e previsioni, reso pubblico nel Symposium Data Centers di Roma l’8 ottobre scorso.
Occupazione, sviluppo e riqualificazione dei territori, aree di mercato, investimenti e sostenibilità sono i temi oggetto dell’indagine. In sintesi, le principali novità.
L’impatto sul mercato del lavoro
La ricerca di Ida fotografa una crescita infrastrutturale con un impatto significativo sul mercato del lavoro. Nello scenario di piena attivazione della pipeline, entro il 2036, l’occupazione complessiva potrebbe raggiungere i 26 mila addetti a tempo pieno, mentre le attività di sviluppo, progettazione, costruzione, fit-out e commissioning potrebbero richiedere circa 20 mila addetti temporanei ogni anno, nel periodo tra il 2026 e il 2036.
Punto debole del settore pare essere rappresentato – si legge nel documento – dalla disponibilità di competenze, condizione essenziale per trasformare la pipeline in capacità effettivamente operativa.
Nel sondaggio che compone la ricerca, la maggior parte degli operatori intervistati indica la scarsità di profili specializzati tra i principali ostacoli al reperimento delle competenze.
Gli investimenti
Punto di forza – secondo Ida – sono le ricadute sui territori: oltre agli investimenti, lo sviluppo della pipeline può generare 111 milioni di euro di contributi e di opere connesse allo sviluppo, circa 30 milioni di euro annui di fiscalità immobiliare lorda e infrastrutture, formazione e servizi locali.
La ricerca stima in circa 67 miliardi di euro il valore dell’hardware IT potenzialmente ospitato e circa 600 milioni di euro di servizi relativi all’installazione, configurazione, integrazione e messa in esercizio delle infrastrutture.
Le aree di sviluppo
La crescita del settore interessa tutto il territorio nazionale, con 13 aree principali e alcuni corridoi strategici per lo sviluppo di centri dati: oltre Milano (denominato mercato metropolitano primario), Roma emerge come secondo polo nazionale, mentre Torino e le Alpi Occidentali, Genova, Motor Valley (Emilia-Romagna), Nord Adriatico (Veneto e Friuli), Puglia, Sicilia e Sardegna presentano differenti opportunità legate alla domanda industriale, alla connettività e alla posizione nella geografia digitale nazionale e mediterranea.
Da quanto riportato nel documento quindi non esiste solo quello che viene definito il mercato metropolitano primario, quello milanese, ma vive un sistema italiano organizzato in aree di mercato e corridoi ecologici.
La sola presenza di una città importante non è sufficiente – si legge nel report – a creare un mercato per i data center: la crescita tende ad arrivare dove si combinano domanda, connettività, disponibilità energetica, siti idonei, operatori e clienti in grado di sostenere investimenti su scala adeguata.
La diversificazione territoriale rappresenta quindi un elemento della futura evoluzione del mercato italiano: non soltanto per distribuire gli investimenti, ma anche per sviluppare capacità digitale, connettività e competenze in aree diverse dal principale hub nazionale.
Più in dettaglio, nello scenario 2031, la ricerca stima una domanda complessiva di 217 MW per Roma, 38 MW per Torino e Alpi Occidentali, 35 MW per Napoli e la Campania, 19 MW per la Puglia, 13 MW per il Nord Adriatico e 9 MW per la Motor Valley.
La diversificazione territoriale rappresenta quindi un elemento della futura evoluzione del mercato italiano.
La crescita del mercato
Secondo le stime degli estensori del report 2026, nel 2025 la potenza IT installata nei data center ha raggiunto circa 760 MW (in crescita rispetto ai circa 600 del 2024 e ai circa 590 della fine del 2023).
La crescita dell’ultimo anno è concentrata nella componente commerciale, che passa da 290 MW a circa 460 MW, mentre la capacità enterprise stimata (data center captive o infrastrutture dedicate a singole organizzazioni) continua ridursi gradualmente, attestandosi intorno ai 300 MW.
Questa dinamica conferma una trasformazione strutturale del mercato italiano: la capacità commerciale cresce rapidamente, trainata dai cloud, hyperscale, collocation e dalle grandi piattaforme digitali.
Per la componente commerciale, lo studio identifica una capacità complessiva di circa 2,0 GW al 2031, costituita dalla capacità già operativa e da una pipeline qualificata di circa 1.800 MW. Quest’ultima distingue inoltre i diversi livelli di maturità dei progetti: 230 MW risultano in costruzione, 673 MW in sviluppo e 936 MW in fase preliminare qualificata.
La ricerca sottolinea quindi l’importanza di distinguere il potenziale di mercato dai progetti effettivamente destinati a entrare in esercizio, la cui realizzazione dipenderà da
disponibilità energetica, connessioni alla rete, autorizzazioni, siti idonei, connettività e condizioni commerciali.
Gli interventi sul brownfield
Secondo i dati diffusi da Ida, l’80% delle superfici interessante dai progetti presi in esame riguarda aree già urbanizzate o dismesse, oggetto di riqualificazione e recupero. Lo studio dimostrerebbe quindi una prevalenza di interventi di recupero di aree industriali, riqualificazione e riuso di terreni già trasformati, piuttosto che di sviluppo su aree precedentemente non urbanizzate.
Gli impatti ambientali
Uno degli obiettivi della ricerca riguarda il confronto sui temi ambientali, “sui quali – sta scritto nel report – il dibattito pubblico si concentra spesso su singoli indicatori o rappresentazioni non sufficientemente contestualizzate”.
La ricerca riporta dati su alcuni dei principali temi al centro del confronto con i territori: consumo di suolo, utilizzo dell’acqua, fabbisogno energetico, efficienza del raffreddamento e recupero del calore.
Sul fronte energetico, il campione europeo Euduca, analizzato dalla ricerca, indica che circa il 97% dell’elettricità dichiarata dagli operatori proviene da fonti a basse emissioni, in larga parte rinnovabili. Sul fronte dell’acqua, lo studio evidenzia inoltre l’evoluzione verso sistemi a secco, circuiti chiusi, configurazioni ibride e raffreddamento a liquido.
Anche il recupero del calore rientra tra le direttrici di sviluppo della sostenibilità. La sua applicazione concreta dipende dalla presenza di reti e utilizzatori nelle vicinanze: laddove queste condizioni siano presenti, il calore prodotto dalle infrastrutture può essere valorizzato invece di essere semplicemente dissipato.
Breve glossario
- Colocation: Servizio che mette a disposizione dei clienti spazio, alimentazione elettrica, raffreddamento, sicurezza e connettività per ospitare i loro apparati IT
- Commissioning: Insieme delle verifiche e dei collaudi necessari ad accertare che impianti e sistemi funzionino secondo i requisiti previsti prima della piena entrata in esercizio.
- Capacità commerciale: Capacità IT offerta a clienti terzi o destinata a piattaforme cloud, hyperscale e servizi infrastrutturali commerciali. È distinta dalla capacità enterprise o captive.
- Cloud: Modello di erogazione di risorse informatiche, archiviazione e servizi digitali attraverso infrastrutture condivise e accessibili tramite rete, con capacità utilizzabile secondo necessità.
- Fit-out:
Allestimento degli spazi del data center e installazione degli impianti e delle dotazioni necessari a renderli utilizzabili, secondo il perimetro tecnico del progetto. - Hyperscale: Nel report, la categoria comprende infrastrutture su larga scala per cloud provider e grandi clienti digitali, incluse configurazioni hyperscale-owned, wholesale e built-to-suit.
FAQ TECNICHE: Data center Italia 2026: potenza IT, pipeline e vincoli di sviluppo
Che cosa misura la potenza IT di un data center?
La potenza IT esprime la capacità elettrica destinata alle apparecchiature informatiche ed è indicata in kW o MW.
Non coincide con la potenza complessiva del sito, che comprende anche raffreddamento e altri servizi. Nel testo, i circa 760 MW del 2025 comprendono componente commerciale ed enterprise: va precisato il criterio con cui il rapporto definisce la capacità installata.
Quali contesti territoriali favoriscono lo sviluppo dei data center?
Il rapporto individua opportunità dove convergono domanda, connettività, disponibilità energetica e siti idonei.
Milano resta il polo principale; Roma e altre aree presentano prospettive collegate a domanda industriale e connessioni digitali. Per il progettista, la localizzazione deve essere valutata insieme alla concreta disponibilità delle infrastrutture necessarie.
Quali norme permettono di misurare le prestazioni ambientali?
La ISO/IEC 30134-2:2026 definisce il PUE per l’uso dell’energia; la ISO/IEC 30134-9:2022 disciplina il WUE per l’acqua.
La ISO/IEC 30134-6:2021 riguarda l’ERF, indicatore del riuso energetico.
Quali vantaggi offre lo sviluppo su aree brownfield?
Il riuso di aree già trasformate può limitare il ricorso a terreni precedentemente non urbanizzati e favorire la riconversione industriale. L’80% riportato nell’articolo riguarda le superfici dei progetti esaminati, non necessariamente l’80% del numero di impianti.
Quali condizioni determinano il passaggio dalla pipeline alla costruzione?
Il testo richiama disponibilità energetica, connessioni alla rete, autorizzazioni, siti idonei, connettività e condizioni commerciali.
Occorre distinguere i progetti in costruzione da quelli in sviluppo e in fase preliminare qualificata.
Quali controlli servono per valutare le prestazioni durante l’esercizio?
I riferimenti individuati prevedono metodi di misura e rendicontazione per energia, acqua e riuso energetico.
L’articolo dovrebbe integrare valori misurati, periodo di osservazione e perimetro, distinguendoli dalle prestazioni previste in progetto.
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