#Finsubito news dalla rete – Ex Odobez, bocciata la bonifica del Lotto 2 in via Gorizia


Tre palazzine al posto della vecchia forgia, un parco e un percorso pubblico lungo il Gerenzone. Per ora il progetto resta sulla carta. Con la determinazione del 13 ottobre il Comune di Lecco ha chiuso con esito non favorevole la conferenza di servizi sulla revisione dell’analisi di rischio e del progetto di bonifica del Lotto 2 dell’area ex Odobez, tra via Gorizia e via Panigada. È il terzo stop in otto mesi per la parte più delicata dell’intervento.

A pesare è stato il contributo tecnico di Arpa Lombardia, Dipartimento di Monza, Lecco e Sondrio, condiviso integralmente dalla Provincia di Lecco nel suo parere non favorevole del 24 settembre. Il Comune ha fatto proprie quelle valutazioni e chiede ora alla proprietà, la Odobez Srl di Pasturo, una nuova proposta “organicamente rielaborata e completa”. Non è un dettaglio burocratico: le condizioni fissate in sede urbanistica prevedono che i cantieri delle case possano partire solo dopo la certificazione di avvenuta bonifica.

Un secolo e mezzo di metalli nel terreno

Sui circa 7.800 metri quadrati del sito, nel settore nord della città, dal 1850 si forgiavano metalli. Accanto operava l’azienda Airoldi, poi acquistata dagli Odobez, che lavorava il rame. L’Industria metallurgica Odobez, oggi Imo Srl, ha lasciato via Gorizia nel 2000: da allora capannoni, tettoie e case sono rimasti vuoti, in una valle che per secoli ha vissuto della forza motrice del torrente e che ospita, a pochi passi, il Maglio della Panigada.

Quel passato è rimasto sottoterra. Le indagini hanno trovato su ampie porzioni del sito riporti con residui di lavorazioni metallurgiche e concentrazioni elevate di metalli, piombo compreso. Già l’indagine preliminare condotta in autonomia dalla proprietà nel luglio 2023, i cui dati non sono stati validati da Arpa, aveva registrato superamenti dei limiti per le aree residenziali in 30 campioni per il rame, 28 per lo zinco e 23 per il piombo. In alcuni punti erano oltrepassate perfino le soglie fissate per le aree industriali, con picchi di 4.718 milligrammi per chilo di zinco, contro un limite residenziale di 150, e di 2.220 di rame, contro 120. La caratterizzazione del marzo 2025, svolta in contraddittorio con Arpa, ha confermato superamenti di piombo, rame e zinco nella maggior parte dei punti d’indagine.

progetto render condomini area ex odobez-2

Quaranta alloggi e un parco sul torrente

Il recupero dell’area è previsto dal primo Pgt della città, quello del 2014, che vi individuava il piano attuativo residenziale “Torrente Gerenzone – San Giovanni”. Le condizioni originarie si sono però rivelate poco appetibili per il mercato, e nel dicembre 2021 il Consiglio comunale ha inserito il comparto tra gli ambiti di rigenerazione urbana, aprendo la strada agli incentivi previsti dalla legge regionale, compreso un aumento del 20% della capacità edificatoria. Nel gennaio 2024 i proprietari hanno presentato un piano attuativo in variante, sul quale la giunta ha approvato un atto di indirizzo nel marzo dello stesso anno.

Secondo la documentazione depositata in Comune, il progetto prevede circa 40 alloggi distribuiti su tre edifici, per una superficie lorda di 5.604 metri quadrati e 112 abitanti teorici, con due posti auto privati per appartamento nei box seminterrati. Il limite di altezza, fissato a 11 metri, salirebbe a 20: 2,2 metri arrivano dai benefici della rigenerazione urbana, gli altri 6,8 dalla variante.

In cambio la città avrebbe un parcheggio pubblico di 500 metri quadrati all’ingresso da via Gorizia e 2.200 metri quadrati di verde lungo il torrente, ceduti all’uso pubblico. Ci sarebbe poi un percorso ciclopedonale lungo il Gerenzone fino al sottopasso di via Oslavia, oltre a un collegamento pedonale che prolunga via Panigada e riapre il passaggio verso Rancio, oggi chiuso dalla proprietà. Il progetto prevede anche la demolizione della vecchia casa degli operai, costruita tra il 1820 e il 1850 e vincolata dal Pgt, che una perizia del 2022 descrive in precarie condizioni statiche.

Tra gli studi allegati al piano compare anche il nome di un’impresa edile lecchese. La valutazione previsionale del clima acustico, con le misure eseguite il 12 e 13 settembre 2024 in via Gorizia 26, è intestata a Corti Costruzioni Srl e parla di circa 38 unità immobiliari. I rilievi hanno registrato valori entro i limiti di giorno, 53 decibel contro un tetto di 55, e oltre la soglia di notte, 51,5 decibel contro 45. A far sforare il limite, annota lo studio, è il rumore costante del Gerenzone. Come prevede la normativa per tutte le nuove abitazioni, le facciate degli edifici dovranno garantire un isolamento acustico di almeno 40 decibel.

C’è un legame diretto tra il disegno delle case e il nodo della bonifica. Il piano di campagna verrebbe rialzato rispetto al piazzale, che oggi si trova a circa 271 metri sul livello del mare, proprio per non intaccare la crosta che contiene il materiale depositato in passato. Nel febbraio 2025 il Comune ha escluso il piano dalla valutazione ambientale strategica, a patto che ogni opera edilizia attenda la chiusura della bonifica.

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Un iter fatto di stop

Il piano di caratterizzazione è stato approvato con prescrizioni nel gennaio 2025. La prima analisi di rischio, presentata nell’ottobre dello stesso anno, si è chiusa con esito negativo a febbraio 2026. A marzo la proprietà ha diviso il sito in due lotti: il 1° luglio il Comune ha approvato la bonifica del Lotto 1, con la rimozione dei terreni non conformi, ma non l’analisi di rischio del Lotto 2, chiedendone la revisione. Il nuovo fascicolo, firmato dallo Studio Geologico Tecnico Lecchese del geologo Massimo Riva, è arrivato il 5 agosto.

Per il Lotto 2 la proprietà punta su soluzioni composite, perché rimuovere tutti i riporti e smaltirli come rifiuti avrebbe, annota Arpa, costi molto elevati. Il progetto prevede tre scavi profondi da 1 a 1,2 metri e una messa in sicurezza permanente affidata all’interrato comune e agli edifici, con una membrana impermeabilizzante. Su strade e parcheggi è previsto asfalto o cemento, mentre nella fascia a verde un metro di terreno pulito andrebbe steso sopra un telo.

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Le obiezioni di Arpa

Per l’Agenzia la documentazione non consente una valutazione accurata. Mancano planimetrie e sezioni in scala adeguata, le sorgenti di contaminazione non sono rappresentate con chiarezza e la messa in sicurezza dell’area edificata non è descritta con il dettaglio necessario. Arpa contesta anche il valore di 0,02 attribuito alla frazione di fratture della copertura, il parametro che stima quanta acqua piovana possa filtrare nel terreno: è stato adottato senza documentazione di supporto, mentre il valore di riferimento per le aree pavimentate è 0,1.

Nei calcoli compaiono poi incongruenze, come una distanza dal punto di conformità indicata in 100 metri nell’elaborazione e in 0,1 nella relazione, e uno spessore dei riporti fissato a 2 metri in un punto dove l’indagine li ha trovati lungo tutti i 3 metri esplorati. Soprattutto, i contributi delle diverse sorgenti non sono stati sommati. Rifacendo le simulazioni e sommandoli, Arpa ottiene per il piombo un indice di rischio superiore a 1, cioè un rischio ambientale non accettabile legato al dilavamento dei contaminanti verso la falda.

Di falda, a oggi, si sa poco. Nella proposta di marzo il tecnico della proprietà indicava l’acqua a circa 10 metri di profondità, e l’Agenzia ritiene sensato verificarne subito presenza e qualità: un esito sfavorevole imporrebbe altri interventi, esiti favorevoli ripetuti potrebbero invece sostenere soluzioni meno impegnative. Arpa si è detta disponibile al contraddittorio sugli approfondimenti.

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Cosa dovrà contenere il nuovo progetto

Il Comune chiede che la nuova proposta recepisca tutte le osservazioni di Arpa e includa un quadro economico dettagliato dei costi del Lotto 2, necessario per fissare la fideiussione a garanzia dei lavori. Servirà anche un sistema di raccolta delle acque meteoriche a tenuta, che eviti infiltrazioni nei terreni contaminati. Il servizio Urbanistica chiede inoltre di riportare gli esiti della bonifica nella documentazione dell’ambito di rigenerazione, che nel nuovo Pgt approvato a fine gennaio porta la sigla Aru.18. Ricorda poi che sull’area passa un metanodotto, nelle cui fasce di rispetto nessun lavoro potrà partire senza l’autorizzazione di Snam Rete Gas, e che le demolizioni degli edifici richiederanno il titolo edilizio.




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