Chiariamo subito un dato. In quella che somiglia molto a una vera e propria querelle tra la famiglia Ladisa, proprietaria del Taranto Calcio, e il Comune sulla gestione dello stadio Iacovone, ci sono dichiarazioni ufficiali.
E se queste valgono, la partita tra i due ‘contendenti’, chiamiamoli così, può anche andare ai supplementari. A meno che, come è facile in qualche modo sospettare, il conflitto resta in piedi perchè nessuna delle due parti vuol mollare. A prescindere dalla gestione comunicativa di entrambe sulla vicenda.
Com’è noto, il Comune – attraverso l’istruttoria conclusa degli uffici tecnici – ha respinto il progetto dei Ladisa per il cosiddetto ‘L’Edicola Village’, presentato neanche troppo tempo fa, che prevede un investimento di oltre 80 milioni di euro, supportati da istituti bancari, per la gestione dello stadio, di altre strutture sportive e la costruzione di parcheggi sotterranei in pieno centro città, oltre che di campus universitario, mensa, foresteria, multisala, biblioteca. Un progetto importante, che avrebbe peraltro occupato circa 450 persone. Insomma, un distretto dello sport, come preferisce proprio il gruppo definirlo.
E allora, cominciamo dalle dichiarazioni dei Ladisa che – attenzione – parlano solo del progetto e non della società di calcio (peraltro, una fake news nel pomeriggio parlava di abbandono anche del club rossoblu, il quale ha invece smentito categoricamente).
Ecco cosa dice Sebastiano Ladisa, a nome del gruppo: “Prendiamo atto con serenità della decisione del Comune di Taranto di respingere il progetto L’Edicola Village e restiamo in attesa di conoscerne le motivazioni. Rispettiamo naturalmente le scelte dell’Amministrazione, senza alcuna intenzione di alimentare polemiche”.
“Ci dispiace, soprattutto per Taranto e per i tarantini. Avevamo immaginato un investimento privato di quasi 82 milioni di euro, con il coinvolgimento di due importanti gruppi bancari, capace di generare sviluppo, riqualificazione urbana e centinaia di nuovi posti di lavoro – prosegue la nota -. Un progetto che avrebbe offerto una prospettiva concreta a una città che da troppo tempo chiede opportunità e futuro. Una necessità resa ancora più evidente dalle drammatiche vicende dell’ex Ilva, che proprio in questi giorni continuano a tenere migliaia di famiglie nell’incertezza”.
E qui la precisazione: “Per noi non cambia nulla. Continuiamo a credere nel valore del progetto e nella capacità degli investimenti privati di creare sviluppo e occupazione. Le risorse, le idee e la volontà di realizzarlo restano intatte. Cambierà soltanto il luogo in cui tutto questo prenderà forma. Perché, naturalmente, l’investimento si farà altrove. A Taranto auguriamo sinceramente di trovare presto le risposte che merita. Perché le città hanno bisogno di futuro. E il futuro, purtroppo, non aspetta”. Dunque, nessuna nube sul destino della società calcistica: queste sono dichiarazioni ufficiali.
E il Comune? Anche qui nessuna porta chiusa: lo Iacovone resta la casa del Taranto Calcio, “ma troppe criticità nella proposta Ladisa”.
Anche qui parlano le dichiarazioni ufficiali: “Lo stadio ‘Erasmo Iacovone’ è e sarà sempre la casa del Taranto Calcio. Un luogo dove il progetto sportivo dell’attuale proprietà, al quale l’Amministrazione comunale si è legata lo scorso anno e nel quale crede ancora, continuerà a realizzarsi. Tant’è che l’ente si è impegnato affinché la squadra potesse giocarci per questa stagione calcistica, da subito, superando difficoltà notevoli e ottenendo l’autorizzazione anticipata all’uso, anche in presenza di un cantiere ancora in corso. Un impegno che sarà mantenuto nell’auspicio che tale progetto sportivo possa continuare a esprimere tutte le sue potenzialità, nel rispetto di una comunità di tifosi che merita la serietà mostrata fino a oggi”.
Però? Sì, ci sono dei però: “Ma lo stadio e tutti gli altri impianti sono anche una risorsa economica di proprietà della comunità e, come tale, ogni proposta che riguarda la loro gestione deve scontare una rigorosa istruttoria che ne eviti un utilizzo inadeguato. La relazione tecnica redatta dalla direzione Lavori Pubblici del Comune di Taranto, in risposta alla proposta di project financing della società del gruppo Ladisa proprietaria del Taranto Calcio, rileva diverse criticità che non possono essere ignorate. Dal parcheggio interrato definito a supporto dell’impianto del quartiere Salinella, ma da realizzarsi in pieno centro cittadino, all’impegno economico richiesto all’ente, fino all’utilizzo degli altri impianti di recente costruzione, ma snaturandone la destinazione originaria, l’Amministrazione ha di fronte un progetto che non risponde a quell’interesse pubblico più volte ribadito. Criticità che non si esauriscono in questo elenco (e quindi ce ne sarebbero altre: abbe delle quali, inevitabilmente, l’Amministrazione terrà conto nella delibera di giunta che si esprimerà definitivamente sulla proposta. La relazione, infatti, è il documento propedeutico alla formazione di questo atto che, è bene ribadirlo, inciderà esclusivamente sulla proposta di project financing”.
Poi la conclusione: “L’Amministrazione non chiude alcuna porta, quindi, ma definisce con maggior dettaglio quali sono i confini entro i quali nuovamente il Taranto Calcio e qualsiasi altro privato potrà esercitare il legittimo interesse a gestire le strutture di proprietà del Comune”.
Qualcuno casca dal pero oppure è evidente che tra i Ladisa e il Comune non corra buon sangue ormai da tempo? E come andrà a finire? Il rischio che i rapporti precipitano definitivamente c’è, senza alcun dubbio. E che i Ladisa – magari più in là – potrebbero assumere volontà negative sulla squadra di calcio (l’hanno già fatto a Monopoli). Non sarebbe il caso di sotterrare l’ascia di guerra, finalmente sedersi attorno a un tavolo e limare il più possibile le divergenze? La città è stanca già per altri problemi ben più gravi: figuriamoci se potrà perdonare l’ennesima crisi del pallone.
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