#Finsubito news dalla rete – Piero Armenti da New York a Bologna con gli smash burger Bukies: «Dopo aver letto Enrico Brizzi volevo studiare qui ma è rimasto un sogno. I social aiutano, per il successo serve altro»


di
Vittoria Melchioni

L’imprenditore social con «Il mio viaggio a New York» aprirà in via Marconi uno dei suoi locali: «Sbarco a Bologna 25 anni dopo, quando vivevo a Salerno non avevo le risorse per potermi trasferire. Credo nelle attività che scelgono poche cose e le fanno molto bene e vi racconterò gli Usa con i miei panini»

«Amici del mio viaggio a New York, ciao!». Se avete trascorso un po’ di tempo sui social, vi sarà capitato di sentire questa frase. A pronunciarla, tra i grattacieli di Manhattan, è Piero Armenti, salernitano trapiantato nella Grande Mela, diventato uno dei più conosciuti narratori italiani della città che non dorme mai. Prima i video, poi i libri, i viaggi organizzati e ora anche gli hamburger. 

Con Bukies, il progetto imprenditoriale dedicato agli smash burger americani, Armenti arriva a Bologna in via Marconi 26. Una città che, per lui, non rappresenta soltanto una nuova tappa commerciale, ma anche un vecchio sogno rimasto nel cassetto. Tutta colpa, o merito, di Enrico Brizzi e del suo Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Armenti, come nasce l’idea di Bukies?

«Per anni ho portato gli italiani a New York, prima attraverso i video e poi con i viaggi. Con Bukies vogliamo fare il percorso inverso: portare un pezzetto d’America in Italia, cominciando da un panino. Il cibo è una parte fondamentale del modo in cui scopriamo un Paese. Un hamburger può raccontare l’America quanto una passeggiata tra i grattacieli».




















































Perché avete scelto proprio Bologna?
«Per me ha un significato personale. Da ragazzo, a Salerno, sognavo di venire qui a studiare. Ero innamorato di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, il libro di Enrico Brizzi, e attraverso quelle pagine mi ero innamorato anche della città. Ma non potevo permettermi di trasferirmi per frequentare l’università e quel sogno rimase nel cassetto. Ci arrivo con venticinque anni di ritardo, attraverso un percorso completamente diverso. Aprire Bukies qui è anche un modo per chiudere il cerchio».

Bologna è la città delle tagliatelle, dei tortellini e della mortadella. Non teme la concorrenza?
«Io per primo mi siedo volentieri davanti a un piatto di tortellini! Credo ci sia spazio per esperienze diverse. Una sera scegli la cucina bolognese, un’altra hai voglia di uno smashburger. La sfida è meritarsi quella scelta. In una città con questa cultura gastronomica devi avere rispetto per ciò che metti nel piatto, anche quando lo servi dentro un panino».

Che cosa troveranno i bolognesi da Bukies?

«Un’esperienza americana informale, con lo smash burger al centro. La carne viene schiacciata sulla piastra rovente per ottenere quella crosticina che rende ogni morso così saporito. Poi conta l’equilibrio con il pane, il formaggio e le salse. Vogliamo offrire un panino riconoscibile, goloso, che faccia venire voglia di tornare. Le promesse, alla fine, devono superare la prova dell’assaggio».

C’è un hamburger mangiato a New York che le ha fatto venire l’idea?
«Più che un singolo hamburger, mi ha ispirato la cultura che gli sta intorno. In America anche un locale piccolissimo, con pochi piatti, può diventare una destinazione. Mi affascina questa capacità di rendere memorabile qualcosa di apparentemente semplice. Vorrei che da Bukies si entrasse per mangiare un panino e si uscisse pensando a quando tornare».

Dai social ai viaggi, dai libri alla ristorazione. C’è una strategia imprenditoriale dietro tutte queste attività?
«La passione mi fa partire, poi serve una struttura che faccia funzionare le cose. Il filo conduttore è sempre il rapporto tra l’Italia e l’America: lo racconto nei video e nei libri, lo faccio vivere attraverso i viaggi e oggi anche con Bukies. Ho la fortuna di avere soci meravigliosi, che condividono questa passione e mettono nel progetto competenza, cuore e un lavoro enorme. È un’avventura che stiamo costruendo insieme».

Oggi il nome di un influencer può trasformare un’apertura in un evento. Ma bastano i follower per far funzionare un ristorante?

«I social possono convincerti a entrare la prima volta. A farti tornare sono il panino, l’accoglienza e la sensazione di aver speso bene i tuoi soldi. La popolarità è un vantaggio enorme in partenza, ma alza anche le aspettative. Il risultato che mi interessa è vedere qualcuno tornare con un amico e dirgli: “Devi assaggiarlo”. Quel consiglio te lo devi guadagnare».

Quale sarà la prossima tendenza gastronomica americana a conquistare l’Italia?
«Credo che i panini con il pollo avranno sempre più spazio, soprattutto quelli con il pollo fritto, magari piccante e accompagnato da salse particolari. Da Bukies ne abbiamo già uno e sono convinto che la richiesta aumenterà. Più in generale, credo nei locali che scelgono poche cose e le fanno molto bene».

Lei conosce bene New York. Che cosa pensa delle critiche del New York Times a Bologna, descritta come un «inferno turistico»?
«Un articolo, anche di un giornale autorevole, non rappresenta l’opinione di tutti i newyorkesi. Il tema, però, merita attenzione: che cosa succede quando una città comincia a organizzarsi soprattutto per chi la visita? Il turismo porta opportunità, ma bisogna conservare spazio per la vita quotidiana dei residenti. Anche perché chi viaggia cerca proprio quella vita. Bologna deve continuare a essere Bologna, con tutta la sua complessità».

E se dovesse convincere un newyorkese a visitarla, quali tre cose gli racconterebbe?
«Partirei dalla tavola: la pasta fresca e il tempo dedicato a mangiare insieme sono già un ottimo motivo per partire. Poi gli parlerei dei portici e del piacere di scoprire la città camminando. Infine, dell’atmosfera universitaria: Bologna ha secoli di storia e un’energia giovane. Qui un newyorkese può trovare cultura, incontri e un ritmo diverso da quello a cui è abituato».

Ora che il sogno bolognese si è realizzato, quale sarà la prossima sfida? Magari un altro Bukies in Riviera?

«La sfida è far crescere Bukies mantenendo una qualità costante. L’entusiasmo dell’inaugurazione è bellissimo, ma un locale si costruisce nei mesi successivi, con il lavoro quotidiano. L’Emilia-Romagna è una regione interessante e la Riviera ha un’energia particolare. Per eventuali nuove aperture, però, preferisco parlare quando ci sono progetti concreti. Adesso vogliamo guadagnarci la fiducia di Bologna».

11 ottobre 2026


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