#Finsubito news dalla rete – Studenti con tre abbonamenti e un solo bonus. Continua a far discutere il “bonus 70” della Regione Umbria. Ma la Regione di più non può fare


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Continua a far discutere quello che ormai viene chiamato “bonus 70” ovvero l’agevolazione per gli studenti umbri prevista dalla Regione nell’ambito del progetto “Umbria vai”, progetto che permette di acquistare un abbonamento annuale alla rete dei trasporti, treno o autobus, al costo di 70 euro.

Se da un lato l’iniziativa che porta la firma della Giunta regionale, in particolare degli assessori regionali Fabio Barcaioli (istruzione, welfare, sociale) e Francesco De Rebotti (trasporti), è stato salutato dalle famiglie umbre come un vero e proprio toccasana per l’anno scolastico in corso, dall’altra ci sono studenti che, dovendo acquistare più di un abbonamento, non ritengono il bonus sufficiente a coprire i costi che sostengono. Il nodo sta tutto nel fatto che il bonus regionale è applicabile una sola volta per studente, fermo restando la verifica dei requisiti fiscali, pertanto le 70 euro o si pagano per l’abbonamento del treno o si pagano per l’abbonamento al bus urbano o si pagano per il bus extraurbano. Insomma se gli abbonamenti da acquistare sono tre, su uno solo può essere applicato il bonus. Gli altri si pagano a prezzo pieno.

Ma la Regione Umbria altro non può fare: «Su questa vicenda bisogna fare un po’ di chiarezza, perché si sta attribuendo alla Regione una responsabilità che non ha – dichiara l’assessore Barcaioli – “Umbria Vai” è una misura che prima non esisteva e che consente alle studentesse e agli studenti appartenenti a famiglie con Isee fino a 30 mila euro di avere un abbonamento annuale al trasporto pubblico a 70 euro. Prima di questa misura, quel costo ricadeva interamente sulle famiglie. Oggi, per effetto dell’intervento regionale, una parte rilevante di quella spesa viene abbattuta. Il contributo è individuale, riguarda uno studente e un abbonamento per anno scolastico».

Il riferimento è alla polemica sollevata nei giorni scorsi da una famiglia residente a Giove, comune del Ternano, che con due ragazzi che frequentano le scuole superiori a Orvieto, e per i quali deve acquistare tre abbonamenti ciascuno, uno extraurbano bus fino a Attigliano, uno treno fino a Orvieto e uno urbano, supera le 400 euro a ragazzo. «E ci è stato spiegato che avendo ormai già pagato l’abbonamento dell’extraurbano – spiega la madre dei due studenti – non possiamo più applicare il bonus sul più caro, ovvero il treno».

Ma la risposta della Regione è chiara: «Nel caso in cui per raggiungere la scuola siano necessari due abbonamenti – spiega l’assessore regionale – fino all’anno scorso entrambi erano a carico della famiglia a prezzo pieno. Oggi, invece, almeno uno dei due può essere acquistato a 70 euro, con la possibilità di applicare l’agevolazione all’abbonamento dal costo maggiore. E allora evitiamo di chiamare “ingiustizia sociale” una situazione che la Regione non ha creato – continua Barcaioli – l’ingiustizia sarebbe stata lasciare interamente sulle famiglie il costo del trasporto scolastico. Noi abbiamo fatto esattamente il contrario».

«C’è poi un elemento che rende ancora più paradossale questa polemica – continua l’assessore Barcaioli – Abbiamo esteso l’agevolazione anche al trasporto ferroviario regionale, stanziando ulteriori 500 mila euro. Oggi, dunque, anche una studentessa o uno studente che raggiunge la propria scuola utilizzando il treno può beneficiare dell’abbonamento annuale a 70 euro. È difficile sostenere che si stia penalizzando chi vive nei territori più piccoli proprio nel momento in cui abbiamo ampliato la misura per includere anche chi utilizza il trasporto ferroviario.

Quanto alle tariffe degli altri servizi e alle modalità con cui una famiglia organizza il proprio percorso, non è la Regione a stabilire il costo di ogni singolo titolo di viaggio. Non possiamo trasformare una misura di sostegno agli studenti nell’obbligo per la Regione di farsi carico integralmente di qualunque combinazione di mezzi venga utilizzata per raggiungere una determinata scuola.

Nessuno, naturalmente, mette in discussione la libertà di una famiglia di scegliere la scuola che ritiene migliore per i propri figli. Ma quella libertà non può essere trasformata nella pretesa che ogni costo derivante dal percorso scelto debba essere assunto dalla Regione. Sarebbe un principio completamente diverso da quello alla base di Umbria Vai.

Bisognerebbe, però, ricordare anche che il tema della mobilità studentesca non può essere scaricato interamente sulle Regioni. Su questo è sempre possibile e doveroso rivolgersi anche al Ministero dei Trasporti, perché siamo di fronte a una responsabilità nazionale. Noi, come Regione, stiamo intervenendo per colmare una lacuna che riguarda il Paese, sia sul fronte della mobilità sia su quello del diritto allo studio. La mobilità gratuita per studentesse e studenti non è infatti garantita a livello nazionale, nonostante sia una richiesta avanzata da tutte le associazioni studentesche. Se vogliamo affrontare davvero le disuguaglianze territoriali, questo è il livello sul quale bisogna intervenire, invece di chiedere alle Regioni di farsi carico da sole di un problema che riguarda l’intero sistema nazionale.

Se vogliamo discutere di trasporto pubblico e di come renderlo sempre più accessibile, siamo pronti a farlo. Ma una cosa è chiedere di migliorare i servizi, altra cosa è raccontare come una discriminazione una misura che ha ridotto il costo del trasporto per le famiglie umbre e che continua ad essere ampliata. Su questo credo che sia necessario ristabilire la verità dei fatti.

Abbiamo messo 22 milioni di euro sul diritto allo studio, abbiamo portato il trasporto scolastico a 70 euro e abbiamo appena esteso l’agevolazione ai treni con altri 500 mila euro. Questa è la realtà. Se vogliamo discutere di come rendere ancora più efficace il sistema per chi vive nei territori più periferici, siamo pronti a farlo. Ma facciamolo partendo dai dati, non attribuendo alla Regione responsabilità che non ha».


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