#Finsubito news dalla rete – Sarri: «Atalanta, il tempo degli alibi è finito, voglio vedere giocare a calcio. Valiamo l’Europa anche se non l’abbiamo ancora dimostrato»


di
Marina Belotti e Pietro Serina

L’allenatore parla dei singoli. Di Rowe dice: «Mi aspetto giochi da cavallo imbizzarrito». Su CDK: «Appena torna cercheremo di capire quale collocazione dargli». E ancora: «Gaetano? Aspetterei a dire che non è da Atalanta. Scalvini deve diventare un leader emotivo di questa squadra»

«Resto convinto che questa Atalanta abbia un organico competitivo, che vale la lotta per la zona Europa, anche se finora non abbiamo dimostrato di meritarla». «Bergamo e tutto l’ambiente sono esattamente quello che immaginavo da fuori, i tifosi sono fantastici. Mi spiace non averli ancora ripagati con uno spettacolo adeguato». «Conference League e Coppa Italia per noi sono due obiettivi seri, non lasceremo nulla al caso». E nello specifico: «Scalvini deve diventare un big; Rowe me lo aspetto come un cavallo imbizzarrito; de Roon con me non ha mai parlato, lui si rivolgeva direttamente alla società». E, soprattutto: «A questo punto il tempo non è più un alibi: da lunedì voglio veder giocare a calcio». Maurizio Sarri è un fiume in piena, dopo 15 giorni di sosta del campionato. La sua visita in redazione, accompagnato dal direttore generale Cristiano Giuntoli a far da plenipotenziario, è appagante se il calcio ti appassiona. Abbigliamento total blu, elegante ma sportivo; due orologi a corredo (un vezzo e uno da lavoro). E niente caffè, solo acqua durante tutta la chiacchierata. Per rompere il ghiaccio è bello partire dalle amenità — prima l’infanzia a Castro e i tigli del lungolago a rischio, poi la Coppa Italia di Serie D vinta a Calcio (da allenatore del Sansovino) — poi, quando si comincia a entrare nei dettagli il tecnico toscano va a briglie sciolte. Tra un sorriso e l’altro — mai visto così rilassato dal suo arrivo a Bergamo, nonostante l’istinto lo porti spesso a infilar la mano in tasca come se cercasse la sigaretta — Sarri spiega e motiva, illustra e giustifica, costruisce progetti.

Mister, qui siamo tutti perplessi per il rendimento, poi più di mezza squadra va in giro con le Nazionali e fa meraviglie.
«Ho visto, e mi auguro che questo abbia fatto bene a tutti, perché da lunedì col Venezia voglio veder giocare a calcio. A questo punto, il tempo non è più un alibi. E lo dico chiaro».
Lei ha già introdotto la prossima domanda: quando tempo ancora, per vedere l’Atalanta di Sarri?
«Non c’è una risposta, ogni esperienza ha una sua storia che ha chiesto tempi diversi non paragonabili tra loro. A Napoli c’era una squadra già strutturata, col Chelsea siamo partiti benissimo, alla Juve in avvio abbiamo incontrato qualche difficoltà; alla Lazio non ho trovato un calcio tanto diverso da quello che intendo io».
All’Atalanta ha trovato il contrario del suo calcio.
«E giocatori abituati a ottenere grandi risultati giocando in quel modo. Io ho destrutturato il loro modo di giocare e adesso mancano i risultati, capisco che l’impressione dall’esterno sia di vedere ragazzi confusi, che sembrano poco convinti di quello che fanno».
Appunto. Invece non è così?
«La squadra si deve solo sbloccare, i giocatori devono smettere di guardare dove mettono i piedi, quale zolla calpestano. Se superano questo momento, a furia di giocare e giocare tutto diventerà naturale. Dobbiamo solo smettere di pensare a quello che facciamo».




















































Lei e il direttore l’avete preparata bene (Giuntoli, lì a fianco, si fa guardingo). Lui dice sempre: “Il giocatore in questo calcio ha quattro fasi da attraversare. Dev’essere prima inconsapevole di essere incapace; poi consapevole di essere incapace; consapevole di essere capace; inconsapevole di essere capace. A quel punto tutto succede in modo automatico”. Bella storia (Giuntoli si rilassa e sorride), ma quanto tempo serve ancora per arrivarci?
«Non lo so dire, io vi posso spiegare che con l’andare delle partite abbiamo alzato il baricentro di 20 metri, e difendere così alti è più complicato che stare tutti dietro davanti alla porta».
Però abbiamo comunque sempre preso gol. E meno male che i punti li ha fatti Carnesecchi.
«Dobbiamo migliorare sulle palle inattive. Tra Roma, Cagliari e Juve abbiamo preso tre gol evitabili. Ma non è tutto. Adesso abbiamo anche alzato la percentuale di possesso palla e la supremazia territoriale. E giochiamo molte più palle al limite dell’area avversaria».
Bello, mister. Ma l’Atalanta ha il quinto peggior attacco della Serie A. I gol subiti sono in linea con lo storico, mentre è crollato il numero di gol segnati. E tiriamo pochissimo in porta.
«Sono d’accordo. E qui qualcosa dovrò fare io e qualcosa dovranno fare i ragazzi».
In che senso dovrà fare qualcosa lei?
«Anche solo liberare l’inventiva individuale dei giocatori».
Quindi dal Venezia largo all’anarchia, pur di vincere la partita?
«Come via di mezzo propongo il mio calcio: il mio compito è portare la squadra agli ultimi 25 metri, il compito dei giocatori è decidere le partite in quegli ultimi 25 metri».
Rowe è arrivato per quello.
«Da Rowe, oltre che un aiuto nella fase difensiva, mi aspetto che poi giochi da cavallo imbizzarrito là davanti».
Al primo Lookman, e lui gli assomiglia tantissimo, serviva un secondo pallone, oltre a quello della partita. Non lo passava mai.
«Poi è diventato devastante. Rowe è un ragazzo, ha grandi margini di crescita».

Pare che De Ketelaere ambisca a fare il centravanti. Lei ha notizie?
«Magari lo chiudo in una stanza con Scamacca e Krstovic, poi quello che esce vivo lo metto a fare il centravanti! Scherzo, ovviamente. Appena torna gli parlo e capiremo quale altra collocazione sarà possibile trovargli. Ma io Scamacca e Krstovic non li posso certo abbandonare».
Chiunque dei due giochi, vien da dire che chi parte titolare fa rimpiangere quello che è rimasto fuori.
«Ma hanno un minutaggio molto vicino. L’importante è che siano d’aiuto alla squadra».
Raspadori con la Nazionale ha fatto bene partendo dalla destra per accentrarsi.
«Faremo le nostre valutazioni. E io con chiunque devo decidere sempre anteponendo l’interesse e la crescita dell’Atalanta come squadra a quella dei singoli».
Aspettiamo i gol.
«Di certo tutti davanti devono migliorare il rendimento offensivo: dalla trequarti in avanti, gli attaccanti devono prendersi più iniziative per fare la differenza».
In mezzo al campo la sensazione è che stiamo scivolando in un malinteso: Gaetano è un regista puro, ma finora non si è dimostrato da Atalanta; mentre Kessie di certo è da Atalanta, ma non è il regista puro che serve al suo calcio. Come ne usciamo?
«Aspetterei a dire che Gaetano non è da Atalanta, quello è un ruolo di alta specializzazione e il ragazzo lì ha giocato pochissime partite in carriera».
Di certo meno di venti.
«Beh, neppure Jorginho era Jorginho dopo venti partite».
In difesa come centrali restano solo Scalvini e Kristensen. Se uno prende il raffreddore, gioca Kolasinac oppure un ragazzo?
«Dipende dalle situazioni, Kolasinac porta esperienza e personalità, i giovani hanno altre caratteristiche. Intanto ringrazio Beati e l’Under 23 che ci hanno permesso di fare allenamenti da squadra in queste settimane. Ma ho lavorato persino con Zappacosta centrale, non ne avevo altri».
A proposito dei ragazzi: lei dopo il ritiro aveva parlato di cinque che sarebbero diventati professionisti. Come procedono?
«No, avevo detto che cinque di loro giocheranno in Serie A. E lo confermo. Se volete facciamo un biglietto in busta chiusa e lo apriamo fra tre anni».
Bella idea. Lei ha detto anche di aspettarsi la crescita da Scalvini.
«Scalvini è un giocatore “di lettura”, di certo più abile sul piano tecnico che sul piano dell’aggressività. Per questo lui è più adatto a questo calcio che non al precedente e deve diventare un leader emotivo di questa squadra»
Ci dica dei veterani del gruppo e del passaggio generazionale: Djimsiti e de Roon se ne sono andati.
«La partenza di Djimsiti per me è stata una sorpresa. Solo dopo ho scoperto che da un paio d’anni aveva l’opzione Arabia nelle prospettive. De Roon con me non ha mai parlato, lui si rivolgeva direttamente alla società».
Lei quando si difendeva bassi davanti alla porta ha rinunciato a troppa costruzione da dietro, alternandola con la palla lunga; poi dalla Juve in partenza ha rinunciato a Gaetano e con Cagliari e Juve ha chiuso la partita col 4-2-3-1, dimostrandosi più pragmatico che dogmatico. In prospettiva il 4-2-3-1, quindi un giocatore in più in aiuto davanti, è un’opzione seria?
«Io non amo cambiare troppi moduli, il lavoro va curato bene, l’assetto di una squadra non si improvvisa se conta anzitutto l’organizzazione. Ma il 4-2-3-1 per noi può essere una soluzione, anche da inizio partita. Dipenderà dalle singole situazioni».
Scusi, lei come colloca questa Atalanta in questa Serie A?
«Adesso siamo un po’ nella terra di mezzo».

Mister, guardi che qualsiasi classifica «economica» lei voglia prendere in considerazione — investimenti, stipendi, fatturato —, questa squadra è considerata da zona Europa. Lei stesso l’aveva collocata in quella fascia, il giorno della sua presentazione.
«Resto convinto che questa Atalanta abbia un organico competitivo, che vale la lotta per la zona Europa. Ma finora non abbiamo dimostrato di meritarla, e questo è il mio grande rammarico».
L’idea di partenza era che Maurizio Sarri valesse quei 6-7 punti in più capaci di fare la differenza, nelle zone alte. Per ora siamo lontani.
«Dobbiamo fare calcio, superare le paure. Serve fare un passo avanti, smettere di “pestare le uova”, dico io. Poi ci resteranno solo gli errori tattici, e quelli si possono sistemare con un paio di allenamenti».
Lei, quindi, garantisce che la squadra è sulla strada giusta. Ma, per dire: non avverte mai uno sbalzo generazionale troppo ampio quando parla con i suoi giocatori?
«Questo è un tema generale, che riguarda la vita civile nel suo complesso. Le generazioni si susseguono velocemente. Non è per caso che mi sono circondato di collaboratori nati negli anni Novanta. Con loro l’eventuale sbalzo generazionale rispetto ai calciatori è superato. Non lasciamo niente al caso».
Ora vi aspettano 9 gare in 4 settimane.
«Ci sarà spazio per tutti, e giocare ci aiuterà a crescere».
La condizione fisica com’è?
«La gamba è sempre strettamente legata alla testa. La squadra è nella media per chilometri percorsi, abbiamo giocatori di grande quantità, dobbiamo crescere nelle ripetizioni dei picchi di velocità. Ma nel mio calcio si corre in modo diverso».
Dica.
«Se giochi sull’uomo fai strappi in velocità nella marcatura, poi ci sono momenti di pausa. Se giochi a zona, quindi ti muovi sulla palla, sei sempre in movimento a un passo meno intenso e costante, le accelerazioni sono meno frequenti».
La prossima settimana comincia la Conference League.
«Conference League e Coppa Italia per noi sono due obiettivi seri, non lasceremo nulla al caso. Gli impegni internazionali e infrasettimanali ci faranno crescere. Non giocheremo mai amichevoli, siamo l’Atalanta».
La pazienza dei bergamaschi è nota. Ma c’è chi comincia a perderla.
«Sappiamo di dovere tanto al mondo Atalanta. Qui ho trovato esattamente quel che pensavo ci fosse guardando da fuori. Proprietà sempre presente, dirigenza seria, impianti incredibili, stadio e tifosi da applausi. Mi spiace non aver ripagato questa realtà come merita. Adesso tocca a noi. Da lunedì il tempo degli alibi è finito».

7 ottobre 2026 ( modifica il 7 ottobre 2026 | 06:31)


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