Negli ultimi 20 anni le esportazioni di vino italiano sono più che raddoppiate, mentre oggi il settore deve fare i conti con una domanda più debole e pressioni crescenti nei principali mercati esteri.
Secondo i dati ISTAT analizzati da WineNews, le esportazioni di vino italiano sono passate dai 3 miliardi di euro del 2005 al record di 8,07 miliardi nel 2024, con un aumento del 169%. Nel 2025 il dato è poi sceso a 7,7 miliardi di euro. I dati del primo semestre 2026 indicano un’ulteriore flessione del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sebbene il calo sia stato inferiore alla diminuzione a due cifre registrata all’inizio dell’anno.
Il rallentamento riflette una crisi più ampia che interessa i produttori di vino in Italia e nel resto del mondo. Tra i fattori figurano i dazi statunitensi, l’inflazione, le tensioni internazionali, i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori legati alla salute, l’evoluzione demografica e il mutamento dei gusti. La tendenza di lungo periodo delle esportazioni mostra comunque quanto i produttori italiani abbiano ampliato la propria presenza all’estero nell’arco di due decenni, superando la crisi finanziaria globale del 2008 e del 2009 e lo shock del Covid-19 tra il 2020 e il 2023.
Secondo i rappresentanti del settore e le associazioni di categoria, la crescita è stata innanzitutto frutto del lavoro delle cantine e degli esportatori, ma anche di una combinazione di sostegni europei e iniziative promozionali coordinate tra privati e istituzioni pubbliche. Tra i principali attori degli ultimi anni figura ITA, l’Agenzia ICE, che nel 2026 celebra 100 anni di attività. L’agenzia opera principalmente sotto la supervisione del Ministero degli Affari esteri, ma fa capo anche al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e collabora con altri ministeri a seconda del settore.
Grazie a un maggiore sostegno del governo italiano, ITA ha ampliato in misura significativa il proprio supporto al comparto vitivinicolo. Secondo i dati forniti dall’agenzia a WineNews, i fondi destinati alla filiera del vino ammontavano a 9 milioni di euro nel 2025, per poi più che raddoppiare, raggiungendo i 19 milioni nel 2026.
All’aumento della spesa ha fatto riscontro un’intensificazione delle attività promozionali. Nel 2025 l’ufficio agroalimentare di ITA ha realizzato 158 iniziative promozionali nel mondo, di cui 50 dedicate al vino e ad altre bevande alcoliche. In questo ambito, l’agenzia ha organizzato all’estero 14 attività collettive o istituzionali, quattro campagne di comunicazione in Cina, Taiwan, Corea del Sud e Stati Uniti, 12 iniziative dirette, tra cui fiere, degustazioni e workshop, 10 programmi di incoming in Italia per buyer e operatori commerciali e sei corsi di formazione incentrati soprattutto sul vino. I programmi hanno coinvolto 959 aziende del settore. L’agenzia ha inoltre proseguito la collaborazione con catene di vendita al dettaglio estere e canali di e-commerce.
Nel 2026 le attività sono destinate a crescere ulteriormente. Entro la fine dell’anno sono previste o già in corso oltre 240 iniziative agroalimentari, di cui 63 dedicate al vino, in 26 mercati esteri. I progetti spaziano dalle campagne pubblicitarie agli accordi con i distributori, dagli eventi diretti al sostegno alle fiere in Italia, fino al potenziamento dei programmi di incoming per buyer e professionisti. Gli Stati Uniti restano il principale mercato di riferimento, ma ITA punta anche su Francia, Germania, Regno Unito, Cina e Giappone e cerca al contempo nuove opportunità nei Paesi del Golfo, nei Balcani, in Asia, America Latina e Africa.
Uno dei prossimi appuntamenti di rilievo in calendario è Italian Wine Week, in programma dal 12 al 25 ottobre nell’area metropolitana di New York. La campagna, della durata di due settimane, coinvolgerà oltre 100 enoteche a Manhattan, Brooklyn, Queens e Jersey City, con l’obiettivo dichiarato di mettere in luce la varietà, la tradizione, il rapporto qualità-prezzo e la reputazione del vino italiano.
«Il vino italiano è un pilastro della vivace cultura gastronomica di New York», ha dichiarato Erica Di Giovancarlo, direttrice dell’ufficio ITA per gli Stati Uniti, in una nota diffusa dall’agenzia. Secondo Di Giovancarlo, l’iniziativa proporrà sconti speciali e degustazioni esclusive per aiutare i consumatori a scoprire la varietà del vino italiano.
Italian Wine Week farà da apripista alla terza edizione di Vinitaly.USA, in programma a New York il 26 e 27 ottobre, dopo le prime due edizioni a Chicago. Gli organizzatori riferiscono che l’evento ha già registrato il tutto esaurito. ITA parteciperà con 100 aziende espositrici e un programma di incoming per operatori del settore provenienti da Stati Uniti, Messico e Canada.
La presenza italiana complessiva alla manifestazione comprenderà circa 300 espositori, tra aziende, rappresentanze regionali e associative e diversi consorzi. Tra i partecipanti regionali o associativi figurano Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Sardegna, Umbria, l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, Italia del Vino e la cooperativa dei produttori di vino di Matelica. Tra i consorzi attesi figurano Asti DOCG, Brunello di Montalcino, Prosecco DOC, Vini dell’Elba, Lugana DOC e Vini delle Venezie DOC. Gli organizzatori annunciano la presentazione di 2.500 etichette a New York.
Accanto alle degustazioni e agli incontri d’affari, il wine2wine Vinitaly Business Forum del 26 ottobre ospiterà l’annuncio, da parte della rivista statunitense Wine Spectator, dei produttori selezionati per Vinitaly OperaWine 2027, la degustazione di alto profilo che ogni anno apre Vinitaly a Verona.
L’appuntamento di New York testimonia anche la stretta collaborazione tra ITA e Veronafiere, il gruppo fieristico che organizza Vinitaly. L’agenzia governativa italiana ha fatto di Vinitaly una piattaforma centrale della propria strategia di internazionalizzazione del vino. I fondi stanziati da ITA per l’evento statunitense ammontano a 1,5 milioni di euro e rientrano in un investimento complessivo di 5,8 milioni a sostegno delle attività di Vinitaly in Italia e all’estero, in crescita del 66,1% rispetto al 2025.
Per i produttori di vino italiani, questa spinta arriva in un momento difficile. Gli Stati Uniti restano il principale mercato estero del Paese e ogni perturbazione in quel mercato ha un effetto immediato sugli esportatori. L’aumento dei costi, la flessione dei consumi e i cambiamenti nel modo in cui i consumatori più giovani si rapportano all’alcol aggravano le difficoltà. Al tempo stesso, secondo esponenti delle istituzioni e associazioni imprenditoriali, l’ampia varietà dei vini italiani, la forte identità regionale e la consolidata presenza nei ristoranti e nei punti vendita all’estero offrono ancora al settore margini per difendere le proprie quote di mercato e cercare opportunità di crescita in nuove destinazioni.
I dati attuali sull’export indicano che il settore non sta più crescendo al ritmo degli anni che hanno preceduto il record del 2024. Ma l’entità del sostegno pubblico e la concentrazione delle attività promozionali nei mercati principali dimostrano quanto l’Italia continui a considerare il vino uno dei suoi prodotti chiave per l’esportazione.
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