Dal 25 novembre 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy apre un nuovo sportello degli Accordi per l’innovazione dedicato alla filiera automotive. Sul piatto ci sono 631 milioni di euro per finanziare a fondo perduto progetti di ricerca e sviluppo da 5 a 40 milioni di euro.
La notizia più importante, però, è un’altra: la misura non è riservata ai costruttori di automobili. Può accedere chi progetta e produce componenti, sistemi, materiali, elettronica e software per i veicoli stradali, cioè gran parte delle imprese che lavorano per il settore. In questo articolo spieghiamo come funziona lo sportello, chi può partecipare, quanto si può ottenere e cosa fare nelle settimane che mancano all’apertura.
Che cosa sono gli Accordi per l’innovazione
Un Accordo per l’innovazione è un patto tra impresa e Ministero: l’azienda si impegna a realizzare un progetto di ricerca e sviluppo, il Ministero ne finanzia una parte. Le domande sono gestite da Mediocredito Centrale, che le riceve, valuta i progetti ed eroga i fondi.
La misura finanzia ricerca industriale e sviluppo sperimentale: nuove conoscenze, prototipi, prodotti pilota, test e validazioni. Restano fuori gli investimenti produttivi e le modifiche di routine a prodotti e processi esistenti.
Perché questo sportello è un’occasione rara
Per anni gli aiuti all’automotive sono stati soprattutto bonus per chi comprava un’auto. Con il DPCM del 10 giugno 2026 il Governo ha cambiato approccio: niente più incentivi all’acquisto di auto private e circa 931 milioni, quasi il 70% del Fondo automotive, destinati direttamente alle imprese della filiera.
Per un’azienda significa poter finanziare con fondi pubblici fino alla metà di un programma di ricerca da milioni di euro, e anticipare sviluppi che altrimenti resterebbero nel cassetto: nuove propulsioni, software di bordo, materiali leggeri o una diversificazione verso settori ad alta tecnologia.
Chi può partecipare
Possono presentare domanda le imprese di qualsiasi dimensione che fanno ricerca, progettano, producono, assemblano, rigenerano o manutengono veicoli stradali per persone e merci, e i loro componenti, sistemi e tecnologie. Nei progetti in partnership possono partecipare anche università e organismi di ricerca.
Ogni progetto deve rientrare in una sola delle tre aree di intervento:
- Nuovi veicoli e propulsione: sistemi di alimentazione e trasmissione, batterie e BMS, prototipi di nuovi veicoli, materiali leggeri.
- Componenti e tecnologie avanzate: componentistica per la mobilità sostenibile, intelligenza artificiale, guida autonoma e connessa, Software Defined Vehicle, servizi digitali, testing e validazione.
- Diversificazione e riconversione: tecnologie ad alta intensità di ricerca, anche dual-use, purché interoperabili con la mobilità sostenibile.
L’ultima area è la novità più interessante per i fornitori: permette di finanziare tecnologie che aprono nuovi mercati, difesa compresa, senza uscire dal perimetro della misura.
Restano esclusi i settori aeronautico, ferroviario e navale, i mezzi agricoli e da lavoro, e le imprese che si occupano solo di vendita, distribuzione o noleggio.
Quanto vale il contributo
Il contributo a fondo perduto copre il 50% dei costi di ricerca industriale e il 25% dei costi di sviluppo sperimentale. Se l’impresa collabora in modo effettivo con un’università o un centro di ricerca, la percentuale sale di 5 punti per le grandi imprese e di 10 punti per le PMI.
Un esempio: su un progetto da 10 milioni di euro, di cui 4 di ricerca industriale e 6 di sviluppo sperimentale, il contributo è di:
- 3,5 milioni per una grande impresa che partecipa da sola;
- 4 milioni per una grande impresa insieme a un organismo di ricerca;
- 4,5 milioni per una PMI insieme a un organismo di ricerca.
A questo si possono aggiungere un finanziamento agevolato fino al 20% del progetto e un anticipo fino al 30% delle agevolazioni, a fronte di una fideiussione. Il resto viene erogato per stati di avanzamento.
Quali costi sono ammissibili
Rientrano il personale tecnico, gli strumenti e le attrezzature nuovi, le consulenze, i brevetti e le licenze. Spese generali e materiali si aggiungono in modo forfettario, pari al 20%. Il personale si valorizza a tariffe orarie standard e non sulle buste paga reali: è un aspetto da considerare subito, perché incide sul raggiungimento della soglia minima di 5 milioni.
Come vengono selezionati i progetti
Non è un click day. Le domande presentate nello stesso giorno valgono come arrivate insieme, e se i fondi non bastano l’ordine di accesso lo decide una graduatoria automatica su quattro indicatori di bilancio: indipendenza finanziaria, peso degli oneri finanziari, copertura delle immobilizzazioni e marginalità.
Superata questa fase, il progetto viene valutato nel merito su 105 punti e deve superarne almeno 70, con soglie minime su ogni criterio. Il grado di innovazione pesa molto, e il punteggio massimo cambia a seconda che il risultato sia un nuovo prodotto, un nuovo processo o il miglioramento di qualcosa che esiste già. In pratica, come si presenta l’innovazione conta quanto l’innovazione stessa.
Le date da segnare
- 11 novembre 2026: apre la procedura di compilazione guidata della domanda.
- 16 novembre 2026: termine entro cui le Regioni possono aggiungere risorse proprie.
- 20 novembre 2026: il Ministero pubblica il quadro definitivo dei fondi disponibili.
- 25 novembre 2026, ore 10: apre lo sportello per l’invio delle domande.
Dopo l’invio sono previsti fino a 20 giorni di verifica formale e fino a 90 giorni di valutazione.
La tua azienda è pronta? Un check rapido
Vale la pena approfondire se rispondi sì a tutte queste domande:
- Hai almeno due bilanci approvati?
- Operi nella filiera dei veicoli stradali, non solo nella vendita o nel noleggio?
- Hai un progetto di ricerca da almeno 5 milioni di euro, da realizzare in 18-36 mesi, da solo o con partner?
- Il risultato è un prodotto o un processo nuovo o molto migliorato?
- Hai personale tecnico interno da dedicare al progetto?
- Il progetto non è ancora partito? Deve iniziare dopo la presentazione della domanda.
- Hai DURC regolare e la polizza obbligatoria contro i rischi catastrofali?
Il tuo progetto è più piccolo? C’è una seconda strada
Lo stesso DPCM destina 300 milioni ai Mini contratti di sviluppo, per programmi di investimento della filiera sotto i 20 milioni di euro, che possono includere attività di ricerca e sviluppo. Le modalità operative saranno definite da un decreto attuativo, ma è già possibile capire quale dei due strumenti è più adatto al proprio progetto.
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Abbiamo raccolto tutto in “631 milioni per chi è pronto”, una guida pratica che approfondisce le tre leve che decidono chi passa, i cinque errori che costano il finanziamento e il calendario delle prossime settimane.
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Come ti accompagna endostree Incentives
endostree Incentives è la divisione di finanza agevolata di endostree. Lavoriamo con EDO, la nostra intelligenza artificiale proprietaria per l’analisi dei bandi, e con un team che segue il progetto dalla prima verifica fino alla rendicontazione finale: calcolo del punteggio di graduatoria sui bilanci, costruzione del progetto, ricerca dei partner scientifici, preparazione e invio della domanda, gestione dell’Accordo.
Il tempo è la vera risorsa scarsa. Richiedi ora una verifica di ammissibilità: in pochi giorni saprai se il tuo progetto può partecipare e quanto può valere. Scrivici a incentives@endostree.com.
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